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Free Riders e Moltiplicatori Occulti

16/05/2005 22158 lettori
5 minuti

FREE RIDERS E MOLTIPLICATORI OCCULTI

In Economia si chiamano “moltiplicatori” quelle condizioni in cui un determinato fatto immediato produce effetti duraturi anche nei tempi a venire. E cioè quando una decisione comporta il formarsi di una serie matematica del tipo:

 Lim S(n) = 1/1-x = 1+x+x2+….xn = S(x)

n ----->¥

Si ricorda che 1/1-x  matematicamente equivale alla formula classica keynesiana del moltiplicatore 1/1-c.

Il non matematico, che però ha cognizioni filosofiche, riconoscerà in questo Teorema il cosiddetto Aristotelico“Paradosso di Zenone”, in base al quale la Lenta Tartaruga,poiché è partita in avanti,non sarà mai raggiunta dal veloce Achille (partito un po’ più tardi). Ovvero, per essere matematicamente più precisi,Achille raggiungerà la Tartaruga solo in un tempo pari all’infinito. La realtà, poiché Achille raggiunge nei fatti raggiunge sempre la tartaruga,ci mostra che ogni “moltiplicatore” – se ha effetti nel lungo periodo - risulterà poi per produrre effetti negativi (e cioè dal momento in cui Achille, in effetti, raggiunge la Tartaruga).

Per “moltiplicatori occulti” intendiamo, dunque, quelli che, solitamente,una determinata Politica Economica non assume come variabili nel suo modello di sviluppo. Che però nella realtà esistono ;e, nel tempo, finiscono per fare danni. E’ indubbio che negli ultimi 50 anni le forze politiche governative (bene o male non importa: il giudizio morale è politico e sociale, e non è contemplato dalla Scienza Economica) hanno fatto a gara nel nascondere agli elettori la presenza di questi moltiplicatori.

Con il termine “free riders” (alla lettera “liberi corridori”, ma in termini comuni italiani,per meglio comprendere, possiamo usare il termine “portoghesi”) si indicano in economia quei cittadini che,pur promettendo di svolgere produttivamente il suo ruolo nella e per la Società, poi di fatto non lo fanno. Essi, così, finiscono per beneficiare gratuitamente (a differenza degli altri cittadini che svolgono produttivamente il loro ruolo come promesso) di beni e sevizi destinati a tutta la comunità,dando luogo al cosiddetto “Fallimento del Mercato” nelle scelte pubbliche, con buona pace del Contratto Sociale di Rousseau e della Vexata Questio Sociale di San Tommaso d'Aquino.

Così i free riders finiscono per essere free "raiders" - cioè i saccheggiatori  della ricchezza nazionale.

Quanto alla distribuzione dei redditi, essa, secondo l’Economia Classica, si divide in redditi a favore degli imprenditori (profitto), redditi a favore dei lavoratori dipendenti (salario) e rendita (redditi in un primo periodo storico a favore dei proprietari terrieri, e più tardi redditi a favore di coloro che non fanno nulla e godono di una posizione o di una ricchezza che permette loro di vivere, appunto come si suol dire, di “rendita”- che poi, se guardiamo al fondo dell’anima umana, è il principale desiderio di ogni uomo;in specie in quelle culture, tutt’altro che calviniste, dove il lavoro non è considerato propriamente “ciò che nobilita l’uomo”. E non si può definitivamente dubitare che ciò non sia vero).

Col tempo gli economisti si accorsero che il concetto di rendita non poteva più essere attribuito solo al proprietario terriero od immobiliare (che riscuoteva canoni di locazione e simili o comunque assimilabili) od a colui che, avendo accumulato risparmi, li teneva immobilizzati in titoli o depositi riscuotendone i frutti (per cui al renditiere veniva attribuito un reddito chiamato “interesse”- come, ortodossamente, veniva definito il guadagno del capitalista). Nacque così il concetto di “rendita di posizione”; un soggetto economico guadagnava solo per il fatto di essere titolare di un “diritto di posizione”. Che poteva andare dal possedere un immobile localizzato in una posizione più importante rispetto ad altri terreni od immobili; ma anche per godere, come imprenditore, di una posizione di monopolio dovuta a situazioni parti colari; od anche per essere un cittadino che, senza contribuire alla vita sociale in misura pari al reddito che la sua posizione gli consente, riscuote stipendi o compensi superiori di gran lunga a quello che è il suo contributo marginale alla produzione (in termini pubblici o privati).

Si capirà come quest’ultima definizione non è sempre facilmente individuabile, e si può prestare a numerose inerpretazioni (ed anche a più o meno velleitarie contestazioni) ed anche a più o meno fantasiosi “conteggi”. Ma è evidente come, passando dalla macroeconomia classica alla microeconomia della Public Choise, questo tipo di figura possa spesso finire a coincidere con il “Free Rider”.

Keynes per primo teorizzò il moltiplicatore del Reddito Nazionale (spese in consumi più spese in investimenti). Ma in Economia i moltiplicatori possono essere (e sono) infiniti: ogni scelta economica comporta la nascita di conseguenze economiche,di minore o maggiore portata a seconda dei casi, nel futuro più o meno immediato.

La Politica Economica formula i cosiddetti “modelli”, scegliendo –tra i cosiddetti “macroindicatori” (Consumi, Inflazione, Investimenti, Tassi di Interesse, Tassi di Cambio, Occupazione, ecc.) – quelli a cui dare maggiore o minore importanza a seconda dei fini che i Governi si propongono di attuare. Naturalmente ogni macro o micro-indicatore, quando viene frenato o spinto, contiene in sé effetti moltiplicatori che si ripercuotono sugli altri indicatori o, se vogliamo chiamare questi ultimi con il loro nome, sui tenori di vita di coloro che vengono colpiti (negativamente o positivamente) dalle cosiddette “manovre” o “manovrine”.

E’ evidente che, nell’immediato, ciò comporta che si vada con urgenza a cercare di riparare le situazioni che vengono ritenute più difficili (ben sapendo che nel frattempo si faranno anche dei danni in altre situazioni) sperando che nel medio-periodo si riesca poi a riparare a queste ultimi. Keynes aveva chiaro questo quadro generale; ed in effetti il suo modello, così come è stato interpretato ed applicato, prevedeva che i “danni” (occultati dai politici ai loro elettori) di medio e lungo periodo si sarebbero potuti rimediare grazie ai futuri aumenti di Reddito Nazionale; e cioè dalla continuamente crescente ricchezza generale, una parte della quale, appunto, sarebbe stata poi dedicata a questo scopo.

Keynes disse: “Nel lungo periodo saremo tutti morti”. E sicuramente, nel tempo in cui ciò disse, aveva ragione. Coloro che oggi criticano Keynes dovrebbero ricordarsi che, senza le sue indicazioni, oggi saremmo quasi tutti ancora alla fame. Molti economisti, prima di criticare Keynes, dovrebbero riflettere sul fatto che è stato grazie a Keynes che i loro genitori, molto probabilmente,hanno potuto a suo tempo avere le possibilità di farli studiare. E ciò in barba all’inflazione: meglio un uomo inflazionato che un somaro povero.

Ritornando al modello keynesiano di Politica Economica, come disse a suo tempo Kennedy, “quando la marea si alza, tutte le barche, alte o piccole si alzano anch’esse”.

Nel 1980 Lester Thourow uscì con un libro che senz’altro è stato una pietra miliare del pensiero economico: “The Zero Sum Society”. La “Società a Somma Zero” fu tradotto in italiano e pubblicato (1982) da Il Mulino. Risultato: vendute solo circa 2.000 copie; migliaia di copie furono mandate al macero o ai remainders. Nessuna università italiana lo incluse tra i libri di testo. E questo fatto ha nociuto non poco alla cultura economica del nostro Paese.

Qual’era il messaggio di Thurow? Molto semplice: prendiamo atto che i futuri guai sociali non si risolveranno più con gli elevati tassi di crescita del Reddito Nazionale. Le maree da ora in poi si alzeranno sempre di meno, e soprattutto – quando si alzano – se una barca sale, un’altra necessariamente dovrà affondare o essere messa in magazzino: i posti di ormeggio nei porti sono diminuiti, ed il parcheggio per ogni singolo natante costa molto più di prima.

In altre parole se è sempre vero che “nel lungo periodo saremo tutti morti”, è diventato ancora più vero che da ora in poi si corre il serio rischio di morire anche nel medio periodo; e questo cambia, per gli uomini, tutto il modo di concepire l’Economia e le scelte economiche. Infatti, se prima si potevano nascondere gran parte dei “moltiplicatori occulti” (e cioè quelli che influenzano nel tempo negativamente l’economia, e che le “manovrine” nascondono agli elettori), ora questi producono effetti scatenanti in periodi molto più vicini, rispetto al passato, al momento in cui sono stati messi in moto.

E lo sviluppo economico è sempre meno in grado di nasconderli all’uomo comune, perché quest’ultimo ne subisce ben presto (rispetto al passato) le conseguenze. Oggi i moltiplicatori occulti sono molto più pericolosi che in passato,quando la Scienza Economica poteva anche permettersi di ignorarli o quasi.

C’è un’altra cosa, inoltre, oltre alla notevole riduzione dei tassi di crescita economica, che va ben focalizzata.

Riguardo al modello keynesiano, specialmente e soprattutto in Italia, ci si è limitati per troppo tempo ad ignorare, in nome degli indicatori macroeconomici,un importante indicatore microeconomico. E cioè il profitto. Keynes dava, ovviamente, per scontato che le imprese (favorite dalla Spesa Pubblica per i loro investimenti) realizzassero -in conseguenza di questi investimenti- dei profitti, una parte dei quali sarebbe stata reinvestita andando a formare il noto “fattore K” (l’accumulazione del capitale). Se si ignora questo Keynes finisce per diventare solo una scusa per creare economie “assistenziali” (come vengono ortodossamente definite). Anche se si ritiene molto più scientifico chiamarle “parassitarie”, perché così si comprende meglio che chi lavora in maniera efficiente è condannato a mantenere i vagabondi e gli inutili. I quali ultimi sono il risultato dei moltiplicatori occulti negativi; per cui molti di essi ritengono, nella loro coscienza (e non mentono a se stessi) di svolgere anche attività produttive o utili.

E quando questi ad un certo punto se ne accorgono (in Teoria Economica queste prese di coscienza si chiamano “aspettative razionali”) ovviamente si lamentano della situazione che si è creata….Un noto ghibellino fiorentino, Lupo Di Montorsolo, finito con tutti i suoi seguaci profugo a Pisa e, insultato da questi ultimi per aver loro mentito sulla situazione reale delle sue forze rispetto ai nemici guelfi, rispose: “Certamente io vi ho detto bugie; ma non vi ho mica chiesto anche di crederci!”. La società finisce sempre per trovare un Lupo Di Montorsolo che chiude il cerchio. Del resto la Politica serve anche per svolgere questo necessario compito: ad un certo punto le querelles debbono essere chiuse,e chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto (con buona pace di San Tommaso D’Aquino e della sua Vexata Quaestio Sociale).

Ed è indubbio che la società a somma zero (la futura ricchezza non coprirà nel futuro certamente tutti i problemi economici che certamente nel futuro emergeranno) porta ognuno a dover scoprire le carte. Specialmente in Italia. E questo comporta come conseguenza che in effetti il principale problema non è solo la disoccupazione, ma, forse ed in gran parte, il problema va visto proprio dal lato dell’occupazione occupazione.

E cioè dobbiamo seriamente chiederci: “Quanto incide sulla riduzione o crescita della disoccupazione un’occupazione la cui produttività marginale è inferiore al suo costo? Quanto incide sull’economia quel moltiplicatore occulto che si chiama inefficienza? Non è che tenendo in piedi artificiosamente strutture non economicamente valide esse finiscano per impedire lo sviluppo delle altre sane? Per cui nel futuro,prima o poi, le prime licenzieranno,e le seconde non potranno assumere i licenziati?”.

Certo un cattedratico di Economia risponderebbe. “Cosa stai dicendo di nuovo? Già 40 anni fa il Premio Nobel Hicks affermò che l’inflazione non dipendeva dalla quantità di moneta, ma dell’inefficienza nell’industria e nei servizi,pubblici e privati!”. Ma allora perché non rispondergli: “E tu perché per 40 anni hai tenuto questo aspetto lontano dai consigli che hai dato agli uomini politici? Perché hai dato lauree a giovani senza accertarsi che l’avessero capito? O è convenuto anche a te far finta di non l’aver capito e vivere da free riderd? O, forse, non l’avevi capito neppure tu?”.

La crescita economica degli USA ha fatto scalpore perché in un quadrimestre è cresciuta dell’8%. Sicuramente sarà congiuntura favorevole dovuta anche a scelte di Politica Economica anche da taluni criticabili (guerra in Iraq, sostanziale svalutazione del dollaro, lo spostamento di massicci investimenti pubblici dal settore della Sanità e dell’ Educazione a favore delle agevolazioni per il commercio internazionale - e cioè sulla pelle dei più poveri).

Ma questo aspetto sociale non è,sotto il profilo economico, l’aspetto rilevante (che attiene alla politica). Il fatto è che qualunque meccanico di motociclette sa bene che se butti benzina dentro un motore rotto,crei solo ulteriori guai: fai solo puzza e fumo.Spendi soldi in benzina, inquini l’ambiente e la moto non parte.

Il che vuol dire che se spingi le imprese verso gli investimenti, se questi poi vengono realizzati da un sistema industriale non efficiente, ogni risorsa impiegata non è solo sprecata,ma produce ulteriori guai. Il moltiplicatore occulto “scatta” e, come un tomawack dei così cari (alla nostra generazione) fumetti di Tex Willer, “vola e colpisce”. Con l’avvento della società a somma zero i boomerangs hanno accorciato decisamente i loro tradizionali tempi di ritorno.

E’ giunta l’ora di descrivere lo scenario del nostro Paese, sia nel settore pubblico che in quello privato.

Cominciamo a descrivere Il quadro della italica Pubblica Amministrazione scaraventando addosso al lettore il fatto che essa occupa circa circa 3 milioni e mezzo di addetti,contro 1,2 milioni circa dei pubblici impiegati negli USA. E cioè quasi l’1,5% in più rispetto ad un paese che ha una popolazione 5 volte più numerosa.

Nei primi anni settanta il Censis pubblicò una ricerca dalla quale risultava che il 64% degli impiegati pubblici lavorava per controllare se stessi. Ciò, evidentemente, allo scopo di evitare che al suo interno fiorissero i ladri. Ma forse sbagliamo a chiederci se questo sistema non abbia avuto al suo interno un moltiplicatore occulto? Ovviamente quello di moltiplicare i vagabondi e i parassiti (che, la scienza economica non distingue dai ladri). Che, naturalmente, per alcuni ha significato anche la moltiplicazione dei pani. Come per altri la moltiplicazione dei voti. Per alcuni.

Ma per tutti ha significato la moltiplicazione della spesa corrente, e quindi delle tasse.Non è mai esistito un moltiplicatore occulto più deleterio del lavoro pagato in maniera improduttiva: sicuramente fa meno danni a se stessa la disoccupazione che l’occupazione improduttiva.

E, come è naturale, un sistema economico può drenare ricchezza solo da chi ce l’ha. E ce l’ha solo chi la produce. Ovviamente in termini di un’analisi di costi e benefici, e non di una mera contabilizzazione reddituale.

Infatti, se usiamo quest’ultimo tipo di approccio, se tagliamo un bosco,il Reddito Nazionale aumenta (anche se il legno disponibile viene in futuro a mancare). Bin Laden azzera le Twin Towers: ciò, in termini contabili, significa che il Reddito Nazionale degli USA cresce, perché attorno alla tremenda disgrazia nasce il classico business del “Day After”. Poi gli USA colpiscono Bin Laden in Afganistan, ed – in termini contabili – il Reddito Nazionale cresce ancora (ovviamente anche il reddito di Bin Laden, visto che spende di più per comprare armi). Poi in Iraq, e così via.

Secondo i principi contabili che regolano la macroeconomia (che poi vanno a consolidarsi nei Conti che formano il Reddito Nazionale) più si spende, più la ricchezza aumenta. Il Reddito Nazionale è composto da “spese” (in consumi ed investimenti) che eguagliano la Produzione Nazionale. Ma se si produce in perdita? Ebbene il reddito Nazionale aumenta ugualmente.

In altre parole la differenza tra macroeconomia e microeconomia consiste anche nel fatto che ciò che per la prima è Reddito, per la seconda è necessariamente un Costo (il reddito di un dipendente per la microeconomia è un costo di gestione; mentre per la macroecomonia è un aumento di Reddito Nazionale).

Ma i moltiplicatori occulti sono prevalentemente ignorati dalla macroeconomia contabile, perché essa non risponde alla logica di un’analisi dei costi e benefici; mentre i danni, poi, compaiono solo in termini di costi. Costi che, ovviamente, stante le traslazioni della Scienza delle Finanze ed il potere monopolistico delle imprese, finiranno per essere pagati da chi, spesso, non capisce neppure da dove vengono. E ,tanto è arruffata la matassa, che neanche gli economisti sanno poi dipanare una lenza così infrenata.

La Scienza Economica se la cava spostando il problema dalla macroeconomia (che provoca tali danni) alla microeconomia (che li subisce), e chiama questi danni“esternalità negative “e/o” costi di transazione” (quando finiscono a carico delle imprese),e più semplicemente “tasse” o “inflazione” (quando finiscono a carico delle persone fisiche).

Quando si basano le scelte solo su fattori macroeconomici, quindi, non si possono non produrre anche dei risultati negativi a carico di particolari settori o zone geografiche (dove la vita sociale è organizzata, e si è compattata in maniera diversa dalle altre regioni geografiche). Anzi, in una Società a Somma zero è la regola.

Questo aspetto è spesso ignorato, purtroppo, quando le scelte di Politica Economica collettiva tendono a definire comportamenti che debbono poi valere per tutti (altrimenti non ci può essere aggregazione politica e sociale). Diciamo”purtroppo” in quanto si ritiene che ancor oggi, quando è ormai chiaro che con la ricchezza futura non sarà possibile risolvere “tutti” i prevedibili (e di notevoli dimensioni) problemi sociali futuri, la Politica Economica dei moltiplicatori occulti è ancora ben lontana dall’essere abbandonata.

La Politica Economica di “armonizzazione” della Comunità Europea è, sotto il profilo politico, più che comprensibile: si ritiene che tutti gli Stati Nazionali, in vista di una futura unione politica,debbano far diventare omogenee le guide della Public Choice. Il che è più che logico: senza tale armonizzazione non potrà mai aversi nessuna unità politica.

Ma siamo certi che gli ignorati moltiplicatori occulti non creino (nel medio periodo, ovviamente, e non nel lungo) effetti boomerang che possano finire col complicare e ritardare il processo di unificazione europea?

Scegliamo una “guide line”che oggi va per la maggiore: i Conti Pubblici non permetteranno tra qualche decennio (e per alcuni Stati anche prima) di poter contare su entrate contributive tali da poter coprire le spese per le pensioni.Quindi si deve aumentare l’età pensionabile e/o far sì che la vecchiaia sia più corta (ovviamente causa decesso).

Ecco perché l’economia è una “Scienza Triste” (The Dismal Science): per secoli gli economisti si sono battuti per lo sviluppo economico, ed ora che ha raggiunto certi livelli è ovvio che l’uomo tende ad avere una vita più lunga. Ma a questo punto i conti non quadrano più,e la soluzione è quella di farli lavorare più a lungo (incrinando la loro salute), e poi dargli una pensione bassa (così non si potranno curare come si deve). Probabilmente la vita degli anziani si accorcerà, ed i conti quadreranno di nuovo.

Due secoli fa il Parroco Cattolico Malthus suggerì di abbassare i salari cosicché la morte infantile aumentasse e/o nascessero meno bambini, perché la Terra più di un tanto di risorse agricole non poteva dare. Secondo Malthus se la popolazione fosse aumentata, grazie al benessere degli operai, prima o poi non ci sarebbe più stato da mangiare per tutti. Oggi le nascite hanno un trend decrescente (anche,ormai,nei paesi in via di sviluppo) ,ma sembra che ciò non basti: i Malthus di oggi predicano di aumentare i decessi degli anziani (e sempre cristiani ed anche cattolici sono). Prima gli economisti sono stati sfidati per anni per partorire meccanismi che accrescessero il bene collettivo. Ed il risultato è questo: una volta raggiunto il benessere, per poterlo mantenere sembra che occorra far morire gli uomini più in fretta. Ma, sembra, che dobbiamo far morire i più bisognosi, piuttosto che intervenire sulla distribuzione della ricchezza.

La logica economica di elevare l’età pensionabile, in termini contabili, sembrerebbe non fare una grinza; invece le grinze sono molte, gravi e pericolose. Anzitutto perchè, come accennato, i moltiplicatori occulti colpiranno in maniera diversa nelle diverse zone geografica (a questo punto, dato il contesto europeo, è chiaro che le zone geografiche altro non sono che i vari Stati Membri). Sottolineiamo tre fatti che riguardano la problematica delle pensioni:

a) Molti Stati Europei hanno già da molti anni elevato l’età pensionabile rispetto all’Italia. E, quindi, essi – poiché non sono loro ad armonizzarsi, ma piuttosto ad armonizzare gli altri – non sono soggetti all’effetto dei multiplicatori occulti dovuti all’innalzamento dell’età pensionabile.

b) Già evidenziato l’incredibile numero, rispetto a medie di efficienza, di addetti nella Pubblica Amministrazione in Italia.

c) Il divario di conoscenze informatiche, che rappresenta un altro importante moltiplicatore occulto per l’Italia. Il nostro Paese non è solo la Cenerentola informatica della Cee o dei Paesi Ocde, ma è addirittura a livelli più bassi di alcuni paesi in via di sviluppo.

In questo contesto elevare l’età pensionabile significa per lo Stato doversi tenere gli attuali cinquantenni per altri 15 anni.

In primo luogo essi hanno sperato per tutta la loro vita di poter andare in pensione “presto” e dedicarsi ad altre cose (per molte donne la famiglia, per molti uomini un altro lavoro che, in tutti questi anni di dipendenza nel Pubblico Impiego, si erano accuratamente preparato).

Ora è comprensibile che queste persone siano arrabbiate per la cattiva sorpresa della riforma sulle pensioni che gli eleva l’età pensionabile. Ma la risposta è la Ragion di Stato. Ma non dimentichiamoci che l’informatica tutto sommato è matematica (o la si impara da giovani o poi non si è più capaci di impararla; e -questo fa parte della natura umana). Queste persone sono assolutamente indisponibili per aggiornarsi come oggi qualunque efficiente organizzazione richiede.

Assistiamo, così, a scene patetiche di cinquantenni costretti, nei pubblici uffici, a far finta di lavorare di fronte ad un monitor e ad una tastiera che non sanno né vogliono usare? Ci rendiamo conto che siamo di fronte a cinquantenni che si sentono violentati da una prospettiva di vita (diversa da quella che si erano prefissi) che li costringe a dover essere impiegati per altri 15 anni? E che si lamentano (e per un economista questo è importante) anche perchè non possono essere licenziati? (Infatti, in questo caso gli spetterebbe l’agognata pensione).

Come si è sentito dire a molti di loro: “Starò qui altri 15 anni. Pensate anche che lavorerò?” Parole da carcerati, e non da lavoratori.

Se per un politico, per un sociologo può esistere la Ragion di Stato (il dovere verso chi ti paga ogni mese lo stipendio) ed i Conti Pubblici, l’economista deve farsi una domanda ben diversa: “Quanto andrà a costare al Servizio Pubblico tenere al lavoro dei per altri 15 anni personale totalmente ostile e smotivato? Quale sarà la sua produttività (e cioè la sua qualità in termini di utilità per i cittadini)? Ed anche: quale effetto moltiplicatore avrà in futuro questa legge di innalzamento dell’età pensionabile sull’occupazione e sul progresso tecnologico?”.

E’ amaro doversi accorgersi che questa domanda, in maniera seria, nessuno se la sia posta. Perché la risposta è che avremo per altri 15 anni i computers del pubblico impiego pressochè inutilizzati, con conseguenze disastrose sui pubblici servizi. E questo perché coloro che di informatica non vogliono saperne saranno tenuti in servizio per altri 15 anni proprio nel momento storico in cui l’Italia o si informatizza (al difficile motto“fare in fretta presto e bene, altrimenti non conviene”) o esce da ogni logica non solo economica, ma di progredita civiltà.

Ciò mentre la disoccupazione giovanile è attorno al 30%. E questo giovani disoccupati sarebbero proprio coloro che all’Italia oggi servirebbero, dato che appartengono alla prima generazione italiana cresciuta con il computer a casa (ed anche dietro).

Ma l’età pensionabile non è in linea con l’Europa. Ecco, dunque, il macroeconomico moltiplicatore occulto che andrà ad influenzare negativamente una particolare area geografica; in questo caso l’Italia, dove il progresso informatico è rimasto decisamente indietro rispetto agli altri paesi, dove i cinquantenni adoprano i computers da oltre 20 anni. Per cui la stessa guide line sull’età pensionabile non può che produrre effetti opposti.

E’ senz’altro vero che l’attuale Sistema Previdenziale porterebbe entro circa 25-30 anni le Casse Previdenziali a non avere la necessaria liquidità per pagare le pensioni. E dunque è altrettanto vero che il Sistema Previdenziale va rivisto.

Certo che il fine politico e sociale è l’unione europea; ed è altrettanto certo che la cosiddetta “armonizzazione” è la metodologia da seguire. Ma l’armonizzare deve comportare la riduzione delle differenze tra i vari Paesi Membri, e non il loro aumento (altrimenti alla fin fine non si è armonizzato un bel niente, ed il bubbone scoppia con conseguenze sociali pericolose). Quindi, se si vuole ottenere un servizio pubblico di qualità e costo vicino agli altri europei, bisogna seguire una strada che là ci porta; e non una strada che ci porta da un’altra parte.

Come già detto la macroeconomia è la metodologia della Politica Economica dei Governi; ma i suoi risultati sono poi misurati dalla microeconomia: è curioso come quotidianamente ci si dimentichi di questo principio che è basilare per la Scienza Economica ed in particolare dell’Economia Istituzionale. Perché non si è mai sentito dire che la Spesa Pubblica od il Reddito Nazionale vanno a votare o hanno bisogno di un medico: è il cittadino che va a votare e si ammala: non lo Stato. Ed il cittadino è un soggetto microeconomico.

Ma restiamo pure nei Conti Pubblici. La Pubblica Amministrazione ha praticamente congelato le assunzioni. I suoi dipendenti dovrebbero venire ridotti almeno di un terzo entro i prossimi 5-10 anni (altrimenti non ci si armonizza affatto con gli altri Paesi Europei) ed introdurre sistemi di Outsourcing. Ma la riforma delle pensioni non lo permetterà.
Risultato: peggioramento della qualità del Servizio Pubblico ed aumento del suo costo.

Ecco dunque il conto che in Italia si dovrebbe fare: l’innalzamento dell’età pensionabile costerà più o meno degli ammortizzatori sociali per attuare, nei posti di lavoro, un ricambio generazionale?

Ci sembra infantile parlare di futuro miglioramento dei Conti Pubblici in quanto, con il prolungamento dell’età pensionabile, tra 15 anni o giù di lì avremo la certezza che gli incassi contributivi copriranno anche gli esborsi per i pensionati.

E gli altri Conti dello Stato? Ce li siamo scordati? E’ come se un ragioniere,nel compilare un bilancio di 50 mastri ne scegliesse solo due ed ignorasse tutti gli altri; è chiaro, che se ciò gli fosse permesso, i suoi conti quadrerebbero sempre. Ma un bilancio, purtroppo, ha sempre numerosi mastri; e l’utile o la perdita, per quanto ci si voglia tappare gli occhi, sono sempre e per forza il risultato dell’insieme.

La partita doppia fu inventata da un Illuminato aretino: Luca Pacioli. E la partita doppia è una vera luce, in quanto mette sempre in evidenza le ombre. Con tutto il dovuto rispetto per Max Weber, che attribuisce al ‘ora et labora’ dei Benedettini ed a Calvino la nascita del capitalismo,senza Pacioli (e la sua perfetta partita doppia) il capitalismo non si sarebbe mai sviluppato. Perché è solo con la partita doppia che si vede cosa (e da chi) esce e cosa (ed a chi) entra. La partita doppia, in termini economici e matematici moderni, altro non è che una Teoria dei Giochi a somma zero. E quando l’economia sociale diviene un gioco a somma zero, la partita doppia non può più essere ignorata. Se da un lato “x” entra, dall’altro “x” esce.

Per cui la domanda diviene: “Chi pagherà per la futura inefficienza dello Stato?”. Che poi significa: “Quanto ci costerà,in termini di efficienza, il riequilibrio contributivo? E cioè con quali altri ‘mastri’ dello Stato verrà pagato il costo di tale inefficienza?”. Perché se ipotizziamo (giustamente) che tra 25-30 anni, stante l’attuale sistema contributivo, le Casse Previdenziali finiranno all’asciutto, occorre che i risparmi che si otterranno con la nuova riforma siano di gran lunga maggiori ai costi della prevedibile inefficienza dell’età obsoleta. Altrimenti si dovrà attingere da altre fonti del Bilancio Pubblico e del Reddito Nazionale; e saremmo punto e a capo.

E’ questo conto che deve essere ben fatto, in maniera chiara ed attendibile, prima di intraprendere in Italia, una qualsiasi riforma del Sistema Previdenziale.

Ma veniamo, ora, al settore privato. Che si deve distinguere in settore civile e settore imprenditoriale.

E proprio nel settore civile, quello del comune convivere, non mancano certo comportamenti da free rider che si abbattono, poi, pesantemente, sul tenore di vita complessivo.

Per capirci meglio facciamo un esempio pratico. In una certa località vi è una strada sterrata, piena di buche, solchi e tutto quanto può derivare da piogge torrenziali che la rendono spesso impraticabile. I cittadini che necessitano della strada fanno appello al Comune, il quale decide di spendere soldi per costruire ciò che necessita: una strada asfaltata.

La strada è percorsa anche da contadini,i quali sono usi a transitarla con trattori cingolati (rendendo,dunque,la strada sempre più impraticabile a tutti). La competente Circoscrizione Comunale fa un chiaro patto con gli abitanti del luogo: la strada verrà asfaltata, ma i contadini non dovranno usarla per transitarci con i mezzi cingolati; per essi saranno previsti e predisposti percorsi alternativi sterrati.

Naturalmente i contadini dicono di accettare la condizione; vengono apposti sulla nuova strada asfaltata segnali di specifico divieto.Ma alcuni dei contadini, visto che la nuova strada asfaltata, tutto sommato, è più corta, ogni alba, quando non vi sono sorveglianze lungo la nuova strada asfaltata, la usano spesso.

Il Comune, nel frattempo, ha impiegato – per costruire la strada asfaltata – incassi tributari ricevuti dai contribuenti.

Il comportamento di alcuni contadini farà sì che presto la strada sarà nuovamente disastrata,e quindi l’investimento pubblico non ha realizzato l’efficienza che si era proposto.O,come si dice in Economia,non sarà raggiunto l’equilibrio Pareto-Ottimale.

La conseguenza, oltre ai soldi spesi invano dal Comune, sarà che le abitazioni esistenti varranno di meno. In tale zona non nasceranno attività economiche (agruturismi, alberghi, ristoranti, ecc.); i terreni (compresi quelli dei contadini) varranno anch’essi di meno. I comportamenti dei free riders otterrano lo scopo che tutta la zona rimarrà dimenticata.Si intensificcherà lo spostamento degli abitanti in città, accrescendo il sovraccarico urbanistico. Nella zona i Servizi Sanitari avranno difficoltà per accedere. E, se a monte ci sono depositi di acqua potabile di sorgenti che forniscono acqua alla zona, in caso di problemi di conduttura sarà difficile intervenire; e, qualche volta,può darsi che la zona rimanga senza acqua, ed i Santo Comune dovrà spendere altri soldi (dei contribuenti che hanno rispettano le regole) per mobilitare i camion cisterna anche a favore dei free riders.

Quindi la figura economica del free riders coincide,in termini sociali, con quella dell’incivile. Un filosofo inglese (di cui su due piedi non si ricorda il nome) ebbe a dire : “La civiltà è una ottima idea;peccato che ancora non si sia trovato chi abbia intenzione di metterla in pratica”. In termini economici, ovviamente, free riders significa più tasse per i cittadini perbene.

Il giorno che venisse fatta un’indagine su quanto costano i free riders alla collettività avremo sicuramente dei risultati contabili che noi, ora come ora, non riusciamo nemmeno a concepire. Essi, infatti, incrementano a dismisura i costi della Burocrazia, partorendo costi di transazione incredibilmente pesanti specie al settore imprenditoriale.

Il rimedio contro la cattiva influenza del free riders non è che non sia stato trovato dalla Scienza Economica. Si tratta di tutto ciò che è stato chiamato “deregulation”. Ma una seria “deregulation” ha bisogno di cittadini che abbiano una cultura ed una mentalità (ed un tipo di civiltà) che tende più a responsabilizzarli che a assisterli (od almeno che abbia il senso civico di intervenire per impedire che,come spesso accade, chi si comporta civilmente non si veda estorcere soldi dallo Stato per devolverli nell’assistenza dei free riders, e vederseli poi negare quando a loro seriamente servono).

Ma una “deregulation” non si porta efficacemente avanti senza lo strumento dei (anzi può divenire solo una ulteriore e dispendiosa buffonata se non si ricorre ai) ai cosiddetti “property rights”.Il lettore può approfondire questo aspetto leggendo le opere del Premio Nobel Ronald Coase

Facciamo un esempio per spiegare questo concetto.In un quartiere di periferia di una città passa un vecchio torrente mal custodito, e quindi malsano. I cittadini che vi vivono attorno sono infestati da zanzare, cattivi odori (magari sul torrente vengono scaricate fogne e anche di peggio). Gli italiani, in questi casi, non sanno fare altro che petizioni al Comune, e chiedere l’intevento di Partiti, Deputati, ecc. E nessuno si organizza in comunità economica privata, proponendo al Comune di cedergli la proprietà della zona; da un lato con l’obbligo di risanarla, ma dall’altro con il diritto di poterla utilizzare in maniera ad essi economica (per riprendere le spese di riassestamento).

I Paesi Latini aspettano sempre che la Grande Madre corra loro in soccorso, e li accolga sotto la loro misericordiosa sottana.

Ma non sono usi a prendersi delle responsabilità concrete. Deve, per forza, sempre pagare Pantalone.

Per questo motivo è incalcolabile il tempo che in Italia occorrerà prima di poter legiferare serie Deregulation: per accelerare i tempi occorrerebbe un immediato cambio generazionale che, ovviamente, oggi come oggi, sembra utopistico.

Abbiamo accennato ai costi di transazione. Con tale termine, in parole semplici, si indicano quei costi che sono inutili a raggiungere lo scopo prefisso. Rappresentano solo inutili aggravi.

Tipici costi di transazione per le imprese sono quelli, appunto, di una Burocrazia con un numero di addetti ben superiore a quello necessario, e che si inventa lavori inutili per inventare posti di lavoro altrettanto inutili.

Così l’imprenditore si alza al mattino e deve fare il giro di 5 o 6 Uffici Pubblici per avere un certificato di “agibilità” od altro, quando potrebbe bastare un sopraluogo di un’ora. Poi deve tenere contabilità in maniera complessa,e fare dichiarazioni dei redditi di infinite pagine con infinite notizie che nessuno potrà poi usare o controllare. Così come, per rilasciare una patente d’auto, occorrono più formalità di un esame universitario in biologia o elettronica industriale.

E questo perché, legato ad ogni formalità, vi è il classico “balzello” di una Gabella Istituzionale che dovevamo – oggi come oggi – aver dimenticato anche che era a suo tempo esistita.

L’efficienza si misura dividendo l’output per le ore complessive impiegate a produrlo. Se in azienda l’imprenditore ed i suoi collaboratori vengono impegnati (ad esempio nei classici “viaggi a vuoto” presso i Pubblici Uffici) in ore inutili (e costose), è ovvio che la produttività ne risente; e così i costi, e quindi i prezzi.

Peccato che anche il settore privato possieda altrettanti moltiplicatori occulti negativi come quello pubblico. Ed in particolare due: il nanismo economico e la presenza più che diffusa di free riders. Ed entrambi sono solo due aspetti, inscindibilmente legati, della solita medaglia. L’uno non avrebbe potuto così facilmente svilupparsi senza l’altro.

Per fortuna (ma molti ancora, purtroppo, ritengono che sia una sfortuna) gli imprenditori free riders stanno progressivamente diminuendo. E ciò perché molte aziende chiudono. Infatti è facile individuare chi sono stati, tra gli imprenditori, i free riders: tutti coloro che, con un’azienda in perdita, hanno ricevuto il cosiddetto “ossigeno” dai Governi, sotto forma di agevolazioni (mutui agevolati e contributi a fondo perduto). E questi imprenditori non vanno ingiustamente collocati al Sud,ma anche al Centro ed ad Nord dell’Italia. Anzi più le zone geografiche erano caratterizzate da alto livello di industrializzazione, più i free riders hanno colpito.

In un’analisi di costi e benefici se un imprenditore ottiene una pubblica agevolazione deve produrre anche un beneficio alla Società, in termini di occupazione, in termini di arricchimento professionale, tecnologico, in termini di condizioni di lavoro, di competitività sul mercato estero e così via. In sintesi deve saper creare una struttura industriale che produce utili (il resto viene di conseguenza).

Basta guardarsi attorno, osservare i risultati sui quali oggi siamo chiamati a preoccuparci,e constatiamo quanti sono stati i Free Riders. Diciamo sono “stati” (e non semplicemente “sono”) perché molti,senza l’assistenza di Pantalone (che ha finito le cartucce), vanno a rotoli. Quindi è anche facile individuarli: i free riders sono stati quelli che oggi cessano di produrre perché non sono più capaci a mandare avanti le aziende, oltre a coloro che ancora ‘resistono’ con le loro perdite.

Ma senza nanismo economico questo non sarebbe accaduto.Ci rendiamo conto che, specie nel periodo attuale (vedi Olivetti, Fiat, Cirio, Parmalat – e quelle che stanno per venire fuori), è facile pensare che più grossa è l’azienda e più facile è nascondere il “marcio”. Questo errore di valutazione non va fatto,perché non è vero.

Per quanto i grossi complessi industriali possano poter contare su Sindaci Revisori e Società di Certificazione spesso conniventi; su appoggi politici; su Amministratori che, dati gli elevati compensi, sono più disponibili a rischiare in frode alle leggi, per “assistere” le aziende di più piccole dimensioni basta, spesso, un semplice Mutuo dell’Artigiancassa, se non un fido bancario un po’ più elevato (per non dire l’accettazione continua da parte della banca al “salvo buon fine” di effetti che, poi, prima della scadenza, vengono rinnovati, e così ad libitum).

E se si fa la somma delle agevolazioni concesse dal ’50 ad oggi alle imprese di piccole e medie dimensioni viene fuori un totale di gran lunga superiore di quelle concesse ad aziende di medio-grandi dimensioni. E – se vogliamo spezzare una lancia a favore di chi certamente non la merita – possiamo prevedere che Sir, Lucchini, Montedison, Fiat ,Ferruzzi, Cirio ed anche la Parmalat, tutto sommato qualcosa di positivo (ad esempio marchi, reti commerciali, prodotti in parte validi, tecnologie, ecc.) sul quale poter ricostruire almeno qualcosa hanno lasciato.

Ma le piccole e medie aziende, quando chiudono, non lasciano dietro di loro nulla tranne la disoccupazione.

In sintesi uno stuolo di imprenditori Free Riders, se non fossero stati accompagnati dal nanismo economico, non avrebbero potuto prolificare (almeno in tale disastrosa misura): le piccole perdite si senz’altro nascondono meglio delle grandi, e poi, per avere il totale, occorre fare la sommatoria; ed in Italia la sommatoria ci dice che i danni al sistema industriale sono stati fatti nel complesso più dalle piccole aziende più che dalle grandi.

Ma in Italia c’è stato,ed ancora vive imperturbabile (nonostante tutte le moine – perchè solo di moine trattasi) un colossale Free Rider: il Sistema Bancario. Tutto il sistema economico italiano vive sull’assoluta difesa, sempre ed a qualsiasi costo, delle banche. Esse godono di privilegi tali che in altri paesi spesso sarebbero chiamati crimini. Nella filosofia del sistema economico italiano le banche non devono mai perdere sui crediti concessi, nel senso che, se esiste anche una minima possibilità di recupero dei crediti da aziende decotte, le banche devono essere praticamente le uniche a poterne usufruire.

Potremmo fare mille esempi. Ma ne bastano solo alcuni.In primo luogo per mezzo secolo le banche hanno imposto tassi e competenze da vera e propria usura. E tutto si può dire tranne che il Testo Unico Bancario sulla trasparenza, e la legge sull’anatocismo, abbiano risolto anche in piccola parte il problema. Lo spread tra tassi a favore e tassi passivi degli Istituti Bancari in Italia è ancora attorno al 10%, contro una media Ocde del 4%.

Inoltre basta pensare alle leggi che Istituirono la Gepi spa (1971) e poi la cosiddetta Legge Prodi per interventi straordinari sulle grosse imprese di interesse nazionale.

Per quanto riguarda la Gepi la ratio della legge era quella di salvare i livelli di occupazione. Nei primi anni di gestione della GEPI furono effettuate molte operazioni positive, che dettero un contributo di grande importanza per il tessuto industriale italiano. Ma purtroppo, nell'italica politica, dopo 5 o 6 anni tutto cambiò. Ed i risutati diventarono tali da formare molti imprenditori italiani dei classici italici Free Riders;che nella maggior parte dei casi,in sostanza furono dei "Free Raiders".

Ed anche le Organizzazioni,dopo i primi 5/6 anni di gestione,giocarono il ruolo economicamemte non indifferente di free riders. 

Pensate che, pur di far arrivare i soldi alle Organizzazioni Sindacali, la Gepi costituì,sparse per l’Italia, ben 56 società per azioni chiamate “Promozione e Reimpiego”. Tali società assumevano i cassintegrati dalle aziende decotte per il solo scopo di avere il diritto legale di poter gestire i danari dei cassintegrati.

I cassintegrati ricevono dall'Inps il loro assegno mensile al loro domicilio,e quindi non versano l' "obolo mensile" alle Organizzazioni Sindacali.

Queste società di “Reimpiego e Promozione” anticipavano i danari ai cassintegrati il dovuto mensile  INPS. Praticamente avveniva una cessione del credito verso l’INPS dei cassintegrati a favore delle società di Promozione e Reimpiego. Le quali, poi, riscuotevano dall’INPS e  pagavano l’obolo alle Organizzizazioni Sindacali .

Solo per attuare queste “cessioni di credito” (e permettere lo storno mensile dell'obolo a favore delle Organizzazioni Sindacali) furono, come accennato,costituite dalla GEPI ben 56 società per azioni di Promozione e Reimpiego; il cui costo medio era di circa 50 milioni di lire mensili, e che rimasero in funzione in media per 7-8 anni.

Peraltro non era che mancassero altri Free Riders. Infatti le società di Promozione e Reimpiego avevano il compito di Finanziarie Corsi di riqualificazione ed, in qualche modo,di pagare un privato imprenditore che fosse disposto ad assumerli.Il quale si era assunto,appunto, l'impegno di costituire nuove società ed assumere i cassintegrati.

Ma da un lato molti operai (per non perdere il contributo della Cassa Integrazione) non accettavano i posti di lavoro offerti,e lavoravano al nero.

In altri casi si dimettevano dopo pochi giorni dall'assunzione(di fatto dividendo i soldi di Pantalone con l’imprenditore) e tornavano a lavorare al nero, con il tacito consenso dei Sindacati per i quali, più la storia durava, e più incassavano.

Tali imprenditori avevano il dovere di assumere tali cassintegrati,ma (con congrui finanziamenti GEPI) ;ma dopo 6 mesi di ridicoli "Corsi di Formazione" che venivano  effettuati presso l'impresa che si era impegnata a costutuire queste nuove società .Mentre tali operai,con la scusa che stavano facendo "Corsi di Formazione",in effetti lavoravano gratuitamente per le imprese -appunto per quelle che si erano impegnate a costituire nuove società.

Ovviamente i soldi della Gepi erano quelli dei contribuenti.

Quanto anche  Legge Prodi sugli Interventi Straordinari,sicuramente fu anche un favore al Sistema Bancario(altro grande free riders)  per non veder persi i loro credi verso le aziende in dissesto.E la legge sui mutui? L’ipoteca che viene rilasciata agli Istituti a Medio Termine erogatori diviene attiva dopo 15 giorni, mentre per la consolidazione di altre ipoteche ci vogliono anni. In particolare il Diritto Fallimentare prevede che vengono ritenute nulle le ipoteche iscritte almeno un anno prima della dichiarazione del fallimento. Ma per i mutui questa norma non vale perché, come accennato, si consolidano in 15 giorni. In altre parole gli Istituti di Credito riscuotono dal Curatore fallimentare (anzi, spesso possono continuare l’esecuzione autonomamente da soli), gli altri no.

E presto, giustamente,verrà introdotto nel Diritto Fallimentare italiano il Chapter 11 americano. Che, in breve, obbliga il curatore a valutare - prima di chiudere definitivamente l’azienda decotta – se esistono probabilità per a continuazione dell’attività. E’ difficile non dubitare che la versione italiana definitiva del Chapter 11 non finirà per privilegiare le banche.

Oggi assistiamo ai casi Fiat, Cirio, Parmalat; dei quali tanto si parla e si dice. Ma di una cosa possiamo essere certi: alla fine gli Istituti Bancari vedranno soddisfatte le loro posizioni creditorie. Mentre i Risparmiatori avranno tante parole e promesse, ma alla fine nessuno gli rimborserà nulla; certo si intraprenderanno numerose cause legali, ma esse certamente vivranno più dei risparmiatori (che, del resto, sul piano prettamente legale, i risparmiatori hanno decisamente torto:non li hanno mica obbligati i Carabinieri ad acquistare junk bonds. Per dire che sono stati raggirati bisognerebbe che dimostrassero la loro incapacità di agire; il che non è certo facile).

Al termine di questa analisi una persona potrebbe dire: ma qui non viene salvato nessuno. Il che sarebbe un errore:

la Scienza Economica non prevede buoni e cattivi, prevede però che venga definito se uno Stato ha un Sistema Industriale valido o meno. Quindi la conclusione è semplice: non illudiamoci che la nostra Italia ne possieda uno. E né che si esso si possa costruire in pochi anni. Poi, se a noi italiani va bene così, perché cambiare?

Massimo Bartolozzi
Massimo Bartolozzi

BIO IN ITALIANO

Nel 1961 si diploma in Ragioneria. E' più di un anno avanti rispetto alla normale età scolastica. Riceve al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi una lettera di congratulazioni essendo il diplomato più giovane d'Italia.

Si laurea presso l'Università di Perugia in Economia e Commercio nel 1968, con una tesi in Economia Bancaria che riceverà 19 punti sul massimo di 20, ottenendo un record italiano che non sarà mai superato.

Come Borsista diviene Assistente Ricercatore presso la Cattedra di Tecnica Bancaria presso la Facoltà di Economia e Commercio di Perugia.

Nel 1970 inizia gli studi presso la Boston University, Massachussets USA.

Nel 1971 entra all'Ufficio Studi e Ricerche Economiche dell'ENI.

A tale data Massimo Bartolozzi era già entrato in contatto con il grande Economista James Meade di Cambridge, cui aveva spedito la sua tesi. Il rapporto con questo Maestro durerà per molti anni, e sarà fondamentale per la sua formazione di Economista.

Nel 1973 passa dall'ENI alla GEPI come Direttore della Divisione Finanza e Programmazione, occupandosi di ristrutturazioni aziendali, finanziamenti e rapporti con il Mondo Bancario e di Borsa.

Durante i suoi studi alla Boston University compie due tirocini di tre mesi ciascuno presso la World Bank in Washington ed ha occasione di recarsi in Sri Lanka, Costa d'Avorio e Zambia nel quadro degli aiuti ai Paesi in via di Sviluppo.

Nel 1974 ottiene presso la Benjamin Franklin Boston University il Ph.D. in Economia ed Econometria.

Nel 1976 James Meade riceve il Premio Nobel per l'Economia, e invia Massimo Bartolozzi come Lecturer presso l'Unversità di Panjim – Goa (India). Dove ritornerà, sempre come Lecturer, più volte. Conosce l'India ed abbraccia la religiosità Induista.

E' anche Lecturer presso le Università di Standford, De Paul University-Chicago, Cambridge e Austin (Texas), dove aderisce alla corrente Istituzionalista dell'Economia.
Diventa Membro della American Managemet Association; dell' Economic Journal Association e della Leaders in Mind di New York.

Pubblica negli USA ed in Inghilterra numerosi lavori, tra cui i più noti sono: “Oligopoly: a Contracting Approach” [Ed . Allen-Londra 1976]. ”Where is only one proof or one evidence of free-market?” [Colorado State University-Economic Bulletin, marzo 1975]. “Central Banks, Interest Rate and Inflation” [World Bank Journal, 1975 - Washington]. ”The invisible hand is a fair tale or a cheat?” [De Paul University Quaterly Journal - Chigago 1976].

Nel 1977 riceve da Robert Mac Namara, Presidente della World Bank, la proposta di entrare a far parte dello staff della sua Segreteria Particolare. Bartolozzi accetta di trasferirsi negli Stati Uniti. Quando, prima di assumere l'incarico, irreversibili e gravissime avversità colpiscono la sua famiglia in Arezzo, ed è costretto a rinunciare. Dovrà anche tornare ad abitare ad Arezzo.

Nel frattempo è consulente sempre della Gepi, della Cassa del Mezzogiorno e dell' ENI. Ha diversi incarichi come Amministratore e Sindaco Revisore in società dei Gruppi Gepi, Eni, IRI.

Nel 1978 inizia l'attività di Dottore Commercialista in Arezzo, alla quale si era abilitato a Roma già nel 1974. Ma è anche Direttore Generale della TESAR SPA in Arezzo (a partecipazione ENI).

Dal 1981 svolge solo la sua attività in Arezzo. Oltre ad essere dal 1995 al 2000 Docente di Economia Applicata presso L'Ateneo Universitario Giacomo Ugolini in San Marino.

Nel 1985 costituisce la FAC EUROITALIA srl, una Professional Consulting di cui è ancora Presidente, la cui Ragione Sociale sarà mutata in Fac.Bartolozzi Consultuing Srl.

Nel 1989 [Editore Buffetti] pubblica il libro “La Cessione dei Crediti” cui seguiranno “Il Manuale sull' Elusione, 1994 e “Crediti Inesigibili: Il Punto”, 2000, cui seguirà una nuova aggiornata edizione nel 2005.

Massimo Bartolozzi è uno degli Official Speakers dell'Associazione Internazionale Leaders in Mind di New York ed è chiamato spesso come relatore in importanti conferenze internazionaliper i seguenti argomenti:
- Distribuzione dei Redditi -Income Distribution
- Gli Spazi Vettoriali nella Teoria Dell'Impresa
Vector Spaces and Enterpise Theory
- Decisioni Manageriali su Informazioni Imperfette
Making Decision and Imperfect Information
- Le Economie a Somma Zero .-The Zero Sum Economies

Ottiene nel 2003 dalla Dialog Software di Oslo (Norvegia) la certificazione internazionale di “ Balanced Scorecard Operator”.

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E' Docente di Economia Applicata;Matematica Finanziaria e Economia Bancaria presso il "L'Ateneo Internazionale Giacomo Maria Ugolini-Ambasciatore" -da quest'ulmimo fondato- presso la Repubblica di San Marino:Ateneo che svolge Corsi di Specializzazione a Laurati.
Attualmente svolge l'attività di Economista e Dottore Commercialista ( Diritto Societario e Tributario ,Start Up e Ristrutturazione di Imprese in Arezzo- Via Cimabue 30.
Per pareri su tali materie contattare mbrt@email.it.





Englisjh BIO

Arezzo.


ENGLISH BIO


Massimo Bartolozzi was born in Arezzo (Italy) on 4 th of June 1943. He got in 1969 his degree in Economics at the University of Perugia. His thesis got a bonus of 19 points (the highest possible was and is 20 points), that is the Italian record so far in the matters of Economics Theory and Applied Economics.

In 1970 he passed also the teacher's diploma exam through in Economics and Juridical Regulation. In the same year he started his economist carrier for ENI (Italian Oil Company- a Public Company) as member of Economic Research Department. After two years he was called as Chief of Economic Research Department of GEPI spa (Industrial Enterprises Managing and Acquisition Joint Stock Company-a Public Company too).




In 1974 he got the Ph.D. in Economics at the Benjamin Franklin Foundation in Boston (USA) and the official qualification to practise the profession of Tax Lawyer and Book Chartered Accountant Doctor.


He had already the chance to meet in Cambridge (UK) James Meade (who was going to become in 1976 Nobel Laureate in Economics). At the time Massimo Bartolozzi did his degree's thesis about the Meade's thought on the market structure. The pupil relation with J. Meade was keeping on for many years.

In the meantime Massimo Bartolozzi, as Chief of GEPI Economic Research Department, seized many opportunities to take part in very important workshops and economic researches in Italy and in all the world, India included. In Italy mainly he was member of Prometeia Economic Association and Agnelli Foundation's Progetto Valletta. He had the opportunity also to get in touch with the rising industrial problems of CEE.

In 1977 Robert Mac Namara, President of the World Bank, read out by chance a paper (published in an American Review) of Massimo Bartolozzi having for subject the role of Central Banks in the monetary market.


A good job was offered to Massimo Bartolozzi in the World Bank staff of President Mac Namara.But suddenly gievious adversietes hitetd his family;and he was forced to come back to live in Arezzo-Tuscany-Italy


As economist Massimo Bartolozzi will join the Istitutional Economic Thought,and publish many important papers, as "Oligopoly: a contacting approach" [ G. Allen Press – London –1976] or “Where is one proof or one Evidence of free market?" [Colorado State University,Economic Bullettin, March 1978]. And also “The invisible hand is a fair tale or a cheat?" [De Paul University, Chigago, 1978].

Since 1976, besides the economic research, Massimo Bartolozzi starts the Chartered Accountant and Manager Consultant profession. He deals with Society and Fiscal Law, especiallly in Restructuring Processes. His office was in Rome first, then in Arezzo since 1982.

He improves also Work Psychology and profiler profession for Managers jobs.

In 1985 he set up FAC EUROITALIA - whose name will be changed in FAC.BARTOLOZZI CONSULTUNIVERS.it - a professional consulting very known in Italy; now he is the CEO.

In 1989 he releases, Buffetti publisher, the book "Credit Management" which becomes a best seller. He writes "The Elusion Manual" and "Outstanding Credits Today" too.

He's a member of the American Member Association, of the "Leader in Mind" association in London and of IARIW in Brussel.


He is one of the Official Speaker of the International Association LEADERS IN MIND of New York (Usa) per thee following topics:
- Income Distribution
- Vector Spaces and Enterprise Theory
- Msking Decision and Imperfect Information
-The Zero Sum Economies

From 2003 he is also "Balance Scorecards Operator" for the company Dialog Software (Oslo).
At the Moment HE IS A Jobber in Italy -Arezzo- Tucany -Via Cimabue 30.
To conctat mbrt@email.it