Disintermediazione delle Informazioni

E' un termine che conosciamo più o meno tutti. C'è chi lo anglicizza in "social news" respirando 2.0, chi lo etichetta costruendoci attorno modelli di "giornalismo collettivo" e chi lo chiama "informazione dal basso". E' la Disintermediazione, un fare e muovere cultura dell'informazione fondata sul passaparola e in cui i punti di riferimento si spostano dal professionista di settore al "miglior professionista con cui riesco ad entrare in contatto grazie alle mie conoscenze o alle conoscenze delle mie conoscenze". Referenti della notizia diventano amici, colleghi di lavoro (perfino competitori), esperti della comunicazione, opinionisti, a volte illustri sconosciuti che propagano l'onda sfruttando il meglio dei social network e in generale del web. Niente di nuovo sotto il sole. L'indotto è conosciuto e praticato da anni. Scoperto..

casualmente. Markimonio 2007, Sauro Mariani - Direttore marketing MTV Pubblicità - raccontava l'esperienza maturata durante la promozione di uno spot dedicato al "Save Your Life" del World Aids Day 2005: "Dopo quasi un anno dal lancio, dopo la tradizionale pianificazione e dopo non aver ricevuto nemmeno la solita pacca sulle spalle ci chiedemmo che cosa ne fosse stato dello spot. Abbiamo chiesto allo stagista di dare un’occhiata in giro. Scoprimmo che il video era stato grabbato ed era stato diffuto su Internet riuscendo a raggiungere quei siti di settore più sensibili all’argomento ed altri obiettivi che non ci erano nemmeno passati per la testa". Fu un evento che condizionò progressivamente tutte le strategie d'advertising dell'emittente musicale, iniziando dalla consapevolezza espressa da Mariani al Markimonio: "Fino a pochi anni fa non avrei avuto alcuna difficoltà a definirci come Media. Ora nella definizione di Media preferisco starci fino ad un certo punto. Preferisco fare un passo indietro e preferisco essere definito broadcaster o fornitore di contenuti, perché oggi il ruolo dei Media è un pò scomodo". Nel dettaglio cadevano i capisaldi di una diffusione mediatica basati sul "pianifico per ottenere una determinata copertura in un periodo di tempo rispetto al quale faccio delle valutazioni" e emergeva la consapevolezza dell'inadeguatezza dei tre parametri di valutazione standard (all'epoca): "Pianificazione, continuità e temporizzazione. . . Io ho perso se prendo a riferimento questi parametri per valutare il successo della campagna".

grazie a rifiuti preconcetti. Madre Segreta, Creatives Are Bad 2009. Non era il primo caso di studio del genere e forse nemmeno il più "originale" ma quante evidenze dietro le righe! "Un messaggio visivo troppo forte" - affermò la Provincia di Milano per giustificare il NO girato alla comunicazione visiva proposta per supportare il messaggio di un sostegno concreto alle donne riguardo la Giurisprudenza correlata alla possibilità di partorire in anonimato. "Un messaggio sociale troppo forte" che toccava tanto l'aborto clandestino quanto l'abbandono dei neonati, proponendosi come garante di quell'informazione consapevole che mancava in situazioni di maternità insostenibile. "Abbiamo proposto una campagna d’urto di facile lettura con un testo minimalista che si proponesse con la stessa efficacia in tutte le lingue utilizzate. Le immagini sono immediate e descrittive e a nostro avviso prive di aggressività" - spiegavano da EsseBlu. "La campagna non è stata realizzata perché la Provincia di Milano ha giudicato il messaggio visivo comunque troppo forte e crudo" - declinavano dalla Provincia. Oggi.. Madre Segreta at YouTube. Un'iniziativa che non riesce a relazionarsi con l'attualità di modelli sociali che cercano, pretendono, richiedono "intimismo" e rifiutano per esperienze generazionali il "formalismo" proprio di modelli freddamente "unidirezionali". Madre Segreta fu una lezione di "vita sociale" importante se non fondamentale per certi approcci istituzionali a questioni quanto mai delicate. La punta del cambiamento più recente (nel bene e nel male) ? Referendum 2011 su nucleare, acqua e legittimo impedimento e relativi "movimenti" pro, anti, "astenuti" sfrondati di qualsiasi filtro.

Che sia modello di business piazzato come "prodotto finito" a misura d'esigenza, piuttosto che alternativa innalzata a panacea della vecchia (ma quanto mai attuale) Fabbrica della Paura, la Disintermediazione delle Informazioni è l'attualità della rete che fa rete perché vive (di), si nutre (delle), proietta (le) nostre singolarità nell' approccio quotidiano al web delle notizie. Questo stesso articolo è un esempio di disintermediazione, così come la maggior parte degli articoli - articoli, non comunicati stampa - prodotti su Comunitàzione. Noi, io, te, gli altri, siamo e facciamo notizia nel momento in cui decidiamo di relazionarci attivamente supportando, alimentando, soffiando sulla notizia che c'interessa. Tutto bello.. tutto presente.. tutto attuale.. talmente tanto attuale che "siamo" attività di nicchia. Un popolo di oltre 600 milioni di persone (milione più, milione meno) che "fanno" nicchia mondiale che nasce e muore nel vagito di un'indignazione popolare piuttosto che nel lancio di quel progetto che vale. Che paradosso è ?

La più grande forza della Disintermediazione.. la sua più manifesta debolezza.

Sappiamo tutti quanto sia devastante la forza di un passaparola ma i problemi iniziano quando il passaparola diventa "luogo comune" e strumento coatto d'informazione di parte, per quanto buone siano le intenzioni. Oggi l' "informazione dal basso" si muove seguendo indotti che paiono più automatismi d'aggregazione sociale che di relazionamento convinto. E' sufficiente un inesistente "precario incazzato" perché si muova la massa. Un "mi piace" non costa niente. Un "oggi sono uscito senza scarpe" vale sei/sette secondi di twitt. Quanto ci metti a copiare e incollare un link ? Il più grande nemico della Disintermediazione è l'automatismo di aggregazione sociale sfrondato di analisi critica. I Social Network ereditano dal web "tradizionale" il concetto distorto di tempo: se un'azione richiede meno tempo e mi permette di raggiungere l'obiettivo che mi sono preposto allora significa che ho ottimizzato le mie risorse e mi sta bene così. Il web ottimizza una manciata di minuti in attività di pochi secondi. Il discorso non fa una piega, dalla prospettiva "backend" di un Social Network.. front end invece, via libera ai "profili autistici".

Parole. Solo parole. Probabile che mi sto attirando gli strali di molti tra coloro che dedicheranno un po' di tempo a questo articolo. Il punto è che quando ti trovi di fronte a certe evidenze sai, perché lo senti (oppure lo sai davvero ?), che certi "movimenti dal basso" possono essere ignorati a prescindere da chi "parla". E sai anche (perché lo sai) che non è questione di giochi di potere, di lobby o di altre generalizzazioni a perdere. Certo. La fonte dei problemi è sempre quella ma poi ognuno di noi ci mette del suo nell'ammiccare all'indotto "coatto". Come è possibile ? Come è possibile, ad esempio, che un Bruno Vettore non riesca a fare breccia ribattendo alla diffusione di informazioni errate. Una risposta, tanto per.. potrebbe essere che quando tutti hanno qualcosa da dire su tutto e quando le parole di pochi vengono replicate in eco, pure distorte, a creare rete e passaparola a perdere, tutto questo indotto informativo che fa ed è notizia perde d'incisività al punto da diventare attività di nicchia etichettabile come "rumore di fondo"..quale che sia la firma che alza la voce. Certo.. seguirai (tu, professionista dell'informazione) gli echi. Certo, gli darai credito nella misura in cui questi rumori non superino i confini che si sono "referenziati". Sono confini che parlano d'indignazione popolare, temi sociali ma anche politici che "devono" nascere e morire nell'arco dell'indignazione, appunto. Sono confini facilmente "fomentabili" e che - dimostra l'estate scorsa tra scandali, crisi e ribaltoni - se lasciati a se' stessi si esauriranno all'interno del loro stesso "sistema referenziale". Gli darai credito anche quando parleranno di business. Soprattutto quando trattereanno di business. Business, bada bene, non Affari. Gli Affari rispondono ad altri galatei che hanno punto e niente in comune con la disintermediazione a cui siamo abituati.

Zone Temporali e via discorrendo.

Parlare d'Affari è una cosa seria. Richiede backround serio. Richiede referenze serie. E anche se le hai, perfino se le hai, come li attraversi certi confini ? Puoi tradurre il concetto come ti pare ma arriverai sempre a questi filtri. Te li troverai stampati davanti, prima o poi, nella tua esperienza lavorativa. Mi fanno venire in mente un film recente (IN TIME) con le sue zone temporali, i ritmi che le contraddistinguono e le evidenze scandite dai salassi di minuti, ore, mesi e anni lasciati in tributo. Se hai qualcosa da dire e il coraggio di dirlo nel metterci la faccia, il passo successivo è quello di relazionarti alla rete di competenze a cui ti rivolgi seguendo però un modello alieno alle involuzioni che fanno nicchia. Devi essere disposto a darti e a dare il meglio rifiutando certe "ottimizzazioni" e preferendo la via più lineare ma certo affatto più semplice: le pubbliche relazioni che richiedono tempo, dedizione e lavoro.. mai "a perdere". Il che tradotto significa interagire con ogni singola zona temporale e con cognizione di causa. Se hai qualcosa da dire, devi avere sia gli strumenti per dirla (e non mancano, giusto ?) che le competenze per affermarle, lasciando il "fai da te" e la "comunicazione di massa" a chi non può farne a meno. Il che significa adattarti alle singole esigenze rifiutando modelli generalisti. La scoperta dell'acqua calda ? Raccontalo alla label indipendente che viene messa a giro da redazioni qualunquistiche, oppure all'agenzia immobiliare che chiude i battenti perché così "vuole" la Crisi. Raccontalo a chi rifiuta il concetto di ottimizzazione del business solo perché ritiene sacro il suo "orticello stagnante" e non vede il motivo per ottimizzare collaborando, quando non condividendo, con quel competitore che potrebbe.. Raccontalo a chi compra e vende "mi piace" perché servirne 1.000 significa aver onorato il mandato della committente. Raccontalo a chi crea siti specchio, pagine fantasma, backlink inconcludenti per tirare su l'indicizzazione del cliente sui risultati di ricerca di Google. Raccontalo a chi fa e interpreta l'Article Marketing come riproduzione in ciclostile di uno stesso pezzo, giusto il tempo di variare qualcosa per far fesso il motore di ricerca magari colorando l'impresa con una bella azione di nanopublishing e buzz che non guasta mai. Tutte realtà che stanno annaspando pur trovando ancora qualche mandato di committenti convinte.. giusto il tempo di bruciarle. Oppure.. oppure, forse per alcuni è ora di rimboccarsi le maniche prendendo impegno serio con sé stessi prima che con i clienti ? Impegno che chiama responsabilità interpretata dai due claim a seguire.

"Crisi come opportunità". Turismo.

"Sappiamo tutti che le aziende vogliono spendere meno e sappiamo anche che un mercato in difficoltà stimola due possibilità: 1) la corsa all'aumento dei prezzi per rientrare delle perdite di portfolio 2) la ricerca di un prodotto a basso costo per ammortizzare le perdite di portfolio. Nel 2010 le aziende erano insoddisfatte delle manifestazioni a cui partecipavano. La crisi vera però era già passata. Avrei avuto tutto il diritto di lamentarmi io, che avevo aperto le porte di Firenze Business quando le banche avevano deciso di chiudere grande parte del credito alle piccole e medie imprese. Mi è andata bene perché la mia idea di evento era differente e difficilmente replicabile se non viene affrontata da una prospettiva differente agli standard del fare impresa".

"L'Anno del Fare". Immobiliare.

"Abbiamo chiuso l’anno leggendo una lotteria di numeri sull’andamento delle vendite, dell’erogazione dei mutui, dei prezzi …non riuscendo mai ad avere il piacere di leggerne due uguali! Abbiamo chiuso l’anno leggendo di statistiche e previsioni, alcune catastrofiche altre addirittura ottimistiche! Abbiamo chiuso l’anno leggendo che le agenzie immobiliari aumentano sempre di più, e che i prezzi delle case non sono calati…ma sarà poi vero? Abbiamo chiuso un anno di proposte e leggi su patrimoniale, ici, imu, classe energetica etc etc. In realtà abbiamo chiuso un brutto anno di transizione, statico …uno di quegli anni tipici dei momenti confusi e di crisi. Cosa dobbiamo aspettarci dal 2012? Per ben iniziare …non dobbiamo aspettarci niente! …dobbiamo fare qualcosa!".

Turismo e Immobiliare. I due settori Osservatori della "salute" creativa, propositiva, economica e si (anche finanziaria) dell'Italia che non Inveisce. Sostituisci il nome del settore evidenziato con quello di tua competenza. Cosa cambia ? Tu.

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