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Studio non Profit Studio non Profit | altri suoi testi nel blog
Seminari Base ed avanzato sul funzionamento e gestione di un'Organizzazione non Profit

Studio Non Profit (SNP) è un’associazione nata per sostenere e promuovere la crescita e lo sviluppo del terzo settore, principale risorsa del welfare in Italia. Il suo obiettivo è rendere le organizzazioni, gli operatori e i volontari attori protagonisti e consapevoli. A tale scopo offre formazione e consulenza qualificate a tutti coloro i quali intendano acquisire competenze e conoscenze specifiche sul non profit e sul suo funzionamento.

 

Studio Non Profit terrà, nel mese di Ottobre a Roma, due interessanti Seminari.

 

Seminario base, rivolto a chi intende costituire o ha da poco costituito un'organizzazione non profit. Il seminario ha una durata complessiva di 10 ore (due giornate) durante le quali si affronteranno gli elementi di base per la costituzione e la gestione di una organizzazione non profit: le forme organizzative degli enti non profit e la scelta più idonea; gli aspetti amministrative e fiscali; come gestire le relazioni interne all’organizzazione; la programmazione delle attività.

Quando e Dove

Si svolgerà venerdì 19 ottobre 2012 (dalle 16.00 alle 20.00) e sabato 20 ottobre 2012 (dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00), a Roma in Via Michelotti, 33 (Metro B, fermata PIETRALATA)

La partecipazione al seminario ha un costo di 121,00 euro a persona (IVA inclusa).

 

Seminario avanzato, rivolto a chi dirige e/o gestisce un’organizzazione non profit e vorrebbe acquisire conoscenze e competenze maggiori per riuscire al meglio nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Un accenno alle tematiche che si affronteranno: le forme organizzative degli enti non profit in relazione ad obiettivi e attività; la trasparenza rendicontativa; la struttura del bilancio sociale, la trasparenza, l'efficacia nella gestione delle relazioni con gli stakeholders; le relazioni interne.

Quando e Dove

Il seminario,della durata complessiva di 10 ore, si svolgerà venerdì 26 ottobre 2012 (dalle 16.00 alle 20.00) e sabato 27 ottobre 2012 (dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00), a Roma in Via Michelotti, 33 (Metro B, fermata PIETRALATA).

La partecipazione al seminario ha un costo di 121,00 euro a persona (IVA inclusa).

 

Contatti e Informazioni

Tel. 3403337699

E-mail studiononprofit@gmail.com

www.studiononprofit.it


VIA: Studio Non Profit



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Studio non Profit Studio non Profit - pubblicato il 15/10/2012 - permalink
non profit; seminari; Roma Ottobre 2012


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cristina skarabot | altri suoi testi nel blog
5 CONSIGLI PER MIGLIORARE UNA GIORNATA COMINCIATA MALE.

Nel fare coaching incontro spesso manager che non sono assolutamente pronti ad iniziare la sessione della giornata. Il motivo? Hanno un diavolo per capello – e non sono calvi – già alle 9 del mattino: appoggiano nervosamente i telefonini (almeno 2 o 3) sul tavolo e qualcuno anche il suo iPad e mi guardano con il volto teso, e lo sguardo che saetta nervosamente da un punto all’altro. Non si può non tenere conto di questi segnali prima di iniziare una sessione di coaching, che dovrebbe essere un momento di serenità e di crescita e non certo un ulteroiore obbligo da aggiungere ai già mille problemi quotidiani. Prima di iniziare comunico al mio interlocutore che il suo è lo stato d’animo di una persona la cui giornata è iniziata in salita (o come dicono alcuni, col piede storto). C’è qualcosa che posso fare per lui? Naturalmente. Con un approccio sereno e ascoltando attivamente come solo il coach sa fare, induco il manager a raccontarmi come mai da la giornata è “cominciata male” e condivido con lui alcune idee da sperimentare. Ecco quali sono: 1. Evitare (con garbo) di stare vicino o parlare con persone che, vedendovi in questo stato dicono:“Ma come mai sei così nervoso questa mattina? Cosa ti è successo?” Oppure, in seguito di una vostra risposta un pò brusca: “Ma ce l’hai con me stamattina?” 2. Prendere consapevolezza del vostro stato di nervosismo e che si tratta di uno stato alterato. Fermatevi e cercate un po’ di tranquillità, poi respirate lentamente, meglio se a occhi chiusi. 3. Produrre pensieri positivi e rivivere i momenti in cui avete sperimentato un senso di energetica motivazione e realizzazione. Ricordate che voi potete indirizzare i pensieri e quindi è sollo vostro il compito di scegliere quelli migliori per la giornata appena cominciata. 4. Ascoltare un brano musicale che vi piace e abbandonarsi a qualche minuto di distrazione e serenità. Decidete di sentirvi meglio e ricordare i bei momenti in cui quella musica vi ha accompagnato. 5. Solo ora cominciare a pensare alla soluzione per ognuno dei problemi, che vi hanno fatto fatto iniziare la giornata in salita. Non tutti insieme, ma uno alla volta, scrivendo per ciascuno la soluzione e visualizzandola come già realizzata nella vostra mente. Come potete vedere sono suggerimenti pratici e semplici, ma richiedono disciplina per diventare parte della vostra quotidianità.


VIA: The Next Step



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cristina skarabot - pubblicato il 11/07/2012 - permalink
positivo comunicazione ascolto giornata business manager imprenditori nervoso stato d'animo coaching


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Viola Venturelli | altri suoi testi nel blog
La società romana di Relazioni Pubbliche premiata con uno dei più autorevoli riconoscimenti internazionali nel mondo delle RP. Ad essere vincenti l'approccio senior level e il profilo multidisciplinare del team dell'agenzia.

INC, la società romana di comunicazione guidata da Pasquale De Palma, ha ricevuto il prestigioso premio “The Holmes Report – Italian Consultancy of the Year 2012”, considerato uno dei riconoscimenti più ambiti nel panorama internazionale delle Relazioni Pubbliche.

“Siamo davvero orgogliosi di questo premio, dichiara Pasquale De Palma, Presidente e CEO di INC. Ci piacciono soprattutto le motivazioni alla base di questo riconoscimento, e cioè la riconosciuta competenza e seniority multidisciplinare dello staff e soprattutto la capacità provata di raggiungere risultati orientati al business dei nostri clienti. Una concretezza che da sempre è parte del nostro dna di agenzia. Sappiamo bene che alla base di questo successo ci sono due fattori: la fiducia che i nostri clienti ripongono in noi, e la qualità del nostro team di professionisti, la competenza, la passione e l’impegno con cui lavorano ogni giorno su ogni progetto. E soprattutto a loro va il nostro ringraziamento.”

Nell’attribuire il riconoscimento, The Holmes Report scrive: “L'azienda si caratterizza rispetto ai suoi competitors per l'elevata seniority dello staff, per il committment e la passione di un gruppo di lavoro basato sulla multidisciplinarietà e focalizzato al raggiungimento di obiettivi di business. L'anno scorso ha vinto il Global SABRE Award come migliore campagna mondiale di PR nella categoria Corporate Responsibility per “Le Chiacchiere stanno a zero. O Bevi o guidi”, realizzata per AssoBirra. Altri importanti riconoscimenti le sono stati attribuiti per la campagna di GCAP – Coalizione Italiana contro la Povertà lanciata in occasione del G8 dell'Aquila e per l'Osservatorio Europcar sugli stili di vacanza degli italiani."

Il riconoscimento di The Holmes Report arriva in un momento importante per l’agenzia romana. In un mercato reso sempre più difficile dalla congiuntura che vive l’ economia italiana, INC ha visto confermata la fiducia da parte dei clienti “storici” (AssoBirra, AIA, Negroni, HTC, Europcar, Aism, Agire, solo per citarne alcuni) e ha continuato ad acquisire clienti in nuovi mercati. Nei primi mesi del 2012 INC ha vinto due prestigiose consultazioni internazionali per la gestione delle attività di RP di Emirates e di UNHCR, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati.

Il premio verrà consegnato nella cerimonia di premiazione degli EMEA SABRE Awards (Superior Achievement in Branding and Reputation) che si svolgerà stasera, 31 maggio 2012, a Bruxelles.


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Viola Venturelli - pubblicato il 31/05/2012 - permalink
comunicazione pr the holmes report premi award internazionale


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Enrica Orecchia | altri suoi testi nel blog
Traduzione e rielaborazione del post pubblicato su PrConversations

Questo post è la rielaborazione di una recente collaborazione con il blog PrConversations,  nata quando una delle autrici, Judy Gombita, è rimasta entusiasta di un mio post sull’officina della comunicazione. Si parlava delle donne che lavorano nelle relazioni pubbliche, e avevo citato alcuni commenti suoi e di Heather Yaxley su PrConversations. Venuta a saperlo, Judy si è procurata una traduzione del post e mi ha contattato proponendomi di approfondire l’argomento per lei.
Ho avuto quindi l’onore di essere ospite su quello che è, senza tema di smentite, il più importante blog di relazioni pubbliche a livello mondiale, fondato da Toni Muzi Falconi (si chiamava inizialmente Toni’s Blog) e adesso è  condotto da Judy Gombita, Heather Yaxley e Marcus Pirchner.

La questione del rapporto numerico tra gli uomini e le donne che lavorano nelle relazioni pubbliche continua a essere un argomento di interesse. Lo dimostra una recente discussione del gruppo LinkedIn Public Relations Professionals Group, sull’argomento “Perché ci sono più donne che uomini nelle relazioni pubbliche?”

Su invito di Judy Gombita ho approfondito l’argomento raccontando che cosa significa essere una donna che lavora nelle relazioni pubbliche in Italia. In questa breve “indagine” ho cercato di identificare eventuali caratteristiche comuni tra le italiane impiegate nelle relazioni pubbliche,  valutare se ci sono differenze con le donne che lavorano in altri settori, evidenziare similarità e differenze con gli uomini che lavorano nel loro stesso ambito.

Studi italiani recenti sull’argomento

Da una ricerca condotta da Ferpi nel 2010 è emerso che nei quarant’anni di esistenza della Federazione la percentuale di donne iscritte alla Ferpi è aumentata dal 15 % al 57,4 % sul totale degli iscritti.

Molte di queste donne sono imprenditrici, altre responsabili della comunicazione in grandi aziende, non poche multinazionali.

I dati confermano quindi che nelle relazioni pubbliche le donne sono molto più numerose di quelle che lavorano in settori più tradizionali come quello legale (avvocati e notai) o tecnico (ingegneri e architetti) o nel settore medico, tutti con una rappresentanza femminile al di sotto del 50 % .

Altri dati utili provengono da uno studio condotto nel 2009 da Daniela Mian - all’epoca studentessa del corso di Relazioni Pubbliche presso l’Università di Udine - per la sua tesi di laurea, relatore il professor Giampiero Vecchiato,influente socio Ferpi. Dai risultati, resi noti nel gennaio 2011, emerge che, nel guidare un’azienda, le donne:
  • seguono criteri più rigorosi
  • sono in grado di valutare meglio il rapporto costi/benefici
  • usano l’intelligenza emotiva e l’empatia
risultando quindi più capaci di comunicare con le diverse categorie di stakeholders.
Inoltre, le manager portano avanti un modello di leadership basato sulla condivisione, la negoziazione e l’inclusione. Se la cavano meglio nel multitasking, nella gestione della complessità e nel problem solving, abilità che vengono loro dal dover tenere in equilibrio i molteplici ruoli che interpretano nella vita.
Grazie a questi punti di forza, il lavoro delle donne che lavorano nelle relazioni pubbliche si dimostra sovente a più alto valore aggiunto di quello degli uomini. Secondo lo studio, sarebbe questo il motivo per cui le donne delle rp si vedono affidare ruoli di responsabilità più frequentemente di quelle che lavorano in altri settori aziendali.
Altri risultati
Per contro, un ulteriore dettaglio emerso dalla tesi di Daniela Mian è che le donne scelgono appositamente di studiare relazioni pubbliche non solo perché è un lavoro con attività e responsabilità interessanti, ma anche perché  è una professione che meno uomini scelgono, quindi con minori possibilità di essere discriminate.
Un altro dato poco incoraggiante è che solo il 46 % dei professionisti di relazioni pubbliche tra quelli intervistati (sia uomini che donne) riportano direttamente alla dirigenza, mentre la restante percentuale occupa ranghi più bassi nella gerarchia aziendale. Questo dimostra che in molte aziende italiane le relazioni pubbliche non sono ancora considerate una funzione strategica, cioè una funzione che genera profitti. Ne consegue che, poiché gli uomini preferiscono posizioni più “influenti” (come la finanza, le vendite, il marketing), si dedicano alle relazioni pubbliche in misura minore, permettendo alle donne di trovare sul loro percorso di carriera meno controparti maschili e quindi meno ostacoli a eventuali promozioni e avanzamenti.
E’ mia opinione che le donne che lavorano nelle relazioni pubbliche condividano le stesse sfide delle lavoratrici di altri settori — prima di tutto il riuscire a tenere in equilibrio lavoro e famiglia. Come madre di una bambina di 7 anni posso confermarlo.
La minore considerazione di cui le relazioni pubbliche tuttora godono in azienda comporta che, anche in presenza di una ridotta competizione da parte degli uomini, il successo professionale delle donne è reso più difficile dal fatto che perlopiù devono occuparsi di compiti operativi o tattici.
Come possono le italiane affrontare le sfida ?
Una questione che le relatrici pubbliche devono affrontare prioritariamente è il contribuire a sviluppare una cultura della comunicazione all’interno delle organizzazioni utilizzando il valore aggiunto del loro lavoro per convincere dirigenze e proprietà che le relazioni pubbliche hanno le carte in regola per essere considerate una funzione strategica. Quando finalmente lo diventeranno, le donne che ricoprono quelle posizioni acquisiranno automaticamente più potere.
Ciò aumenterebbe anche le opportunità di lavoro al femminile, perché le aziende comincerebbero a capire che non possono fare a meno di comunicare con i loro stakeholder in maniera regolare e organizzata. Poiché le donne costituiscono la maggioranza degli studenti in comunicazione e relazioni pubbliche queste posizioni di punta sarebbero principalmente  destinate loro.
Sfide culturali
La seconda questione con cui le donne devono confrontarsi è il loro empowerment personale.
Si tratta di un problema culturale con radici antiche. Nel ventesimo secolo le italiane sono state abbastanza fortunate da avere conquistato i diritti fondamentali, sanciti da leggi, ma mancano ancora di quelli che possono essere definititi i diritti “soft”. Nello specifico del mondo del lavoro: avere una presenza che pesa quanto quella degli uomini, l’essere trattate con rispetto e considerazione e ottenere che le loro richieste siano ascoltate e soddisfatte.
L’attivismo femminista non  può farsi carico di questa battaglia. Con la protezione delle leggi (ottenute grazie alle femministe e a un sempre crescente numero di donne sui posti di lavoro) le donne devono prendersi la responsabilità di compiere loro stesse il prossimo passo avanti e lavorare ognuna in prima persona in modo da far rispettare i loro diritti sul campo, non solo sulla carta.
Sui posti di lavoro ciò è tanto più vero e necessario, mentre le donne tendono a dare per scontato che riceveranno lo stesso trattamento degli uomini quanto ad avanzamenti di carriera, opportunità formative e livelli salariali.
Perché lo si dà per scontato ?
Le statistiche mostrano, che, traditionalmente, le studentesse italiane ottengono voti più alti dei loro colleghi maschi, sia a scuola sia all’università. Di conseguenza, tendono ad aspettarsi di mantenere gli stessi risultati nel mondo aziendale. Grosso errore.
Sfortunatamente per queste giovani donne sui posti di lavoro vigono altre regole (sia scritte che non), molto meno vantaggiose per loro.
In conseguenza del tipo di educazione che le giovani italiane ricevono, sia in famiglia che a scuola, è difficile per le donne capire queste regole non scritte e quali tipi di comportamento ci si aspetta da loro. Per esempio:
  1. Alle ragazze si insegna a mantenere un comportamento quieto e riservato.
  2. Si dice loro che chiedere quando hanno bisogno di qualcosa non è un comportamento adeguato e non è femminile o grazioso.
  3. Le ragazze sono incoraggiate a essere modeste e ad adottare un modo di esprimersi indiretto, oltre che a tenere sempre un basso profilo.
Quando le giovani donne ottengono finalmente un lavoro, a meno di non avere un temperamento naturalmente diretto e audace, rirpoducono questo stile comportamentale, rinunciando a modi di fare più assertivi e diretti. Danno così l’addio a qualsiasi possibilità di avanzamento o promozione.
Al contrario, gli uomini, che hanno ricevuto una educazione diversa e sono cresciuti con ben altre aspettative, si fanno avanti e riscuotono i benefici in termini di carriera, trattamento sul posto di lavoro, ecc.
Il fattore “ragazzina”
Un’ulteriore, più sottile forma di discriminazione consiste nel trattare le donne come “ragazze” , anche nel linguaggio usato per riferirsi a loro. La cosa peggiore è che le donne stesse rinforzano questa abitudine, che limita la loro carriera.

In “Le brave ragazze non fanno carriera. 101 errori che le donne fanno sul lavoro” — un libro straordinario che raccomando a tutte le donne che lavorano di leggere assolutamente – l’autrice, la consulente americana, Lois P. Frankel, evidenzia che molto frequentemente le donne amano “essere considerate come giovani e attraenti pollastre”.

Secondo la Frankel, molte donne che lavorano preferiscono sottolineare i loro pregi estetici, piuttosto che far parlare per loro competenza, capacità ed esperienza di cui pure sono dotate. In tal modo mettono  in atto una serie di comportamenti poco professionali che le penalizzano, anche quando sono abili e lavorano bene.
Anche se la Frankel ha ritratto la situazione delle donne nelle aziende americane, ciò che scrive rappresenta piuttosto bene gli atteggiamenti di molte italiane ogni giorno sui luoghi di lavoro. Le donne a cui manca questo tipo di consapevolezza sono le loro peggiori nemiche, e sabotano anni di studio e duro lavoro per acquisire esperienza, competenza e rispetto. Appare quindi ironico, e nello stesso tempo triste,  sentire come si lamentano sul fatto che non ricevono le opportunità lavorative e le promozioni che “meritano”.
Fare passi avanti
Dipende da noi donne —italiane e di altre nazionalità—  diventare consapevoli di queste problematiche comportamentali e risolverle. Sempre se vogliano cominciare a migliorare in maniera significativa le nostre condizioni di lavoro,  in particolare riguardo alle opportunità nelle relazioni pubbliche (dove siamo più numerose che gli uomini), e contribuire a migliorare lo status di tutte le donne.
Una professionista che compie dei significativi passi avanti nel suo lavoro — si tratti di un aumento di stipendio, maggiori responsabilità, un budget più ampio per il suo gruppo di lavoro o qualunque altra cosa (purché non ottenuti alle spese di un’altra donna) — eleva automaticamente il livello di tutte le altre donne. Mi sento di lanciare questa sfida a tutte le donne lavoratrici, perché tutto questo non deve fermarsi alla funzione delle relazioni pubbliche. Nondimento, le donne che lavorano nelle relazioni pubbliche hanno un compito e una responsabilità più grandi: grazie alle nostre capacità di costruire relazioni, abbiamo l’opportunità di raggiungere vari pubblici e far pervenire i nostri “messaggi” a un’ampia varietà di destinatari. Possiamo quindi lavorare per ampliare il campo di discussione e promuovere la necessità di uguaglianza femminile in altre aree del lavoro affinché le donne siano adeguatamente valutate.
Lavorando in una piccola impresa, mi confronto giornalmente con molte delle questioni qui sviscerate. In molti casi le aziende delle città italiane di provincia considerano la comunicazione come una funzione “accessoria”, al punto che talvolta ho l’impressione che ci vorranno anni prima che ci sia un vera trasformazione. Ho però intenzione di impegnarmi a lavorare in questo senso, per contribuire alla crescita della professione delle relazioni pubbliche in Italia. Anche per questo motivo mi sono recentemente iscritta a Ferpi-Federazione Italiana Relazioni Pubbliche.
In futuro vorrei aprire la mia agenzia di relazioni pubbliche. Attualmente queste tipologie di servizi sono fornite per lo più da agenzie di grandi città. Ritengo che questo sia un ostacolo per molti piccoli imprenditori locali. Se le loro aziende riuscissero a trovare servizi di comunicazione di qualità a livello locale, tramite agenzie più piccole, potrebbero cominciare a toccare con mano quello che è il vero valore delle relazioni pubbliche e della gestione della comunicazione.


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Enrica Orecchia - pubblicato il 14/05/2012 - permalink
relazioni pubbliche donne PrConversations Ferpi Judy Gombita


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Davide Acerbi | altri suoi testi nel blog
10 ore di webclass gratuite sul nuovo sito di InSide Training

Un pieno di risorse per creativi, designer e programmatori. Per chi si registra sul nuovo sito di InSide training www.inside-training.it ci sono oltre 10 ore di webclass gratuite visibili online. Dalla grafica al video, dal web design al digital publishing, dalle applicazioni per iPhone e iPad alla progettazione e rendering 3D, un utile riferimento per chi vuole aggiornare le proprie competenze o lanciarsi in settori emergenti della creatività digitale. Su InSide Srl si trovano anche corsi, novità e una ricca sezione con corsi che vanno da html5 e Javascript fino alla programmazione nativa Apple. Un'occasione da non perdere! Davide Acerbi


VIA: Blog InSide



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Davide Acerbi - pubblicato il 06/04/2012 - permalink
risorse tutorial grafica design html5 programmazione photoshop illustrator digital publishing app


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Massimiliano Hangler | altri suoi testi nel blog
Il caso dello Yogurt Fattoria Scaldasole

Il packaging come leva di marketing – il caso dello Yogurt Fattoria Scaldasole

Come sempre le mie visite nei supermercati di Bergamo mi danno lo spunto per un’analisi di marketing.

Negli elenchi aggiornati delle mitiche “P” del marketing compare ormai a ragion veduta il Packaging. L’imballo primario è infatti il media ultimo che parla al consumatore nel momento di acquisto (e anche dopo, come nel caso di una bottiglia di vino che troneggia a tavola).

Nel food questo è ancora più vero: la comunicazione di prodotto si concretizza in pochi centimetri quadrati, entro i quali le persone cercano avidamente l’informazione ultima per convincerli ad afferrare il prodotto che stanno valutando. Il prodotto dal canto suo ha pochi secondi per essere convincente ed entrare in sintonia con l’utilizzatore.

In assenza di altri moventi d’acquisto come le promozioni, il packaging è il nostro vessillo primario per vendere a prezzo pieno. Ma come progettare un packaging che funziona?

1 Entrare in risonanza con le persone

Dando per scontata la qualità del prodotto (in rapporto al prezzo ovviamente) che comunque non è testabile al momento dell’acquisto, rimane la confezione! In questo ambito sono 2 gli elementi principali da dosare per una comunicazione efficace:

- La grafica (iconografia, colori, font, simboli, ecc.)

- I materiali

Per mostrare come ciò si concretizza utilizzerò l’esempio dello Yogurt che acquisto di solito, lo Yogurt Naturale Biologico della Fattoria Scaldasole.

Il suddetto prodotto utilizza per colpire l’attenzione di chi come me è naturofilo, molti simboli unuversalmente associati alla genuinità:

- Arcobaleno, farfalline e coccinelle che volano per tutto il facing di prodotto

- Classicissimo contenitore per il latte contadino

- Indicazione della dicitura Bio e Biodinamica

- Lo stesso termine “Fattoria”

Fronte packaging

… e nel retro della confezione:

- bicicletta (usata dai naturofili anche nell’insidioso traffico cittadino)

- simbolo UE del Biologico

- testo descrittivo in merito all’agricoltura Biodinamica

Retro del Packaging

In più la grafica è stampata su di un involucro di carta (plastificata), che dona al prodotto un aspetto molto più naturale rispetto ai concorrenti che riportano la grafica direttamente sulla plastica del packaging.

2 Essere coerenti con i valori del marchio

Se la sera avete bisogno di suoni new age for free, o se volete dare un’occhiata a come questo brand comunica on-line, vi consiglio un tour sul sito www.fattoriascaldasole.it , per “respirare” l’origine dei valori espressi dal marchio. Il packaging in questione fa di più: educa e conduce il suo consumatore (che presumibilmente è già attento a questi aspetti), al riciclo e alla scomposizione del packaging in carta e plastica (anticipando un aspetto sempre più importante e pubblicizzato).

Tramite una linguetta rossa incuriosisce con la scritta “Apri, leggi e… ricicla!”

Linguetta pro-riciclo

La scelta del doppio materiale (carta + plastica) e il forte invito al riciclo sono unici di questo packaging nell’ambito degli Yogurt in GDO, ma il bello deve ancora venire.

3 Comunicare fino all’ultimo

Il bello del mezzo di comunicazione packaging è che inserire 1 informazione o inserirne 100 costa uguale (avviamente purché tutte rilevanti)!

In particolare stampando nel retro di etichette o sugli imballi secondari possiamo ottenere ancora un effetto “sorpresa” per comunicare ulteriori informazioni. In questo caso il brand fornisce ulteriore valore alla comunicazione, suggerendo una ricetta per preparare un “Eco-ghiacciolo” con lo Jogurt… ma non solo:

Eco-ghiacciolo

- i testi sono tratti dal sito GreenMe.it, testata giornalistica legata all’ambito Green

- E’ presente un recall al sostegno sociale di Fattoria Scaldasole verso il Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato

Conclusione

Senza nulla togliere ai packaging minimalisti e dalle corte liste di ingredienti della concorrenza, questo esempio mi sembra utile per capire come in definitiva il packaging possa e debba sintetizzare tutta la strategia aziendale in un unico potentissimo strumento di marketing.

L’unica nota dolente, a parer mio, è la mancanza dell’indicazione della provenienza del latte… mi piace immaginare che i muu uditi sul sito internet dell’azienda provengano da italiche stalle, ma non esageriamo!


VIA: Marketing Bergamo



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Massimiliano Hangler - pubblicato il 18/01/2012 - permalink
packaging comunicazione di prodotto


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Massimiliano Hangler | altri suoi testi nel blog
esempi di posizionamento

Marketing dei prodotti tipici – esempi di posizionamento

Durante una session serrata di shopping natalizio, ho trovato in Bergamo un bel punto vendita dove fare visita per comprendere le dinamiche odierne del marketing dei prodotti tipici. Si tratta di un negozio molto carino gestito da giovani ragazzi appassionati del buon cibo. Se siete pigri o non siete di Bergamo, potete supplire con il loro sito internet: Schiaccianoci

Tornando a noi: il marketing dei prodotti tipici ha subito negli ultimi 5 anni dei cambiamenti vorticosi. Nell’epoca dei gourmands e dei cosidetti “foodies” (persone giovani, con un livello alto di istruzione e con buona volontà di spesa nel cibo di qualità) si moltiplicano di giorno in giorno le piccole casscine che vogliono portare sul mercato una delle migliaia di specialità tipiche regionali (e a volte comunali) delle quali l’Italia è ricca.

Partendo per comodità dall’assortimento del citato negozio Schiaccianoci, ti mostrerò il mio punto di vista sulle varie possibilità diverse di posizionare il tuo prodotto. Ma prima un passo indietro.

COSA E’ TIPICO

Se non te ne sei accorto il tuo primo e temibile concorrente sta progressivamente diventando il supermercato. Non cullarti nell’idilliaca convinzione che “no, il mio prodotto è diverso, costa di più ed è più buono”. Se questo dolce pensiero può salvarti nel caso tu decida di vendere a profondi conoscitori gastronomici, non è così per il cliente medio.

Il proliferare sugli scaffali di prodotti IGP, DOP, DOC e così via è un segnale positivo per te (il tuo mercato cresce), ma anche un campanello di allarme.

Infatti molti marchi che vendono nella grande distribuzione usano codici visivi legati alla naturalità e al tipico, imitando i prodotti con valenze locali, posizionandosi in una zona grigia della tipicità, che spesso confonde il consumatore.

Non dare mai per scontato che il tuo consumatore sarà in grado di comprenderne la differenza: la tipicità va spiegata, raccontata, ma soprattutto provata per essere compresa.

Ma torniamo a noi e alle nostre questioni di marketing. Ti propongo come spunto di riflessione una mappa di posizionamento per decidere come presentarti al mercato:

Mappa di posizionamento nel marketing territoriale

Quelli indicati sugli assi sono secondo me gli elementi principali da valutare nel caso di prodotti tipici: il grado di ampiezza territoriale della notorietà del tuo prodotto (da notorietà “comunale” a notorietà “nazionale”) e il tipo di comunicazione che viene adottata (stile “fattoria” o stile “design moderno”).

Torniamo al famoso negozio Schiaccianoci per comprendere meglio si cosa si stia parlando… Facciamo l’esemprio del torrone. Nel negozio possiamo trovare dello squisito torrone della Torroneria e Cioccolateria Barbero: Packaging con indicazione delle medaglie vinte in passato, stile retrò, confezione metallica. Si rifà al codice comunicativo degli anni ’20 in Piemonte. Richiama una tradizione già affermata del territorio, perché può vantare un passato gastronomico legato ad un prodotto tipico comunque noto e diffuso a livello nazionale e internazionale:

Torrone Barbero

In un mercato simile, con un prodotto tipico conosciuto quindi, la storicità dell’azienda artigiana e la provenienza geografica “vera” (sul pack sono indicati via e città della premiata fabbrica) aiutano a difendersi dai prodotti presenti in GDO (Sperlari & co.), che a volte comunque sono imitiativi di questo stile; un esempio di codice visivo di questo tipo (senza nulla togliere al prodotto e alla storicità dell’azienda) è quello delle Sorelle Nurzia:

Packaging Sorelle Nurzia

Come ben si vede la comunicazione è molto simile, ma viene meno la forte caratterizzazione territoriale.

In alternativa, pur possedendo una vocazione territoriale, è possbile innovare nel codice linguistico, per colpire visivamente i gourmands che cercano un prodotto tipico, ed emergere dallo scaffale (ebbene sì, seppur aiutato dalla competenza del gestore anche lo scaffale di un negozio tipico tale rimane). Un esempio? Il Torrone Relanghe:

Torrone Relanghe

Look minimal, parla il prodotto, e mantiene un tocco artigianale. Distribuzione esclusiva in ho.re.ca. selezionata e ventata di nuovo nel look.

Un imitatore di questo stile, con gradazione più mass market? Riporto il pack del mitico Sperlari da GDO:

Torrone Sperlari

Brand a sostegno del prodotto, indicazione della materia prima a supporto di consumatori anche esteri che non conoscono la ricetta del prodotto, e bimbetto felice richiamo dell’ADV degli anni che furono. Per un consumatore estero questo è un prodotto tipico, anzi tipicissimo.

Per riassumere la mappa empirica del mercato del prodotto tipico torrone è così:

Mappa mercato torrone

Ceramente è una versione semplificata e ridotta del mercato, ma propedeutica per ragionare su come posizionare un prodotto tipico.

CONCLUSIONI

Per posizionare un prodotto tipico, le leve principali sono:

- Valutare la definizione territoriale: nel caso del torrone stiamo parlando di un prodotto che ha diverse varianti regionali e imitazioni.

- Comunicazione: si può puntare o su di uno stile casereccio retrò, o su di uno stile moderno/ricercato. Entrambi possono attirare lo stesso tipo di target, perché l’aspetto fondamentale rimane sempre e comunque la valenza intrinseca del prodotto e la sua qualità; se l’azienda ha una storia da raccontare nel segmento di mercato vale la pena di tentare questa strada (es. Torrone Barbero), altrimenti meglio distinguersi con un look accattivante e ricercato (vedi Relanghe).

Ora puoi esercitarti nel tuo mercato per comprendere dove e come posizionarti. Volutamente non si è parlato del prezzo come leva competitiva, dando per assodato che i gourmands non valutino l’acquisto principalmente su questo aspetto del posizionamento.


VIA: Marketing Bergamo



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Massimiliano Hangler - pubblicato il 23/12/2011 - permalink
Marketing prodotti tipici mappa di posizionamento


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Andrea Mazzeo | altri suoi testi nel blog
Io l'ho visto, il servizio contro l'abbandono dei cani, da quest'estate diventa anche un'applicazione per Iphone, Ipad e Ipod Touch.

Durante il periodo estivo come ogni anno non tende a diminuire i fenomeno dell'abbandono dei cani, le segnalazioni infatti sono sempre costanti e per cercare di arginare il problema Pronto Fido con Radio 105, Radio Monte Carlo, Radio Virgin, Radio Bau e l'A.I.D.A.A. sostiene l’operazione “Io l’ho visto!” per il loro recupero in autostrada.
Già lo scorso anno era possibile mandare un sms al 334-105.10.30, specificando la località, l’ora d’avvistamento e la direzione di marcia del cane per far si che il Team anti-abbandono dell’A.I.D.A.A. si potesse attivare per recuperarlo.
 
Da quest'anno invece c'è una grossa ed importante novità, la segnalazione potrà esser effettuata anche grazie ad un'applicazione per iphone, app gratuita che sta riscuotendo grande successo tra gli iphone-users, lo si evince sopratutto dalle recensioni sull'App Store della Mac. Progetto realizzato dalla Maiora Labs, si scarica sul proprio iphone e in pochi click si può segnalare il cane avvistato, indicando dopo aver scattato una foto il senso di marcia in cui è avvenuto l'avvistamento, poi il Gps farà il resto ed il Team anti-abbandono avrà la localizzazione precisa tramite Google Maps.
 
Aprendo la app sul vostro device vi troverete davanti un'interfaccia diretta ed intuitiva dove spiccano le aree per la segnalazione e la mappa. Postare la segnalazione è facile, una volta uploadata la foto del cane avvistato dovrete cliccare sulla zampa in basso e la segnalazione partirà istantaneamente. E' sconvolgente vedere sulla mappa quante siano le segnalazioni solo nel Nord Italia nel primo lunedì di Agosto! Infatti il weekend appena passato è stato di fuoco per i team anti abbandono di Pronto Fido, vi sono state oltre 450 segnalazioni di queste 212 riguardavano cani vaganti in autostrada, 132 gli interventi effettuati dei quali 104 portati a termine positivamente, interventi che hanno permesso di recuperare 105 cani che sono stati messi in sicurezza, gli ultimi interventi terminati nella tarda serata di ieri si sono concentrati prevalentemente nel Lazio, Campania, Calabria e Sicilia. FONTE - www.prontofido.it
 
Unico neo di questa intelligentissima Applicazione è la durata, infatti sarà attiva solo fino ai primi di settembre. Un vero peccato perché applicazioni come queste, al servizio della società dovrebbero essere sostenute da tutti e svolgere la loro funzione in maniera continuativa. Speriamo che qualcuno ai piani alti se ne accorga.


VIA: Bancomail - Blog



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Andrea Mazzeo - pubblicato il 02/08/2011 - permalink
Io l'ho visto Pronto Fido Iphone Ipad Ipod Touch abbandono cani gps apps segnalazione anti-abbandono


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Guido Panini | altri suoi testi nel blog
La cravatta delle finali di Europa e Champions League realizzata e personalizzata per l’Uefa da un’azienda italiana.

Chi ha detto che l’Italia non ha partecipato alle finali europee di quest’anno?

Il verdetto calcistico è stato severo con le nostre squadre ma la qualità del made in Italy ancora una volta ha conquistato il pubblico internazionale. Sono infatti due anni che un’azienda di Como, PaniniDue, realizza cravatte personalizzate appositamente per la Uefa. Dopo aver studiato una cravatta promozionale per l’Europa League (vd. foto) per la stagione 2010-2011, PaniniDue ne ha creata una nuova versione per la prossima stagione insieme ad una novità dedicata alla Champions League. Le 2 cravatte, jacquard tinte in filo 100% seta, sono rigorosamente rifinite a mano, con un taglio moda e un disegno studiato dall’ufficio stile della PaniniDue. Entrambe le cravatte sono personalizzate con i loghi di Europa e Champions League (sul disegno e sulla fodera) abbinati ai motivi e ai colori tipici delle due competizioni: un vortice su sfondo giallo-bordeaux per la prima e il famoso pallone a stelle nere su fondo grigio-azzurro per la seconda.

Per noi italiani è sicuramente motivo d’orgoglio vedere riconosciuta la qualità dei nostri prodotti a livello internazionale ma, da tifosi, il desiderio più grande è vedere trionfare in Europa una delle nostre squadre: tutto rimandato alla prossima stagione di coppe sperando di poter brindare … in giacca e cravatta!

PaniniDue, fondata a Como nel 1984 come divisione della Gerardo Panini Spa,  è una delle aziende leader in Italia nello sviluppo, produzione e commercializzazione di accessori moda come foulard, scialli e cravatte. L’estrema flessibilità nella realizzazione del prodotto, sia dal punto di vista creativo che tecnologico, la qualità ed il contenuto di stile degli accessori moda hanno permesso alla società comasca di offrire un eccezionale servizio per la realizzazione di foulard e cravatte promozionali. PaniniDue annovera tra i suoi clienti società italiane e multinazionali che hanno scelto la qualità del made in Italy per veicolare la propria immagine.


VIA: Il Made in Italy per le finali di Champions e Europa Leage



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Guido Panini - pubblicato il 17/06/2011 - permalink
Cravatta Promozionale Cravatte Promozionali Cravatta Personalizzata Cravatte Personalizzate Promozionale Cravatta Promozionali Cravatte


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Ateneo Impresa | altri suoi testi nel blog
FISSATE AL 25 FEBBRAIO LE PROSSIME SELEZIONI

Fissata al 25 febbraio la prossima data di selezione per l’accesso alla nuova edizione del Master in Marketing e Comunicazione di Ateneo Impresa http://www.ateneoimpresa.it/, in partenza a giugno 2011. L'appuntamento è previsto alle ore 14:00 in Corso Vittorio Emanuele II N°18, a Roma. La giornata di selezione è assolutamente gratuita e non vincolante http://www.ateneoimpresa.it/index.php?option=com_wrapper&view=wrapper&Itemid=225 . Il Master in Marketing e Comunicazione ha la durata di 3 mesi d’aula (inizio previsto a giugno 2011), ai quali si aggiungono dai tre ai sei mesi di stage in una delle prestigiose realtà del network di aziende partner (solo per citare qualche nome: Nike, Ducati, Renault, Dada, Salvatore Ferragamo, Patrizia Pepe, Cafè Noir, Fossil, Yoox, Microsoft, Promodigital, Adnkronos Comunicazione, FAO, ENIT, The Blog Tv). Sono 4 le Specializzazioni previste per il Master in Marketing e Comunicazione: Eventi Artistici, Culturali e dello Spettacolo: http://www.ateneoimpresa.it/index.php?option=com_content&view=article&id=165&Itemid=76 Moda e Beni di Lusso: http://www.ateneoimpresa.it/index.php?option=com_content&view=article&id=120&Itemid=167 Relazioni Pubbliche Internazionali: http://www.ateneoimpresa.it/index.php?option=com_content&view=article&id=133&Itemid=77 Web e Social Media: http://www.ateneoimpresa.it/index.php?option=com_content&view=article&id=74&Itemid=79 Grazie al contributo della Fondazione Ateneo Impresa e delle aziende partner, tutti i partecipanti alle selezioni avranno l’opportunità di concorrere all’assegnazione di Borse di Studio, che possono arrivare a coprire fino al 50% della quota di partecipazione. Le Borse di Studio vengono assegnate su base esclusivamente meritocratica. Ateneo Impresa dà infine la possibilità, a tutti i candidati che non hanno modo di presentarsi alla giornata di selezione, di concordare un colloquio individuale con uno dei coordinatori del Master. Info: Ateneo Impresa S.p.A tel 06.69920231 e-mail info@ateneoimpresa.it


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Ateneo Impresa - pubblicato il 22/02/2011 - permalink
master comunicazione ateneo impresa selezioni marketing


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