Consumo dunque sono
Il consumo è terreno fertile amato da sociologi ed antropologi Lo intendono come attività culturale, come acquisizione di un bene che dona aspettative di status e legittimazione Abiti, automobili, arredo, complementi, cibi, quali appendici della nostra identità, spesso del nostro corpo costruiscono il nostro status, gusto, stile di vita, sommandosi alla sola ‘funzione’ insita nel bene sedersi, spostarsi, coprirsi, sfamarsi
C era un curioso docente nell a,erica dei primi del 900 Thorstein Veblen era di origine Norvegese Fino all adolescenza è vissuto secondo le strette regole nella comunità scandinava con la quale la sua famiglia era emigrato negli States Verso i 15 anni ne uscì e si tuffò nell allora opulenta Hollywood già dettava il way f life a stelle e strisce società americana Parecchi anni prima della crisi del 29, che poi avrebbe profetizzato Inizio gli studi classici e poi economici e divenne famoso per la teoria dello sciupio vistoso secondo la quale la massimizzazione del prestigio sociale si ottiene con l’ostentazione che segue l’acquisto
Tramite l’acquisto del bene/oggetto ci appropriamo del suo significato sociale condiviso, lo evidenziamo e lo mostriamo, lo rendiamo parte della nostra identità, lo consideriamo segno e distanza Bordieu come distinzione all’interno dei nostri personali gruppi di riferimento
Veblen inziò un filone di studi che considerava del prodotto la visione economica classica valore d uso affincandogli un altrettanto importante componente psicologica ed emotiva valore di scambio Importante anche la contemporanea apparizione di varie tipologie di ‘luoghi’ in cui distribuire tali merci, ovvero di mediatori, empori, negozi in cui esporre, proporre, chiudere la vendita, concludere l’acquisto La nascita delle filiere
Studiare cosa ci porti ad interessarci di un oggetto il cui messaggio ci è giunto da mille canali diversi media, amici, vetrine , elaborare il suo significato soggettivamente e riformularlo sotto forma d’acquisto con diversissimi scopi uso personale, regalo, etc… è cosa ardua ma intrigante
Sfido chiunque a sostenere che lo spremiagrumi di Starck per Alessi sia stato pensato come indispensabile oggetto da cucina e non come oggetto feticcio, oramai monolito del ‘900, utile come suppellettile o distinto regalo da tenersi sottobraccio e da presentare alla padrona di casa sorridente sulla soglia, al posto della desueta bottiglia di liquore, prima d’iniziare la cena cui siamo stati invitati Il punto è che Alessi stessa ha concepito il progetto in quanto tale Nessuno ha mai pensato che lo spremiagrumi di Starck fosse uno spremiagrumi! E se riuscite a non far cadere i semi nel bicchiere
La libreria Carlton di Memphis 1981 oppure i Post Computer Games di MAGIS 2002 vanno a lambire la storia dell’arte, il primo, e la cultura materiale i secondi Significati condivisi da chi sceglie di acquistarli Nella moda poi risulta fin troppo facile parlare di messaggi condivisi e di loro calcolata breve vita
L’aura che spesso circonda tali oggetti, la presenza in un luogo di vendita preciso, è testimoniata da fenomeni corali come Swatch e Smart, come Body Shop e Lush, contenuti in spazi design talking che identificano nell’attività di consumo, nella coerente sceneggiatura offerta ai propri avventori, la possibilità di unirsi ad una comunità, il far parte di una tribù, pensiamo ai puti vendita Harley Davidson di un gruppo esteso di persone amalgamate da un senso di appartenenza che trasforma l’acquirente in cliente e quindi in attore partecipe della filosofia mission di quel brand Il valore della marca coincide, in alcuni casi, con il valore del consumatore ed è declinato lungo una serie finita e calcolata di prodotti spesso annoverati, guarda caso, sotto l’illuminate appellativo e qui forma ed estetica, altre componenti del design, sono cruciali di family product
Parafrasando l’oramai troppo citato Fromm: ‘io sono anche ciò che ho e ciò che consumo ’