Pochi ancora conoscono il futuro che aspetta la televisione italiana che dal 2006 dovrà obbligatoriamente cambiare per lasciare spazio alla televisione digitale terrestre: un’innovazione che molti hanno paragonato all'avvento del colore, del telecomando o della diffusione via satellite.
Un decreto del governo ha messo in atto i propositi del "Libro bianco sulla televisione digitale terrestre" pubblicato dall'Autorità garante delle telecomunicazioni e che ha dato il via all'operazione che si concluderà nel 2006.
Dopo tale data non sarà più possibile, per nessun operatore, trasmettere con tecnica analogica; è interessante notare che l’Italia è l’unico paese europeo che ha adottato una legislazione tanto stringente.
Si prevede quindi uno scenario molto complesso nel quale un ampio numero di operatori sarà in grado di entrare sul mercato televisivo; ai fruitori della televisione digitale potrà essere assicurata non solo una gamma più vasta di programmi ma anche una crescente interattività, in accordo con lo sviluppo delle nuove tecnologie.
Dal punto di vista tecnico, oltre all'utilizzo di un comune "decoder" (set-top-box) ci sarà un intenso sfruttamento delle frequenze rispetto a quello che ne fa la televisione analogica via cavo: ciò ovviamente consentirà un uso maggiore delle capacità del mezzo, una presenza di un’offerta più variegata e una buona qualità offerta dal segnale digitale.
La televisione digitale terrestre possiede quindi potenzialità superiori rispetto a quelle dalla televisione via cavo e via satellite; inoltre essa rappresenta la soluzione ottimale per chi voglia diffondere programmi ad un numero elevato di utenti e continuare, anche con il digitale, a perseguire quegli obiettivi che hanno caratterizzato l'attività televisiva in Europa.
Il Libro bianco dell'Autorità per le Comunicazioni ha ipotizzato la trasformazione da analogico a digitale di 55 canali che renderà disponibile un massimo teorico di 220 programmi distinti.
In realtà la necessità di realizzare sia reti a monofrequenza sia reti a più frequenze crea uno scenario di relativa complessità e la situazione futura, almeno all'inizio dell'avvento del digitale, sarà indubbiamente molto più articolata.
Bisogna ricordare che rimarranno comunque anche le televisioni via satellite anche se per ora non vi sono elementi che possano consentire previsioni ragionevoli sugli effetti della concorrenza tra le varie piattaforme.
Certo è che l'utente si troverà davanti ad un'offerta indubbiamente più varia e articolata.
In conclusione, anche se la situazione europea in questa materia è ancora molto complessa e forse anche in Italia la data limite per la conversione completa da analogico a digitale sarà spostata oltre il 2006, è indispensabile cominciare a fare esperimenti e ad espandere le conoscenze su questa nuova tecnologia (superando le diffidenze che Rai e Mediset hanno incominciato ad esprimere).
Solo così si potranno effettivamente verificare i costi e i risultati di questa novità, ottenendo gli elementi necessari a stendere un bilancio definitivo. Infine la televisione digitale terrestre avrà successo se si farà attenzione ai nuovi contenuti che riempiranno le televisioni (soprattutto quelle locali), che in prospettiva saranno ancor più numerose di quelle di oggi.