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L'analisi sociosemiotica della pubblicità
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di Giandomenico Belliotti letto 51596 volte | Condividi
Una sintesi dei concetti e delle riflessioni tratti dai libri: Semiotica, Marketing e Comunicazione di J. M. Floch, Franco Angeli; Corpi sociali di G. Marrone, Einaudi e Trailer, spot, clip, siti, banner di Isabella Pezzini, Meltemi Editore
L'analisi sociosemiotica della pubblicità.
Una sintesi dei concetti e delle riflessioni tratti dai libri: Semiotica, Marketing e Comunicazione di J. M. Floch, Franco Angeli; Corpi sociali di G. Marrone, Einaudi e Trailer, spot, clip, siti, banner di Isabella Pezzini, Meltemi Editore.
di Giandomenico Belliotti
La pubblicità coinvolge la nostra vita in ogni sua forma, assumendo un ruolo determinante sia come motore economico di sviluppo che come strumento di orientamento e segmentazione dei pubblici. Una simbiosi tra pubblicità e produzione culturale che finisce per collegare trasversalmente i differenti media.
In tale contesto comunicativo, il discorso pubblicitario ha assunto un ruolo particolare come insieme risultante di differenti pratiche significanti riconoscibili e descrivibili, stabilizzate in procedure e routine produttive, all’origine di generi e testi prodotti ma anche di mode linguistiche e comportamentali.
Nell’approccio semiotico, grazie al lavoro di ricercatori come Jean Marie Floch e Eric Landowski, l’attenzione viene portata da un lato sulle specificità delle strategie di produzione di senso adottate dal singolo testo o ambito discorsivo studiati e dall’altro sulla generalità dei modelli interpretativi utilizzati.
Sin dalle sue origini, la scienza della significazione ha mostrato un grande interesse per la pubblicità (obiettivi comunicativi, meccanismi testuali, aspetti sociali). I primi studi semiologici considerano la pubblicità un’attività comunicativa a scopo persuasivo. Se la funzione della pubblicità è quella di far acquistare gli oggetti di cui parla, trasformando il destinatario in consumatore finale, il codice che essa utilizza è sempre e soltanto di tipo economico.
Il testo pubblicitario è un messaggio persuasivo che, riprendendo termini e formule sintattiche, li trasforma in funzione dei suoi scopi economici, accentuandone il valore espressivo. Il ricorso alla retorica per analizzare la comunicazione pubblicitaria permette di trattare il testo pubblicitario come una macchina che possiede diversi livelli di senso, interagenti tra loro ma diversi per efficacia comunicativa. Gli artifici retorici vengono considerati come tecniche per moltiplicare i significati del testo, ponendo accanto al contenuto denotato che viene fornito dal codice linguistico, tanti altri possibili significati connotati che rinviano a universi culturali o sottocodici di tipo ideologico, antropologico, estetico.
Lo sguardo linguistico e semiologico sulla pubblicità, supportato dalle nozioni della retorica, supera l’idea della comunicazione commerciale come persuasione occulta. Nel messaggio pubblicitario, nulla agisce a livello subliminale su un destinatario consumatore del tutto passivo che, al contrario, viene costantemente sollecitato dalla molteplicità dei livelli semantici del messaggio, a vivificare la sfera di esperienze individuali e sociali entro cui si riconosce e costituisce.
Accanto al messaggio prettamente linguistico, la ricerca semiotica inizia a porsi il problema di analizzare quella parte del testo pubblicitario che fa ricorso a sostanze espressive di tipo visivo. Lo studio delle immagini pubblicitarie inaugura una vera e propria semiologia della visualità. Se c’è un’immagine in un annuncio pubblicitario, essa possiede un qualche valore comunicativo e, dunque, un qualche potenziale di significazione. L’immagine pubblicitaria è franca ed enfatica.
Come la parola, anche l’immagine possiede due livelli di lettura: quello propriamente pubblicitario, di tipo connotativo e quello visivo, di tipo denotativo, legato al fatto che l’immagine sta lì in quanto rappresentazione di qualcos’altro. La comunicazione pubblicitaria risulta efficace perché l’immagine che essa adopera viene messa in relazione con il messaggio verbale e iscrive il piano connotativo in quello denotativo. Lo studio semiotico dell’immagine permette una comparazione tra visivo e verbale, sul piano delle forme adoperate da entrambi i linguaggi in questione.
Superata l’idea di una persuasione subdola e occulta, anche se resta un forte sospetto nei confronti della pubblicità considerata come un linguaggio legato soltanto al mondo del mercato, le scienze umani e sociali iniziano a guardare con interesse al mondo della pubblicità. Si comprende che la comunicazione pubblicitaria fa parte della realtà sociale, è una delle sue componenti costitutive e contribuisce attivamente a determinare le dinamiche della società.
La pubblicità va pensata come un discorso che dice e che fa, che rappresenta e modifica, dove ogni parola è una mossa strategica ed ogni azione ha un valore significante. I modelli teorici usati nell’analisi sociosemiotica della pubblicità non sono più di tipo retorico ma di tipo logico narrativo. Si avverte la necessità di sostituire l’analisi semiologica adottata negli anni Sessanta e Settanta (che individua segni da classificare in apposite rubriche retoriche) con uno sguardo semiotico che va alla ricerca delle strutture testuali che stanno al di sotto dei segni, per ricostruire le logiche interne e le componenti dell’intera comunicazione pubblicitaria.
Il testo pubblicitario non presenta tanti messaggi quante sono le sostanze espressive da esso utilizzate ma emette un solo messaggio che fonda la propria unità nelle strutture profonde del testo di tipo narrativo. I modelli narrativi adoperati nell’esame delle modalità di consumo proposte dai testi pubblicitari vanno intesi come forme dell’immaginario collettivo che passano temi e simboli al vaglio di situazioni soggettive e intersoggettive storicamente e culturalmente determinate.
Il discorso pubblicitario non è tanto una forma retorica di persuasione del consumatore a comprare determinati prodotti, quanto una procedura di valorizzazione dei prodotti e una costruzione dell’immagine di marca che li sostiene. Il consumatore non si limita a scegliere un prodotto per ragioni di calcolo economico ma attribuisce ad esso determinati valori.
Emerge così la questione centrale della costruzione dell’identità, nella sua duplice funzione del fare (le azioni compiute dai soggetti per dotare di valore gli oggetti) e dell’essere (le passioni vissute nelle relazioni intersoggettive). La sociosemiotica, attraverso modelli discorsivi generali, cerca di spiegare a monte le scelte di consumo che si trovano rappresentate nei testi pubblicitari.
Attraverso il quadrato semiotico (rappresentazione grafica dell’articolazione logica di una qualsiasi categoria semantica), è possibile ricostruire una tipologia delle possibili forme a cui la comunicazione pubblicitaria ricorre per valorizzare gli oggetti che deve pubblicizzare. Ne è venuta fuori la cosiddetta assiologia dei valori di consumo.
Un racconto, secondo l’ipotesi semiotica è sempre la storia di un Soggetto che va in cerca di un Oggetto. Quest’ultimo però non è importante di per sé ma per il fatto di essere desiderato, per i valori che il Soggetto proietta al suo interno. In ogni caso qualunque sia il contenuto semantico di tale valore, esso non è quasi mai una caratteristica intrinseca dell’Oggetto cercato; è piuttosto un valore per il Soggetto, dunque una qualcosa che serve alla realizzazione di quest’ultimo, alla costruzione e al riconoscimento della sua identità. Per questo motivo, esso viene chiamato valore di base o in termini più generali esistenziale.
Una storia però non è soltanto il resoconto del modo in cui il Soggetto si ricongiunge con l’Oggetto quanto quella del modo in cui quel Soggetto si procura i mezzi per potersi poi ricongiungere a esso. Prima di ricongiungersi con il suo valore di base, l’eroe deve entrare in possesso di altri Oggetti che gli permettono di poter agire efficacemente al momento in cui incontrerà l’Anti-soggetto. Anche questi oggetti sono dotati per lui di un valore ma di tipo diverso rispetto al primo: sono infatti strumenti di lotta e di affermazione, non oggetti del desiderio. Questo secondo tipo di valore si definisce pertanto valore d’uso o in termini più generali pratico.
Nelle campagne pubblicitarie, secondo Floch, molto spesso valori di base e valori d’uso non vengono concepiti come due tappe successive di un unico percorso narrativo ma come elementi alternativi, addirittura contrari. Da qui, sempre secondo Floch, la possibilità di costruire una tipologia dei possibili modi con cui un Soggetto tende a valorizzare un Oggetto, mediante la proiezione sul quadrato semiotico dell’opposizione tra una forma di valorizzazione utopica e una pratica e dunque tra valori intesi come esistenziali, importanti per la vita stessa del Soggetto che desidera congiungersi con essi e valori intesi come utilitari, necessari soltanto per il raggiungimento dei primi.
La valorizzazione dell’Oggetto da parte del Soggetto, si suddivide in quattro grandi classi in cui si raccolgono le possibili forme di razionalità più o meno consapevolmente adottate dai consumatori al momento di acquistare determinati prodotti:
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valorizzazione ludica (valori non-utilitari): secondo le relazioni del quadrato semiotico, è la negazione diretta della valorizzazione pratica. L’oggetto viene valorizzato non tanto per il suo valore funzionale ma per le sue qualità formali e fisiche, per la bellezza, per il piacere che procura;
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valorizzazione critica (valori non esistenziali): secondo le relazioni del quadrato semiotico, è contraria alla ludica e complementare alla pratica. L’oggetto viene scelto per la sua convenienza economica, per il rapporto qualità/prezzo;
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valorizzazione utopica (valori esistenziali, di base): secondo le relazioni del quadrato semiotico, è contraria alla pratica e complementare alla ludica; L’attenzione viene spostata dall’oggetto verso il soggetto che si congiunge con il suo oggetto di valore, realizzando la propria identità profonda.
Il prodotto merce, a differenza del marketing, non viene considerato dal consumatore per le sue caratteristiche fisiche ma in base ai valori immateriali che egli vi iscrive; allo stesso modo l’identità del consumatore si determina volta per volta sulla base dei valori che sono presenti negli oggetti e quindi delle valorizzazioni in cui esso si trova narrativamente coinvolto.
Prodotto e consumatore si costituiscono nella loro relazione reciproca, relazione che è il racconto pubblicitario a proporre in modi ogni volta diversi sulla base delle congiunture economiche del mercato e dei desideri circolanti negli immaginari sociali del momento.
L’universo pubblicitario si rivela in tal modo come una grande macchina che riprende dall’immaginario collettivo situazioni, desideri o bisogni già esistenti e li trasforma al suo interno per i propri obiettivi comunicativi specifici, li traduce sotto forma di storie di Soggetti che per realizzare se stessi, vanno alla ricerca degli Oggetti più diversi nei quali si trovano iscritti i valori sociali più diversi.
Compito dell’analisi semiotica della pubblicità che diviene così una vera e propria indagine sociale sulle motivazioni di consumo è quello di ritrovare al di sotto di questa apparente diversità del mondo, una serie di costanti narrative, di forme invarianti di valorizzazione di Oggetti da parte di Soggetti.
Il modello delle assiologie di consumo elaborato da Floch, finisce per schiacciare l’uno sull’altro due diversi livelli di pertinenza della struttura narrativa: quello dei valori profondi e quello dei programmi narrativi che prevedono la presenza di attanti quali Soggetto e Oggetto.
Se si tiene separato il livello profondo dei valori da quello più superficiale dei programmi narrativi, ognuna delle forme di valorizzazione previste da Floch, presenterà al suo interno una serie di possibilità, date dalle diverse prospettive narrative adoperate: ora a partire dal Soggetto, ora a parte dall’Oggetto, ora a partire dalla loro Relazione.
La valorizzazione utopica (soggetto che si congiunge con il suo oggetto di valore, realizzando la propria identità profonda) presenta anche un nesso e una differenza di natura, tra il fare e l’essere del Soggetto, tra i suoi progetti di azione in vista di un qualche obiettivo e la sua soggettività fatta di passioni, umori e sensorialità.
Ecco, quindi, l’esigenza di un’analisi di alcuni testi pubblicitari in cui emerge, in tutta la sua importanza, il tema della costruzione pubblicitaria dell’identità che non si forma soltanto a partire dai modelli pragmatici della narratività ma anche da fenomeni di tipo passionale ed estesico.
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| Valentina dice: |
16/05/2007 23.32.33 |
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| libriiiii |
Ciao mi interessa moltissimo questo discorso relativo alla semiotica della pubblicità. Sto facendo un Master in art direction..sapreste consigliarmi qualche bel libro a proposito? Grazie! Vale
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| Luca Oliverio risponde: |
16/05/2007 23.46.38 |
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| qualche libro |
Emporio dei segni, meltemi editore.
Sull analisi semiotica della pubblicità poi ne trovi tanti, ma per un art iniziare da lì seocndo me è fantastico.
poi magari se ne trovi altri celi segnali.
ciao Luca |
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| Danilo risponde: |
08/09/2007 11.51.58 |
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| Che ne pensate? |
Salve a tutti! Avete visto per caso lo spot che è andato in onda sulla Regione Calabria?!?! Quello in cui si diceva "Malavitosi? Terroni? Ultimi della classe? ..." Che ne pensate? Mi aiuterebbero molto alcuni vostri commenti (soprattutto se siete della materia!), sto facendo la tesi su questo spot... 4 occhi sono meglio di 2 no?!
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| anche io dice: |
03/02/2005 18.00.50 |
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| voglio segnalrvelo |
| Anche io, permettemelo, voglio segnalarvi Ocula.it, un gra sito di semiotica.
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| Giovanni Falcioni risponde: |
04/02/1705 14.11.23 |
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| Semiologia, scienza inutile. |
Un grazie a Giandomenico Beliotti per il linguaggio accessibile usato nell’articolo, nonostante l’argomento trattato, la semiotica, scienza artificiale, di difficile comprensione, per il neolinguaggio accessibile solo a pochi studiosi. La psicologia, la psicoanalisi, la sociologia, le scienze umane in generale, sono sufficienti ad analizzare l’angusto mondo della pubblicità: la semiotica altro non è che un capitolo della psicologia, che alcuni professori hanno voluto sviluppare autonomamente per speculazione culturale. Sulla pubblicità c’è poco da dire: se essa è al servizio dei reali bisogni dell’uomo, deve essere discreta, essere a disposizione quando serve, vale a dire presentarsi solo quando è cercata. Al contrario, attualmente si configura come uno stimolo ossessionante, capace di indurre pessime abitudini, fra l’altro con prodotti dannosi o superflui, stimolando il consumismo, con tutte le conseguenze che esso comporta in termini di inquinamento dell’ambiente ed esaurimento delle risorse. Nell’articolo il Beliotti insiste nella valorizzazione del prodotto (in quanto dietro ad esso c’è il cosiddetto “brand”, che altro non è che la marca, così come viene usato il termine advertising anziché pubblicità, a dimostrazione che dietro i termini ed i concetti semiologici, spesso c’è l’elementarità più banale), dal quale l’azienda ricava denaro, ed è questo che muove tutti consensi verso ciò che può aiutare il fatturato a crescere, anche a danno del consumatore o delle sue tasche. Se domattina scomparissero tutti i testi di semiologia, nulla cambierebbe per gli uomini, i quali continuerebbero a mangiare pastasciutta, magari della marca non pubblicizzata, migliore perché non gravata di costi superflui. Viceversa, se sparisse la scienza medica, andremmo tutti prima all’altro mondo, questo per suggerire un metro di giudizio per discriminare ciò che è utile all’uomo da ciò che serve soltanto a dar da mangiare ad un “servizio” del quale si può fare tranquillamente a meno. Sono tornato più volte su questo tema: l’uomo, il consumatore, non deve essere raggirato, facendogli credere che quel prodotto è indispensabile, addirittura, per essere quello che è. L’uomo vale in se, non perché valorizzato da un prodotto. Nonostante tutte queste analisi semiologiche, il creativo pubblicitario, chi finanzia le campagne, chi scrive i palinsesti televisivi ecc. non sembra riescano ad accorgersi di quanto il consumatore non ne possa più dei loro spot. Sembrano non rendersi conto del livello infimo al quale è scesa la qualità degli spettacoli per secondare le campagne pubblicitarie. Il paradosso è proprio questo: se il consumatore diviene quello che il semiota, come indagatore alla scoperta dei punti deboli dell’essere umano, si propone, allora avremo raggiunto il punto più basso: l’uomo trasformato in oca da ingrasso, per un patè di fegato da servire all’imprenditore. Lo spot più micidiale per il consumatore è quello che gli toglie qualsiasi capacità di critica. Più la pubblicità ha successo, più l’uomo è degradato a cavia da laboratorio o a pollo in batteria.
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| Giovanni Falcioni risponde: |
04/02/2005 14.15.22 |
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| Mi scuso con Belliotti per aver scritto Beliotti. |
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| Giovanni Falcioni risponde: |
05/02/2005 1.33.14 |
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| Semiotica, scienza utile. |
Sul tema, ho trovato particolarmente interessante il trattato di Marianna Boero (www.ocula.it):
Il linguaggio del consumo nelle strategie pubblicitarie
Veramente esemplare, a mio avviso, sul come proporre l'analisi semiotica, con un linguaggio chiaro ed accessibile a tutti. E' un piacere leggerlo.
http://www.ocula.it/college/txt/mboero/index.htm#_ftn6
Altri articoli, mi limito a quelli da me letti: analisi dello spot sul profumo lanciato da D&G, quella di Campari, gli spazi nelle stazioni ferroviarie di Roma e Milano (per me luoghi infernali da attraversare di corsa e dimenticare), la rilettura in chiave semiotica del trattamento della schizofrenia secondo Erickson... si rimane sconcertati dai significati, estremamente dettagliati, che si vogliono trarre dai fatti rappresentati e descritti dagli autori. Secondo me si esce dalla realtà oggettiva, per riproporla secondo il proprio sentire interiore.
Aggiornatissimo e ben scritto l'articolo di Michela Deni:
Comprensione, localizzazione e supporti immateriali
Insomma, la semiotica può essere interessante, dipende da chi la propone.
Giovanni
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| Luca Oliverio risponde: |
05/02/2005 14.50.36 |
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| la differenza... |
La differenza tra chi parla e basta, e una scienza, caro giovanni sai cosa la fanno? i dati, le ricerche...
prima di parlare e scrivere un articolo, Giandomenico e gli altri semiologi avranno applicato i loro studi ed effettuato ricerche...
tu prima di parlare dovresti fare altrettanto: dire la pubblicità fa: significa asserire, e quindi devi dimostrare quello che dici: che prove porti alla tua tesi? quali dati? li possiamo consultare? da dove li prendi?
grazie |
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| Andrea risponde: |
23/07/2005 22.40.14 |
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| Giovanni Falcioni |
| Giovanni Falcioni la tua ignoranza fa davvero paura. Studia (e ragiona) un po' di piu' e cerca di non abbassare il buon livello di questo sito. |
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| giovanni falcioni risponde: |
08/11/2005 0.52.52 |
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| entriamo nel merito, per favore |
Discutiamo sull'argomento, non sulle persone. Rileggete i vostri post: non contengono alcuna informazione utile; solo polemiche e rimproveri. L'autore ha fatto le sue ricerche, ed anch'io, nel corso di una vita, la quale vale più di un’enciclopedia, ed a volte più di un'intera biblioteca. Non discuto sul metodo, discuto sui fini e sulle conclusioni, come ho dichiarato nel mio intervento. Rimango dell'opinione che la semiotica non è scienza a se, che i suoi contenuti sono tutti compresi in altre scienze; estratti da esse per intenti puramente speculativi (come dire di un impiegato che, nella sua azienda, apre un proprio “ufficio del personale”), e conducono, non di rado, in vicoli ciechi, a volte in compagnia di fantasmi. Mi capita di leggere, di tanto in tanto, analisi semiotiche proposte da questo sito su spot pubblicitari o manifesti. La tendenza è quella di vedere e descrivere troppo, anche quello che non esiste. Si possono fare, a quanto leggo, analisi da duemila, da quattromila o più parole. Sì, perchè alla fantasia fabulatoria non c'è limite. Si può costruire una scienza sul nulla, fatta solo di parole? C’è n'è più d'una, la semiotica fra queste. Un'altra è la giurisprudenza: milioni di libri scritti nel corso di migliaia di anni... per fare cosa? Emettere sentenze assurde con un linguaggio incomprensibile, che lasciano una gran rabbia nel corpo di chi ha chiesto giustizia, dopo aver respirato per un decennio, almeno, la polvere dei tribunali. Per non parlare, poi, dei casi archiviati e di quelli chiusi per scadenza dei termini. Che dire della corte di cassazione che rilascia dei criminali assassini per qualche mancanza insignificante nella procedura (come una data)? Hanno studiato e costruito una carriera decennale per giungere a queste conclusioni? Non amano la giustizia ma i codici; ne sono schiavi. Se fossero chirurghi non un paziente si salverebbe. Se questi sono i risultati, allora erano da preferire i dieci comandamenti e la legge del taglione: crudele ma efficace, e non costava nulla. A casa, dunque, giudici ed avvocati, a svolgere un lavoro utile, invece di gravare sul gobbo della gente per miliardi di euro l’anno, lasciando irrisolti il 98% dei casi, fra quelli denunciati dai cittadini… sì, perché molti preferiscono lasciar perdere, rivolgersi alla mafia, se possono, o farsi giustizia da se. Volete conoscere dei veri professori in semiotica? Gli animali! Quando due animali s'incontrano devono capire, in frazioni di secondo, se chi è davanti a loro è preda o predatore, se è uno della stessa specie, e se è disponibile, eventualmente, all'accoppiamento. Sono così abili grazie alla selezione naturale: quelli che hanno sbagliato sono stati divorati o non si sono riprodotti. Sanno fare tutto questo assai meglio di noi, e senza essere andati a scuola. Il sapere è fatto di pochi concetti fondamentali, per spiegare i quali s’impiegano milioni di parole... perchè? Perché occorre dar lavoro ad un sacco di gente, costruire carriere, gradi di nobiltà, riempire di cattedre le università, ed allungare il brodo della conoscenza con molta acqua… torbida. Quando si ha poco da dare e da dire si certa di incartare quel poco con montagne di cartone, carta, nastri e fiocchetti (il cosiddetto packaging, nel linguaggio dell’anticomunicatore semiotizzato). Ci sono, invece, persone rare, che amano trasmettere il sapere e lo fanno in modo encomiabile: è da queste che bisogna apprendere. La semiotica attuale, che non ha niente a che vedere con la semiotica classica, quella buona, chiara, destinata a salvare la vita dei pazienti, appresa sul campo, non viene certamente da loro. Se per un attimo cancellassimo tutto quello che è stato scritto sulla babele semiotica, quella del e da “mercato”, da Eco ad oggi, non avremmo perso nulla (perché la pubblicità è il nulla; destinata a tornare nel vuoto che l’ha generata, al termine dell’epopea dei consumi) e forse guadagnato in chiarezza ed immediatezza di linguaggio, risparmiando un sacco di tempo… e di soldi, tanti.
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| valeria sborzacci dice: |
02/12/2004 9.11.20 |
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| tesi |
| Sono veramente contenta.......Finalmente un sito dove si trattano argomenti specifici come questo della pubblicità!In questo momento sto facendo la tesi e leggere l'articolo sull'analisi semiotica dell'advertising mi è stato di grande aiuto. Mi piacerebbe trovare però anche delle immagini pubblicitarie da poter analizzare e commentare. La difficoltà che ho riscontrato maggiormente infatti è di reperire filmati di pubblicità non troppo recenti sui quali compiere la mia analisi. C'è qualcuno che mi può aiutare????? Ve ne sarei infinitamente grata. Mi dimenticavo La tesi è su Arte e Pubblicità
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| Annalisa Sacchetti risponde: |
04/01/2005 14.26.16 |
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| filmati nelle case di produzione.. |
ci sono alcuni siti tipo www.tvspot.it che archiviano filmati di spot più o meno recenti oppoure ti rimandano alle case di produzione degli stessi in cui puoi scaricare l'intero filmato. Molto spesso se la marca è famosa nell'home page dell'azienda trovi le campagna pubbliciatarie vecchie e nuove. Anche io sto facendo la tesi in semiotica della pubblicità! In bocca al lupo. Anna |
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| valeria sborzacci risponde: |
08/01/2005 17.30.07 |
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| ringraziamenti |
Annalisa volevo ringraziarti per avermi consigliato quel sito!!Purtroppo non ho trovato niente nemmeno li... Spero che a te vada meglio!! Un mega in bocca al lupo anche a te per la tua tesi. Grazie ancora. Valeria |
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| Annalisa Sacchetti risponde: |
13/01/2005 17.07.20 |
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| riprovo ad aiutarti |
http://http://www.sipra.it>www.sipra.it/eventi/carosello/corpo.html Quello indicato sopra è un sito sugli spot d'annata di Carosello, io ormai sono agli sgoccioli per la tesi e per mia fortuna ho trovato quasi tutto fra internet e campagne pubb. ancora on air. Man mano trovo qualcosa di utile però vedo di fartelo sapere. Ti abbraccio e crepi il lupo. Anna |
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| valeria sborzacci risponde: |
19/01/2005 18.10.33 |
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| saluti |
Ciao Annalisa come va? Volevo ringraziarti ancora per il tuo aiuto..In Sipra Ho trovato molto materiale.Sono veramente agli sgoccioli e finalmente la mia tesi è conclusa!!! La tua come procede?? Spero benone.Io mi sto laureando a Perugia, te? MILLE VOLTE GRAZIE PER IL TUO PREZIOSISSIMO AIUTO... VALERIA
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| Annalisa Sacchetti risponde: |
20/01/2005 17.55.02 |
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| ciao Valeria! |
Anche io sono agli sgoccioli, come ti ho scritto in precedenza. Anzi sto aspettando un feedback dalla mia prof.ssa e dopo mi manca solo da rilegare e portare in segreteria il malloppo.. Io mi laureo a Bologna, a marzo, facendo sempre le famose "corna" che non fanno mai male.. è un piacere esserti stata d'aiuto. Anna |
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| Giandomenico Belliotti risponde: |
17/02/2005 16.21.23 |
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| in bocca al lupo |
Volevo augurare, anche a nome di Comunitazione.it, i più sinceri in bocca al lupo a Valeria ed Annalisa per la loro laurea...
Giandomenico |
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| Ambra Genovese dice: |
19/09/2004 23.12.59 |
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| Graaazie! |
stavo cercando qualche aiuto su internet per capire meglio certi argomenti perchè domattina ho un esame di semiotica e...ho trovato il tuo "saggio". Molto utile, mi è servito per ripassare i concetti fondamentali! Grazie!!
PS sto studiando sugli stessi testi che hai indicato tu!
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| luca coduri dice: |
06/08/2004 11.30.41 |
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| tente belle parole ma pochi fatti... |
ok agli studi, alle tesi, ma i fatti sono che solo poche grandi società e tra l'altro non italiane presentano una comunicazione pubblicitaria ottimale in Italia possiamo solo vedere casi di fortuna o esasperanti campagne dove inseriscono di tutto po' pur di farsi vedere. la comunicazione pubblicitaria é una scienza da decenni solo che chi la fa realmente non lo dice per ovvi motivi.... ma posso assicuravi che esistono linguaggi molto avanzati in grado non solo di capire il reale potenziale comunicativo di un messaggio, ma anche di creare una reazione positiva verso chi lo manda!!! lascio a voi trarre le conclusioni..........
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| Fabio Pietro risponde: |
24/08/2004 11.44.41 |
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| Tante belle parole ma proposte... |
Se mi permetti,utilizzi un tono quasi da congiura, come se si nascondesse chissà cosa dietro al sistema pubblicitario in questo caso italiano.E' vero che le agenzie più importanti sono straniere ma nelle sedi italiane vi lavorano ottimi pubblicitari italiani, è solo che esse hanno maggiore capitale e una più lunga "storia" alle spalle.Scusa la mia ignoranza ma chi sarebbe a portare avanti,in segreto, questa "cattiva" (secondo te) scienza pubblicitaria? Per quanto riguarda la "reazione positiva" bisogna considerare che sì vi sono molte pubblicità "spazzatura" (come molti programmi e molte altre cose oggi), ma vi sono anche molte belle pubblicità la cui fruizione è un piacere per il ricevente. Come ultima cosa, tu dici "tante belle parole ma fatti...",ok,ma tu cosa faresti? La tua è una critica senza proposte. Think positive. |
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| Fabio Pietro risponde: |
24/08/2004 11.44.41 |
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| Tante belle parole ma proposte... |
Se mi permetti,utilizzi un tono quasi da congiura, come se si nascondesse chissà cosa dietro al sistema pubblicitario in questo caso italiano.E' vero che le agenzie più importanti sono straniere ma nelle sedi italiane vi lavorano ottimi pubblicitari italiani, è solo che esse hanno maggiore capitale e una più lunga "storia" alle spalle.Scusa la mia ignoranza ma chi sarebbe a portare avanti,in segreto, questa "cattiva" (secondo te) scienza pubblicitaria? Per quanto riguarda la "reazione positiva" bisogna considerare che sì vi sono molte pubblicità "spazzatura" (come molti programmi e molte altre cose oggi), ma vi sono anche molte belle pubblicità la cui fruizione è un piacere per il ricevente. Come ultima cosa, tu dici "tante belle parole ma fatti...",ok,ma tu cosa faresti? La tua è una critica senza proposte. Think positive. |
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| Danilo risponde: |
08/09/2007 11.47.02 |
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| Che ne pensate? |
| Salve a tutti! Avete visto per caso lo spot che è andato in onda sulla Regione Calabria?!?! Quello in cui si diceva "Malavitosi? Terroni? Ultimi della classe? ..." Che ne pensate? Mi aiuterebbero molto alcuni vostri commenti (soprattutto se siete della materia!), sto facendo la tesi su questo spot... 4 occhi sono meglio di 2 no?! |
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danilo, spostiamo la discussione sul nostro discuti generale... lì troverai più ascolto.
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| Serena Giordano risponde: |
22/11/2007 17.27.29 |
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| Richiesta |
Salve a tutti, sapreste indicarmi dei libri in lingua inglese sull'analisi del linguaggio pubblicitario? Grazie! |
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| Elisa Giocondi risponde: |
11/03/2008 13.42.57 |
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| Ciao a tuti, sono nuova, frequento scienze della comunicazione a Firenze e sto preparando la tesi sul marketing, in particolare sull'importanza della marca nelle strategie commerciali, qualcuno ha da suggerire qualche libro che mi possa essere utile? Grazie! |
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25/02/2010 17.27.29 - La Scrittura.org
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