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Léopold Sédar Senghor

Léopold Sédar Senghor nacque nel 1906 a Joal, presso Dakar, in Senegal. Joal è un luogo segnato dalla presenza portoghese fin dal XV secolo. Benché neri, gli abitanti si consideravano portoghesi e davano dei nomi portoghesi ad alcuni dei loro bambini, come scriveva nel 1853 uno dei primissimi preti senegalesi. Ciò spiega anche il cognome Senghor, variante del portoghese 'senhor'. Gli antenati di Léopold, come lui stesso diceva, provenivano dal Gabu, una regione dell'Alta Guinea portoghese. Il padre, ricco coltivatore e commerciante, apparteneva all'etnia Sérère; la madre, invece, era peul. Léopold sposò per dovere (sono sue parole) una donna di origine africana, una guianese, figlia di un noto governatore dell'Africa francese, ma il matrimonio non andò a buon fine e la sposa della sua vita fu una francese di Normandia, di nome Colette Nubert. Senghor ebbe una vita molto impegnata e complessa, ricca di traguardi e di soddisfazioni. Soffrì, peraltro, il disagio apportato dai tempi nuovi, la crisi dei valori morali, spirituali, di quegli ideali che avevano animato il suo impegno politico e la sua attività letteraria. Egli infatti aveva creduto nella vita e nell'opera, all'immortalità, all'eternità dell'hélais, della forza vitale, dell'energia naturale fatta di passione istintiva e calore umano che soltanto alcuni popoli quali i neri d'Africa potevano possedere perchè immuni dall'assalto della scienza e della tecnica, trasformandoli in moderni culti della materia. In questa ottica, Senghor ha riversato tutta la sua alta vena poetica, profonda nei contenuti ed elevata nei motivi ispiratori, dai primi 'Chants d'ombre' (1945) ai 'Chants pour Naëtt' (1949), alle 'Ethiopiques' (1956) ai 'Nocturnes' (1961), alle 'Lettres d'hivernage'(1972). La poesia di Senghor ha assunto sempre una dimensione caratterizzata dalla voce e dai costumi della sua terra di origine;in ogni verso è un movimento armonioso dei suoni e degli echi della sua Africa, del folclore, dei miti, delle leggende, delle musiche, dei canti popolari, del sordo ritmare dei tamburi, delle danze propiziatorie, delle intricate foreste popolate di animali che le riempiono di canti strani, di ululati e di ruggiti assordanti.

Intorno agli anni '30 egli si era trasferito a Parigi, dove conduceva gli studi ed assisteva alla formazione di tante avanguardie letterarie ed artistiche, collaborando con altri intellettuali di origine africana. Successivamente intraprese una concreta e brillante attività politica, che lo portò a ricoprire importanti ruoli nella pubblica amministrazione. La sua formazione europea e la conoscenza della lingua francese gli furono di ausilio per diventare membro dell'Assemblea Costituente (1945) e Nazionale (1946) francese e presidente della Repubblica del Senegal (1960). Senghor ha pubblicato anche un''Anthologie de la nouvelle poésie nègre et malgache de langue française' in lingua francese, nonché 'Langage et poésie négro-africaine', 'Liberté I: négritude et humanisme', 'Les fondements de l'africanité ou négritude et et arabité'. Critico letterario, è stato definito 'messaggero celeste'. Senghor è stato avviato, quand'era fanciullo, alla scuola della missione, per cui ha avuto una formazione ed un'educazione cristiana.Durante gli studi effettuati a Parigi, attraversò un lungo periodo di eclissi della fede, come afferma il suo biografo padre Joseph Roger de Benoist, dal quale ne uscì con una fede più matura, rafforzata anche dall'amicizia con un suo coetaneo, Emmanuel Mounier, filosofo del personalismo, e dalla presenza di Teilhard de Chardin, il grande teologo gesuita. Senghor insegnò la lingua francese in un paio di licei, senza tralasciare i corsi universitari di linguistica neroafricana. Scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, fu chiamato alle armi come 'tirailleur sénégalais' (A questo proposito si vogliono segnalare le poesie dedicate ai fucilieri senegalesi, in 'Hosties noires' ed in 'Chants d'ombre') ma venne fatto subito dopo poco tempo prigioniero. Ritrovata la libertà, venne però riformato per sopraggiunti motivi di salute. Il suo appartamento di Parigi diventò un asilo per comunisti ed ebrei. Intanto sul finire della guerra, la Francia andava delineando il destino futuro delle sue colonie africane (conferenza di Brazzaville del gennaio 1944). Senghor nel 1945 ottenne una borsa di studio per una ricerca nel suo Paese per studiarvi la poesia orale mentre, nello stesso anno, usciva la sua prima raccolta di poesie, dal titolo 'Chants d'ombre'. Così iniziava la sua nuova vita tra arte e politica. Senghor è stato il primo africano ad eccellere negli studi universitari, tanto che nel 1983 fu il primo membro di colore dell'Académie Française, uno dei primi deputati africani all'Assemblea nazionale (e Sottosegretario, per un anno, nel governo Faure), il primo presidente africano a introdurre il multipartitismo (nel

1978, ben prima del muro di Berlino). Fatto ancora più strano, è stato il primo capo di stato africano a rinunciare volontariamente alla sua carica, alla fine del 1980. Nessuno ci credeva, perché i leader africani, specie quelli militari, erano sempre aggrappati al timone, anche quando dichiaravano di voler lasciare il comando. Senghor si ritirò, negli ultimi anni della sua vita, in Normandia, terra natia della moglie Colette, nel piccolo Comune di Verson che aveva scelto come sua seconda patria, dove si spense, all'età di 95 anni, il 20 dicembre 2001.

 

 

Le Opere

 

Chants d'ombre (1945)

Hosties Noires (1948)

Anthologie de la nouvelle poésie nègre et malgache de langue française (1948)

Chants pour Naëtt (1949)

Langage et poésie négro-africaine (1954)

Ethiopiques (1956)

Nocturnes (1961)

Liberté I : négritude et humanisme (1964)

Les fondements de l'africanité ou négritude et et arabité (1967)

Elégies majeures (1979)

Le plan du décollage économique (1967)

Lettres d'hivernage (1972)

La parole chez Paul Claudel et chez les négro-africains (1973)

 

 

Poesie scelte

 

Femme nue, femme noire

 

Femme nue, femme noire

Vêtue de ta couleur qui est vie, de ta forme qui est beauté

J'ai grandi à ton ombre; la douceur de tes mains bandait mes yeux

Et voilà qu'au coeur de l'Été et de Midi,

Je te découvre, Terre promise, du haut d'un haut col calciné

Et ta beauté me foudroie en plein coeur, comme l'éclair d'un aigle

Femme nue, femme obscure

Fruit mûr à la chair ferme, sombres extases du vin noir, bouche qui fais

lyrique ma bouche

Savane aux horizons purs, savane qui frémis aux caresses ferventes du

Vent d'Est

Tam-tam sculpté, tam-tam tendu qui gronde sous les doigts du vainqueur

Ta voix grave de contralto est le chant spirituel de l'Aimée

Femme noire, femme obscure

Huile que ne ride nul souffle, huile calme aux flancs de l'athlète, aux

flancs des princes du Mali

Gazelle aux attaches célestes, les perles sont étoiles sur la nuit

de ta peau.

Délices des jeux de l'Esprit, les reflets de l'or ronge ta peau qui se moire

A l'ombre de ta chevelure, s'éclaire mon angoisse aux soleils prochains

de tes yeux.

Femme nue, femme noire

Je chante ta beauté qui passe, forme que je fixe dans l'Éternel

Avant que le destin jaloux ne te réduise en cendres pour nourrir les

racines de la vie.

(Chants d’ombre, 1945)

 

 

Recensione

 

Il poeta, ammirando la donna africana, non ferma la sua attenzione ai primi moti dell'animo, ma intende scoprirne i segreti e il fascino nella sua 'nera nudità' e, seguendo i suoi impulsi e le sue ricerche, comincia man mano ad accostare la donna alle 'segrete preziosità' che il suo corpo emana, facendo vivere in lei ogni particolare della terra dove ha avuto il primo anelito di vita. Ed ecco la grandiosità del verso poetico a lei rivolto, ma, nel contempo, anche alle bellezze e alle tradizioni della sua terra e della sua gente: 'Fruit mûr à la chair ferme, sombres extases du vin noir, bouche qui fais/lyrique ma bouche/Savane aux horizons purs, savane qui frémis aux caresses ferventes du/Vent d'Est/Tam-tam sculpté, tam-tam tendu qui gronde sous les doigts du vainqueur'. Nell'armonia dell'insieme dei suoni, si eleva la voce grave di contralto, come 'chant spirituel de l'Aimée'. E poi, 'Huile que ne ride nul souffle, huile calme aux flancs de l'athlète, aux/flancs des princes du Mali'. Nella donna, il poeta vede anche la 'Gazelle aux attaches célestes', e le perle che

sono stelle nella notte della sua pelle. E' tutta l'Africa, nella sua attrazione e nei suoi segreti non ancora rivelati, che è viva e presente in lei; la donna Amata e l'Africa vivono insieme, sono un unico misterioso e felice connubio. La poesia si chiude con un canto alla bellezza che passa, lasciando un segno fisso nell'Eternità, prima che il destino geloso non riduca l'Amata in cenere, per nutrire le radici della vita.

 

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