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Il nuovo stemma del Comune di Monza

Il restyling dello stemma cittadino è un’operazione tanto importante quanto delicata. Bisogna ripercorrere la storia degli stemmi precedenti, conoscere le concessioni che hanno autorizzato il loro utilizzo, possedere la “grammatica” e la “sintassi” dell’araldica, capire in che modo e in quale misura intervenire per non stravolgere il simbolo del Comune,ma limitarsi ad aggiornarlo per renderlo più funzionale alle esigenze dei nostri tempi.Esigenze che mai, come oggi, sono innumerevoli e tutte di primaria importanza.Sicuramente, diverse da quelle che hanno dato vita allo stemma datato 1933.Il Comune di Monza ha bisogno di uno stemma e di un’immagine coordinata in sintonia con i cittadini, i media, le tecnologie,la comunicazione del 2003 ed oltre.Senza cancellare il passato, senza dimenticare la storia.

I tre stemmi della storia di Monza Lo stemma più antico.

I comuni assunsero insegne araldiche appena conseguirono una personalità giuridica e un assetto politico-amministrativo,fenomeni avvenuti nel medioevo con la nascita dei “comuni liberi”.Le città si dividevano in rioni (o forti) che a loro volta scelsero particolari bandiere o gonfaloni.Le rispettive figure furono scolpite o dipinte sulle porte fortificate, sui palazzi civici, sui portoni patrizi e, in seguito,anche sui frontali e sui cancelli dei cimiteri.Di norma, lo stemma era concesso dall’Imperatore o dal Vescovo.L’araldica delle città ha un rilievo molto importante perché rispecchia, attraverso simboli e colori, la fase di nascita deicomuni liberi e le successive modificazioni costituzionali.Lo stemma più antico di Monza risale a questo periodo. L’interpretazione simbolica rimanda alla teoria del potere imperiale (luna rossa) riflesso in quello papale (sole bianco).

 L'unica versione rimasta di tale stemma si può vedere nel frontespizio miniato del Codice degli Statuti della comunitàdi Monza, conservato nella Biblioteca Capitolare del Duomo di Monza.Un bassorilievo della Luna fu rinvenuto in una casa in via Lambro (denominata per questo “Casa della Luna”), ma si trattava di un manufatto dell’800.

 

Nel 1816 il comune di Monza è elevato a rango di città, titolo che sarà ampliato nel 1857 con la “promozione” a rangodi Città Regia.Ferdinando I, Imperatore d’Austria dal 1835 al 1848, firma la concessione dello stemma alla Città di Monza in data 11 settembre 1835.

Ecco la traduzione del testo redatto in tedesco:Dall’I. R. Cancelleria Aulica Riunita

Sua Maestà I. R. Apostolica

Città di Monza

Nella provincia di Milano del R. Lombardo Veneto.

Di ciò viene resa consapevole la città di Monza per legittimazione dell’uso dello stemma a lei appartenente con annuncio che la medesima è autorizzata a servirsi del sottoscritto già prima adoperato stemma Supremo Cancelliere I.R. Consigliere Aulico.

E’ importante definire esattamente gli elementi inseriti nello scudo ovale

 Uno scudo ovale azzurro circondato d’argentea fascia. Nel di lui mezzo pende un’aurea Croce rettangolare fregiata di molte variate gemme. La medesima è superiormente fornita di un anello d’oro. In mezzo della croce trovasi una prominenza rotonda ornata appunto con pietre preziose di diversi colori. Inferiormente sta appesa alla croce in aurea legatura una pietra artificialmente intagliata.Sotto la Croce appare nello scudo una corona formata d’un ferreo cerchio sottile al di dentro, e di un largo aureo cerchio esteriormente, tutto sparso di gemme. Sulla fascia d’argento si leggono le parole “Est SedesItaliae Regni Modoetia Magni” in neri caratteri lapidari. Sovra lo scudo posa una corona d’oro. Ad ambo i lati dello scudo sorgono due rami posti l’uno sopra l’altro, allacciati insieme con rosso nastro, al di fuorisvolazzante, e precisamente al destro lato un ramo d’ulivo ed al sinistro un ramo di quercia ambedue coi loro frutti ed in naturali colori. Quando un tale stemma viene adoperato come sigillo, bisogna apporre al suo bordol’iscrizione in giro “Sigillo della Città di Monza”,il quale stemma è da mutarsi giammai senza speciale Sovrana approvazione.

L’attuale stemma è datato 1933.

L’uso dello stemma e del gonfalone per gli Enti territoriali e morali è

A tale proposito, alleghiamo la lettera dell’Ufficio Onorificenze e Araldica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, da noiinterpellato, in cui sono ben puntualizzati alcuni aspetti utili per realizzare una corretta visualizzazione dello stemma.

previsto come obbligatorio dal Regio Decretodel 13 aprile 1905, N° 234 .Oggi, il Libro araldico con lo stemma di Monza si trova nell’Archivio Centrale dello Stato, Piazza degli Archivi, 40 - Roma.Nel Regio Decreto (1933), firmato dal Capo del Governo Mussolini, così viene descritto lo stemma: “D’azzurro, alla Corona ferrea sormontata da una croce greca; il tutto circondato da una fascia d’argento con il motto Est Sedes Italiae Regni Modoetia Magni. Ornamenti esteriori da città.”

Linee guida dell’araldica civica.

Lo stemma di un Ente territoriale non è altro che un simbolo, rappresentato graficamente, che raffigura ladignità, la storia, la personalità e l’immagine di un comune, di una provincia, di una regione, di comunità montana o isolana.

Pur non essendo uno stemma gentilizio od ecclesiastico,

La materia che disciplina l’araldica civica è prescritta dall’Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano, Regio Decreto 7/07/ 1943 N° 651, e nel Regolamento per la Consulta Araldica, reso esecutivo con Regio Decreto 7/O7/1943 N° 652.

Lo stemma civico è composto da tre elementi.

Scudo. La forma dello scudo deve essere obbligatoriamente di tipo sannitico.. Gli angoli inferiori sono arrotondati di un quarto di cerchio, il cui raggio è di mezzo modulo.Due quarti di cerchio (uno per parte) con lo stesso raggio si congiungono in senso inverso al di fuori della linea orizzontale dal basso, formando la punta. La scelta dello scudo sannitico è motivata dal fatto che è stato in uso in Italia fin dal XVI secolo e per via della forma (pressoché rettangolare) nella quale meglio si dispongono le figure.La corona. Nello stemma di un Ente territoriale è di metallo nobile, ha una larghezza di 8 moduli al massimo e deve essere collocatasopra il lato superiore dello scudo sannitico.

Per la corona di Città (come è Monza), l’Art. 96 del R. D. 1943 N° 652 così prescrive: “ E’ turrita, formata da un cerchio d’oro, aperto da 8 pusterle (5 visibili) riunite da due cordonature a muro sui margini, sostenente 8 torri (5 visibili) riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero”.

Gli ornamenti.

Esistono delle concessioni particolari. I ramoscelli degli stemmi di Lodi e Schio, ad esempio: quercia e ulivo (Lodi) ed entrambi d’ulivo (Schio).Città che storicamente hanno subito assedi o sono state teatro di battaglie hanno talvolta due rami di palma, simbolo di sacrificio/ martirio.Lo ripetiamo: i ramoscelli ornamentali non sono obbligatori. D’altra parte, è vero che la quasi totalità degli stemmi comunali sono ornati da quercia e alloro, ma riprodotto con dimensioni piccole.

I due ramoscelli di quercia e d’alloro si definiscono “in uso” e hanno la funzione di rendere ancora più riconoscibili gli stemmi civici, differenziandoli dagli altri (militari, ordini cavallereschi, ecclesiastici, gentilizi).Il ramo di quercia, con ghiande d’oro, simbolizza la forza. Il ramo d’alloro, con bacche d’oro, simbolizza la gloria.Alla loro base, questi due rami sono incrociati o “ decussati”, dal latino “decussen” (del valore di 10 passi), rappresentato dalla cifra romana X, derivata a sua volta da “decem assis” (dieci assi).Questi due ramoscelli sono inseriti sotto lo scudo e le loro frange lo circondano.Nell’intersezione dei due rami c’è l’annodatura di un nastro tricolore (nello stemma “imperiale” di Monza il nastro erarosso, in quello del 1933 è argento/azzurro).

Figure.Le

immagini inserite dentro allo scudo. Sono dette anche pezze perché agli albori dell’araldica, l’insegna/figurainserita negli scudi era realizzata incollando delle stoffe (pezze) colorate, che ne formavano il disegno. Le figure principalisono: araldiche, naturali, artificiali, ideali o chimeriche.

Bibliografia.

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L’araldica civica, www.iagi.info/araldica/civica.11

La strategia d’intervento: quattro obiettivi.

I simboli dello stemma di Monza: una continuità storico-culturale.

Sia nella versione del 1835 e sia in quella del 1933, lo stemma della città di Monza è caratterizzato da due figure, la Corona Ferrea e la Croce reliquiario di Berengario, e dall’esametro in latino “ Est Sedes Italiae Regni Modoetia Magni”.La scelta di mantenere fissi, seppur in un enorme arco di tempo, questi tre “simboli”, la dice lunga sulla volontà dei monzesi di riconoscersi nei valori della storia della loro città, fatta di tesori d’arte, di prestigio politico, economico e culturale, di sensibilità “religiosa”.

La storia della Corona Ferrea è strettamente legata alla storia di Monza come “Sede del regno” e delle incoronazioni dei re d’Italia. E’ la storia dei Longobardi, della regina Teodolinda che elegge Monza come sua città prediletta. Ma giàil re dei Goti Teodorico vi costruì un’importante sede estiva.

La Corona Ferrea per secoli fu posta sul capo dei più potenti uomini del mondo allora conosciuto. A partire dal 1026,con l’incoronazione a re d’Italia dell’imperatore Corrado II. Poi fu la volta di Corrado di Svevia, Federico Barbarossa,Carlo V, Napoleone Bonaparte e, infine, l’imperatore d’Austria Federico I.

Certo, Monza ha anche altri importanti simboli che possono rappresentarla, come l’Arengario, il Parco e la Villa Reale,i cappellifici, l’autodromo. nella scritta in latino, nella Corona Ferrea e nella Croce di Berengario.

Primo obiettivo:

Rimaniamo fedeli ai simboli già presenti

nei due stemmi storici di Monza.

Un altro buon motivo per non cambiare i simboli.

Consigliamo di non cambiare i simboli dello stemma non solo per la sopra esposta motivazione storica-culturale. Esiste un altro motivo: Presidente della Repubblica, attraverso l’Ufficio Araldica pubblica, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei

Enti territoriali (Art.5);* risponde a quesiti storico-araldici da parte di amministrazioni pubbliche, enti e privati.

L’attività dell’Ufficio è così articolata: cura delle proposte del Presidente del Consiglio dei Ministri di concessione di emblemi araldici e predisposizione

Ogni periodo storico ha il suo modo di visualizzare i simboli.

Ministri.In applicazione del RR.DD. 7/07/ 1943 N° 651 e N° 652, tale Ufficio regola e attua:* la concessione di emblemi (stemmi, gonfaloni, bandiere e sigilli) alle città, ai comuni, alle comunità montane e isolane,agli Enti militari, alle università, ed agli Enti giuridici;* per tali concessioni cura le ricerche bibliografiche ed archivistiche, per accertare la storicità degli stemmi, nonché laprogettazione ed elaborazione di stemmi nuovi con riferimento alle regole araldiche generali e alle richieste dei singolidei provvedimenti concessori degli emblemi a firma del Presidente della Repubblica.

Abbiamo visto come dal 1835 ai giorni nostri, le due versioni dello stemma del Comune di Monza hanno mantenutogli stessi simboli.

Al di là dei cambiamenti dovuti alle regole araldiche (dallo scudo ovale del 1835 allo scudo sannitico del 1933, dalla corona “generica” alla corona turrita di città, dal nastro color rosso al nastro color azzurro-argento), le differenzesostanziali sono riscontrabili nel modo di visualizzare la Corona Ferrea e la Croce di Berengario.

E questa diversità di raffigurare i simboli è frutto di una diversità culturale:

Allo stesso modo, ogni periodo storico impone nelle persone (fruitori) una particolare “lettura” visiva.

Per la precisione, il gusto corrente riferito agli stemmi comunali, decisamente tradizionale, retrò e conservativo. Inrealtà, lo stile in voga era quello del Littorio (o del ventennio), che caratterizzò l’epoca fascista.D’altra parte, non solo nella raffigurazione ogni epoca ha la sua “visione”, il suo “gusto”. Basta vedere le trasformazioninella moda, nell’architettura, nel linguaggio, nell’alimentazione, nell’arredamento e via dicendo.

Secondo obiettivo:

ogni epoca esprime un suo stile di rappresentazione. Nel suo segno,nella sua pennellata c’è il gusto corrente del suo tempo, che coincideva perfettamente con uomini e donne del suo tempo.

Aggiorniamo, ridisegnandoli con uno stile “attuale”,

i simboli di Monza.

Grafica in sintonia con i “gusti e i costumi” dei nostri tempi

Cambia la forma perché cambia l’utilizzo.

Ci sono altri due aspetti che trasformano la comunicazione visiva con il mutare del tempo:

Nel 1933 non solo non esisteva la professione del visual design, ma non c’erano i computer, i software grafici, la stampadigitale. Lo stemma del Comune era utilizzato per poche occasioni e, normalmente, era riprodotto su materiale cartaceo,quasi esclusivamente in bianco e nero. L’immagine coordinata non era ancora nata perché non c’erano i presuppostitecnologici e le esigenze comunicative prepotentemente emerse, invece, in quest’ultimi anni.

Oggi il Comune ha un suo notiziario, comunica con i cittadini con affissioni, siti Internet, dépliant informativi, pubblicazionidi servizio, documentazione pubblicitaria; produce eventi e realizza sponsorizzazioni. Per non parlare dellamodulistica: carta da lettere, biglietti da visita, ordinanze del sindaco, moduli per domande da inoltrare ai vari ufficidei diversi assessorati,...

Lo stemma del Comune continua ad essere riprodotto su carta, ma ora anche su plastica, stoffa, metallo, sui pixel deimonitor e molti altri supporti.

la tecnologia e i materiali di realizzazione e di riproduzione.

Le molteplici applicazioni e utilizzi

Terzo obiettivo:

dello stemma di un Comune dell’importanza di Monza impongono, quindi, dellecaratteristiche ben precise, assenti negli anni ‘30.

Rivisitiamo lo stemma per migliorare i suoi impieghi

e la sua fruizione.

Riproducibilità efficace e chiara a tutte le dimensioni, soprattutto a quelle piccole semplicità ed essenzialità dei segni per aumentare la leggibilità.

In comunicazione, il disordine visivo genera rumore e confusione.

Una volta ridisegnato lo stemma tenendo conto dei requisiti “tecnici-culturali” sopra citati, occorrerà progettare un format grafico che ci permetta di costruire un’immagine coordinata.

Il format grafico consiste nell’individuare delle linee guida la cui osservanza facilita una corretta e ordinata*integrazione tra lo stemma comunale e tutte le innumerevoli comunicazioni firmate dal Comune di Monza.

La funzione di questo format sarà quello di migliorare la comunicazione del Comune di Monza coni i suoi cittadini e con tutti i suoi interlocutori (pubblici e privati), dandogli un’corretta.

Quarto obiettivo:

Diamo al Comune di Monza un’immagine di grande valore.

Valore storico, culturale e sociale

Valore civile,

Valore estetico

* Attualmente sono “in circolazione” molteplici versioni dello stemma di Monza, uno addirittura con il campo dello scudo rosso e bianco. Tutte queste diverse versioni si discostano dallo stemma ufficiale, approvato nel 1933.

E’ un grave errore, causato da libere iniziative e interpretazioni personali. Il manuale dello stemma e dell’immagine coordinata metterà finalmente fine a questo caos visivo, non degno di un Comune sensibile e attento alla qualità della comunicazione.

Tre problemi da risolvere

Nelle pagine precedenti abbiamo esposto il nostro pensiero strategico, riassunto in quattro obiettivi.

Prima di passare dalla teoria alla pratica (passaggio contenuto nel manual allegato), ci sembra opportuno soffermarci su alcuni problemi, strettamente visivi, la cui soluzione giustifica la scelta della strada “grafica” da noi percorsa.

Problema numero 1: lo stemma del Comune di Monza ha molti elementi.

Lo scudo, la corona turrita, la Croce di Berengario, la Corona Ferrea, la scritta in latino (ben 6 parole, non un mottosintetico), una fascia d’argento, i due rami ornamentali (alloro e quercia) e il nastro tricolore: in totale, 9 elementi.

Sicuramente, lo stemma di Monza è tra i più complessi.

Tale abbondanza di elementi è il problema più grande da risolvere, poiché rende difficile la leggibilità e la riproducibilitàdello stemma, soprattutto quando si utilizza in dimensioni ridotte.

Sappiamo tutti che più uno stemma (o un marchio, o un logotipo) è semplice ed essenziale, più è riproducibile e leggibile.

Anche in araldica, la semplicità della composizione è sinonimo di bellezza e di purezza.

La tendenza “culturale” della grafica moderna privilegia la sintesi visiva: l’occhio umano legge e memorizza più in frettagli elementi meno elaborati, visualizzati senza esagerare nei particolari.

Soluzione

Nel ridisegnare lo stemma, abbiamo cercato di “asciugare” il più possibile ogni elemento, riequilibrato i pesi tra i varielementi e, dove è consentito dai regolamenti, abbiamo eliminato i dettagli non fondamentali. In ogni caso, il valore eil significato dei simboli non sono stati traditi.

Va da sé che la leggibilità dell’esametro in latino, nelle riproduzioni a piccole dimensioni, rappresenterà sempre un problema.

1. Corona turrita

2. Scudo sannitico

3. Esametro in latino

4. Ovale argenteo

5. Croce di Berengario

6. Corona Ferrea

7. Ramo quercia

8. Ramo alloro

9. Nastro

Problema numero 2: il livello di fedeltà agli elementi reali dello stemma.

Abbiamo già trattato il problema della rappresentazione dei simboli (ogni epoca ha il suo modello di rappresentazione).

Ma al di là dello stile utilizzato per visualizzare gli elementi dello stemma, esiste anche un livello più o meno alto difedeltà tra l’oggetto reale e la sua rappresentazione figurativa.

Per capirci, la Corona Ferrea e la Croce di Berengario raffigurate nello stemma attuale,e non stiamo parlando dei colori, dove ovviamente non possono essere identici. Stiamo parlando di forme e disposizione delle gemme.

Soluzione

non corrispondono alla realtà.

Nel realizzare la nostra proposta, abbiamo sì ridisegnato gli elementi in modo più essenziale, ma abbiamo cercato di rimanere il più vicino possibile alle forme degli oggetti originali.

Problema numero 3: elemento decorativo sì, elemento decorativo no.

I due ramoscelli d’alloro e di quercia, l’abbiamo già detto, non sono obbligatori.

Sono però “in uso” negli stemmi degli Enti territoriali.

Se avessimo uno stemma semplice come quello di Milano (una croce rossa in campo bianco) i due ramoscelli verdi nonandrebbero a complicare ed appesantire le forme.

Nel nostro caso, invece, avendo uno stemma molto ricco di elementi, i due ramoscelli rendono ancora più pesante e complicata la leggibilità.

Soluzione.

Proponiamo due soluzioni di stemma.

La prima prevede la presenza dell’elemento decorativo

Seguendo sempre le regole “in uso”, questo elemento viene eliminato nel caso di riproduzioni a piccole dimensioni (ad esempio nei biglietti da visita).

La seconda versione, più innovativa e molto più funzionale alla leggibilità

Alla gloria e alla forza, questa versione aggiunge una nuova interpretazione simbolica, strettamente legata a Monza

Città che dà importanza alla natura e all’ambiente, con il Parco recintato più grande d’Europa e con i giardini della Villa Reale.

dei rami con nastro tricolore.prevede un uso molto simbolico, e molto sintetico, dell’alloro e della quercia.Gli elementi decorativi La descrizione è molto sintetica.Ogni comune deve avere la propria insegna che lo indica, lo rappresenta, lo contraddistingue. Inoltre, lo stemma serve per rendere autentici e riconoscibili gli atti e le comunicazioni emanati dal comune.Nel 1933 il comune di Monza presenta la domanda per ottenere il riconoscimento del suo stemma (quasi totalmentesimile al precedente) e del suo gonfalone, allegando bozzetti realizzati dal pittore E. Ripa.Riconoscimento che ottiene in data 29 maggio 1933Vienna, l’11 settembre 1835Antonio Federico Conte Mitrowiz e Nemischl Francesco Nobile NadhernegCon Sua determinazione del giorno 6 maggio di quest’anno si è graziosamentedegnata di concedere uno stemma allaIl diploma è custodito nel Regio Archivio di Stato di Milano, Governo, Araldica, Cart. 59, e una copia della pergamenaè conservata nella Biblioteca Civica.

 

 

 

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