I siti delle pubbliche amministrazioni sono accessibili per tutti?
Intervista a Roberto Ellero, esperto di accessibilità del web.
Un Web accessibile a tutti non è solo una speranza; garantire il diritto all’informazione è un principio che può considerarsi
costituzionale, alla stregua del diritto di espressione.
Questi principi valgono per tutti i mezzi di comunicazione occorre quindi che
siano applicati anche al Web. Pertanto, le pubbliche amministrazioni, che
offrono un servizio ai loro cittadini, hanno l’obbligo di adeguarsi, prima di
altri, a questi standards.
Tutti, normodotati e persone affette da disabilità sensoriali e
fisiche, hanno gli stessi diritti di poter utilizzare il web nel modo più
adatto alle loro possibilità e fruendo di tutte le informazioni messe a
disposizione.
Purtroppo non sempre è così: la PA si è affacciata, nella maggioranza dei casi, parecchio in
ritardo alle potenzialità offerte dal World Wide Web e solo in questi ultimi
anni si sta occupando di accessibilità e usabilità dei siti web della pubblica
amministrazione.
Sarà presentato a
Bologna, al prossimo Compa –
il salone della comunicazione pubblica – il lavoro di un laboratorio di benchmarking che ha dato luce ad una “Guida
alla comunicazione pubblica on line” grazie al coordinamento del Dipartimento della Funzione Pubblica in
collaborazione con la Regione Emilia Romagna, in seno al progetto URPdegliURP.
A questo lavoro hanno collaborato funzionari e dirigenti di 6
comuni: Arezzo, Bologna, Cremona, Granarolo dell’Emilia, Modena, Reggio
Emilia, e, 2 Regioni: Emilia Romagna e Veneto, e rappresentanti
rispettivamente del Ministero delle Comunicazioni, della Presidenza del Consiglio – centro tecnico, dell’AIPA, dell’Università
degli studi Roma 3 e del R.U.R. Censis tutti coordinati da Emilio
Simonetti del Dipartimento della Funzione Pubblica e guidati nel
lavoro dal metodologo di benchmarking Paolo Testa.
Tra loro anche la Regione Veneto che grazie al valido contributo
di Roberto Ellero, ha fornito importanti spunti proprio sui concetti di
accessibilità e usabilità dei siti web.
Premetto che l’accessibilità è un fatto comunicativo prima che tecnico.
Anche l’inaccessibilità di un messaggio comunicato è infatti un messaggio
comunicativo. Inoltre, la comunicazione su Web è influenzata dal medium
tecnologico, che pertanto si deve conoscere per comunicare efficacemente.
Con accessibilità si intende la possibilità per tutti gli
utenti di accedere agevolmente e senza limitazioni ai contenuti ed ai servizi
online, che devono poter essere fruiti indipendentemente dalle diverse abilità
degli utenti (utenti anziani, non vedenti, ipovedenti, sordi, con disturbi della
parola, del linguaggio, della coordinazione del pensiero, ecc.), dal tipo, dalla
versione e dalla potenza delle periferiche (ad es. cellulari, palmari, WebTV) e
dei software (sistemi operativi e browser) utilizzati.
Le barriere tecnologiche sono il corrispettivo delle barriere
architettoniche nel mondo fisico.
La cura dell’accessibilità concorre a portare a compimento
l’aspetto più importante del Web, la sua universalità, ed è collegata
strettamente al diritto di accesso, tutelato dall’art. 3 della Costituzione come espressione
della libertà e dell'eguaglianza dei cittadini, per il pieno sviluppo della
persona umana: il Web non è infatti soltanto un archivio di dati e di
documenti, ma un luogo dove si esplica la socialità degli individui. Anche
forum, chat, i sistemi di formazione a distanza e le comunità virtuali devono
essere progettati con l’obiettivo della loro concreta fruibilità per tutti.
L’accessibilità si attua con tecnologie assistive hardware e software e la
realizzazione di siti conformi alle linee guida (le WCAG 1.0 – Web Content
Accessibility Guidelines - del WAI www.w3.org/WAI).
E’ fondamentale distinguere accessibilità e usabilità dei
siti.
L’usabilità è la facilità d’uso: un sito è usabile se è
facile la navigabilità e la comprensibilità dei suoi contenuti da parte
dell’utenza per la quale è stato progettato. Obiettivo dell’accessibilità
è invece rendere fruibile l’informazione online all’universalità degli
utenti.
L’accessibilità si attua su codice aderendo a standard
globali; l’usabilità procede per testing continuativi nel tempo e con
progettazione iterativa, pensando ai modelli mentali degli utenti.
Accessibilità e usabilità si incontrano sul piano della comprensibilità dei
contenuti; in questo ambito l'usabilità è all’interno del dominio
dell'accessibilità. L’uso di un linguaggio chiaro e semplice è uno dei punti
di controllo priorità 1 delle WCAG 1.0 (http://www.w3.org/TR/WCAG10/full-checklist.html).
Lo stato attuale delle conoscenze e del
livello di accessibilità dei siti e dei servizi della Pubblica Amministrazione
è assai carente, sebbene in questo ultimo periodo si notino dei segnali
confortanti, in particolare nelle piccole amministrazioni.
I siti web della
P.A. non presentano ancora l’adattabilità necessaria per tener conto delle
differenti caratteristiche degli utenti che vi accedono, come risulta da uno
studio svolto presso la Fondazione Ugo Bordoni (FUB) con la collaborazione
dell'Istituto Superiore delle Comunicazioni (www.webxtutti.it).
Questo ritardo è un fatto complesso dovuto a molte cause.
L’accessibilità richiede una sensibilità ai temi sociali
dell’integrazione e dell’uguaglianza, e per modalità di percezione diverse dalle
proprie.
Questo implica che le motivazioni che portano allo studio dei documenti
tecnici possono nascere solo in un clima di dialogo fra le istanze tecniche e le
istanze ideali, in un circolo virtuoso di comunicazione interna assai raro.
Il linguaggio dei documenti tecnici (norma
ISO/TS 16071, Ergonomics of human-system interaction – Guidance on
accessibility for human-computer interfaces e le linee guida del progetto
WAI del W3C) è necessariamente un linguaggio per addetti ai lavori.
Le
conoscenze richieste per attuare l’accessibilità sono vaste, spaziano dalla
conoscenza approfondita del codice HTML e dei fogli di stile alla padronanza
della lingua, che consente di valutare la correttezza e la semplicità dei
contenuti.
Ma la cultura dell’accessibilità potrà diffondersi se, oltre alla
sua attuazione pratica, vi sarà un’opera di divulgazione delle sue valenze
ideali e civili, un compito dei comunicatori quindi e non solo dei tecnici.
Rientra in quest’opera di sensibilizzazione la divulgazione corretta degli
standard internazionali, che sono imprescindibili per l’universalità del
comunicare su Web: la rete non ha confini nazionali, l’accessibilità deve
essere effettiva per un cittadino dell’Unione o di qualsiasi altro Stato. Solo
la condivisione di regole comuni può garantire universalmente e a tutti di
accedere alle risorse in rete. Lo standard definito nel progetto WAI del W3C è
riconosciuto dall’Unione Europea come standard globale de facto per la
realizzazione di contenuti accessibili.
Il primo passo da compiere per capire
l’accessibilità è lo studio delle Web Content Accessibility Guidelines, una
delle quattro raccomandazioni del WAI, rivolta alla realizzazione di contenuti
(le altre riguardano la creazione di applicazioni per visualizzare i contenuti,
lo sviluppo di applicazioni per generare contenuti, e lo sviluppo di
applicazioni che usano il linguaggio XML). Un altro problema è rappresentato
dal fatto che la conformità alle WCAG è distinta dall’accessibilità, che è
un fatto progettuale (si pensi alla separazione dei contenuti dalla loro
rappresentazione) e non certificabile in modo scientifico. La stessa conformità
non è certificabile, infatti solo alcuni dei punti di controllo delle linee
guida sono testabili con i validatori (ad es. Bobby), i cui bollini del resto
non certificano, poiché servirebbe un'autorizzazione da parte del W3C con il
riconoscimento del percorso di certificazione. A questo riguardo consiglio di
leggere le regole del W3C per l'utilizzo dei logo sulla conformità
dell'accessibilità ai contenuti del Web: http://www.w3c.it/traduzioni/wcagcl.html.
I validatori sono uno strumento utile, ma il controllo va effettuato a mano.
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In molti casi gli addetti alla
realizzazione e gestione dei contenuti dei siti web della pubblica
amministrazione fanno parte di strutture – URP, Uffici stampa, che non
sempre hanno le conoscenze per poter applicare regole e standards di
accessibilità. Spesso si conta sulla buona volontà di qualche impiegato
appassionato del web e del linguaggio html. Basta questo, cosa occorre fare?
Ho già accennato al fatto che fare l’accessibilità richiede competenze
specialistiche, sicuramente si dovrà pensare alla suddivisione di compiti fra
più figure professionali, pur conservando le capacità di dialogo e la
trasversalità delle competenze. Tuttavia le fonti per acquisire le capacità e
abilità tecniche per sapere cosa si deve fare per rendere accessibile un sito
sono disponibili online, ed esistono risorse (www.webaccessibile.org
), forum e liste di discussione dove è possibile chiedere consigli ed avere
informazioni, nello spirito di condivisione del sapere proprio del Web. Molto
spazio è lasciato quindi all’iniziativa e all’interesse dei singoli.
Riguardo agli strumenti utili, segnalo che Gabriele Bartolini,
socio IWA/HWG, ha lanciato Wuhkag (la pronuncia inglese di WCAG), un progetto
open source di creazione di policy cui partecipo, che rappresenta un valido
ausilio nel processo di validazione: http://sourceforge.net/projects/wuhkag/
Di grande utilità la sezione dedicata alla valutazione nel sito
del W3C: http://www.w3.org/WAI/eval/
Da un sentimento di
gratitudine per un coniglietto, Protty (da leprotto, ha il colore naturale delle
lepri e dei conigli selvatici). Il rapporto con gli animali è fonte di grandi
insegnamenti, perché ci si deve relazionare con l’alterità. Comprendere la
diversa comunicativa e le esigenze comportamentali di un animale fa capire un
diverso modo di vedere il mondo, abitua a calarsi nei panni di un altro, un
esercizio immaginativo simile a quello dell’accessibilità: la motivazione a realizzare contenuti
universalmente accessibili viene in particolare dalla sensibilità per modalità
di percezione diverse dalle proprie.
Il sito PROTTY è una community e sta
avendo un certo successo, con le sue 3000 visite mese e i 300 coniglietti
iscritti; probabilmente è
l’esito di una grande attenzione e di grandi sforzi in quell’aspetto che si
potrebbe chiamare di strategia comunicativa, uno stile di sfondo che lo rende
riconoscibile. Il consenso che è cresciuto in modo entusiastico intorno a
protty.it si deve ad un interesse sempre più intenso e in espansione per il
coniglio come animale da compagnia.
Il sito sta approfondendo nei diversi luoghi
interattivi il rapporto con l’animale, non più strettamente utilitaristico
(com’era stato nel passato più recente), ma neanche solo affettivo, come
accade nella pet therapy, ma in senso forte esistenziale, che investe
immaginazione e pensiero, il nostro sguardo sul mondo. A monte degli interessi
sanitari o etologici sta un rapporto con l’animale come capace di promuovere,
scatenare, mettere in moto un’esperienza conoscitiva. Una galleria fotografica
di oltre 600 immagini originali, unica nel suo genere, consente di scoprire il
coniglio nei suoi più vari atteggiamenti
Chi è Roberto Ellero
Laureato in lettere con indirizzo musicologico e diplomato in violino, è uno
studioso di Webaccessibility che collabora al progetto webaccessibile.org, con
particolare competenza nella validazione del codice e nell'ottimizzazione dei
contenuti. E' associato all'International Webmasters Association (IWA/HWG), con
la quale è presente all'interno del WCAG Working group del W3C.
Lavora presso la Regione del Veneto.