• Log In
  • Recupera la password
Trueid_art=2464&id_area=4&sarea=161&mac=2

Intervista ad Alessandro Rovinetti

Intervista di Anna Torcoletti ad Alessandro Rovinetti, docente di Teoria e Tecniche della Comunicazione Pubblica presso l’università Carlo Bo e Segretario Generale dell’ Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

 

Oggi stiamo assistendo ad un processo di virtualizzazione della comunicazione, che si pone come logica evoluiva del sociale, perché se da un lato la comunicazione sembra perdere di concretezza dall’altro si rende sempre più fruibile ed accessibile a tutti grazie all’azione dei nuovi media che generano un movimento connettivo e globale.
Pertanto il cittadino acquisisce nuove capacità relazionali, si affranca dal ruolo di bersaglio passivo delle burocrazie, conquista maggiore libertà, diventa più riflessivo, più competente e avanza richieste che esigono risposte personalizzate e mirate, attente alle proprie esigenze.
Per fare ciò, si è reso necessario sburocratizzare il sistema pubblico consentendo maggiore accessibilità agli atti della PA.
La Legge 150/2000 rappresenta il caposaldo normativo della Comunicazione Pubblica. Con questo processo normativo si vuole stimolare la PA ad uscire dalla sua autoreferenzialità, si afferma il concetto di accesso ai provvedimenti vengono inoltre sanciti dei principi come quello di trasparenze e di pubblicità: ciò significa che viene a cadere per la PA il segreto d’ufficio. Diventano così fondamentali le attività d’informazione e comunicazione che devono essere legittimate e riconosciute come costanti dell’azione di governo della PA. Diventano delle vere e proprie funzioni, ora la comunicazione non dev’essere lasciata al caso e considerata un’attività residuale.

D: A che punto è il riconoscimento delle figure professionali previste dalla Legge 150?
R: La Legge 150 rappresenta un punto certo nel mare sempre mutevole della comunicazione pubblica. Senza questa legge oggi non potremmo nemmeno parlare di profili professionali.
Il riconoscimento delle nuove figure professionali, invece, è un passaggio fondamentale da una fase artigianale a una fase professionale della comunicazione pubblica. Un passaggio reso necessario proprio dalla Legge 150 e dall’urgenza di individuare possibili sbocchi occupazionali per i giovani neo-laureati in Scienze della Comunicazione.
Per realizzare questo obiettivo la mia Associazione si è particolarmente impegnata e a COM-PA 2006 finalmente si sono udite parole incoraggianti in questa direzione.
Il Ministro Luigi Nicolais, Direttore Generale dell’Agenzia per i Contratti del Pubblico Impiego (ARAN) e la CGIL nazionale hanno espresso la volontà di arrivare ad una soluzione in tempi certi.
Nei prossimi giorni incontreremo le rappresentanze di CGIL, CISL e UIL per un’ulteriore assunzione di impegni. Non voglio farmi né creare troppe speranze ma francamente mi sembra arrivata quella svolta che i comunicatori pubblici da anni aspettavano.

D: Come è stata applicata, in questi anni, la Legge 150?
R: La Legge 150 del 2000 è stata applicata secondo un pericoloso principio di difformità. Molti ne hanno preso le parti considerate più funzionali al proprio concetto di comunicazione, altri l’hanno forzatamente adeguata alla propria realtà.
E' venuto così meno non solo il principio giuridico e di equità della pubblica amministrazione ma anche quel processo di definizione e riorganizzazione che la legge si proponeva. Non a caso le tre figure professionali che la normativa prevede (portavoce, capo ufficio stampa, comunicatore pubblico) rappresentano anche un tentativo importante per meglio definire aree e competenze.
Un’applicazione troppo discrezionale della Legge 150 rischia di penalizzare proprio gli URP e gli uffici stampa a vantaggio di strutture e professioni spesso assimilate in maniera acritica dal mercato privato.

D: Quali problemi ritardano la completa attivazione degli URP?
R: Il problema dello scarso sviluppo o della mancata crescita degli URP è antecedente alla Legge 150.
Un URP che non voglia ridursi ad un banale ufficio informazioni, o peggio, ad un ufficio reclami deve attivare le proprie funzioni secondo le norme vigenti (Dlgs 29 del 1993 e Legge 150 del 2000). Ma per farlo occorre che l’intera organizzazione sia ripensata e resa funzionale per confrontarsi con la gente e garantire servizi di qualità.
L’URP, in sintesi, è una struttura che non può vivere in modo autonomo o avulsa dal contesto politico amministrativo del proprio Ente. Per cui il problema non è quanti URP non sono stati ancora realizzati, ma quanta volontà di dialogare alla pari, di conoscere e far conoscere, di ascoltare e interpretare attese e bisogni, le singole amministrazioni esprimono.
Insomma, L’URP è la vera cartina tornasole per verificare chi, nella pubblica amministrazione, parla di cambiare e chi cambia davvero.


Chi è Alessandro Rovinetti
Dal 1970 si occupa dei problemi della comunicazione nella pubblica amministrazione.
Giornalista professionista è stato capo ufficio stampa del Comune di Bologna dal 1972 al 1994 e successivamente è direttore del Settore Informazione al Cittadino, prima struttura di un Comune Italiano interamente dedicata alle nuove strategie comunicative. Nel 1984 ha predisposto un progetto di comunicazione globale per la città, basato sull’uso di nuove tecnologie informatiche, che ha consentito la realizzazione del Centro di Informazione Comunale.
 Ha realizzato la rete civica Iperbole Internet di Bologna. Progetto, quest’ultimo,che nel 1997 ha vinto il premio europeo “Bangeman Challenge”; è segretario generale dell’associazione italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

Tag dell'articolo ricavati in automatico: bologna | ufficio stampa | pubblica amministrazione | figure professionali | urp | comunicazione pubblica |