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Maria Francesca Calvano | altri suoi testi nel blog
Quando di chiaro c'è solo lo sfondo

Prediligo gli sfondi chiari: lasciano riposare gli occhi - che giustamente ringraziano - ed hanno il grande pregio di mettere in evidenza soltanto l'essenziale. Per questo apprezzo il manifesto elettorale della candidata alle regionali Rachele Grosso Ciponte che ho adocchiato ieri a Belvedere Marittimo. Purtroppo però questo è il primo dei soli due motivi d'elogio che - ahimé - mi sento d'esprimere. L'altro riguarda l'attenzione per il mondo dei social network. Per il resto, lo trovo confusionario. Troppi elementi tutti insieme. Stonato nei colori e tutt'altro che d'immediata comprensione.

La candidata, sguardo rivolto verso destra piuttosto che frontale, viene ritratta nell'atto di lanciare un dado. La posa però non è per niente naturale: eppure il movimento dovrebbe suggerire una certa dinamicità. La mano destra, quella che lancia, si fa notare più per lo smalto e l'anello che per l'atto che - per finzione, evidentemente - compie. La mano sinistra invece sostiene il viso con due dita, con l'esito che l'intera figura, anziché suggerire movimento, risulta ingessata, immobile, sostenuta.

L'artificiosità della posa è resa palese anche dal fatto che il dado lanciato è semplicemente disegnato: altro effetto avrebbero ottenuto i grafici se fosse stato reale. Tra l'altro, dal momento che è bianco, l'oggetto volante si confonde con lo sfondo. Così a primo acchito sembra che la candidata voglia stringermi la mano, più che lanciare un dado.

Troppi poi i contenuti scritti: sul dado stesso, nella parte alta del manifesto, in quella bassa. Come se non bastasse le informazioni sono disposte su più righe. Vada per i dati essenziali, come la tornata elettorale, il simbolo del partito, il nome della candidata. Ma di slogan forse ne sarebbe stato sufficiente uno.

"Il dado è tratto" - di cesariana memoria - mi pare abbastanza superfluo rispetto a "decidi tu vota Rachele Grosso Ciponte". Però, però... la scelta di separare i termini "decidi" e "tu", ponendoli su due righe diverse, non chiarisce se è corretto leggere "decidi tu, vota...", oppure "decidi, tu vota...". Sono finezze, ok. Ma la separazione disorienta. Lo slogan così spezzettato tutto fa meno che farsi ricordare. E poi ci tengo alla punteggiatura che non c'è.

Per quanto riguarda i significati, i due concetti "il dado è tratto" e "decidi tu" mi sembra si contraddicano invece di completarsi. Affermare che il dado è tratto significa dire che quel che è fatto e fatto e non si può tornare indietro. A questo punto su cosa dunque dovrebbe decidere l'elettore, che pure la campagna vorrebbe fosse protagonista?

Mi sembra superflua anche la serie di dadi che compongono la parola Calabria. Ok per la scelta di colorare in verde soltanto il trittico LAB, ma per spiegarsi davvero il senso dell'elemento grafico bisogna andare sul sito della candidata. È vero che al link si dà un certo risalto nel manifesto: ma non dovrebbe bastare la pubblicità murale per colpirmi?

Il dado, come s'è capito, rappresenta il tema principale della campagna. Sul sito della candidata torna più volte. Un dado è ciò che compare appena ci si collega al link. «Iniziamo la partita» è l'annuncio della presentazione della candidatura. A proposito di web: i loghi di Facebook e Youtube danno un tocco social al tutto e credo rappresentino una novità: non mi è capitato finora di vederne su altri manifesti.

Ora parliamo di colori. La paletta cromatica scelta comprende il nero e il verde. Ma cosa c'entrano con il blu, il rosso, il giallo e l'arancione che sono i colori del simbolo? Le uniche due cose a far pendant col simbolo sono la camicetta e lo smalto della candidata. Basteranno a soddisfare gli elettori esteti?

Voto? 5. Vorrei premiare anche in questo caso, come per Orsomarso, lo sforzo di fantasia. Ma l'agenzia che ha realizzato il lavoro a quanto pare aveva utilizzato l'idea del dado anche in altre occasioni:


VIA: Maria Francesca Calvano



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Maria Francesca Calvano - pubblicato il 27/02/2010 - permalink
comunicazione manifesti elettorali rachele grosso ciponte


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