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Il Knowledge Management

19/07/2005 32328 lettori
5 minuti

Intervista tratta da www.connecting-managers.com

Buongiorno dott. Mazzon, nel suo libro si parla ampiamente di quella che, auspicabilmente, sarà una delle figure-chiave dell'azienda nel prossimo futuro: mi riferisco al knowledge manager. Può spiegarci brevemente in cosa consisterà il suo compito?

Buongiorno a tutti , per prima cosa vorrei fare una precisazione in merito al KNOWLEDGE-WORKERS: non è una nuova figura. Con le nuove pratiche di gestione delle risorse umane si è reso necessario avere  un coordinatore di quelle che sono le competenze tacite ed implicite di ogni risorsa. Se ben pensiamo in ogni azienda organizzata abbiamo dei singoli capi reparto che gestiscono con la propria competenza le fasi lavorative dei collaboratori. Per essere veramente efficace bisogna individuare nella propria organizzazione, una risorsa che, si, abbia competenze nel proprio settore, ma che fondamentalmente abbia la voglia e il coraggio di condividere il proprio sapere con gli altri,  che sia in grado di poter gestire le risorse in maniera non solo produttiva dal punto di vista del profitto materiale e che riesca a capire quali sono le conoscenze tacite di ogni individuo, farle emergere, renderle condivisibili per  far in modo che la conoscenza venga riconosciuta come una delle principali risorse che determineranno il successo competitivo dell'azienda.Come si vede, la figura del KW in un certo qual modo esiste, ma si caratterizza sostanzialmente in una risorsa interna all'azienda che spicca per doti di:

• Facilità di comunicazione e relazione
• Spiccate capacità di gestione bidirezionale delle informazioni
• Ottima conoscenza della vita aziendale e dei propri collaboratori
• Organizzazione
• Problem solving

Va da se comunque che un modello di KW ideale dipende molto dall'azienda, se essa è orientata o meno verso un modello di LEARNING ORGANIZATION , ciò agevolerebbe notevolmente la figura del KW

La domanda sorge spontanea: essendo questa una figura la cui importanza andrà sempre più aumentando, qual è il percorso formativo che dovranno intraprendere coloro che vorranno diventare knowledge manager?

Innanzitutto, come dicevamo precedentemente, non esiste un vero e proprio percorso formativo didattico, di certo è avvantaggiato colui che ha una vita aziendale consolidata (all'interno dell'azienda), che si è adoperato non solo  sotto l'aspetto della gestione delle risorse  umane  dal punto di vista classico (amministrativo, colloquio d'assunzione ecc.), ma con rapporti umani e professionali di dialogo bidirezionale. Fondamentalmente oltre al percorso formativo è determinante capire se l'azienda in cui operiamo  è di modello LEARNIG ORGANIZATION o per lo meno è incline  ad orientarvi, visto che ciò determina il successo del  KW. Oggigiorno le difficoltà maggiori  per i KW, stanno proprio in questo:  risorse con comprovate competenze, con un bagaglio di elevate conoscenze tacite ed implicite, ma che non riescono a far emergere e condividere perché l'azienda per prima non è orientata all'apprendimento (LEARNING ORGANIZATION). Per far in modo che un azienda metta in atto questo cambiamento, c'è la necessità di collaborare con manager esterni che possono portare a conoscenza delle nuove tecniche da mettere in atto per far in modo di rendere ancora più rapida e determinante l'azione di apprendimento organizzativo per poi passare a una gestione di tipo KNOWLEDGE MANAGEMENT.

In tempi in cui la competizione produttiva dei Paesi dell'Est mette sempre più in difficoltà le aziende italiane (e non solo), quali benefici potrà apportare all'impresa la valorizzazione del proprio capitale intellettuale?

Sentiamo quotidianamente dai media che  è importante che il capitale intellettuale debba rimanere all'interno delle nostre aziende visto che nello scontro produttivo non possiamo più essere competitivi. In merito, io credo che sia determinante però trovare il metodo più corretto per alimentare queste fonti pensanti altrimenti si corre il rischio che si atrofizzino o prendano strade diverse per aziende estere. Per far ciò  dovremo impegnarci  notevolmente , perché non possiamo  credere  di convertire tutta la forza lavoro produttiva in capitale intellettuale , o per lo meno quella che si adopererà al cambiamento non potrà avvenire in breve tempo. È di fondamentale importanza perciò accelerare l'orientamento dal metodo classico, dove la logica vede AZIENDA>MERCATO>CLIENTE a una comunicazione dove  vi sia un continuo FEED BACK tra AZIENDA<>MERCATO<>CLIENTE. Per ottenere questo risultato occorre tendere ad un modello di LEARNING ORGANIZATION. Solo intervenendo in questo modo possiamo pensare di ottenere più risultati  e alimentare la fame di sapere dei nostri capitali intellettuali, i quali si sentiranno fortemente motivati nell'affrontare nuove sfide, perché si renderanno conto che un organizzazione orientata all'apprendimento, con il confronto continuo non solo nell'ambito interno, ma principalmente con l'esterno, offre opportunità di crescita e rende più competitivi e creativi.

Un'ultima domanda che ci riguarda più da vicino: in che modo vede lei il progetto Connecting-Managers rispetto al fare/condividere cultura e know-how di marketing?

E' un progetto molto interessante ed innovativo, agevolato anche dalla tecnologia a disposizione, ma ritengo fondamentale  che la riuscita di questo progetto vada ricercata nelle persone che collaborano e gestiscono questo team, in modo molto professionale e al tempo stesso con incontri conviviali con tutti gli associati, dando modo di scambiarsi informazioni con relazioni one-to-one che sono sempre fonte di nuovi  spunti per affrontare tematiche complesse, ma a volte di semplice soluzione grazie alla condivisione del know-how di ogni singolo associato. Anche questo metodo, un po' diverso da quello anglosassone e nipponico di relazione , aggiunge quell'originalità che ci contraddistingue nel mondo in tutto ciò che creiamo e gestiamo.

Gloria Pericoli
Gloria Pericoli

Per conoscermi visita il mio sito: www.glogloria.net