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Buffy, un’eroina americana

30/06/2004 10169 lettori
4 minuti

Da qualche tempo Italia 1 ha ripreso la programmazione di 'Buffy – l’ammazzavampiri', partendo dalla prima serie: il telefilm, che ha come protagonista Sarah Michelle Gellar (più nota da noi per la sua interpretazione in 'Cruel intentions' che non per il suo ruolo di 'cacciatrice'), narra le gesta di una ragazzina che il fato ha destinato a combattere contro vampiri, mostri e quant’altro possa impersonificare il male. Più che per gli effetti speciali o per i demoni, alquanto ridicoli, 'Buffy' è da apprezzare – e analizzare – per un altro motivo: l’ennesima trasposizione degli ideali americani all’interno di un telefilm americano come altri, ma diverso per alcuni elementi. Il più curioso di questi è sicuramente relativo all’osservatore di Buffy, ossia il sig. Rupert Giles: un inglese, che in quanto tale non manca – specie nella prima serie – di fare delle piccole critiche allo stile di vita statunitense, così diverso da quello britannico (ed europeo in genere). E cosa dire di quando, molto fantasiosamente in verità, ci viene svelato che l’FBI riutilizza i ragazzi invisibili per educarli ad uccidere in modo da compiere azioni efferate che resteranno impunite?

Voglio dire, cioè, che ci sono delle piccole frecciate al mondo USA che di solito non compaiono in questo tipo di produzioni. Frecciate che, per inciso, sono destinate a ridursi sempre più (fino a scomparire) nelle stagioni successive. Si tratta, insomma, di eccezioni che poi, all’atto pratico, si perdono nel mare magnum di esaltazioni e americanate (il tutto in un’ambientazione dark, con la fotografia assolutamente in tema) che costituiscono in realtà i veri protagonisti del racconto. Protagonisti del tutto 'classici', in tal senso.

Anche lo snobismo di Cordelia, che inizialmente evita come la peste Buffy e i suoi amici e successivamente sceglie invece di avvicinarsi a loro, per poi nuovamente mettersi in un angolo dopo la fine della sua storia con Xander, è parte alla fin fine di un buonismo che caratterizza tutti i telefilm yankee. E cosa dire del giocatore di football che, da super-bullo, si scopre fragile e indifeso gay?

Per il resto, gli altri fattori tipici di queste produzioni d’oltreoceano ci sono tutti: l’ironia nel combattere i cattivi (battute spiritose che ritroviamo per esempio anche nei celebri film di Stallone e Schwarzenegger, che rappresentano i buoni talmente sicuri di poter vincere da permettersi anche di scherzare), il 'lato Dawson’s Creek', ossia la tendenza dei protagonisti a scambiarsi di coppia in modo da stare tutti con tutte, e infine la possibilità di riscatto per quelli che sono stati dalla parte del male e ora vogliono cambiare fazione.

Angel, il vampiro con cui non a caso Buffy ha una storia d’amore, è colui che dice: 'Un tempo credevo che gli esseri umani esistessero solo per farsi del male, poi invece ho scoperto che esiste anche gente che vuol fare del bene, e che se sbaglia chiede un’altra opportunità'. È la summa del pensiero americano, quello che sostiene che tutti possono essere qualcuno e che a ognuno è data – se commette errori – una seconda possibilità. Angel nel corso dei secoli è stato incredibilmente malvagio, ha perso l’anima diventando ancora più cattivo (tortura Giles, uccide la signorina Calendar) e quando poi torna in sé desidera solo di morire, perché si rende conto di ciò che ha fatto e giunge alla conclusione che non c’è prezzo per le atrocità da lui commesse. È, vale a dire, pentito. È a quel punto che Buffy, eroina americana e perciò simbolo della bontà statunitense, riesce a convincerlo a rinunciare alla sua decisione, dando di fatto inizio al suo riscatto. Con un carattere molto diverso da quello di Angel, ma tutto sommato molto simile nei tratti del personaggio e soprattutto nella sua parabola finale (l'amore con Buffy, l'anima, la redenzione), è da considerare anche la figura di Spike, che a differenza di Angel non campeggia solo nelle prime stagioni ma è di fatto una costante di tutta la serie tv. Questo consente allo spettatore anche di assistere a tutta l'evoluzione del personaggio, che da cattivo si trasforma progressivamente in buono: prima comincia a nutrire dei dubbi, poi si innamora, poi fa delle sciocchezze, poi si pente e va via, per tornare infine come un 'uomo' migliore. Willow, la co-protagonista del telefilm, è un altro personaggio contrastante: buono, fragile, debole, eppure capace a un certo punto di compiere atti terribili, preda di un male che sembra non riuscire a governare. Ma si tratta di un momento. Xander, poi, è l'uomo comune, lo 'sfigato' della situazione, che riesce a combattere (e vincere) solo con i propri, limitati, mezzi. Solo apparentemente è, nell'intreccio della narrazione, un elemento secondario. Complessa da definire è anche la figura di Faith, l’altra cacciatrice, di fatto suo alter-ego violento e sanguinario, che tutti cercano di ricondurre sulla strada maestra, insegnandole a usare positivamente la propria forza: chissà perché, ma non è difficile immaginare che prima o poi ci riusciranno. E infatti l'ultima stagione della serie ci presenta una Faith convertita al bene.

Massimo Giuliano
Massimo Giuliano

Ho collaborato con varie testate cartacee, tra cui Il Tempo e Intercity. La musica è il mio interesse principale: ho recensito cd e concerti per vari siti Internet (NotizieNazionali.net, L'isola che non c'era, Musicalnews.com) mentre oggi sono redattore di IlPescara.it, gruppo editoriale Citynews-Today. Mi sono occupato per anni anche di uffici stampa e comunicazione, collaborando inoltre da esterno con agenzie ed emittenti tv per realizzare servizi ad hoc.