LAVORO-Orientamento: in Italia sono oltre 18mila (Isfol)

09/11/2012 13697 lettori
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Sono 18.385 le strutture che in Italia svolgono attività d'orientamento. Il 60% ricade nel sistema di istruzione, il 21% è legato ai Centri di formazione professionale e il 15,8% si muove nell'ambito dei Centri di orientamento e servizi per il lavoro. E' quanto rivela il Rapporto Orientamento 2011, ultima tappa di un progetto triennale di ricerca svolto dall'Isfol per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
 
Nel delineare un'ampia panoramica dei molti elementi che legano l'orientamento all'istruzione, alla formazione e al lavoro, il Rapporto - presentato il 25 ottobre a Roma presso l'Auditorium dell'Isfol - è la prima lettura formale di questo complesso universo. L'indagine ha permesso la realizzazione di un Archivio nazionale dell'orientamento, consultabile on-line sul sito dell'Istituto.
 
Relativamente al sistema scolastico, sono 11.000 le scuole che dichiarano di svolgere attività orientative; di queste, oltre la metà sono secondarie statali di primo grado e circa il 44% di secondo grado, mentre più bassi sono i valori delle scuole non statali. Quanto all'Università e all'alta formazione il censimento conferma la presenza, a dicembre 2011, di 238 enti che erogano servizi di orientamento, anche in questo caso con una prevalenza di quelli statali.
 
Riguardo al "sistema lavoro" abbiamo un totale di 2.898 strutture: dagli Informagiovani (37,1%) ai Centri per l'impiego (24,3%), dalle Agenzie per il lavoro (16,6%) alle Associazioni di categoria (12,7%); mentre i Centri di orientamento corrispondono al 6%.
 
Il Rapporto mostra una fruizione complessivamente elevata in tutti i gruppi, che oscilla dal 45% dei soggetti lavoratori all'87% degli studenti, anche se in quest'ultimo caso la fruizione è spot e non pratica consolidata. Ciò spiega ulteriormente perché a una buona conoscenza dei servizi non corrisponda un'altrettanto sostenuta fruizione.
 
A fronte di una scarsa diffusione nel mondo aziendale, la cultura dell'orientamento sembra essere entrata a pieno titolo nel sistema dell'istruzione, e le azioni intraprese mostrano un buon livello di coerenza con le generali finalità didattiche ed educative nei diversi cicli. Tuttavia, la scarsità di risorse economiche e umane ne impedisce la sua piena applicabilità operativa, e prevale il carattere di occasionalità ed emergenza.
 
Emergono anche difficoltà nel progettare iniziative che prevedono un'apertura verso l'esterno, e risulta poco e non sufficientemente formato il personale dedicato a tali attività. L'offerta di orientamento, inoltre, sembra ancora priva di un'organizzazione efficiente e sistemica. Sul lato della domanda, si conferma una dicotomia tra un forte interesse dei soggetti e una scarsa fruizione dei servizi offerti nel sistema scolastico. Oltre il 60% degli intervistati dichiara che si rivolgerebbe a un servizio di orientamento in primis per conoscere le opportunità formative e lavorative, il 22,8% per favorire l'incontro di domanda e offerta di lavoro e il 18,5% per essere accompagnati nella ricerca del lavoro. L'87% del campione raggiunto dichiara di aver fruito di almeno un servizio di orientamento: sono soprattutto i liceali (93%), poi gli studenti degli istituti professionali (82,2%) e quelli degli istituti tecnici (81%). (Fonte: Newsletter di Sviluppo economia)
 
Il dato, confrontato con le rilevazioni degli anni scorsi, evidenzia un trend positivo nella partecipazione. Minore è invece il livello di fruizione negli altri ambiti, dove si ha una media del 30,7%. Fanno eccezione soltanto i servizi di orientamento delle università, che raggiungono il 43,4%; si tratta però di servizi volti innanzitutto al reperimento di informazioni più che allo sviluppo di capacità di auto-analisi e auto-orientamento, utili al sostenimento delle scelte e allo sviluppo di capacità progettuali.
 
Da rilevare il dato dei giovani che dichiarano di non aver fruito di servizi di orientamento per non averne avuto la possibilità: si tratta del 25,4%. Circa il 75% ha invece dichiarato una mancanza di interesse, rendendo evidente come la domanda verso gli interventi di orientamento sia legata soprattutto a fattori di necessità più che di scelta.
 
Aotto il profilo politico-istituzionale l'indagine dell'Isfol ha messo in luce l'urgenza di passare dall'orientamento come pratica professionale di sostegno al singolo individuo a un orientamento come strumento di politica attiva per favorire l'occupabilità e migliorare le condizioni di lavoro. Appare inoltre necessario uno sforzo per superare l'attuale frammentarietà di azioni, pratiche, servizi e professionisti di orientamento, anche prefigurando nuove strategie per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, che dovrebbero essere garantiti su tutto il territorio nazionale.