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L’Analisi Transazionale : le carezze

L’interazione sociale rafforza certi stati a scapito di altri, e spesso ci porta ad assumere ruoli ben precisi con le persone che ci circondano.

Ma come si formano questi ruoli?

I rinforzi al nostro comportamento provengono dall’ambiente esterno.

Questi rinforzi possono essere positivi o negativi.

E in analisi transazionale si chiamano carezze.

Eric Berne sostiene che l’essere umano ha bisogno di pianificare il proprio tempo; ha bisogno di stimoli, di programmazione, e soprattutto ha bisogno di passare del tempo insieme ai suoi simili.

Questa necessità si basa su tre stimoli differenti: la ricerca di stimoli e sensazioni, il bisogno di riconoscimento, il bisogno di struttura.

La ricerca di stimoli e sensazioni è innata: abbiamo bisogno di contatti fisici ed emotivi fin dalla nascita.

Il bisogno di riconoscimento è fondamentale: significa che esistiamo.

L’unità fondamentale di riconoscimento è la carezza.

Le carezze sono appunto un riconoscimento alla nostra esistenza, sono necessarie per la nostra crescita fisica e spirituale.

Carezza è qualsiasi gesto, parola, comportamento, che dimostra che gli altri si accorgono di noi.

Carezza può essere un cenno di saluto del conoscente per strada, un “ti amo” sussurrato in intimità.

La carezza è un accorgersi che esistiamo.

Per questo esistono carezze verbali e non verbali, carezze positive e negative, carezze condizionate o incondizionate.

Le carezze condizionate si ricevono in base a quello che facciamo (se mi accompagni a casa, ti offro un caffè), le carezze incondizionate si ricevono per il semplice fatto che esistiamo.

In analisi transazionale, si dice che qualsiasi carezza è meglio di nessuna carezza: preferiamo avere un rimprovero, piuttosto che essere ignorati.

Questo spiega perché certi comportamenti si rinforzano, mentre altri passano inosservati.

Per esempio, se un maestro sgrida un allievo ogni volta che sbaglia, e lo ignora quando fa le cose per bene, l’allievo continuerà a sbagliare, pur di ricevere attenzione (in questo caso si tratta di una carezza negativa).

L’Analisi Transazionale :le transazioni

“Transazione” fa venire in mente un sacco di concetti: transazione monetaria, transazione economica.

Quella di cui parliamo noi è una transazione sociale.

La transazione sociale riguarda le persone e i rapporti tra le persone.

Ad esempio, immaginate questa scena:

Un ragazzo sussurra qualcosa all’orecchio di una biondina, che spalanca gli occhi, si gira a guardarlo e sorride.

Cosa sarà successo? Noi non possiamo sapere cosa le ha detto, ma ci basta osservarli per capire che tipo di transazione è in corso, da quale stato dell’Io proviene, a quale stato dell’Io si rivolge.

Una transazione è costituita da uno stimolo e una risposta, che a sua volta scatenerà un stimolo, e così via, in una reazione a catena.

Gli stimoli sono le parole, i comportamenti, il tono di voce, le componenti non verbali che un individuo mette in atto, per comunicare con qualcuno.

Gli stimoli ottengono risposte, che sono fatte degli stessi elementi.

A che servono le transazioni?

La transazione serve a interagire. Può servire anche a raggiungere obiettivi, a suscitare stati d’animo, a ottenere qualcosa.

Dipende dal tipo di transazione e dallo stato dell’Io da cui proviene.

Ci sono diversi tipi di transazioni.

Virtualmente, tutta la comunicazione umana che avviene tra almeno due individui può essere scomposta in transazioni, che a loro volta si suddividono in stimoli e risposte.

Le transazioni sono alla base della nostra comunicazione, e sono prevedibili;

lo stimolo di un certo tipo scatena una risposta di un certo tipo, e così via.

Immaginate una conversazione: Sara e Matteo chiacchierano del più e del meno.

Ognuno di loro si rappresenta con tre cerchi:

in alto il Genitore, al centro l’Adulto e in basso il Bambino.

Questo è il diagramma del GAB.

Sara inizia a parlare a Matteo. Lo stimolo si rappresenta con una freccia che parte da un cerchio (da uno stato dell’Io di Sara) e va a uno stato dell’Io di Matteo.

La risposta di Matteo è una freccia che va ad uno stato dell’Io di Sara, che può essere lo stesso da cui è partito lo stimolo, oppure no.

Perciò, esistono diversi tipi di transazioni.

Per esempio, le transazioni possono essere complementari o incrociate.

La transazione complementare è formata da uno stimolo e da una risposta che restano paralleli sul diagramma, cioè da due frecce che non si incrociano.

La transazione complementare avviene quando lo stato dell’Io che risponde è lo stesso al quale ci si rivolge.

Esempio: - “A che ora ci vediamo?”- “Questa sera alle otto” (Adulto – Adulto).

“Finisci di mangiare” –“Non ne ho voglia” (Genitore – Bambino).

Eric Berne dice che, con le transazioni complementari, la conversazione può andare avanti all’infinito: non c’è niente che possa interrompere la comunicazione.

Potete notarlo anche voi: osservate i bambini che giocano, gli anziani che si lamentano del tempo e di come “si stava meglio quando si stava peggio”, un bambino che fa i capricci e la mamma che lo sgrida.

Ma ci sono dei casi in cui la comunicazione si interrompe, perché lo stato dell’Io che risponde è diverso da quello a cui lo stimolo si rivolge.

Questo è il caso della transazione incrociata.

Per esempio, Matteo dice:-“Sara, metti in ordine quel caos che hai sulla scrivania” (Genitore a Bambino).

Sara risponde :-“Pensa a riordinare la tua camera piuttosto” (Genitore a Bambino).

Matteo parla al Bambino di Sara, che invece gli risponde dal Genitore.

Se disegnate i due diagrammi con le frecce di questa transazione, vedrete che formano una specie di X.

Eric Berne dice che la transazione incrociata determina un’interruzione nella comunicazione. Una o entrambe le persone dovranno tornare nello stato dell’Io a cui si rivolge lo stimolo, per andare avanti.

Sia la transazione complementare che quella incrociata coinvolgono sempre due stati dell’Io per volta.

Ce n’è una che, invece, ne coinvolge tre o addirittura quattro, e si trova spesso nella pubblicità: la transazione ulteriore.

La transazione ulteriore ha due livelli: uno manifesto e uno nascosto, o psicologico, che rappresenta il vero effetto della comunicazione.

Sara è una venditrice di enciclopedie, e dice a Matteo, un potenziale cliente:

“Questa raccolta rilegata in pelle è la migliore, ma non tutti se la possono permettere”. Matteo risponde:“La compro”.

Cosa è successo?

Apparentemente, Sara ha constatato qualcosa, per cui lo stimolo proviene dall’Adulto e si rivolge all’Adulto.

Ad un livello più profondo, però, lo stimolo si rivolge al Bambino e stimola il suo orgoglio, ottenendo l’effetto desiderato.

Non sempre le transazioni ulteriori vanno a buon fine: in analisi transazionale, si dice che non si può obbligare qualcuno a risponderci dallo stato dell’Io che vogliamo.

Il massimo che si può fare è invitare l’altro a partire da quello stato dell’Io.

Quindi, allo stimolo di Sara, Matteo avrebbe potuto rispondere anche da Adulto:-

“E’ vero, questa raccolta per me costa troppo”.

Questa regola si riscontra anche nella comunicazione pubblicitaria: sappiamo che la funzione della pubblicità non è quella di vendere di più, ma al massimo di invitare il target a provare un prodotto.

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