IL BILANCIO INTANGIBILE

27/02/2006 26600 lettori
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Quanto vale un’azienda? A questa domanda siamo abituati a rispondere analizzando i bilanci contabili e con l’ausilio dei tradizionali parametri di performance economici-finanziari dell’organizzazione. Oggi la complessità e la turbolenza dei mercati impongono alle imprese di innestare una marcia in più per vincere la sfida con i concorrenti. E’ quindi necessario valorizzare la conoscenza e le capacità intellettuali delle persone e dell’organizzazione nel suo complesso, che costituiscono un elemento intangibile. I tradizionali modelli di valutazione, così, non sono più sufficienti per determinare il grado di vitalità di un’organizzazione e del suo futuro, anzi risultano spesso inadeguati per descrivere il patrimonio di conoscenze, competenze, reputazione, relazioni, immagine, che un’azienda ha sviluppato nel corso degli anni e fuorvianti perché rivolti principalmente al passato. Questo perché si basano su una metodologia di oltre 500 anni, inventata da Luca Pacioli, religioso e matematico italiano del 1445, per aiutare i mercanti italiani nello scambio di merci fisiche: la partita doppia. La sempre crescente complessità economica e sociale richiede, invece, nuovi e più completi strumenti di valutazione e di gestione di un’azienda. Che fare allora? Come poter quantificare qualcosa definito “intangibile”? Cosa fare per valorizzare la propria azienda ed ottenere un vantaggio competitivo duraturo? Come vincere la sfida del secolo? Per cercare di rispondere a queste domande nasce l’esigenza di analizzare il bilancio del Capitale Intellettuale, che cerca di replicare a tale nuova necessità di censire, misurare e valutare questo patrimonio intangibile, che oggi, nell’era della conoscenza, costituisce larga parte degli asset aziendali. Il Bilancio dell’Intangibile, così, si pone da un lato come documento di accompagnamento ai tradizionali bilanci d’esercizio, che riesce a dare piena espressione a tutte le componenti ‘soft’ dell’impresa che, proprio per le loro caratteristiche, sono specifiche di ogni realtà aziendale; dall’altro come “strumento di oggettività” capace di realizzare una fotografia attendibile, in cui tutti i dati, le informazioni, le risultanti del cambiamento possano essere riportati, e permettano una verifica immediata della posizione dell’azienda sulla curva della vitalità. Così concepito il bilancio del capitale intellettuale consente di: 1) disporre di uno strumento che costituisce un potente mezzo di comunicazione all’interno e all’esterno dell’impresa; 2)definire una serie di indicatori chiave da monitorare periodicamente per valutare il raggiungimento degli obiettivi strategici aziendali; 3)misurare lo stato di vitalità dell’organizzazione, premessa per il raggiungimento dei risultati economico-finanziari futuri; 4)definire sistemi di valutazione delle prestazioni manageriali circa il mantenimento della vitalità aziendale, ‘conditio sine qua non’ per garantirne la longevità; 5)raccogliere e correlare in un contesto unitario ed integrato dati ed informazioni altrimenti non disponibili, capaci di creare valore per l'impresa. Nei prossimi anni l’affinamento dei criteri di selezione e rivelazione degli indicatori, le serie storiche raccolte, la valorizzazione di alcuni fattori ancora non misurabili, faranno diventare tale strumento indispensabile per la corretta e trasparente gestione aziendale attraverso cui continuare l’opera di creazione di valore dell’azienda.