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La cultura in mano alla Casta
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La cultura in mano alla Casta

21/09/2007 9256 lettori
4 minuti

Pochi giorni fa mi sono recato in una delle maggiori città italiane dove lavoro, avendo appuntato in agenda con grande gioia un momento di evasione e di emozione: avrei partecipato all’inaugurazione di una mostra personale

 

Capire l’arte è come avere Fede: è un dono Occorre saperne cogliere il silenzio, l’emozione profonda; occorre un animo nobile sensibile volto a vivere una dimensione sublime eterea, eterna; un momento, senza tempo, in cui si confonde la dimensione spazio temporale in cui perdersi tra le proprie sensazioni, il proprio intimo metro di valutazione Per cogliere un particolare, per entrare in sintonia con l’artista, viverlo dentro, per davvero, pensare come lui, comprenderne il contesto Meditare, non giudicare: certo alla fine è naturale dare un giudizio ma ricordiamoci sempre in fondo di… non sapere nulla E poi è bello astrarre il proprio commento, leggere la propria personale emozione, magari condividerla raccontarla Contestualizzarla nel nostro ambiente sociale e culturale e confrontarsi col diverso, col lontano

Che bello! Sapevo che avrei passato un momento intimo e collettivo che mi avrebbe cambiato Aggiungo collettivo perché avevo invitato pure alcune persone a me care:, primi fra tutti i miei diretti collaboratori Coloro i quali condividono con me gran parte della giornata e un progetto di crescita comune

Crescere insieme lavorando e motivandosi, emozionandosi, insieme Che bello!

 

Ma presto la mia emozione, la mia gioia hanno ceduto il passo ad amare considerazioni: chi ha scelto per me l’autore? Come si può organizzare una personale in Italia in uno spazio eventi del proprio Comune? Chi si muove per organizzare, proporre e in altri termini scegliere l’autore, il dove, il come esporre? Abituato a ragionare di arte, nei termini “americani” di prefigurare, di interpretare di costruire il futuro, di fotografare l’evoluzione sociale, offrire uno spaccato di vita destinato a vivere nel tempo… improvvisamente mi ritrovo assorbito in una logica del passato Un mondo fatto di modi di pensare, duri a morire di “uomini foglie”: sì, foglie morte che non hanno coscienza di aver perso la vita, il dono più bello che avevano avuto: l’onestà intellettuale

“Uomini foglie”: quelle buttate dal vento Foglie, quelle belle e preziose se funzionali ad un progetto grande di vita; quelle che se cadono hanno l’occasione di “rialzarsi”, tornando ad essere utili, nel terreno

Siamo tutti foglie… occorre essere consapevoli Prima o poi arriva la stagione della maturità E lo si capisce

 

Vivere in Italia al tempo della “casta” consente di organizzare arte, cultura e spettacoli con grande semplicità: ve lo avevo già detto parlandovi di eventi ndr : mi rendo conto che se un evento è fatto complesso, strumentalizzare un artista, investire su di lui con i soldi pubblici è molto più semplice

In America finanziare arte è un’attività chiara e remunerativa, se hai fiuto, sensibilità e passione: finanche l’acquisto di un quadro è incentivato da una chiara normativa fiscale che consente di portare in detrazione ogni tipo di spesa in tal senso In Italia non c’è problema: altro che fisco ostile! Ci pensa la casta Non occorre alcuna “emozione” Altro che fiuto! Ma quale sensibilità!  Nessuna ricerca di danari privati ha senso Nessun cuore, nessun sguardo al futuro Zero emozione Occorre vivere il presente e cercare sempre danari pubblici Danari pubblici, Aiuti e ancora danari pubblici E così sputano occasioni effimere sedicenti e talvolta nemmeno seducenti Impressioni più che espressioni Attimi fuggenti più che momenti intensi e profondi

Quanti pensieri mi assalgono…

 

Il peggiore tra tutti è però che la nostra società è piena di finzioni E quella buona arte che ho visto nella bella mostra di Gianni Lizio mi ha mostrato uno spaccato sociale debolissimo e terribilmente senza speranza

 

In una città, in un Paese in cui non c’è più l’onesta intellettuale di riconoscersi, di vedere insieme i problemi e chiamarli col loro nome, di sognare e impegnarsi a costruire una società migliore ci si perde, ci si distrae, ci si dispiace, scende una lacrima per il contesto piegato su se stesso, anche in una mostra aperta all’arte…

 

Perfida Tipoliti