/leggi.asp NEGOZI TEMPORANEI PER UNA BRAND FIDELITY A LUNGO TERMINE .::comunitàzione::.
Condividi la tua conoscenza. Iscriviti e pubblica i tuoi articoli, i tuoi comunicati e i tuoi annunici di lavoro
30
mag
Meet the Media Guru :: Kaiser Kuo Milano
 
4
giu
Evoluzioni del mercato delle Telecomunicazioni Mobili Milano
 
19
giu
Mobile Device & Business App Milano
 
Newsletter: Per ricevere novità e studi direttamente nell tua casella email:

NEGOZI TEMPORANEI PER UNA BRAND-FIDELITY A LUNGO TERMINE

L’ultima frontiera del marketing è il temporary shop, un’attività commerciale transitoria, che fa leva sull’unicità, la sorpresa e l’appeal dell’evento esclusivo

3091
lettori
pubblicato da Claudio Capovilla, il 12/05/2011 |
Claudio Capovilla
Claudio Capovilla
Direttore di Strategia in Gruppo icat



Per contattare questo autore devi esser registrato su comunitazione.it


NEGOZI TEMPORANEI PER UNA BRAND-FIDELITY A LUNGO TERMINE

La crisi economica e la necessità di movimentare il mercato con idee sempre nuove, proponendo esperienze coinvolgenti per gli acquirenti, ha determinato la nascita di forme di comunicazione non convenzionale. Tra queste, un moderno e recente strumento di marketing è il temporary shop, ovvero, come suggerisce il nome, il negozio “a tempo”.

Si tratta di attività commerciali estemporanee, che restano aperte per giorni, settimane, o al massimo un paio di mesi. Il tempo – scandito da un apposito countdown posto sulla vetrina – unito all’effetto sorpresa, è proprio una delle leve principali utilizzate per conquistare il cliente: chi non si affretta perderà l’occasione.

La formula è quella dell’evento: il mood che si comunica, infatti, ha la valenza di un happening irripetibile e imperdibile, assolutamente da vivere. E proprio per la sua unicità, la notizia si diffonde, viene raccontata agli amici, dando vita a quell’efficacissima forma di pubblicità basata sul passaparola.

Nato nel 2003 in Gran Bretagna, il fenomeno del temporary shop (o pop-up store) si è successivamente diffuso anche negli Stati Uniti, fino ad arrivare in Italia nel 2005.

Le location privilegiate sono i centri cittadini, ma anche le gallerie d’arte o gli spazi industriali adibiti a loft: contesti fashion insomma, capaci di evocare un’atmosfera, un sapore, una suggestione.  Il lato emotivo diventa quindi determinante e per questo è fondamentale lavorare sul concept, in modo da creare un ambiente rappresentativo ed esclusivo, capace di trasmettere un’immagine positiva.

Il prodotto offerto solitamente appartiene ad una tiratura limitata (o è presente in quantità limitata) o costituisce un pre-lancio e spesso ha un prezzo davvero conveniente, accentuando quindi l’idea di occasione privilegiata. Il target comprende fashion victim, ma anche gente comune a caccia di occasioni speciali.

Nel nostro Paese, le marche che hanno già sperimentato con successo il temporary shop sono numerose: tra le operazioni a più alta risonanza ricordiamo Lancôme, Nivea, Fiat, Levi’s, Barilla, Reebok, Levi’s, Saeco.

Quali, in definitiva i vantaggi per i brand?

Innanzi tutto la distinzione, la veicolazione del marchio, la possibilità di focalizzare le strategie in un arco di tempo ridotto. Ma anche la presenza in contesti favorevoli, in periodi dell’anno cruciali per le vendite (Natale o altre feste) o in occasione di eventi correlati al settore. Non solo: è una maniera efficace per proporre prodotti speciali, lanciare nuovi articoli testandone in modo diretto il successo, mantenere vivo l’interesse sui valori aziendali, sperimentare nuovi mercati. Inoltre, nonostante questo strumento non sia finalizzato alla  fidelizzazione diretta al negozio, risulta invece ottimo per creare un rapporto stabile e duraturo con la marca.

Il tutto, in modo particolarmente economico visto che i costi sono inferiori a quelli richiesti per le campagne pubblicitarie e l’affitto dei locali e la paga del personale sono limitati ad un periodo ristretto, e quindi non hanno nulla a che vedere con i grossi investimenti previsti nell’avviamento e gestione di un’attività stabile. Con una formula che permette estrema semplicità e libertà, visto che il livello di personalizzazione è massimo e non sono richieste licenze commerciali.

Uno strumento efficace, quindi, per sperimentare idee, creare layout e concept, ed esplorare nuove possibilità non applicabili ai negozi tradizionali. L’ultima frontiera raggiunta dal marketing per valorizzare al massimo la brand experience attraverso la gratificazione del cliente, che potrà così vivere in prima persona e a condizioni esclusive l’appeal della marca in un contesto di tendenza, completamente fuori dall’ordinario.


stampa versione stampabile
Pubblicato il 12/05/2011
da Claudio Capovilla | tutti i suoi articoli


| | | | Le reazione all'articolo | AddThis Social Bookmark Button |Proponi su Oknotizie | Share on Facebook

Tag dell'articolo ricavati in automatico: brand | marketing |

 


I nostri autori

Luca Oliverio
Roberto Marsicano
cristina skarabot
Valentina Mancini
Maria Rosaria Polo
Salvatore Pipero
monia donati
Michele Rinaldi
lucrezia matarrese
Paolo Arfelli
Paola Canepa
elena iardella
Gianluigi Zarantonello
Fabio Brocceri
deborah baldasarre
michelangelo bonì
Laura Podda
Laura Beretta
Andrey Golub
marco marozzi
Diego Guido
Valentina Petrucci
emma mutterle
Pierluigi Cremonesi
Patrizia Spaggiari
Massimo Giuliano
francesca freddi
Michela ilaria Tidu
Elena Ghielmetti
Vito Ranieri
Roberta Fabiani
Sergio Zicari
Enrica Orecchia
Sarah Cillo
Antonio Lieto
Patrizia Simonetti

Job Board

inserita il 31/08/2012 16.07.40
inserita il 16/02/2012 10.54.00
Posytron Engineering s.r.l.
cerca Programmatore Java/WEB
inserita il 12/11/2010 15.45.28
Puoi farlo seguendo queste semplici istruzioni

Top Articles

Spray Orphea, funziona? Testiamolo sul manifesto: Publicis Milan.

redazione di comunitàzione| 14/05/2013 | 311 | 1

Dapprima completamente bianco, sarà in grado di disegnare "l'effetto" dello spray da solo, questo billboard di Publicis per Orphea.

Sopravvivere in un forum

Michele Rinaldi| 13/05/2013 | 245 | 1

Sviluppando attività di PR ONLINE basate su temi concreti e reali e contenuti studiati per essere co-generati dagli utenti è possibile utilizzare i forum per creare un link diretto tra marca e consumatori.

QRB: Una rapida lettura del codice a barre.

Salvatore Pipero| 13/05/2013 | 283 | 1

«L’arte acquisisce la sua più splendida forma grazie alla meticolosità nell’uso della Biro».

Social Case History Forum®: intervista a Lorena di Stasi

redazione di comunitàzione| 13/05/2013 | 393 | 1

primo evento dedicato esclusivamente alle case history di progetti italiani sviluppati sui social media.

BuzzFeed introduce: Reaction-cam

Luca Oliverio| 09/05/2013 | 292 | 1

Il modo più umano di comunicare una reazione è attraverso il volto: Starbucks e BuzzFeed registrano le reazioni, in gif da 3 secondi.

DiCinema: la nuova Hollywood

Paolo Arfelli| 07/05/2013 | 111 | 1

Quando la rude virilità si sposa con il sentimentalismo, il volto volitivo di uno dei machi della nuova mecca Hollywoodiana, nel talento di Bruce Willis.

Il peggior nemico del Digital CMO? Spesso l’organizzazione aziendale (almeno per com’è fatta ora)

Gianluigi Zarantonello| 07/05/2013 | 427 | 1

Il cliente vuole muoversi attraverso i diversi i canali e punti di contatto e diviene alla fine esso stesso un media per le aziende, ponendo al marketing nuove sfide strategiche.

Condividi la tua conoscenza. Iscriviti e pubblica i tuoi articoli, i tuoi comunicati e i tuoi annunici di lavoro
  • Verticali
  • Approfondimenti
  • Scuole e Università
  • Rubriche
  • News
  • Strumenti
Privacy policy | >I testi rimangono proprietà intellettuale e artistica dei rispettivi autori, tutelati dalle norme sul copyright ©
tutti i diritti di comunitàzione.it sono riservati © Luca Oliverio - LVRLuca - febbraio 2002
online dal 23 febbraio 2002 | su server di ehiweb | Terms of Service and Privacy Policy . | Disclaimer | Commerce Policy