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Intervistiamo A.G. , una studentessa di Scienze della Comunicazione che ha svolto uno stage presso un’agenzia pubblicitaria.
Come sei arrivata a quest'esperienza? Gli studi che stai facendo hanno avuto una loro importanza nel reclutamento?
Ho scelto di fare un’esperienza di stage estivo dopo aver seguito un corso che mi era piaciuto in maniera particolare.
Nutrivo il desiderio di mettere alla prova le competenze apprese e soprattutto di verificare se davvero quello in agenzia poteva essere un lavoro adatto a me. Inizialmente ho cercato tramite l’Ufficio Stage dell’Ateneo, poi ho preferito la ricerca personale in Rete di nominativi ed indirizzi, a cui è seguita la compilazione del curriculum, l’invio del materiale…
Insomma, le solite cose. Dopo una quindicina di giorni sono stata contattata da un’agenzia di pubblicità e ho sostenuto il colloquio. Ho iniziato lo stage il giorno successivo.
Devo dire che il percorso di studi è importante, ma non fondamentale: in questo lavoro vengono scelti di preferenza studenti e/o laureati in SdC ma nel mio caso ha influito molto anche la mia intraprendenza, il fatto che fossi giovane e che avevo accettato la difficoltà di sopportare tutti i giorni un lungo viaggio in treno pur di lavorare lì (senza avere un rimborso spese).
La cosa è stata vista come una prova di reale interesse da parte mia.
Ci puoi descrivere sinteticamente la tua esperienza? Quanto è stato utile ciò che hai studiato per il lavoro e/o quanto viceversa è stata importante l'esperienza pratica dello stage/lavoro?
Il mio compito principale era quello di curare la rassegna stampa finalizzata alla ricerca di nuovi clienti per l’agenzia, compresa la parte del contatto iniziale.
Devo dire che sono stata molto fortunata: lavorando in un’agenzia full service ho comunque potuto osservare al lavoro ogni singolo componente dell’agenzia, seguire il processo creativo dall’inizio alla fine, partecipare alle riunioni dove venivano sviluppate le nuove idee…
Come stagiaire ho anche dovuto svolgere altri compiti non necessariamente inerenti alla mia mansione, come ad esempio il riordino dell’archivio, un’attività magari noiosa ma che mi ha dato l’opportunità di crearmi una cultura molto ampia in termini di campagne realizzate negli ultimi 5 anni. Quello che ho studiato è stato utile: ha senza dubbio facilitato il mio inserimento.
Resta comunque valido che in un lavoro come questo conta soprattutto la pratica e l’esperienza: sono sempre più convinta che il mestiere del pubblicitario si impara facendolo, anche se necessita di determinate basi teoriche.
L’esperienza di stage è servita a compiere il salto di qualità dalla teoria alla pratica e a chiarirmi le idee su quali abilità dovessi ancora affinare.
Qual è il bilancio dell'esperienza?
Bilancio positivo su tutta la linea: ho toccato con mano che le competenze apprese a lezione hanno un’effettiva spendibilità nel mondo del lavoro. La soddisfazione più grande è stata la proposta di un’assunzione a tempo pieno al termine dello stage…proposta che ho rifiutato mio malgrado per poter continuare a frequentare.
Come dicevo prima, questi non sono lavori che si imparano sui libri…
Che consigli ti senti di dare a chi deve intraprendere una simile esperienza?
Occorre innanzitutto sapere chi si è, con le proprie potenzialità e i propri limiti, e avere chiaro cosa si vuol fare, dove si vuole arrivare. Imparato questo, ognuno dovrebbe essere in grado di applicare gli strumenti appresi per trovare ciò che più preferisce fare.
Le esperienze di stage (ovviamente quelle in cui si lavora DAVVERO, non quelle in cui si passa la giornata a fare fotocopie) aiutano molto, se svolte durante il percorso di studi. Per il resto raccomanderei di essere curiosi, intraprendenti, di avere interessi il più possibile sfaccettati e non dire mai “non è compito mio”: tutto può sempre servire in futuro.
E…in bocca al lupo!
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