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Pubblicità, il trash paga?
Gianluigi Zarantonello
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di Gianluigi Zarantonello letto 9361 volte | Condividi

Qualche riflessione
Pubblicità, il trash paga?

Penso che molti di voi avranno avuto il "piacere" di vedere l'ultimo spot di Dolce e Gabbana, quello con i due giovani che nel massimo momento di romanticismo sfogano la loro flatulenza e poi si danno ad un bacio appassionato mentre una nuvoletta di gas forma un cuore sul claim "For real lovers".
Sicuramente lo hanno visto anche i giornalisti di Panorama che nel numero del 2 dicembre hanno dedicato un pezzo piuttosto lungo alla pubblicità trash.

Tra le altre perle citate nell'articolo l'affissione "La patatina tira" di Amica Chips, il pube rasato a forma di G di Gucci e la pubblicità di una mortadella (sempre affissione) "Maiale dentro" con tanto di manette appoggiate sul povero salume.

Come molti sanno in Italia fin dal 1966 l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP, www.iap.it) vigila sui contenuti degli spot cercando di evitare che essi violino una serie di principi contenuti nel codice di autodisciplina pubblicitaria (http://www.iap.it/it/codice.htm) che vincola tutti coloro che lo hanno accettato.
Il giurì ad esempio si è recentemente pronunciato (12 novembre) sulle affissioni Cotonella "Cosa c'è da guardare?" con la ragazza nuda imponendo la cessazione della campagna.

Gli articoli del codice più frequentemente applicati nelle sentenze del giurì in effetti sono il 9 (Violenza, volgarità, indecenza), il 10 (Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona) e l'11 (Bambini e adolescenti) oltre che, per motivi diversi dalla sensibilità e il comune senso del pudore (espressione datata ma usata nel codice), il 2 (Pubblicità ingannevole) e il 15 (Comparazione).
Dunque spesso il problema è che gli spot vanno un po' troppo oltre e rischiano di essere offensivi per qualcuno o comunque non conformi ad una certa sensibilità comune.

Quello che tuttavia mi chiedo è se questo genere di provocazioni paghi colui che la pianifica oppure sia controproducente.

Fondamentalmente lo scopo è colpire e in mezzo a tanto affollamento pubblicitario bisogna tentare soluzioni nuove e forti.
E'anche vero poi che questo genere di cose spesso causa polemiche che poi indirettamente diventano delle forme di pubblicità ulteriore per il marchio e la sua notorietà.
Dunque una campagna trash o aggressiva di fatto assicura un maggiore ricordo e potenzia la notorietà del marchio, anche (e soprattutto) se ne viene imposta la cessazione.

Bisogna dire però che nella marca moderna non è importante solo il ricordo e il riconoscimento ma anche le sensazioni che il brand genera e l'immaginario ad essa collegato.
In questo senso allora se la provocazione ha il fine di sensibilizzare su di un tema sociale scottante (vedi alcune campagne Benetton-Toscani) l'associazione di idee può avere effetti anche positivi, se è fine a se stessa non necessariamente giova.
Credo infatti che i consumatori moderni siano più maturi ed informati di un tempo e dunque il ragionamento "purché se ne parli" mi sembra un po' antiquato.

Queste alcune riflessioni pro e contro, adesso sono curioso di sentire cosa ne pensate voi, per cui lasciate pure qui sotto i vostri messaggi e i vostri commenti.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

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Pubblicato il 07/12/2004
da Gianluigi Zarantonello | tutti i suoi articoli


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Tag dell'articolo ricavati in automatico: campagna | affissione | gli spot | marchio | autodisciplina pubblicitaria | autodisciplina | trash | pubblicità |


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Christian Isola dice: 20/01/2005 11.41.52
Il trash paga solo i pubblicitari
Maiale dentro... cosa c'è da guardare... io sono un osservatore piuttosto assiduo delle campagne e onestamente non ricordo il bran associato né all'una, né all'altra affissione. Segno che mi hanno indotto un rigetto di spregio. Oltretutto qual è il concept, cosa c'entra la mortadella con le manette? Perché una pubblicità non dovrebbe farsi guardare, visto che il suo scopo è esattamente l'opposto. Secondo me è una questione che confina da una parte col buongusto, dall'altra con la povertà di idee. E né l'uno, né l'altra fino a prova contraria, ci piovono dal cielo.
Saluti.

 
Titti Zingone risponde:
16/03/2006 14.34.36
A proposito di pubblicità trash....Vi segnalo una mia recente iniziativa!
COMUNICATO STAMPA




PARTE DA UN BLOG L'APPELLO PER LA BELLA PUBBLICITA'

Prende il via sul web un'iniziativa a favore della pubblicità "per tutti" e di una corretta comunicazione aziendale.


In alcune pubblicità non si tiene conto della sensibilità e delle fasce più deboli del pubblico nè dei possibili effetti emulativi, e si preferisce sacrificare il buon gusto e l'educazione pur di stupire, in nome della creatività a tutti i costi.
Il risultato: spot sempre più estremi o volgari che gettano inevitabilmente un'ombra anche sulle qualità dei prodotti e dei brand.

PubblicitàEtica (http://pubblicitaetica.blogspot.com) è un blog senza alcuno scopo di lucro nè orientamento politico a favore della bella pubblicità e di una etica comunicazione aziendale.
Esso rappresenta un appello via web rivolto a copywriter, esperti di advertising ed aziende a porre maggiore attenzione ai messaggi veicolati nelle loro campagne pubblicitarie, soprattutto quelle rivolte ad un target più giovane o trasmesse in fascia protetta.

L'impegno di PubblicitàEtica (che vanta già celebri contributi) è allargato anche contro la pubblicità ingannevole o scorretta.

Su http://pubblicitaetica.blogspot.com si può aderire all'appello inviando una segnalazione o un commento firmato via e-mail.


Per informazioni: Ufficio Stampa pubblicitaetica@interfree.it

 
Per rispondere a questo intervento... >clicca qui<
 
 
 
Massimo Giuliano dice: 07/12/2004 12.08.27
La mia opinione sullo spot Dolce & Gabbana
Fra qualche giorno uscirà, su questo sito, un mio articolo sullo spot Dolce & Gabbana: un articolo piuttosto critico, in quanto non penso che la suddetta reclame sia efficace e sono convinto che sia stata realizzata solo per colpire il pubblico, ma che alla fine non sia né chiaro il senso del messaggio né riuscito l'intento di associare lo spot al prodotto. Le pubblicità vanno realizzate con intelligenza e, soprattutto, buon gusto.

 
Giovanni Falcioni risponde:
08/12/2004 23.39.18
Pubblicità è trash per definizione.
Fortuna che non hanno ancora inventato il televisore che trasmette profumi e puzze: siamo però sulla buona strada, con il marketing olfattivo.
Zarantonello ha pubblicato anche un articolo sulle affissioni pubblicitarie nei W.C. Ecco, questa di Polta e Flatulana sarebbe adatta al luogo.
Non ricordo il prodotto che reclamizza, ma ho sentito il rumore in TV, mentre ero al computer.
Per me andrebbe cancellata anche la pubblicità del cinesino che defeca sul water, turandosi il naso -mi viene in mente Montanelli- ma anche Antonioni, nel film "Zabriskie Point" nel quale decide, valendosi della fantasia di una ragazza, di far esplodere una lussuosa abitazione col suo contenuto (volano cessi e frigoriferi).
Certo, vien voglia, guardando queste pubblicità, di fare la stessa cosa ogni giorno.
Ma basta non acquistare quanto pubblicizzato: usare lo spot come promemoria.
Negli anni sessanta, un artista mise in vendita la propria cacca rinchiusa in scatolette. L’arte moderna non manca mai di riservarci sorprese incredibili: Arman (pittore –si fa per dire- francese, ancora vivente) vende, per ottantamila euro l'una, tele sulle quali ha appiccicato con la vernice, decine di pennelli appena usciti dal ferramenta. E c’è gente che compra, quei quadri!
Questo per dire che il trash, in ogni campo, non ha mai fine. L’importante per noi è starcene lontani.
Moriremo di spazzatura, questo è certo, come i saccaromiceti nell’alcool da loro prodotto, scarto del metabolismo, che noi beviamo.
Verso Olipèro Toscànno, precursore del trash, ho tutt'ora sentimenti impronunciabili. La sua pubblicità è da animali che si nutrono di cadaveri (potete scegliere, ce n'è più d'uno).
L'ultima campagna, di qualche anno fa, contro la pena di morte negli USA (fra calzini e mutande da vendere), è andata male: Penetton lo ha licenziato, il popolo USA lo stava per linciare. Lo ringraziamo, tutti quanti ne eravamo davvero esausti.
Si, meglio le scuregge di Polta e Flatulana, che i manifesti di Penetton.
Inutile reclamare, siamo rassegnati, sappiamo di non poter far nulla, solo ignorare.
Quanto al giurì sulla pubblicità speriamo che lo aggiungano alla lista degli enti inutili: è come se non esistesse. Lavorerà, forse, due giorni l'anno, sempre che non cadano fra i festivi.
Scommetto che Polta e Flatulana, creatori di moda effimera, non hanno resistito al piacere di girarlo da soli, quello spot, magari ispirandosi a fatti realmente accaduti durante i loro incontri amorosi.
Ci avete fatto caso? Il suono "spot" è onomatopeico: vale sspprrooot!
Per favore, qualcuno apra le finestre, stiamo parlando di pubblicità.

Giovanni

 
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