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"Shooting Silvio", una riflessione sul potere mediatico in salsa indipendente
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di Massimo Giuliano letto 3226 volte | Condividi
Il film immagina l'omicidio di Berlusconi, ma condanna fermamente il gesto
‘Shooting Silvio’ è un film che sta facendo molto parlare di sé per via della sua trama: il giovane Kurtz è ossessionato da Silvio Berlusconi e vuole ucciderlo, perché lo ritiene la causa dei mali della nostra società. La pellicola è diretta dal pescarese Berardo Carboni, il quale spiega che il suo film “Non prende posizione, e se lo fa è per dire di essere contrario alla violenza”. Ma allora cosa vuole comunicare Carboni? “Innanzitutto, il disagio nei confronti del potere politico e mediatico di Berlusconi, con tutti i valori che egli rappresenta, e poi una netta disapprovazione dell’omicidio, tanto che in ‘Shooting Silvio’ Kurtz non viene visto di buon occhio dai suoi amici”. Nel momento stesso in cui il film sembra quasi ‘inneggiare’ all’uccisione di Berlusconi, ci si accorge insomma che l’intento è esattamente l’opposto: condannare la violenza e l’efferato gesto di un uomo che uccide un altro uomo. Lo conferma il protagonista, Federico Rosati: “La scena finale è stata per me dolorosissima, non solo perché Kurtz è ormai rimasto da solo – abbandonato dalla sua fidanzata, dai suoi amici, da tutti – ma anche perché lui vuole ammazzare un altro uomo, ed io ho dovuto faticare non poco per entrare in questo personaggio. Ho poco rispetto per me, ma sempre molto rispetto per i ruoli che interpreto (ride, ndr)”. ‘Shooting Silvio’, dunque, viene ad essere qualcosa che va oltre il semplice contenuto visualizzato sul grande schermo: “Questa è un’operazione, prima ancora che un film – dice Carboni – perché il tutto vive anche di come viene percepito all’esterno. Noi non abbiamo pensato di uccidere Berlusconi, ma di fare un film su questo”. Per la sua opera prima, Carboni e soci hanno lavorato sodo al fine di ottimizzare i costi: ‘Shooting Silvio’, infatti, è costato 140 mila euro per 96 minuti di durata, mentre i compensi 250.000 euro. Tutti saranno pagati se e quando il film incasserà i soldi necessari. Circa il 10% degli investimenti sono stati ottenuti girando l’Italia con feste e gadget, al fine di raccogliere fondi. E l’idea ha funzionato. Anche la diffusione ha dato buoni risultati: “Siamo stati noi stessi – afferma Carboni – a mettere su una distribuzione indipendente. Abbiamo avuto fortuna con i media, che hanno parlato bene di noi. Persino all’estero ci hanno dedicato articoli. Così, grazie al passaparola, siamo stati contattati da diverse sale cinematografiche; ora il film è distribuito in più di 20 sale”. Da segnalare la presenza di alcune star: Alessandro Haber, Erlend Øye dei Kings Of Convenience, Remo Remotti e Marco Travaglio. Nello specifico, Haber è stato conquistato “dall’entusiasmo di tutti questi giovani, molti dei quali alle prime armi: è una cosa che mi ha arricchito, molto più di quanto non sia stato io a dare. La sceneggiatura mi ha incuriosito sin dall’inizio. Il titolo, poi, è tutto un programma”. L’attore fa riferimento al fatto che ‘Shooting’ può essere letto nel doppio significato inglese: ‘sparando a’, ma anche ‘filmando’. L’oggetto, naturalmente, è sempre Berlusconi. Importante anche l’opinione di Erlend Øye dei Kings Of Convenience: “Quando mi hanno chiesto di interpretare il ruolo di un dj in un film che metteva in risalto la mancanza di libertà di espressione in Italia, ho accettato”. Tutti sono stati scritturati in maniera molto semplice: “Haber era un amico di Rosati – spiega Carboni – Remotti (che qui interpreta un tassista, ndr) lo conoscevo io. Travaglio ed Erlend li ho contattati via mail, e hanno risposto positivamente. Erano queste le persone con cui ci eravamo riproposti di collaborare, e ci siamo riusciti”.
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