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Televisione ed Internet, genitori elettronici dell'infanzia

Televisione ed Internet, genitori elettronici dell’infanzia. Un'analisi del rapporto tra bambini e mezzi di comunicazione di massa.

di Giandomenico Belliotti

Modelli di comunicazione diretta, fluida, interattiva che vengono preferiti a libri, quotidiani e periodici. Televisione ed Internet sono i media più apprezzati dai giovani per varietà di contenuti,  libertà di consultazione, uso ludico; compagni inseparabili del proprio tempo libero e della crescita, sentiti più vicini per la loro carica di suggestione e modernità.

 

Tenendo conto che la vulnerabilità di un bambino è amplificata quando viene lasciato solo durante il processo di decodifica o interpretazione del messaggio ricevuto, è necessario che i minori entrino in rapporto con i mezzi di comunicazione in modo mirato e sensibile alle loro esigenze.

 

Emittenti radiotelevisive pubbliche e private hanno giocato per anni alla guerra degli ascolti, in nome dell’audience, senza curarsi dei bisogni di chi stava dall’altra parte dello schermo, soprattutto dei più piccoli, imbottiti da palinsesti ricchi di pubblicità e turbati il più delle volte dalle immagini violente dei film o dei servizi dei telegiornali, mandate in onda per “dovere di cronaca”. Anche Internet nasconde insidie per i navigatori più piccoli e non sempre le reti telematiche risultano sicure ed i contenuti offerti attendibili o adeguati ad un pubblico di bambini.

 

Su mandato del Ministro delle Comunicazioni, la Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo ha varato nel 2002, il Codice di autoregolamentazione tv e minori e nel 2003, il Codice di autoregolamentazione “Internet e minori”, sottoscritti rispettivamente dai rappresentanti di emittenti televisive nazionali e locali e dalle associazioni di imprese di comunicazione ed Internet provider.

 

Un contributo concreto di civiltà che rappresenta un ulteriore progresso verso la responsabilizzazione di tutti nell’uso dei mezzi di comunicazione di massa e nella diffusione delle nuove tecnologie perché, in una società colta ed evoluta, le imprese che si misurano con il mercato non devono perdere di vista il patrimonio di regole e di valori che tengono unita la società civile.

 

 

TELEVISIONE 

 

Una tv usata più come passatempo (neotelevisione) che come strumento di maturazione culturale e intellettuale (paleotelevisione); che sembra aver perso quel valore sociale, formativo ed educativo di una volta; che trasmette disvalori e modelli diseducativi, trasformando la famiglia e la scuola in agenzie educative secondarie. 

 

Televisione oggetto, in cinquant’anni di vita, di esaltazioni e critiche: da Marshall McLuhan che la considerava come un “prolungamento del sistema nervoso centrale”, preziosa protesi degli esseri umani; a Karl Popper che sottolineava la sua capacità di cambiare radicalmente l’ambiente, da cui proprio i bambini traggono i modelli da imitare, e quindi anche le basi dell’educazione. 

 

Eppure, nel 1954 era la Tv dei ragazzi ad aprire ogni giorno i programmi con intento educativo e dopo il mitico Carosello, affermatosi nel 1957, i più piccoli andavano a letto. Anche oggi non mancano programmi di cultura e di apprendimento pensati per i più piccoli ma sulla scelta di seguirli si impone il potere del telecomando, orientato verso argomenti ludici.

 

I bambini di oggi crescono in un ambiente nuovo, mai esistito prima del 1950 nell’esperienza umana, in stretto contatto con una scatola luminosa che trasmette un flusso continuo di messaggi, che produce immagini e suoni divenendo, a volte, la fonte principale di input verbali e stimolazioni visive.

 

Oggi, per un bambino che guarda la tv, è necessaria la presenza di un adulto che lo aiuti a sviluppare in modo corretto le sue capacità cognitive. I cambiamenti dell’età evolutiva richiedono, infatti, tecniche di comunicazione differenti, il più delle volte ignorate dai programmi televisivi. I bambini devono imparare a convivere con questo elettrodomestico, “dosarlo” senza stabilire con esso un rapporto di dipendenza e senza rinunciare all’altra realtà fatta di dialoghi, giochi, letture ed amici.

 

“Formare le abitudini dei figli - ha affermato Giovanni Paolo II in un discorso del 1994 - a volte può semplicemente voler dire spegnere il televisore perché ci sono cose migliori da fare o perché la considerazione verso altri membri della famiglia lo richiede. I genitori che si servono abitualmente ed a lungo della televisione come di una specie di bambinaia elettronica, abdicano al loro ruolo di primari educatori dei propri figli”. 

 

Ed in occasione della XXXVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, celebrata il 23 maggio scorso, il Pontefice ha manifestato nuovamente la sua preoccupazione poiché la famiglia e la vita familiare “troppo spesso vengono rappresentate in modo inadeguato dai mezzi di comunicazione”.

 

Dopo oltre mezzo secolo, il testimone passa adesso alla tv digitale terrestre. Glielo consegna la “vecchia televisione” con la pubblicità per l’acquisto del decoder e dei nuovi elettrodomestici. Il futuro della televisione prevede una maggiore possibilità di interazione da parte degli utenti, alla ricerca di qualità sia nei programmi che nell’informazione e l’apparecchio televisivo si prepara a diventare un nuovo e pratico elettrodomestico interattivo nel quale confluiranno le funzioni tradizionali  della tv e del computer.

 

Come cambierà il rapporto dei più piccoli con l’evoluzione del mezzo tecnologico? Come verranno rivoluzionati i modelli di consumo con l’aumento del numero di canali e la fruizione multimediale, non passiva, dei contenuti? Una scelta più ampia ed articolata corrisponderà alla qualità e alla novità delle informazioni?

 

Risale al 1993 la prima sottoscrizione di un Codice convenzionale, tra la Federazione Radio Televisioni e le più importanti associazioni di consumatori, insegnanti, genitori dedite alla tutela dell’infanzia, per dettare nuove regole ed assicurare le esigenze di un armonico sviluppo dei telespettatori in età evolutiva.

 

Il rispetto dei diritti e della sensibilità dei bambini nella programmazione televisiva è affidata, adesso, ad un nuovo Codice di autoregolamentazione tv e minori, approvato nel 2002 dalla Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo e sottoscritto dai rappresentanti delle emittenti televisive nazionali e locali e dal Ministro delle Comunicazioni.

 

Sulla sua applicazione vigila un apposito Comitato che, d’ufficio o su denuncia dei soggetti interessati, verifica ed accerta le violazioni al Codice, adottando una risoluzione motivata ed inoltrando tutta la documentazione all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

 

Il Comitato di applicazione è intervenuto più volte richiamando alcune emittenti televisive che, durante la fascia oraria di programmazione “protetta” tra le ore 16.00 e le 19.00, hanno trasmesso scene volgari, frasi scurrili e sequenze sconce, violando il Codice di autoregolamentazione tv e minori che si propone di tutelare il benessere morale, fisico e psichico dei bambini.

 

Recentemente, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, confermando la multa inflitta dall'Autorità Garante delle Comunicazioni alla Rai per avere mandato in onda in prima serata il racconto dettagliato dei crimini di un pedofilo nel corso di un processo, ha fissato sette regole fondamentali da osservare per proteggere i minori.

 

In sintesi: non devono essere mandati in onda programmi che possono danneggiare la capacità dei bambini di distinguere tra valori diversi o opposti come bene/male o buono/cattivo; non è sufficiente l'avviso che la trasmissione non è adatta ai minori; la rete che intende trasmettere programmi pericolosi per lo sviluppo dei bambini deve adottare accorgimenti tecnici tali da far escludere la visione ai minori secondo un criterio di normalità; la televisione deve considerare il minore come una persona che ha diritto ad un corretto e sereno sviluppo fisico e psichico; i principi di protezione dei minori devono essere applicati a tutti i generi di programmi televisivi; in caso di conflitto tra due interessi costituzionalmente protetti come la tutela dei minori ed il diritto all'informazione il primo deve prevalere sul secondo; il mezzo radiotelevisivo che riproduce nella loro crudezza fatti particolarmente traumatici non è idoneo a fornire il supporto necessario alla tutela dei minori.


Queste regole, secondo la Suprema Corte, contribuiscono a far sì che i programmi televisivi partecipino allo sviluppo psichico e morale dei minori, conferendo alla televisione anche una funzione educativa.

 

La tutela dei bambini e dei ragazzi dalla violenza, che a volte scaturisce dagli strumenti di comunicazione, non riguarda soltanto la televisione ma soprattutto Internet, i videogiochi e le forme di comunicazione nate grazie alle nuove tecnologie: dai giochi on line alle chat room, ai brevi messaggi di testo (SMS).

 

 

INTERNET

 

Oggi nella cameretta di un bambino, oltre alla televisione, trova spazio il computer con cui si naviga in Internet o si gioca ai videogame soprattutto la sera, prima di prendere sonno. Un’abitudine nuova rispetto a quella del passato, quando ci si addormentava ascoltando una fiaba letta dai genitori.

 

L’uso del computer ha rivoluzionato anche il modo di fare i compiti a scuola. Per svolgere una ricerca non si ricorre più ai pesanti volumi delle enciclopedie divisi per lettera. Basta collegarsi ad Internet, utilizzare un motore di ricerca, digitare la parola chiave o l’argomento ed il gioco è fatto, con effetti non sempre positivi sull’apprendimento.

 

Ma la rete nasconde anche trappole in cui un bambino può facilmente cadere, trovandosi esposto a numerosi pericoli: pornografia, pedofilia, istigazione all’odio ed alla violenza, banner pubblicitari che offendono la morale.

 

Alcuni server offrono la possibilità di filtrare il contenuto di gran parte del materiale presente sul web impedendo, ad esempio, la visione di siti pornografici e garantire così ai più piccoli una navigazione sicura. E sempre la rete consente di scaricare gratuitamente software aventi la stessa finalità di filtraggio. Ma non basta!

 

La spinta ad un uso consapevole della rete telematica deve coinvolgere soprattutto i genitori che non possono certo delegare ad un computer il ruolo di “confidente” dei propri figli. E proprio ai ragazzi bisogna far comprendere che, nell’oceano della rete, non tutti i siti sono credibili. Il vero problema, infatti, non è quello di accedere alle informazioni ma di aiutare i bambini a distinguere l’affidabile dall’inaffidabile, in una dimensione critica e cosciente nell’uso del mezzo.

 

Tenendo conto dell’influenza crescente del web nel processo di formazione ed educazione dei minori, alla fine dello scorso anno, associazioni di imprese di comunicazione, Internet provider ed informatica hanno sottoscritto, insieme ai Ministri delle Comunicazioni e per l’Innovazione e le Tecnologie, il Codice di autoregolamentazione “Internet e Minori”.

 

Tra gli obiettivi e le finalità, quelli di aiutare gli adulti, i minori e le famiglie ad un uso corretto e consapevole della rete telematica; predisporre apposite tutele atte a prevenire il pericolo che il minore venga in contatto con contenuti illeciti o dannosi per la sua crescita; promuovere un accesso sicuro per il minore alle risorse della rete; assicurare una collaborazione piena alle autorità competenti nella prevenzione, nel contrasto e nella repressione della criminalità informatica ed in particolare nella lotta contro lo sfruttamento della prostituzione, la pornografia ed il turismo sessuale in danno di minori, attuati tramite l’utilizzo della rete telematica.

 

La corretta, imparziale e trasparente applicazione del Codice è affidata ad uno specifico Comitato di Garanzia costituito da undici componenti effettivi, esperti in materia, nominati con Decreto del Ministro delle Comunicazioni, adottato di concerto con il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie.

 

Il Comitato avrà il compito di controllare che i soggetti che svolgono attività imprenditoriale su Internet possiedano tutti i requisiti ed abbiano assunto tutti i comportamenti previsti dal Codice, segnalando agli interessati eventuali violazioni.

 

Anche in sede europea sono allo studio nuove misure per proteggere i bambini e i ragazzi dalla violenza in televisione, su Internet e più in generale sui nuovi media. A livello di Commissione europea, negli anni scorsi, la questione è stata affrontata sia con la direttiva “televisione senza frontiere”, sia con la raccomandazione sulla protezione dei minori nei servizi audiovisivi e della società dell’informazione.

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