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Buon Natale e prosperoso Anno Nuovo

Nello spirito del periodo dell’Avvento: tempo, per la Liturgia Romana, festivo e gioioso di preparazione al Natale. Buon Natale e prosperoso Anno Nuovo. È l’auspicio più sincero inteso come partecipazione, del sentimento di devozione che connota il mio credo e la mia passione umanistica, estesa alla comunità che con poco meno di quattromila contatti, mi sta gratificando facendosi complice a sua volta.

Ridare valore alle idee per auspicare un neoumanesimo ormai irrimandabile: é, altresì da ritenere augurale, in quanto coinvolgente, il testo Il Marketing "Concettuale" di Titti Zingone che suggerisce un parallelismo tra il Marketing e quanto accaduto in tempi non remotissimi nel mondo dell'Arte, in particolare quella Concettuale. Richiamando la definizione dell'Arte Concettuale, stigmatizza un nuovo tipo di estetica, che si scontra direttamente con il modo di fare arte inteso in senso tradizionale: un’estetica concreta e in aperta opposizione con la produzione artistica classica. Uno dei principi fondamentali è inoltre lo schierarsi contro le regole del mercato, del capitalismo dell’arte. Esso, infatti, rappresenta il mondo del consumo che muta le opere da arte in merce da vendere. L'arte, invece, secondo gli artisti concettuali, deve essere intesa come rappresentazione delle idee dell’uomo”.

Similmente, in occasione della mostra del 2005 a Como, Picasso la seduzione del classico, nella ricerca propedeutica alla visita, ebbi l’approccio e trovai geniale l’interprete delle seduzioni complesse della realtà e artista capace di tutto che rappresenta lo spirito di un’epoca…Mi fu tramite anche uno scritto di Alberto Moravia Espressione della maniera”: “…Prim'ancora che l'animo del creatore, avevano l'occhio dell’esteta, il fiuto del conoscitore, la mano dell'imitatore. Erano geni vora­ci e versatili che, dopo aver bruciato in pochi anni la carriera dell'artista tradizionale legato alla rappresentazione della realtà, avrebbero saputo ol­trepassare il limite un tempo invalicabile dell'esaurimento, spostando la lo­ro opera dalla vita alla cultura. Per mandare ad effetto una simile operazione bisognava avere il co­raggio, attraverso uno sperimentalismo eretto a sistema, di negare validità di ispirazione al già vissuto e attribuirla invece al già detto. In altri termi­ni di sostituire al mondo il museo. È quello che hanno fatto Joyce, Stra­winsky e Picasso che, a ben guardare, sono stati i curatori di un immenso inventario per fini di appropriazione e di saccheggio. Del resto era giusto che fosse così. A partire dal primo conflitto mon­diale e dal conseguente crollo dei valori, tutta l'arte del passato, colpita da morte improvvisa, diventa istantaneamente museo. Ora, il museo a che ser­ve, se non a stabilire dei paragoni improbabili, degli accostamenti ridutti­vi, dei cataloghi catastrofici? Con il museo, spunta l'idea della relatività de­gli stili, della pluralità delle forme, e della vanità dell’espressione. In ulti­ma analisi, l'idea del consumo inteso come trasformazione della creazione in prodotto”.

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