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La “sporca guerra” del marketing

Ho riflettuto a lungo prima di prendere penna e carta questa volta… pardon, volevo dire “avvicinarmi ad una tastiera”…
Abituato a vivere in trincea per mille ragioni (vivo nella Napoli senza Governo), abituato a pensare alla guerra commerciale, globale, senza frontiere, che il marketing internazionale consente, mi sono imbattuto in un’iniziativa che, d’amblé, mi ha lasciato sorpreso, a tratti smarrito, ma poi, devo dire ora, ne condivido lo spirito.
Si tratta del messaggio “c’è merda e merda” che il Museo Madre lancia per rimandare in modo allusivo, fortemente ironico, alla mostra di Piero Manzoni e in particolare alla sua opera “Merda di Artista”: in nome di questo messaggio verranno distribuiti per strada sul celebre lungomare di Via Caracciolo, sacchetti per la raccolta di escrementi di cane personalizzati da una scritta che rimanda alla mostra museale.
Perché smarrito?
In un mondo in cui i Valori sono in crisi (quali Valori), l’etica del giornalista (?), del creativo (ma perché, ha confini “etici”?), la società tutta soffre di una grave maleducazione, la mia città è di una violenza inusitata, io ancora soffro e mi rizzelo di fronte a frasi forti, volgari, mi ribello alla blasfemia (è di questi giorni la rassegna creativa di Bologna sulla Madonna che piange…). Cosa dovrebbe fare un intellettuale se non educare, incitare al bello, al sano, al legale?
Eppure ora sono d’accordo sui toni forti. Perché?
A Napoli è in crisi tutto, anche la comunicazione libera, spontanea tra la gente: pochi leggono i giornali, meno formano opinione pubblica. Finanche la strada non sa più essere “maestra di Vita” e può solo insegnare a morire per camorra, per errore, per caso… perché ti cade un palo in testa. Eppure sono cani dei ricchi e cani dei poveri, cani di padroni che leggono il giornale e cani di chi non compra più il giornale o di chi non l’ha mai letto, a “cacare” per strada in spregio alle più elementari norme igieniche, di legge e ancor prima in barba a ogni forma di rispetto per l’altro.
Questa comunicazione innovativa, questa tecnica di guerilla marketing, di guerilla advertising sarà sì una forte provocazione ma forse è l’unico modo per arrivare ai ricchi compratori di giornale (e non lettori!) e a chi non compra neanche il giornale! Maleducati e incivili di ogni sorta uniti dall’amore per il cane.
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