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Sulla comunicazione social_musicale: intervista a Sergio D'Elia, Segretario di

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pubblicato da alessandra m_r d'agostino, il 26/07/2003 |
alessandra m_r d'agostino
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1.“il mondo non passa da qui…” Sembra invece che questo (la canzone di
Ruggeri/Mirò ndr) sia volutamente un modo per fare cambiare direzione e
sguardo al mondo. Da cosa nasce questo desiderio di estendere la
comunicazione sociale al musicale e quindi ad un target ben definito?
Il mondo, direi: l’umanità (il termine ha per noi almeno un duplice
significato: comunità umana e senso di umanità), passa soprattutto da
lì, dal carcere. Quanto alla comunicazione, non credo ci sia – anzi,
credo che non ci debba mai essere - uno “specifico” che sia proprio del
messaggio che si vuole trasmettere. Se i diritti umani li dovessero
comunicano solo gli attivisti e l’amore i cantanti o i poeti, non ci
sarebbe amore nella nostra lotta e non ci sarebbe umanità nell’arte. Il
‘no’ alla pena di morte (della canzone) di Enrico Ruggeri e Andrea Mirò
o quello (delle immagini) di Toscani di “We, on death row”, non solo
sono poetici e artistici, valgono anche come mille manifestazioni di
attivisti contro la pena di morte. Ma anche noi “attivisti”, senza 
amore visionario e concreto, cosa faremmo? Di che saremmo, appunto, artefici?
2.Quando e  dove nasce  l’associazione “Nessuno tocchi Caino”?
Nessuno tocchi Caino è una associazione radicale di cittadini e di
parlamentari per una moratoria universale delle esecuzioni capitali in
vista dell’abolizione della pena di morte. E' stata fondata a Bruxelles
nel 1993, grazie soprattutto alla intuizione di uan visionaria, la
scrittrice e militante radicale Mariateresa Di Lascia, vincitrice postuma del Premio Strega 1995 con il romanzo “Passaggio in Ombra”. Il
nome è tratto dalla Genesi. Nella Bibbia non c’è scritto solo “occhio
per occhio, dente per dente”, c’è scritto anche: “Il Signore impose a
Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato”.
Nessuno tocchi Caino non vuol dire non pensare ad Abele. Vuol dire
giustizia e non vendetta.
3.Di cosa si occupa principalmente?
Della pena di morte o meglio della moratoria delle esecuzioni capitali,
che è un compromesso con la pena di morte ma un compromesso che
(intanto!) salva migliaia di vite umane. L’abolizione non può essere
imposta per decreto né può essere una lezione presuntuosa di civiltà 
che gli abolizionisti civilizzati impartiscono agli esecuzionisti da
civilizzare. La moratoria può essere invece il luogo di incontro tra 
gli uni e gli altri.
4.Ci sono state altre commistioni_collaborazioni in passato tra questa
tematica fortemente sociale e ambiti artistici?
Una volta una squadra di calcio – lo Spoleto – si è fatta sponsorizzare
da noi, mettendo sulle maglie la scritta Nessuno tocchi Caino al posto
dello sponsor tecnico. Di Toscani ho già detto: impose a Benetton un
catalogo, quello della collezione 2000, che consisteva in una rassegna
di volti e parole di condannati nei bracci della morte Usa (la campagna
“We, on death row”). Da quella campagna è nata anche un’opera di musica
contemporanea: “Those who speak in a faint voice”, di Andrea Molino, in
programmazione in questi giorni a New York. Poi, il teatro, il cinema,
la letteratura, la pittura con opere commissionate o create per Nessuno
tocchi Caino.
5.Come vede la figura di “Caino”?
E’ ad un tempo l’archetipo della violenza esercitata e della
controviolenza che può essere esatta (voce del verbo esigere ma anche
nel senso di esattamente contraria). 
6.Dicendo “sono l’uomo che non volevi e + di tutto quello che temevi” 
si rivolge sia a carnefice che a vittima? Nel secondo caso c’è una
connotazione negativa nell’osservazione dell’atteggiamento
pregiudizievole della gente comune nei confronti di “caino”?
“Nessuno tocchi Caino” di Ruggeri-Mirò è un dialogo tra boia e
condannato a morte. La verità di questo testo, che sentiamo molto 
vicino alle nostre convinzioni, e che in gioco non c’è solo l’umanità del
condannato ma anche quella del boia. In gioco c’è l’umanità. Non va
criminalizzato il boia e meno che mai chi, animato da un senso profondo
di insicurezza e bisogno di giustizia, vorrebbe rispondere al delitto
con una pena uguale e contraria. Penso che la domanda originaria della
stragrande maggioranza dei fautori della pena di morte sia sacrosanta
–giustizia, sicurezza – e vada corrisposta. Ferma restando tra i 
fautori della pena di morte una piccola componente, volgare, sadica, di patiti
delle esecuzioni ai quali non farebbe dispiacere procedere 
direttamente.
7.“a eseguire il destino si impara” non ha in sé troppo
fatalismo_negatività?
Nessun fatalismo, ma solo ironia lieve su chi si cura 
di svolgere bene il ruolo di Dio.
8.Oltre alla firma quale gesti di pietà possono essere concretamente di
aiuto all’associazione e a “Caino” stesso?
Intanto firmare on line per la moratoria è importante e lo si può fare
al sito www.nessunotocchicaino.it o a www.arte.it/caino. E’ importante
anche contribuire finanziariamente a Nessuno tocchi Caino. Siamo, come
dire?, una società per azioni: acquistarne consente a noi di poterle
svolgere ma serve innanzitutto a chi le acquista. Penso che la pena di
morte non riguardi solo Caino, riguarda soprattutto noi Stato, noi
società, noi umanità. Con la pena di morte in discussione non è tanto
chi è e cosa ha fatto Caino, bensì chi siamo e cosa facciamo noi.
10.Ma “Caino” ha anche una percentuale di “Abele” in sé? 
Caino rimane al 100% Caino per quel che ha fatto e rischia di diventare
Abele al 100% in quanto condannato a morte. Il rischio di uccidere un
innocente c’è sempre, sia che si uccida una persona estranea al delitto
sia che si uccida un reo confesso ma divenuto, nella pena, una persona
diversa da quella del delitto. Una giustizia giusta deve saper cogliere
questo tipo di innocenza.
11.Quanto è forte il coinvolgimento_ interesse_partecipazione della
gente nei confronti di questa tematica sociale?
E’ fortissimo, come in ogni vicenda umana che abbia al centro la
questione della vita e della morte.
12.E il destinatario è “la gente” o un’enclave di essa, almeno in 
questo momento?
La pena di morte riguarda soprattutto “la gente”, i sentimenti più
profondi e veri, la giustizia, la pena, il dolore. La sua abolizione
dovrebbe riguardare più la politica, il ruolo dei leader, i quali 
devono su queste cose (in generale, sui diritti umani) essere sempre almeno un
passo in avanti rispetto alla opinione della “gente”.

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Pubblicato il 26/07/2003
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Tag dell'articolo ricavati in automatico: sicurezza | ruggeri | toscani | violenza | Andrea |

 


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