Nuovi media ed italiano parlato: gli sms (2)

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Alcune considerazioni

Abbiamo visto dunque come gli SMS possano essere collocati in una categoria a tratti misti(Bazzanella)in cui una costruzione ed un lessico vicini al parlato si trasmettono tramite un canale scritto. Tale variazione diamesica però non è l’unica a conferire le particolarità riscontrate in tali messaggi. Ad essa infatti va affiancato anche il limite dello spazio di composizione che conferisce agli SMS delle peculiarità del codice e della grafia che possiamo in parte riscontrare anche in altre comunicazioni mediate.
Di conseguenza questa forma di comunicazione, che, rifacendoci allo schema di Gregory, abbiamo definito scritta per essere letta come se fosse detta, presenta significative affinità e differenze con i prototipi dello scritto e del parlato. Analizziamone alcune.
A livello di testualità i messaggi, in conformità alle caratteristiche del parlato contemporaneo, preferiscono la paratassi all’ipotassi ed in molti esempi non vi sono subordinate di nessun grado(Es.1, 4, 5, 6, 7, 8, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 19). Molte frasi inoltre sono organizzate per enunciati monoproposizionali separati da punti fermi(Primi tre periodi Es.1)riproducendo così quella situazione di frammentarietà che è propria del livello testuale del parlato. Infine un’altra analogia col parlato è riscontrabile nell’ampio uso di quelli che Berretta (5) chiama connettivi pragmatici o testuali, elementi che segnalano le relazioni fra le parti del testo, analoghi alle congiunzioni nello scritto ma operanti a livello semantico e pragmatico più che morfosintattico(allora, dunque, comunque, quindi).
Gli SMS invece, a livello di testualità, si discostano dal parlato in quanto non presentano quei fatismi e quegli intercalari(diciamo, vero, eh, per così dire)che normalmente si riscontrano in un dialogo spontaneo. Questo dato è interpretabile alla luce del canale scritto in cui le pause sono assenti e non necessitano quindi di essere vocalizzate per non spezzare il flusso della comunicazione.
Abbiamo visto che negli SMS vi sono comunque forme di simulazione di pause ed intonazioni tramite la punteggiatura e gli emoticons ma questo tipo di riempitivi è assente in quanto male si concilia con il canale scritto e soprattutto con lo spazio limitato disponibile.
Alle stesse ragioni è riconducibile la mancanza del tipico aggiustamento continuo della formulazione attraverso aggiunte, parafrasi e ripetizioni proprio del dialogo spontaneo che porta allo sviluppo del periodo(Diciamo che..che pensandoci..pensandoci meglio...Esempio di fantasia)
. A livello sintattico, come previsto in Berruto per il parlato, la gamma di congiunzioni o di altri nessi è ridotta e molto ripetitiva. In tutto il campione infatti sono presenti, esclusi i composti, 15 elementi diversi(molti una sola volta): che(7), e(5), per(4), anche(4), dunque(2), ma(2), comunque(2), perché(2), se(2), dopo(1), quando(1), appena(1), altrimenti(1), dove(1), come(1). Si noti anche l’esiguo numero complessivo degli elementi, molti periodi sono legati infatti da congiunzioni per asindeto o sono in forma di enunciati monoproposizionali.
Sempre a livello di nessi si riscontra nel campione anche qualche che polivalente(Es.20, 21)benché tali elementi tendano ad essere eliminati dagli SMS, probabilmente perché, anche in assenza di revisione, nello scritto se ne avverte più facilmente il carattere marcato rispetto allo standard.
Quest’ultimo aspetto relativo al canale comporta anche la drastica diminuzione nei messaggi della ricorrenza di strutture sintattiche interrotte che sono proprie del parlato. Dunque riscontriamo una frase scissa(Es.21)e delle frasi ellittiche del verbo(Ecco Bertuzzo:347xxxxx, Es.1, sveglia alle 5.15 oggi, Es.1, qui riposo assoluto, Es.4) ma in ultima analisi è la testualità ad avvicinarsi, nella sua frammentarietà, al parlato e non la sintassi, più vicina allo scritto standard.
L' ordine dei costituenti presenta poi dei casi marcati simili a quelli del parlato, con il tema in primo piano (6) (sveglia alle 5.15 oggi, Es.1, x me lune è un po difficile, Es.2)o con dislocazioni a sinistra(questa sera lo dovete finire, Es.16, Volevo dire alle raga di sabato al Torrino che gli è andata bene che c’era la tipa di cui sono cotto, Es.20). In generale però anche in quest’ambito la sorveglianza delle forme è maggiore e più vicina allo scritto e, come in altri casi, le forme più marcate sembrerebbero essere caratterizzate in diastratia.
Inoltre gli effetti “correttivi” del canale scritto fanno sì che non si verifichino errori di concordanza(a parte gli, Es.20, che però è molto diffuso e probabilmente non avvertito come marcato)ed anche a livello dell’uso verbale le forme marcate sono quelle ormai diffuse comunemente nell’Italiano medio neo-standard, con prevalenza del modo indicativo, ed in particolare del presente, sugli altri modi tempi(Per gli esempi si veda pg.3, agenti strumentali). Senza addentrarsi ulteriormente nell’analisi si può concludere dunque che dal punto di vista testuale gli SMS presentano un ritmo ed una testualità analoghi a quelli del parlato mentre la sintassi si presenta più vicina allo standard in virtù della riflessione supplementare, benché minima, imposta dal canale scritto nella costruzione degli enunciati.
In altre parole l’utente, come già precedentemente teorizzato, scrive quello che vuole comunicare come se ciò avvenisse tramite il canale vocale ma nella trascrizione il processo di composizione tramite i tasti lo porta più o meno consapevolmente all’avvicinamento allo standard.
Le stesse restrizioni nel numero dei caratteri infine facilitano l’eliminazione dei fatismi che colorano il dialogo spontaneo mentre il canale scritto cancella quasi completamente i fenomeni paralinguistici, extralinguistici(alcuni di essi vengono però recuperati, come visto, con dei surrogati)e di allegro(chiaramente assenti nello scritto, tranne nella riproduzione di voci regionali come in Es.17)avvicinando la comunicazione ad un tipo scritto standard.
Il risultato finale è un messaggio che “suona” come se fosse effettivamente pronunciato(di seguito parleremo del lessico)ma che di fatto ha subito delle modificazioni che lo hanno allontanato dal parlato prototipico e lo hanno reso un atto linguistico a tratti misti, come la maggior parte delle comunicazioni mediate. Questo processo inoltre si inserisce pienamente nel contesto dei cambiamenti che stanno riguardando quello che è ormai l’Italiano neo-standard, più vicino al parlato colloquiale per semplicità strutturale, più variato in diatopia e in diafasia, con l’immissione sempre più frequente di termini delle lingue speciali.

Il linguaggio degli SMS

Abbiamo ripetuto ormai molte volte che i principali utenti degli SMS sono i giovani e che molti elementi, ad esempio quelli di abbreviazione, presenti nei messaggi inviati dal telefono cellulare sono entrati ormai a far parte a tutti gli effetti del codice di questo mezzo, e dunque anche della competenza comunicativa richiesta per farne uso. Vediamo ora di analizzare più nel dettaglio questi tratti.
L’aspetto che più avvicina il linguaggio degli SMS alle varietà giovanili è sicuramente il carattere informale dello scambio comunicativo, segnalato fin dalle forme di saluto, che sono fondamentali per creare una prima definizione della situazione(Ciao, ehi, auè, hola).
Un discorso analogo può essere fatto per l’abbondanza di soprannomi, allocutivi tipici delle varietà giovanili. Come rilevato anche in precedenza inoltre la mancata compresenza favorisce una certa spregiudicatezza nello scambio(si veda anche nota 4), fenomeno questo che si accentua nei messaggi inviati al giornale in virtù dell’anonimato e che bene si combina con le caratteristiche generali del linguaggio giovanile. Anche rispetto alle scelte lessicali non mancano elementi marcati: termini gergali(Lune, raga, tipa, cotto, castigare), prestiti da altre lingue, ideofoni fumettistici, vocaboli presi dall’informatica, voci dialettali del repertorio della propria comunità linguistica o anche di altre , spesso attinte da riferimenti televisivi così come il nome di personaggi usati per tipizzare un certo modello estetico o di comportamento.
Più strettamente legate al mondo della comunicazione mediata invece sono le forme di scrittura abbreviata o per simboli volte alla riduzione dei tempi di scrittura e, nel caso specifico, al risparmio di caratteri. Anche questo campo, nonostante una certa ricorrenza di elementi ormai entrati nell’uso comune(x, ke, ki ecc…), si presenta vivo, vitale ed in evoluzione con esempi originali come 3no, recuxare, C/mare(per Castellammare).
E’interessante inoltre osservare la forte tendenza alla contaminazione ed alla commistione (7) che vede ad esempio combinarsi voci standard, dialettali ed abbreviazioni(Es.13, 19), periodi con spiccate deviazioni dallo standard cui seguono forme non marcate o anche elaborate(Es.20)o ancora tentativi di riprodurre dialetti o lingue non propri con risultati dubbi(Es.19) o ludici(Es.12). Infine è bene segnalare che pur in questo panorama piuttosto omogeneo non mancano variazioni sui vari assi diatopico, diafasico(grado relativo di formalità o informalità, come in Es.5, 9, 10 vs. Es.13, 19, 20)e, probabilmente, diastratico(Es.10 vs. Es.11, 13, 19, 20, 21)nonché forme idiosincratiche(Es.4, 14).

Conclusioni

Abbiamo avuto modo di vedere molte caratteristiche degli SMS che di volta in volta ci hanno permesso di assimilarli allo scritto piuttosto che al parlato, a varietà marcate piuttosto che allo standard e così via.
Dovendo tirare le fila di quest’indagine possiamo sicuramente validare l’ipotesi iniziale che prevedeva di descrivere gli SMS come una forma di comunicazione a tratti misti.
Arrivati a questo punto però ci sembra anche necessario inserire questo risultato in un contesto più ampio, quello dell’Italiano contemporaneo, parlato e non, e della sua evoluzione.
Infatti gli SMS presentano forti affinità con quelle caratteristiche che stanno individuando una ristandardizzazione della lingua italiana: struttura più semplice e vicina al parlato, maggiore variazione in diatopia, arricchimento con termini delle lingue speciali.
A ben guardare tutti questi elementi erano già stati individuati, insieme con alcuni altri, nella descrizione delle varietà giovanili fatta da vari studiosi(Berruto, Radtke) ancora durante gli anni ’80 e sono riscontrabili anche negli altri nuovi media che utilizzano il mezzo scritto.
Infatti queste due varietà si combinano benissimo fra loro ed il linguaggio giovanile, soprattutto a livello degli usi informali che dominano il campo rispetto agli SMS, è in pratica divenuto l’ossatura del codice interazionale di questo mezzo, anche per utenti di coorti d’età differenti. Si può dunque ipotizzare che gli SMS e gli altri nuovi media, utilizzati in partenza soprattutto dai giovani, si siano fatti veicolo del cambiamento linguistico promosso da questo gruppo sociale e l’abbiano accelerato portandolo ad interessare anche media più tradizionali ed infine fasce sempre più ampie di popolazione.
Infatti in una società in cui le comunicazioni coinvolgono domini estremamente vari e non sempre discreti un codice rapido, conforme a nuovi possibili modelli di prestigio, quali ad esempio quelli televisivi, e pronto ad accogliere e rielaborare terminologie di origine eterogenea sembra prestarsi bene all’uso di lingua franca e veicolare fra utenti di tipo molto diversificato.
Come sempre occorre prudenza nel formulare tali ipotesi ma sicuramente nell’ambito dell’innovazione linguistica si può attribuire un ruolo importante, fra gli altri possibili fattori d’evoluzione, alle nuove tecnologie.
Alla luce di quanto detto l’attribuzione degli SMS allo scritto, al parlato o più opportunamente ad una comunicazione a tratti misti non perde comunque di significato in quanto abbiamo rilevato come il canale scritto influenzi profondamente la strutturazione di un messaggio che pure in origine è pensato come se fosse detto(Gregory, 1967).
Certo è però che le nuove forme di comunicazione di confine, rispetto alle vecchie distinzioni, presentano dei tratti difficilmente individuabili univocamente.
Halliday (8) ad esempio afferma che il parlato e la scritto sono usati in contesti diversi e con diverse funzioni cui lo specifico canale risulta essere più adatto. Questo però si adatta solo in parte agli SMS, che sono comunicazioni proprie del parlato(dunque adatte al canale fonico acustico)che si avvalgono però di una tecnologia che ne permette la trasmissione a distanza per la quale è adottato il canale scritto. Le nuove tecnologie in effetti, come rilevato anche da Bazzanella, hanno accelerato e modificato il superamento della dicotomia netta fra scritto e parlato, i quali ancor prima dell’avvento dei nuovi media erano avvertiti come elementi di un continuum (9). Halliday (ibidem) inoltre parla di due diverse sfere d’esperienza individuate dal parlato e dallo scritto, ossia rispettivamente un mondo di avvenimenti, segnalato dalla forte presenza di verbi, ed un mondo di cose, descritto dall’abbondanza di termini lessicali. Gli SMS anche in questo caso però si collocano in una posizione intermedia, descrivendo per lo più degli eventi recenti o spesso addirittura in divenire tramite un canale scritto.
Un discorso simile infine può essere fatto per il diagramma di Berruto (10) sulle dimensioni di variazione, in cui gli SMS si potrebbero collocare nell’ambito dell’Italiano neo-standard, quest’ultimo dovrebbe però essere maggiormente spostato verso il basso sull’asse diafasico e, in parte, su quello diastratico rispetto a quello individuato dall’autore.
Gli schemi, è bene ricordarlo, sono degli artifici ed in quanto tali essi non possono mai descrivere in modo omnicomprensivo tutti i fenomeni che cercano di rappresentare.
Tuttavia, come abbiamo mostrato in questa trattazione, le nuove tecnologie stanno apportando dei cambiamenti estremamente significativi nell’ambito dei sistemi linguistici e delle situazioni comunicative; sarà dunque necessario in futuro aggiornare gli strumenti di analisi per far fronte a tale evoluzione. Infatti le differenze fra interazione dialogica faccia a faccia e comunicazione mediata e tra oralità e scrittura con buona probabilità continueranno ad essere presenti nei sistemi linguistici come estremi di un continuum.
Di fatto però le varietà effettivamente usate nella comunità linguistica sono quelle comprese fra i due poli del continuum, ed esse, come abbiamo visto, già oggi, grazie anche alle nuove tecnologie, si presentano sempre meno discrete.
A questo punto appare perciò evidente la necessità di nuovi paradigmi di riferimento che permettano la descrizione e lo studio di quello che si prospetta essere il nuovo standard della lingua italiana.

NOTE

  1. Si tratta dello schema di Hymes (1967) per l’analisi della situazione comunicativa.
  2. Naomi Baron spiega il fenomeno analogo che avviene per le e-mail con il fatto che il messaggio viene composto in ambito socialmente non esposto ed in virtù del carattere effimero del mezzo a dispetto del canale scritto. (Cfr.pg.21, Naomi S.Baron, History Lessons: Telegraph, telephone, and email as social discourse, in Naumann, Bernd (ed.), Dialogue analysis and the mass media, Tübingen, Niemeryer, 1999)
  3. Si veda a tal proposito I. Poggi / E. Magno Caldognetto, I rapporti fra gesto e parlato. Una partitura per l’analisi della comunicazione, Studi Italiani di Linguistica Teorica ed Applicata 25 (1996), pg.235-256.
  4. Naomi Baron afferma “we are what we write” e riporta la citazione “On the Internet, nobody knows you’re a dog”. (Cfr.pg.20, ibid.).
  5. M.Berretta, Il parlato italiano contemporaneo, in L. Serianni/P.Trifone (edd.), Storia della lingua italiana, vol.2:Scritto e parlato, Torino, Einaudi, 1994.
  6. E’un tratto questo che ben si concilia con il carattere goal-directed dei messaggi SMS.
  7. In certi casi l’atto comunicativo sfiora la commutazione di codice e l’enunciazione mistilingue.
  8. M.A.K. Halliday, Lingua parlata e lingua scritta, Firenze, La Nuova Italia, 1992, pg.166- 167.
  9. Ad esempio in Halliday, ibidem, pg.177-178.
  10. G.Berruto, Le varietà del repertorio, in A.A.Sobrero (ed.), Introduzione all’Italiano contemporaneo. La variazione e gli usi, Bari, Laterza, 1993, pg.12.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

G.Berruto, Varietà diamesiche, diastratiche, di afasiche, in A.A.Sobrero (ed.), Introduzione all’Italiano contemporaneo. La variazione e gli usi, Bari, Laterza, 1993.

G.Berruto, Le varietà del repertorio, in A.A.Sobrero (ed.), Introduzione all’Italiano contemporaneo. La variazione e gli usi, Bari, Laterza, 1993.

M.Berretta, Il parlato italiano contemporaneo, in L. Serianni/P.Trifone (edd.), Storia della lingua italiana, vol.2:Scritto e parlato, Torino, Einaudi, 1994.

Carla Bazzanella, Tratti prototipico del parlato e nuove tecnologie, in Tradizione e innovazione. Linguistica e filologia italiana alle soglie di un nuovo millennio (in corso di stampa).

E. Radtke, Varietà giovanili, in A.A.Sobrero (ed.), Introduzione all’Italiano contemporaneo. La variazione e gli usi, Bari, Laterza, 1993.

D. Hymes, Schema di analisi della situazione comunicativa (1967), all’interno degli appunti/dispense delle lezioni della prof.ssa Flavia Ursini.

Naomi S.Baron, History Lessons: Telegraph, telephone, and email as social discourse, in Naumann, Bernd (ed.), Dialogue analysis and the mass media, Tübingen, Niemeryer, 1999. Edda Weigand, Dialogue in theGrip of the Media, in Naumann, Bernd (ed.), Dialogue analysis and the mass media, Tübingen, Niemeryer, 1999

M.A.K. Halliday, Lingua parlata e lingua scritta, Firenze, La Nuova Italia, 1992.

©GIANLUIGI ZARANTONELLO 2001

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