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Cattiva maestra televisione

Che cosa debba essere trasmesso in televisione e cosa invece evitato è un dibattito che ad intervalli regolari viene alimentato da studi e gruppi di ricerca e riesce sempre a trovare un proprio spazio all’interno delle notizie del giorno, senza peraltro scalfire i palinsesti o suscitare un vero dibattito all’interno, almeno, della classe intellettuale italiana. Un articolo della Repubblica riporta uno studio svolto dall’agenzia Meta Comunicazione sugli eccessi, le risse e i litigi all’interno dei programmi del palinsesto quotidiano. Attraverso un’analisi durata quattro settimane riguardante tutti i maggiori canali televisivi italiani e una serie di interviste con molti psicologi, sociologi e esperti di comunicazione ha mostrato come la maggior parte dei programmi televisivi siano basati non sui contenuti e sulla discussione, ma sulla messa in scena di drammi, urla, e litigi continui, atti solamente ad attrarre l’attenzione dello spettatore. Questo metodo di condurre i programmi, mentre un tempo era limitato ai programmi sportivi, si trova oggi per la maggior parte nei talk-show, ma anche nelle trasmissioni pomeridiane di intrattenimento e nei reality show.

Interessante il dato che queste risse mediatiche provocano un notevole innalzamento di ansia all’intero dello spettatore, il quale trova molto più difficile utilizzare il mezzo televisivo come momento di puro intrattenimento o distacco dalla realtà quotidiana.

Lo studio ha calcolato una media di 17 ore di programmi al giorno, in cui litigi, scontri verbali, attacchi senza possibilità di argomentare, ma anche scandali, storie di casi umani e violenze, sono una normalità e un metodo per creare un interesse nello spettatore nei riguardi della trasmissione.

 

Questo studio, per chi guarda la televisione in modo minimamente critico può non stupire; interessante è però l’effetto che questo modo di condurre i programmi, importato direttamente dalle televisioni americane, ha sullo spettatore: invece di divertire, di rendere il pubblico partecipe, crea ansia, stress o anche aggressività; come molti altri studi hanno già dimostrato, questo è un tipico effetto che si riscontra nelle persone che utilizzano per molte ore al giorno la televisione, ovvero essi hanno una visione della realtà “televisiva” e in parte distaccata da quella reale, in cui il credono che, per esempio, il livello di criminalità sia molto più alto di quello normale.

 

Attraverso questi studi si possono sempre formulare richieste di cambiare la televisione, o addirittura di spegnerla ma non possono che risultare inutili (se non addirittura stupidi); la televisione è un mezzo di intrattenimento e anche di divulgazione che se utilizzato in modo corretto ha dei vantaggi che in nessun altro mezzo di comunicazione è possibile riscontrare.

 

Come sempre, è la televisione pubblica, quella pagata e quindi di proprietà di noi cittadini, che, viste le somiglianze con quella privata, dovrebbe offrire un cambiamento nella produzione dei programmi, nel modo di condurre e nel modo di proporsi come modello di informazione e intrattenimento. Un cambiamento non facile, ma che la presenza di questi studi dovrebbero rendere necessario per rendere la televisione un mezzo interessante e soprattutto utile per gli spettatori, invece di una scatola che faccia paura, da non far vedere ai bambini e che crei ansia nel pubblico.

 

NOTA Lo studio citato proviene da Meta Comunicazione; di questo studio però non vi è traccia ne sul loro sito personale né attraverso altra fonte, e non mi è per questo possibile controllare dati e modalità di svolgimento.

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