Etologia dello studente di Comunicazione

Gli studenti di Comunicazione, in genere, non solo quelli di Scienze della Comunicazione, sono dei soggetti molto interessanti da studiare.

Una prima caratteristica che li contraddistingue è quella di essere composti, per circa un 50% della loro popolazione, da persone che farebbero meglio a fare altre cose, non perché senza capacità, anzi spesso con grandi doti, ma semplicemente perché quello non è il percorso di studi che più si addice loro.

In effetti si tratta di studenti e studentesse vittime delle mille mode e mitologie che riguardano i corsi di Comunicazione, che si sono iscritti sulla scia della novità e che poi si sono scontrati, oltre che con le difficoltà che tutti conosciamo, anche col fatto che ciò che fanno non gli piace.
E se in qualsiasi contesto universitario la passione per ciò che si studia è fondamentale ancora di più lo è per questo campo, ricco di possibilità ma anche d'incertezze.

Un modo per distinguere questi studenti da quelli che hanno fatto la scelta giusta è quello di guardare le loro attività extra-accademiche: gli esemplari della seconda sottospecie fanno piccoli lavori, stage e collaborazioni legati alle loro passioni (giornalismo, siti internet, radio o altro), che, indipendentemente dall'entità del compito, dimostrano curiosità per il futuro lavoro.
I voti degli esami invece non sono un buon criterio perché, come ho detto, molto spesso le persone non tagliate per la Comunicazione sono intelligenti e studiose e quindi, a livello di sola preparazione degli esami, riescono molto bene.

Un'altra caratteristica etologicamente interessante, che attraversa in modo trasversale la popolazione studentesca, è l'abitudine di parlare male del proprio corso.
Proprio così, se interrogati un sacco di studenti di comunicazione vi diranno che nel loro percorso di studi non si fa nulla e rispetto ad altri corsi loro sono poco gravati.
Anche quando non è vero e studiano e/o lavorano un sacco di ore al giorno.
Curioso per chi dovrebbe imparare anche a promuovere la propria immagine, non trovate?

Chi si dovesse imbattere in natura in uno studente di comunicazione allo stato brado inoltre deve sapere che esso, nel 90% dei casi, si potrebbe lamentare di non fare attività pratiche all'Università.
Per la vostra incolumità assecondatelo, anche perché in certi casi un po' di ragione può averla, ma tenete presente che potrebbe essere lo stesso esemplare che ha rifiutato un'ora prima la possibilità di svolgere qualche tesina/ricerca/esercitazione proposta in un corso per non sottrarre troppo tempo allo studio.

Infine un altro tratto peculiare della specie, non di tutta naturalmente, è quello di non amare la pubblicizzazione delle proprie attività ed in generale la ritrosia ad esporsi e soprattutto a parlare in pubblico.
Di questo fenomeno non è ancora stata fornita una spiegazione esauriente da parte della comunità scientifica.

Gli studenti di comunicazione tuttavia sono una popolazione estremamente trasversale, che grazie alla propria adattabilità sta lentamente colonizzando una lunga serie di habitat professionali.
Per questo siamo ottimisti sul futuro della specie, che sta calando (finalmente, vedi http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=245&id_area=147) come numero complessivo di esemplari, per la dura legge della selezione naturale, ma sta sempre più rinforzando il suo patrimonio di status e riconoscimento conquistando un ruolo forte nella catena alimentare del mondo lavorativo ed accademico.
Sono graditi commenti e polemiche (cliccate "Esprimi la tua opinione" qui sotto).

  GIANLUIGI ZARANTONELLO

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