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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
Occhio Consumatori

Ad onta della stretta creditizia, il 2007 ha segnato il boom in Europa nello sviluppo dei centri commerciali. Nel biennio 2008-9, secondo l'ultimo European Shopping Centres Report pubblicato dal consulente immobiliare Cushman & Wakefield, sono previsti oltre 22 milioni di metri quadrati di nuovi progetti commerciali, di cui la meta' da realizzare entro la fine del 2008. In Italia nel 2007 sono stati aperti oltre 1.141.000 mq di centri commerciali.

Urca, si presenta un’occasione irripetibile: facciamo quattro conti.

+ centri commerciali, + offerta, prezzi più bassi.

1 a 0 per noi, palla al centro.

+ centri commerciali, domanda più rarefatta, prezzi più bassi

2 a 0, palla al centro.

+ centri commerciali però, sempre + acquisti da fare. Vogliono prenderci in contropiede?

2 a 1, palla al centro.

+ centri commerciali ribadiscono pure la centralità del nostro esercizio nella pratica economica. Altro che produzione.

+ forza al consumo insomma,  – alla produzione.

3 a 1, palla al centro.

Ei, ei, In questo scontro titanico, tra chi vende e chi acquista, possiamo vincere la partita.

Che occasione ragazzi!

Le vedete le officine del riscatto dei consumatori?

Là, dove i dilettanti recitano le liturgie del consumo, i Professional Consumers possono organizzare, cadenzare, offrire la Domanda per condizionare l’Offerta e avere un ristoro economico per l’obbligo di questo esercizio e con questo cipiglio, magari, vincere  lo scudetto del tornaconto.

 

Mauro Artibani

www.professionalconsumer.splinder.com

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mauro artibani - pubblicato il 17/06/2008 - permalink
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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
e noi consumatori?

"Mi sembra che il Governo sia partito bene. Credo si debbano ascoltare le esigenze delle imprese perché sono le imprese a mandare avanti e ad essere un pezzo importante del Paese".
Lo ha affermato Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica, entrando al Convegno dei Giovani di Confindustria, precisando che "il Paese non vive senza le imprese" e "il Governo ha il dovere di ascoltarle".

E bravo Ministro, tuttodunfiato si coccolano gli imprenditori.

Già, sono essi a produrre Valore in forma di merce. Dio renda loro merito.

E noi, quelli della vita spesa a fare la spesa?

Noi che trasformiamo, mediante l’acquisto, quel Valore in Ricchezza per pagare profitti, salari, stipendi; con l’IVA sull’acquisto rimpinguiamo pure le casse pubbliche?

Noi che poi consumiamo e paghiamo con la TARSU lo smaltimento di quel consumato e poi, dulcis in fundo, diamo agio a una nuova produzione?

Noi che per compito d’ufficio spendiamo, con redditi insufficienti, risparmi allo stremo e debiti che rischiano di andare fuori controllo?

E che dire se nel 2007 in Italia sono stati costruiti 1.141.000 mq di centri commerciali: templi, magari empii, dove poter recitare le nostre liturgie di acquisto?

Bene, caro Ministro, vorremmo che rammentasse tutto questo quando incensa i ruoli, quando attribuisce centralità, quando si spende in riconoscimenti e attribuisce compensi.

 

Cordialmente La saluto

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 09/06/2008 - permalink
economia professionalconsumer società


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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
così è se ci pare

La pratica del consumare dilettante si esaurisce nell’acquistare e consumare. Risultato:  redditi insufficienti, risparmi allo stremo, debiti sopra il livello di guardia, sprechi ed una montagna di rifiuti.

Un’azione professionalmente adeguata deve invece poter rivendicare la produzione della DOMANDA come compito di istituto.

Il potere per farlo? Generare il 70% del PIL mediante gli atti di consumo accredita la nostra rivendicazione. Se non bastasse lo squilibrio tra domanda e offerta rende evidente la nostra forza: hanno più bisogno i produttori di vendere che noi di acquistare.

Come faranno a resistere a cotante credenziali?

Come si possa esercitare il potere della domanda? Beh, intanto riuscendo ad usare, con adeguate strategie di azione, le nostre prerogative: il TEMPO, l’ATTENZIONE.

Disponiamo inoltre di un ampio spettro di azione nel gestire la pratica dell’acquisto: dalla prodigalità all’avarizia, che dobbiamo saper dosare con opzioni tattiche per fornire MISURA all’azione. Recuperare il valore del denaro poi ne consente un uso più accorto e redditizio; opporre resistenza  ai processi di fidelizzazione rimuove inerzie, dispone il cosa, come, quando, quanto acquistare; selezionare l’offerta consente di sottoporre a controllo la formazione dei prezzi – i Gruppi di Acquisto Solidali ci stanno provando – mitiga i processi inflattivi, si  possono così trarre vantaggi per le nostre stressate finanze.

Insomma, per salvaguardare il potere di acquisto, abbiamo l’imprescindibile necessità di conquistare il POTERE della DOMANDA.

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 02/05/2008 - permalink
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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
Stavolta vi interrogo. Senza se , senza ma

Quante ore, dedicate all’informazione pubblicitaria, avete sottratto al sonno-riposo?

Quanto tempo, dedicato allo shopping, viene sottratto all’andare a zonzo?

Quanto di quel tempo libero che ci resta viene utilizzato poi per consumare i servizi di “cura della Stavolta vi interrogo. Senza se , senza ma

persona”?

Quante emozioni ci vengono astutamente sollecitate per interessarci all’acquisto?

Quanto ragion pratica dobbiamo utilizzare per discernere le occasioni di acquisto?

Quanta attenzione possiamo dedicare ai casi nostri se preoccupati di consumare per PRODURRE la crescita economica?

Quanta fatica dobbiamo mettere in campo per smaltire gli acquisti fatti e poter riacquistare?

Quante crisi di identità dobbiamo sopportare per corrispondere ai volubili dettami delle mode?

Quanta circospezione dobbiamo mettere in campo visto l’assottigliarsi della capacità di risparmio?

Quanta preoccupazione dobbiamo tenere di riserva con l’aumentare del Debito da Consumo?

Bene, anzi  male. Forse !

Questo,  in soldoni, il tempo che ciascuno di noi, da solo o in gruppo, impiega quotidianamente a neg-oziare consumo.

Come pensare di chiamare questo non-ozio: lavoro?

Consumare, questo il nostro lavoro quotidiano.

Vista l’intensità del nostro ufficio, la responsabilità che grava sulle nostre azioni è lecito acquisire uno statuto professionale adeguato al compito: il Professional Consumer?

A questo punto il gioco è fatto.
E dal momento che non esistono pasti gratis, è lecito reclamare un Reddito da questo esercizio?

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 19/04/2008 - permalink
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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
sono ancora pochi ma in crescita

La spesa etica e comunitaria conquista sempre piu' consumatori: dal 2005 al 2008 i gruppi di acquisto solidale (gas) sono passati in Italia da 146 a 374 e a loro volta hanno creato sette reti. Sono almeno 25 mila le famiglie che fanno parte di un gas.
I dati sono stati diffusi dagli organizzatori della fiera dedicata al consumo critico "Fa' la cosa giusta!", che apre in questi giorni a Fieramilanocity. I gas sono iniziative spontanee di consumatori che mettono in pratica il concetto di 'filiera corta': decidono di fare la spesa insieme direttamente dal produttore, scegliendo aziende di qualità ma anche piu' sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.

Alla fiera del consumo critico sono 400 gli espositori suddivisi in 15 aree tematiche (ad esempio energie rinnovabili, bio-edilizia, cooperazione sociale, etc.) e accomunati da un' unica sfida: provare a vivere, produrre e consumare consapevolmente, unendo economia e solidarietà, qualità dei prodotti e tutela dell'ambiente, benessere privato e collettivo.

25 mila famiglie su 24 milioni: un fenomeno che si mostra in continua crescita.

Armati delle migliori intenzioni e con una proposizione vincente: riprendersi la DOMANDA; anzi produrla.

Per ottenere, a fronte di cotanto fervore, i vantaggi eco-socio-etici epperchennò economici dal consumare.

Li vedete i Professional Consumers in azione?

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 14/04/2008 - permalink
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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
non mangiare ne pane ne pastasciutta, ne bere caffè

Sciopero dei Consumatori ?

Non  mangiare pane, né pastasciutta, né bere caffè ?

I prezzi di questi prodotti sono lievitati troppo: nella filiera della produzione c’è un affollamento ingovernabile. Ad ogni passaggio viene caricato un aumento di prezzo

Com’è potuto accadere tutto questo?

Cosa facevamo quando tutto questo si produceva?

Il sonno della ragione produce mostri, anzi, mostruosità. L’aumento del prezzo del grano, dall’85, è aumentato del 750%...e noi in tutt’ altre faccende affaccendati, a rincorrere le nostre idiosincrasie, distratti da sopori acquisitivi, accoccolati sulle nostre emozioni a sperperare esperienze oltre il lecito. Non ci siamo accorti di nulla.

E’ imperdonabile. Irretiti alle “asimmetrie informative” che affollano il mercato, sedotti spudoratamente dai fidelizzatori.

Ce n’era ben d’onde. L’eccesso di offerta sul mercato e, con il benessere, l’affrancamento dal bisogno, i nostri VANTAGGI. I nostri punti di FORZA, sono stati svenduti e noi giù a consumare oltre misura dando fondo ai risparmi, indebitandoci oltre il lecito.

Ed ora?

Si rende indispensabile recuperare le FORZE: quei nostri VANTAGGI, mettere a profitto le nostre ATTITUDINI, cadenzare la PRESENZA sul mercato, gestire efficacemente le nostre PREROGATIVE.

La prodigalità e l’avarizia sono nel DNA del consumatore: usiamole e, ad esempio, saremo in grado di controllare il rialzo del prezzo del grano che condiziona il costo di pane e pastasciutta. Usando strategicamente questi estremi, un Professional Consumer deve saper gestire le ATTESE di acquisto; opportunamente dosate esse costituiscono una RISORSA tutta nostra.

Insomma, riprendere nella nostra disponibilità la gestione della DOMANDA si può, si deve.

Dovranno darci il RESTO: altro che sciopero!

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 12/04/2008 - permalink
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