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FERZAN CONTRO TUTTI!

12/12/2007 5982 lettori
3 minuti

Quali sono i film che possono rientrare in quella ristretta cerchia di culto, dove le prove corali di attori e registi si trasformano in piccoli capolavori di recitazione dove la sceneggiatura può assorbire abilmente quella capacità di recitazione che molte volte eclissa la figura direttiva del regista stesso? Sicuramente, con la più italica tradizione del classico cinepanettone, i tentativi di un cinema nostrano che, per scuola e tradizione, rimangono un saldo punto di riferimento per qualsiasi artista nostrano o internazionale della settima arte, possono ancora assicurare un proseguimento di stile e devozione a un genere cinematografico.
Ferzan Ozpetek, oggi,  raccoglie il testimone dello stesso Scola, nel suo La famiglia, nei sapori densi e umorali nei binomi Mastroianni-Loren accostabili alla stessa commedia teatrale di De Filippo, sublimazioni caratteriali di macchiette devote a quella commedia che ha deliziato lo stile di Veronesi nel suo Manuale d'Amore, assorbendo la  capacità recitativa di un Carlo Verdone che aveva già regalato il suo personale omaggio al Grande Freddo di Kasdan nel Compagni di Scuola, forse un pò troppo presuntuoso nella pretesa, ma sempre equilibrato nei tempi della commedia italiana fedele al regista romano, accostabile allo stesso toscano DOC Pieraccioni. Ozpetek, dopo il successo di La finestra di fronte, ritorna  a mettersi in gioco proponendo i risvolti caratteriali di un provato gruppo di attori nel suo Saturno contro, azzardando delle individualità sicuramente  inusuali per esperienze recitative, vedi una Ambra Angiolini inedita, sicuramente all'altezza di un ruolo maturo e mai subordinato ad attori collaudati del calibro di Accorsi e Fantastichini, il primo già reduce dei successi di un ottimo Muccino ne L'ultimo bacio  e lo stesso Le fate ignoranti del regista. Rimane, quindi, il risvolto forse troppo dolceamaro di una ripetitibilità di attori che si trovano costretti a un interscambio di ruoli e interpretazioni che sicuramente possono lasciare perplessa una critica più matura ed esigente, spaesata dalla stessa facilità di rinnovare esperienze di recitazione, ma forse il segreto di un successo prevedibile può rimanere proprio in questa formula del regista, reduce già da uno sconcertante Cuore sacro, tentativo di distaccarsi dal clichè proposto in precedenza e quindi meritevole al regista di un ritorno a quella ironica e aspra voglia di saper raccontare di Ferzan. La scelta dello stesso Pierfrancesco Favino, volto inusuale rispetto alla Buy e la Ylmaz, riesce a far volare lo spessore di una commedia drammatica che vuole sostenere il testimone di quel pluripremiato film che ha sublimato l'inedita coppia Giovanna Mezzogiorno e Raoul Bova, testimoni di un momento magico del cinema italiano. Ci sono film che nascono, ci sono film che rimangono film, ci sono film che sembrano... infine ci sono film che sono lo specchio perfetto di quel film che è la nostra vita. La finestra di fronte è un etereo frammento della storia del cinema italiano, nel riflesso di quel linguaggio cinematografico che ha elevato il prodotto d'autore, nei registi che hanno definito il lavoro di quell'industria cinematografica che si è delineata parallelamente ai traumi della guerra in sè, vissuta nella stessa maniera in cui veniva rappresentata, nelle sue paure, nella sua fredda e lucida realtà. Quel dopoguerra che ha visto nascere quel Neorealismo che ha delineato il dramma e la commedia, nei registi che hanno affermato uno stile narrativo capace di essere coerente con l'immagine stessa di un paese. Roma città aperta diventa inevitabilmente quel diretto riferimento cinematografico. Ferzan Ozpetek, oggi, rappresenta esattamente il tentativo di riuscire a conciliare due epoche nello specchio di quella perfezione. Il risultato può sembrare impalpabile, nella sua fragilità, nel tentativo di essere grande arte fine a se stessa, senza delineare troppo l'origine di un soggetto, pur rappresentandolo nei minimi particolari. Ci sono pause, silenzi, gioia, felicità e dolore. La ricetta di questo film diventa la stessa dolcezza, l'elemento principale di una metafora artistica che deve mantenere grande lo spessore del film.
Gli attori stessi diventano l'identificazione dei caratteri che devono rappresentare, assorbendo gli umori di un dialogo sottile e coinvolgente dove nell'immagine e nella musica riescono a trovare la giusta identificazione. Una sofferenza rappresentata nel disagio di una diversità tenuta in equilibrio tra l'amore e la guerra, l'arte e il sacrificio. Gli ambienti stessi devono rimanere la testimonianza senza tempo di un dramma interiore, che lascia a ciascuno quell'amarezza che si perde nel suo stesso finale. Un lavoro di richiamo a quella guerra che ha segnato le vite di una generazione che possiamo guardare negli occhi di chi, ancora oggi, possiamo incontrare... in quella età dove la vecchiaia diventa sempre di più il tramonto di un passato storico di cui non potremo più sentirne la voce. La Finestra di fronte, oggi, è tutto questo. Per chi ancora può vivere di una emozione intensa, lasciando quel coinvolgimento al dispiacere e alla paura di non riviverlo più.         

Paolo Arfelli
Paolo Arfelli

Nato a Ravenna; ho avuto il piacere di aver frequentato un corso di grafica pubblicitaria tenuto da Umberto Giovannini, presso la T. Minardi di Faenza, dopo il quale intendo affrontare un discorso editoriale che possa completare il cammino professionale che voglio realizzare.

E' da qualche anno che ho il piacere di legare la mia capacità a Comunitàzione, in una collaborazione di testi e argomenti che valorizzano la serietà riposta da Luca Oliverio e il contesto in cui questo portale opera, tra pubblicità, marketing, informazione e tanto altro.

Ho in preparazione alcuni cortometraggi e la realizzazione di un magazine (DC DIRECTOR'S CUT) all'interno di Alphabet&Type®.