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BLOG E GIORNALISMO - prima parte

 
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di Gloria Pericoli letto 7393 volte | Condividi

I blog minacciano la professione giornalistica?
BLOG E GIORNALISMO - prima parte

Estate 2004: la notizia che il Partito Democratico statunitense ha accreditato alla convention di Boston anche alcuni celebri bloggers, oltre ai più tradizionali inviati delle testate giornalistiche, ha riacceso il dibattito se i blog possano considerarsi o meno una forma di giornalismo. Dibattito, questo, che negli Stati Uniti ha già una storia relativamente lunga, ma che anche in Italia comincia a non essere più tanto nuovo: ne è prova un convegno tenutosi a Napoli nei primi giorni di giugno 2004, intitolato “Culture digitali: i weblog e la nuova sfera pubblica”. Un mese prima del suo inizio è stato anche attivato un blog per raccogliere contributi e proposte che fornissero la base per lo stesso convegno. Seguendo alcune indicazioni tratte proprio da questo blog, mi sono documentata meglio sulla natura di questo strumento per provare a capire quali siano le novità che esso apporta realmente al mondo dell’informazione.

 

Forme del giornalismo online e rapporti con la professione giornalistica (Deuze)

Dato che il blog è una forma comunicativa indissolubilmente legata al web, ritengo innanzitutto utile fare riferimento ad un articolo di Deuze, il quale si propone di classificare le varie forme di giornalismo online (inteso nel senso di produzione di contenuti giornalistici destinati primariamente alla rete) in base al modo in cui esse utilizzano le caratteristiche della rete e di stabilire come esse influenzano la professione giornalistica.

Deuze individua le tre caratteristiche principali della rete, ossia:

1.      ipertestualità: interna od esterna allo stesso sito;

2.      multimedialità: risultante da una convergenza delle modalità mediali (combinazione di informazioni offerte in formati differenti) o da una loro divergenza (nel senso che tutte le parti del sito sono sviluppate a partire da una prospettiva multimediale, in modo da offrire all’utente finale molteplici piste all’interno, e attraverso, i contenuti del sito);

3.      interattività: che può essere della navigazione (nel senso che l’utente può navigare in maniera più o meno strutturata attraverso il contenuto del sito, ad esempio attraverso le icone “Pagina Seguente” o “Torna su”), delle funzioni (l’utente può in qualche modo partecipare al processo di produzione del sito interagendo con gli altri utenti, ad esempio partecipando alle discussioni moderate) o adattiva (i contenuti del sito variano in relazione al comportamento di navigazione dell’utente e alle preferenze che egli ha precedentemente indicato).

In base a queste caratteristiche, le forme di giornalismo online sono così definite:

§         Siti web “mainstream news”

Questi siti offrono generalmente una vasta quantità di contenuti editoriali e in minima parte la possibilità di contribuire all’arricchimento del sito (comunicazione partecipatoria). Relativamente alle caratteristiche della rete sopra individuate, i siti “mainstream news” operano al livello dell’ipertestualità interna, dell’interattività della navigazione e, in rare occasioni, della multimedialità di convergenza. Questa forma di giornalismo online, in sostanza, non si discosta dal modello del giornalismo tradizionale (radio, televisione e stampa) nel suo modo di raccontare le cose, nei valori-notizia e nel rapporto col pubblico.

§         Siti web “index” e “category”

In questo caso, i giornalisti online operano monitorando molteplici siti di informazione ed offrendo agli utenti i link agli articoli esterni reputati più interessanti; essi operano dunque elaborando delle “piste” informative. Il contenuto editoriale originale di questi siti è conseguentemente scarso, mentre vengono a volte offerte al pubblico delle aree dedicate allo scambio di notizie, consigli e link. L’intertestualità è chiaramente esterna, l’interattività è principalmente della navigazione, la multimedialità è scarsa.

§         Siti web “meta-” e “comment”

Tali siti parlano di altri siti di informazione e trattano questioni legate ai media. Il loro contenuto editoriale è solitamente prodotto da giornalisti professionisti, i quali discutono contenuti reperiti da qualche parte in internet. L’intertestualità dei siti “meta-“ e “comment” è esterna, la multimedialità rimane scarsa, l’interattività è invece funzionale, dato che solitamente viene offerta al pubblico la possibilità di intervenire.

§         Siti web “share” e “discussion”

Costituiscono delle piattaforme per lo scambio di idee e storie, spesso centrate su di un tema specifico. L’interattività è presente a livelli differenti, l’ipertestualità è esterna mentre la multimedialità è quasi inesistente, dato che generalmente questi siti sono basati esclusivamente su testi scritti.

Per l’autore, questi quattro tipi di siti di informazione possono considerarsi appartenenti al dominio del giornalismo professionale in quanto la loro funzione è nella maggior parte dei casi la stessa del giornalismo tradizionale ovvero, per citare la definizione dominante nei paesi democratici, “fornire ai cittadini le informazioni di cui hanno bisogno per essere liberi e per autogovernarsi” (Kovach e Rosenstiel, 2001).

 

Quanto osserva Deuze è che l’incorporamento all’interno di una testata dei valori più tipici del giornalismo online (ad esempio, l’ipertestualità esterna) comporta sempre una ri-definizione della cultura della redazione e delle professionalità coinvolte; per questo motivo, l’entrata in scena di nuovi strumenti e metodi legati alla rete (ad esempio, il blog) non può che provocare un cambiamento del concetto tradizionale di “giornalismo”.

Deuze osserva anche che molti degli studi riguardanti i nuovi media partono dall’implicito assunto che il futuro del giornalismo continuerà ad essere determinato primariamente dal monopolio della narrazione da parte dei giornalisti per il pubblico. Quanto invece egli sostiene è che il futuro del giornalismo sta nel rovesciamento di questo paradigma, in modo tale che il giornalista diventerà un “info-mediatore” incaricato di fornire ai cittadini gli strumenti necessari per produrre narrazioni partecipatorie. Un primo passo verso tale modello di giornalismo potrebbe stare nel concetto di giornalismo di monitoraggio”: poiché il giornalista vero è colui che ha la capacità di “tastare il polso” alla società, e non solamente quella di fornire contenuti generici, si potrebbe immaginare un sito di informazione come una piattaforma che permetta ai cittadini di esprimere le loro opinioni e di porre domande sulle questioni che più li interessano e nel quale i giornalisti rispondano alle domande del loro pubblico pubblicando varie storie e fornendo loro background e link esterni. Un ulteriore evoluzione in questo senso potrebbe poi essere il giornalismo dialogico”, nel quale i contenuti informativi sarebbero completamente frutto dell’interazione tra giornalisti e cittadini; in questo modo, quelli che una volta venivano distinti in “produttori” e “consumatori” di notizie  diventerebbero entrambi “prosumatori”.

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Pubblicato il 08/10/2004
da Gloria Pericoli | tutti i suoi articoli


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