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Fumetti d'Arte: Alberto Breccia (3° parte)

 Questo intenso viaggio nel mondo dell’illustrazione d’autore si conclude con l’incursione nell’estasi barocca che ha plagiato il talento artistico di chi, dall’architettura alla stessa pittura e scultura, ha saputo cogliere l’essenza plastica e la densità chiaroscurale di un movimento espressionista che ha conciliato temi devoti a una spiritualità religiosa assorbita dai mutamenti sociali dell’epoca, per convergere in quell’arte fatta di immagini e simboli, tipici di quel linguaggio iconastico che ha conosciuto un alto esponente in Giovanni Benedetto Castiglione (Genova, 23 marzo 1609-Mantova, 5 maggio 1664), detto il grechetto.

   Analizzando i lavori dell’artista, si può risalire a quella formazione accademica impartita in quella di San Luca (1634), prima di un valente apprendistato tenuto nelle botteghe di Giovanni Andrea De Ferrari, Giovanni Battista Paggi e Sinibaldo Scorza, nella città natale, accostato allo stesso studio di Antony Van Dyck. Qualità indiscusse di ottimo incisore, promotore del sistema a monotipo, rivalutato in incursioni a colori di autori come William Blake, oppure nei precedenti in bianco e nero di Edgar Degas (1834-1917) e l’impressionista Paul Gaugin. Lavori densi di ricami lineari che hanno ispirato la stessa maestria di uno dei più grandi illustratori, pittore e artista argentino, Alberto Breccia.

   Nato in Uruguay (15 aprile 1919), da umili origini, e trasferitosi prestissimo in Argentina, la carriera di Fumettista inizia nella maniera più inusuale, per estro rivalutato nell’avvenire di Breccia. Lavori alternati tra le varie tecniche di illustrazione, partoriti nelle ore notturne rubate al lavoro, come stesso diversivo alla frustrazione, nelle stesse reinterpretazioni di autori classici come Allan Poe (La Paura), riflettendo la maturazione del segno in vari capolavori, dallo stesso Eternauta, a Dracula, Perramus e tanti altri. Un sodalizio tra Soggetto e illustrazione devoto allo stile originale riscontrabile, quindi, in entrambi gli artisti, dove il cupo tradizionalismo del barocco riesce a rivalutare ogni trasposizione accostabile a quella ispirazione che nasce dalla trasfigurazione di ogni tema devoto più all’onirico spirituale che alla realtà.

   Rivalutando alcuni capolavori di Castiglione, si può facilmente ritrattare ciò che la sintesi moderna di un genere come il fumetto può riassumere nelle tecniche più antiche dell’acquaforte e dell’incisione su lastra (vedi La resurrezione di Lazzaro tra i capolavori del maestro), dove la densità degli inchiostri diventa la pura espressione di un talento forgiato nelle tecniche più sapienti e tradizionali, che hanno contraddistinto inevitabilemente l’estro di Breccia, rivalutandolo nelle opere a fumetti come lo stesso ultimo capolavoro Che, sentito omaggio alla vita di Ernesto Guevara, nell’unire dramma e tecnica illustrativa fedele ai canoni crepuscolari di un genere.

  Tornando al valore dell’estasi barocca, la sacralità dei temi religiosi portava a una interpretazione in cui l’armonia di uno "spazio religioso" definiva le opere degli artisti del periodo, vedi lo stesso Rembrandt (Leda, 15 luglio 1606 - Amsterdam, 4 ottobre 1669), effimero pittore che fu lo stesso iniziatore all’espressionismo barocco di Benedetto Castiglione, trovando tracce di ineguagliabile maestria nelle principali opere del maestro dell’età dell’oro olandese; elementi di fondamentali similitudini si possono riscontrare ne Il rapimento di Europa (1632), Il festino di Baldassar (1635) e lo stesso Cristo nella tempesta sul mare di Galilea (1633). Di non ultima importanza, la stessa produzione di incisioni di altissimo prestigio, circa 400, da aggiungere agli oltre 600 dipinti e 2000 disegni, altalenati da autoritratti dell’epoca che segnano la maturazione dello stesso artista.

   Rimane, quindi, la consapevolezza di una devozione fedele ai quei canoni poetici che si ricollegano ai toni tipici di una capacità di redigere l’illustrazione che solo i grandi sanno plasmare, visto che i frequenti richiami letterari che Breccia ha impartito nelle sue opere hanno saputo creare una serie di personaggi, dal già citato Perramus, sui testi del poeta Juan Sasturain, e altre personali revisioni di Poe e di Bierce.

   Una vita dedicata al culto della grande illustrazione, densa di valori artistici nascosti da una modestia che lo ha accompagnato sino alla sua morte, avvenuta il 10 novembre 1993, rimandando le sue doti in ciò che il figlio Enrique Breccia ha reso in eredità, continuando la tradizione nel garante di un nome che rimarrà nelle pagine della storia del grande fumetto d’autore. Talento ripiegato in quell’ Instituto de directores de Arte, fondato insieme ad altri illustratori (vedi Pereyra, Zoppi, Garaycochea e altri), dedicandosi all’insegnamento del disegno e della sceneggiatura.

Di seguito, le opere a fumetti pubblicate in Italia dai periodici dell’Eura Editoriale, su Lanciostory e Skorpio, L’Eternauta e Linus:

 

Mister Pickles

Don Urbano

L'investigatore Ralph Norton

Il cow-boy Kid de Rio Grande

Il viaggiatore nel tempo Rosengram

Rocambole

Cruz Diablo

El Vengador

Gentleman Jim

Puño Blanco (testi di Issel Ferrazzano) per il quotidiano La Razón

Jean de la Martinica per Patoruzito.

Vito Nervio

Captura, che vive solo tre numeri nel 1953

Pancho Lopez su testi di Abel Santa Cruz, per la Editorial Codex

Sherlock Time

Ernie Pike

Mort Cinder

Historia grafica de Chile

L'Eternauta

Squadra Zenith

Miti di Cthulhu di Howard Philip Lovecraft

Daneri

Agente Nessuno

Perramus

Che

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