"VIDEOCRACY" ED IL RUOLO DELLA PUBBLICITA'

Ieri sera ho assistito alla proiezione del film-documentario “Videocracy” di Erik Gandini. Il film mette “nero su bianco” il sistema di potere televisivo di cui l’ Italia oggi offre l’esempio più emblematico. In questo contesto mi piacerebbe però uscire dall’arcinoto discorso potere politico- potere mediatico per soffermarmi su alcuni aspetti legati al mondo marketing e comunicazione. L’avvento della tv commerciale ha portato alla creazione di un “consumo-mediatico” in cui la Televisione ed il suo nebuloso mix di informazione ed intrattenimento la fa da padrone. I fruitori del mezzo e le emittenti si alternano nel ruolo di causa-effetto di un palese abbassamento del livello socio-culturale di contenuti e messaggi, scaricandosi le colpe vicendevolmente. In questo contesto vi è però un terzo attore che possiede l’ago della bilancia: la pubblicità. Le aziende ed i loro brand non possono limitarsi ad un ruolo di sussidio economico della televisione ma sono chiamate ad una scelta: cedere al conformismo o costruirsi personalità di marca slegate da stereotipi condivisi ed idoli imposti. E’ evidente che salire sul carro è sempre più semplice che trainarlo, ma siamo sicuri che sia la scelta migliore? Contribuire al “killeraggio” culturale del paese è una scelta che pagherà sul lungo periodo? Proporre spot banali è davvero così performante? Io credo che creare attorno ai brand discorsi di marca basati su valori e modelli di consumo positivi possa stimolare nei consumatori una ricerca ed una capacità di analisi delle informazioni ricevute maggiormente profonda e qualitativa. Mi chiedo: e se fosse il contenuto della pubblicità a condizionare i palinsesti e non viceversa? Preso atto poi che l’ 80% degli italiani sceglie la tv come mezzo di informazione, ecco che questa sorta di “dittatura mediatica” potrebbe in realtà rivelarsi una preziosa opportunità per cambiare le cose. La pubblicità non deve fermarsi ai “consigli per gli acquisti” ma muoversi in prima persona per spingere e promuovere un vero rinnovamento qualitativo dell’offerta televisiva. Utopia? Michele Rinaldi via http://mktgcafe.blogspot.com/
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