Bentornato. Accedi all'area riservata







Non ti ricordi i dati di accesso?Recupera i tuoi dati

Crea il tuo account

2 SHARES

Il CEO è il brand. Ma nel B2B, il brand è una squadra.

22/04/2026 107 lettori
4 minuti

Questa settimana Harvard Business Review ha pubblicato un articolo su Tesla e Elon Musk. Ma in realtà parla di qualcosa di molto più universale: cosa succede quando il volto di un'azienda diventa più potente — o più ingombrante — del prodotto che quella azienda vende?

Lo studio, firmato da Elie Ofek (Harvard Business School) e Bryan Orme (Sawtooth Software), è costruito su dati solidi: una ricerca congiunta su un panel nazionale americano, condotta nel novembre 2025, che simula decisioni d'acquisto reali. Il risultato è che la quota di prima scelta di Tesla era scesa al 27%, contro il 44% di Toyota — mentre cinque anni prima i due brand erano sostanzialmente pari. L'attivismo politico di Musk non ha semplicemente ridotto la domanda: l'ha ridistribuita.
Una parte dei consumatori si allontana; un'altra si avvicina.
Un meccanismo noto, che rivela molto sulla natura della fiducia — specialmente nel B2B.

Quando il nome del leader è il brand (e perché è un problema)

Quando il nome del leader coincide con il brand, il sistema è potente finché quella persona funziona. Fragilissimo quando smette di farlo.
Molte aziende B2B non sono brand. Sono dipendenze mascherate.

La fiducia nel B2B non si delega a un brand astratto

Nel B2B, la logica della fiducia ha regole proprie. Secondo i dati 6sense ripresi dal Demand Gen Report 2024, l'81% dei buyer entra nel processo con un fornitore già in mente, e l'85% ha già definito i propri requisiti prima ancora di alzare la mano. Forrester 2025 conferma la direzione: il 68% dei buyer parte con un front-runner, e quel front-runner vince nell'80% dei casi. La partita si gioca prima, nel silenzio. E si gioca su persone che rendono il brand credibile — prima ancora che il cliente entri in contatto.

Per il cliente, scegliere un partner non è un atto di fiducia. È un atto di gestione del rischio.

Il Dentsu B2B Superpowers Index 2025 conferma che la fiducia è rimasta il primo driver di decisione per il terzo anno consecutivo: i buyer continuano a prioritizzare la sensazione di sicurezza nel momento in cui firmano un contratto.

Quella sicurezza non nasce da un logo. Nasce dal fatto che dall'altra parte c'è qualcuno che riconosci, che hai già visto all'opera, che sai dove trovare. In un mercato saturo di contenuti generati dall'AI, la differenza non è più cosa dici. È chi sei per qualcuno.

I contratti importanti passano per approvazioni legali e finanziarie, ma cominciano sempre con un "sì" viscerale da parte di una persona in carne e ossa — qualcuno che sai prenderà la proprietà del problema quando i sistemi automatici falliscono.

Il problema è quando quella persona è una sola.

Architettura della fiducia

Qui sta la tesi che voglio proporre, e che l'articolo di HBR non nomina ma lascia intravedere.

Le organizzazioni che durano non sono costruite su un CEO. Sono costruite su una rete di referenti, ciascuno dei quali è, per qualcuno, la garanzia che cercava. Non è branding. È architettura della fiducia. Nel B2B, la fiducia si costruisce nel tempo — ma scala solo quando viene distribuita.

Questo implica una scelta organizzativa precisa: progettare la relazione, non lasciarla emergere.

Ogni partner presidia un fronte. E ogni fronte è una barriera all'ingresso per i competitor. Ogni volto riconoscibile riduce il rischio percepito dal cliente nel momento più delicato: quello in cui deve affidarsi.

Il brand nel B2B non è il logo. È la somma coerente di reputazione aziendale e volti credibili.

Non è solo un modello organizzativo. È un vantaggio competitivo strutturale.

Perché quando un cliente non compra da "l'azienda X", ma da Marco che conosce da tre anni, da Giulia che gli ha risolto il problema a dicembre, da Alessandro che capisce il suo settore meglio di chiunque — quella relazione è quasi impossibile da erodere. Un competitor può batterti sul prezzo. Non può replicare una rete di fiducia costruita nel tempo.

Cosa ci insegna Musk (suo malgrado)

Quando un leader divide, il prodotto può compensare. Ma nel B2B non basta: serve un sistema che regga anche senza di lui. Musk ha dimostrato, involontariamente, che affidarsi a un solo volto — per quanto straordinario — espone l'intera organizzazione al rischio di una sola persona. Una posizione sbagliata, una scelta controversa, un cambio di percezione: e il brand trema.

La risposta non è silenziare il CEO. È non lasciare che sia l'unico presidio di fiducia dell'azienda.

Una conclusione (che è anche una direzione)

Il vero lavoro del CEO non è essere il volto dell'azienda. È moltiplicare i volti credibili dell'azienda.

Se il tuo business dipende da una sola persona — da un solo nome, da un solo referente, da un solo garante — non hai costruito un brand. Hai costruito una dipendenza.

Le aziende che sopravvivono ai loro fondatori, che resistono alle crisi reputazionali, che mantengono i clienti anche quando cambia il team, non lo fanno perché hanno un CEO straordinario. Lo fanno perché hanno scelto l'architettura della fiducia invece della dipendenza da un singolo volto. Perché hanno capito che distribuire la fiducia non è un atto di umiltà del leader. È la sua scelta strategica più importante.

Non un solo CEO. Una rete di responsabilità distribuite.

E per ogni cliente, qualcuno di cui fidarsi davvero.

 

  • Elie Ofek & Bryan K. Orme, When the CEO Becomes the Brand, Harvard Business Review, 21 aprile 2026
    👉 https://hbr.org/2026/04/when-the-ceo-becomes-the-brand
  • 6sense / Demand Gen Report 2024
    👉 https://www.demandgenreport.com/industry-news/80-of-b2b-buyers-initiate-first-contact-once-theyre-70-through-their-buying-journey/
  • Forrester, B2B Buyers’ Journey, 2025
    👉 https://www.forrester.com/blogs/b2b-buying-study/
  • Dentsu, B2B Superpowers Index 2025
    👉 https://www.dentsu.com/insights/reports/b2b-superpowers-index
  • Entrepreneur, “4 Things Every B2B Brand Should Be Doing to Earn Trust in 2026”
    👉 https://www.entrepreneur.com/growing-a-business/b2b-brand-trust-strategy
Luca Oliverio
Luca Oliverio

Luca Oliverio è il founder e editor in chief di comunitazione.it, community online nata nel 2002 con l'obiettivo di condividere il sapere e la conoscenza sui temi della strategia di marketing e di comunicazione.

Partner e amministratore delegato della Cernuto Pizzigoni & Partner.

Studia l'evoluzione sociale dei media e l'evoluzione mediale della società.