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Omaggio a Ferruccio Barbera

La fantasia, l'umanità e l'amore per la vita sono stati i tratti, così siciliani, di Ferruccio Barbera scomparso a Roma giovedì scorso poco più cinquantenne. Oltre al dolore, in casi come questo, resta sempre il rammarico per tutto quello che ancora avrebbe potuto fare e donare ai suoi amici, ai suoi cari o alla sua terra.

- 'Ferruccio, dove sei?'
- 'Sto andando con Lorenzo a Parigi a vedere la finale. Ci vediamo quando torno'.
Tornava, ma era subito trascinato nel diluvio delle cose da fare.
'Ci dobbiamo vedere'. Allora tu andavi nella sede della sua società. 'C'è da attendere'. Scendevi a cercarlo, e lo trovavi a passeggio con un'amica. Un'altra volta, nella tv locale che ci ospitava per parlare del suo amato Palermo -- la squadra di calcio che dopo la presidenza di suo padre per 30 anni conoscerà solo la serie B e la serie C -- per caso ci capitò di ricordargli che dopotutto in una città povera fosse normale che la squadra di calcio, in uno gioco ormai dominato dal denaro, giocasse nelle serie inferiori.
Apriti cielo! Una reprimenda su Palermo da riscoprire e rilanciare! le potenzialità nascoste! il grande passato! il futuro in coppa Uefa!
In qualche modo, quella volta, avrà ragione lui. Ma si vedeva che soffriva veramente per questa arcaicità -- per usare una parola ripetuta in quegli anni da Luca Orlando -- di Palermo e della Sicilia. Affascinato fin da ragazzo dalla comunicazione televisiva -- memorabile il programma 'Io vedo Cts' con Marcello Mordino -- avrebbe potuto andarsene a Milano e vendere pubblicità per le reti di un allora misconosciuto Silvio Berlusconi fino all'età della pensione.
Ma non lo farà mai. E dopo le stragi dei primi anni '90, forse sconvolto anche lui dal vedere autostrade e palazzi saltare per aria, lo vedremo in televisione, ripreso a casa sua alle falde del Monte Pellegrino, impegnato in una filippica indirizzata tanto contro i cittadini siciliani che vivevano 'nell'isola più bella del mondo' sostanzialmente fregandosene; quanto contro gli imprenditori siciliani, fra i quali 'solo il 2% si fa pubblicità!'.
Nel '93 Luca diventa sindaco di Palermo e Ferruccio inizia a collaborare con la nuova amministrazione. C'è da rilanciare l'immagine di una città che ovunque nel mondo è conosciuta così: 'Palermo?... Ah, Mafia!'.
Nel 1995, complice una moglie buddhista, opportuno porta a Palermo il Dalai Lama: con il Papa è il più grande spirito pacificatore dei nostri tempi. In piazza, Tenzin Gyatso regala al sindaco di Palermo una sciarpa di seta bianca simbolo tibetano della riconciliazione e del perdono (poi incautamente venduta all'asta per raccogliere soldi per il Teatro Massimo).
Ferruccio lavora anima e corpo per convincere le imprese, siciliane e non, a investire i propri soldi per la riapertura del Teatro coinvolgendo
pure i suoi studenti all'Università. A maggio, nel 1997, il Teatro riapre con Claudio Abbado che dirige i filarmonici di Berlino. Ferruccio è tanto felice quanto
furibondo con gli intellettuali italiani che, al solito, fanno gli snob e scrivono e dicono di tutto per sminuire un risultato che invece è storico.
Insieme al Dalai Lama, Ferruccio in realtà porta a Palermo anche Richard Gere, vicino alla causa del Tibet; ed organizza per lui una festa nella ex residenza
dei Florio. Raccontando quella sera il quotidiano cittadino scriverà: 'le ragazze impazzite tirano le proprie mutande all'attore americano'.
E infatti, una tragedia personale gli farà capire meglio perché l'ex capitale Palermo non abbia in realtà mai smesso di essere quel paesone costiero, la cui Pro-Loco peraltro non tarderà a tornare ad insediarsi pienamente in servizio che di lì a qualche anno.
Decide quindi di iniziare a lavorare un po' fuori dalla sua amata città. Nel 2001, la 'Casa delle Libertà' trionfa alle elezioni: i siciliani vogliono, anche loro, essere tutti più ricchi, più liberi e più felici.
'Ferruccio, dove sei? Quando torni?' 'A Roma. Non lo so, quando torno'. Per non disperdere del tutto il gran lavoro fatto, trasferisce a Siracusa l'Estate e
il gran Festival del Novecento inventati a Palermo: almeno lì il sindaco non ha perso del tutto il contatto con la realtà come faranno i suoi alleati
della 'Casa' in questione.
Ma si vede che Ferruccio è stanco. Ritrova un po' di entusiasmo lavorando con l'assessore Granata per comunicare -- di nuovo -- un'immagine migliore della Sicilia e chiama Marco Betta a comporre la musica. Lo spot è pronto. C'è un ragazzo che viaggiando sfoglia un libro: 'Sicilia. Vogliamo viaggiatori, e non turisti'.
Ma si vede che Ferruccio vorrebe e potrebbe fare molto altro e molto di più.
Alla fine di un video bellissimo del 1995, Diario ironico dall'esilio di Roberto Andò, si vede lo Spasimo ancora abbandonato: più bello ancora di come lo vedremo dopo i lavori che porteranno alla riapertura; ed è lì che Ferruccio, che pure aveva collaborato tanto con Emilio Arcuri per farlo riapire, racconta alla giornalista la vicenda sua: la tragedia e la sofferenza vissute.
Nei primi anni '70, Ferruccio animava una comitiva di ragazzi che si riuniva di fronte al cinema Tiffany; di quella generazione di palermitani, nata fra il 1947 e la fine degli anni '50, conserverà sempre la fantasia, la curiosità onnivara e una facilità ad entusiasmarsi pari alla facilità ad annoiarsi con il tran tran del lavoro quotidiano che ancora oggi impedisce a questa generazione di dare continuità e sistematicità alle proprie iniziative contro il sottosviluppo siciliano che -- pure -- tutti li angustia.
Ma ogni persona è individuo; e dalla sua individualità -- Ferruccio Barbera -- tutti quelli che lo hanno conosciuto, e che dal suo lavoro, dalla sua generosità e dalla sua passione hanno beneficiato, conservano qualcosa. E da una vita finita a 53 anni ne abbiamo dei doni che restano i suoi: appunto, non riducibili.
Ciao, Ferro, grazie!

Mario Pagliaro (Montpellier) e Roberto Bonvissuto (Palermo)

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