Una competenza spavalda

Gustave Flaubert, che della categoria se ne intendeva tanto da dedicargli un «dizionario dei luoghi comuni», riteneva che un perfetto cretino avesse in sé tutte le prerogative per essere felice. Pertanto, se uno spiccato egoismo ed una buona salute erano assolutamente importanti, l’imbecillità costituiva il requisito fondamentale. Certo, l’autore di «Madame Bovary» nella sua smielata lettera a Louise Colet (06/08/1846), parlando di stupidità, aveva ben altri pensieri per la testa… Tuttavia l’idiota, nella sua inarrestabile discesa tra gli abissi dell’umana cretineria, trascende il tempo e travalica i limiti, attraverso il libero deflusso di parole e comportamenti reiterati in un crescendo ossessivo, trasformato in fenomeno prevalente del nostro tempo, nell’imperturbabilità della sua normalità priva di senso. Nei casi patologicamente rilevanti della dissonanza cognitiva, il cretino declina nella psicopatia; si prende maledettamente sul serio, nei toni come nei contenuti, smarrendo il senso delle proporzioni e finanche della logica. Delira. E nell’ossessione ripetuta rasenta la follia, facendo la faccia feroce per dissimulare l’impotenza…

Nel linguaggio comune, per «competenza» s’intende l’abilità e l’esperienza acquisita in un determinato ambito d’attività. Si tratta di un concetto che, in genere, adoperiamo in relazione a contesti professionali, per indicare la capacità di fornire prestazioni efficaci». Ne riproponiamo, a chiudere, due paragrafi già pubblicati in altro post attinente il punto più alto della scrittura di Hemingway.

L’onda delle parole. (…) Le parole escono veloci, sembrano imprimersi da soli sulla carta, e in poche settimane Il vecchio e il mare è finito. È un «vero modello di racconto puro» (come lo definisce Eugenio Montale sulle pagine del “Corriere della Sera”), disarmante nella sua trasparenza, talmente semplice e perfetto, nella forma e nei contenuti, da dare l’idea di una maggiore sfuggente complessità. È la lotta di un uomo contro la natura, o meglio contro i suoi stessi limiti; una lotta talmente profonda e accanita che trasforma i nemici in amici, in un’unione universale dominata, finalmente, da un grande senso di pietà.

A proposito del vecchio e il mare, lo scrittore commenta: «È l’epilogo di tutti i miei scritti e di tutto ciò che ho imparato, o cercato di imparare, mentre scrivevo o tentavo di scrivere». È questo il punto più alto della scrittura di Hemingway, ma purtroppo anche un punto di arrivo: sopraffatto dai suoi problemi di salute, da qui in poi avrà modo di produrre ben poche pagine. Difficile intuire se lo scrittore sapesse già di essere arrivato alla fine o meno, e forse non è neanche così importante. Ciò che davvero conta è il pensiero che affida a Santiago durante la sua lunga e tremenda lotta e che, nella sua semplicità, racchiude una parte tanto vasta e profonda dell’universo del suo autore: «L’uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non sconfitto».