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Maria Francesca Calvano | altri suoi testi nel blog
Come ti obamo il manifesto elettorale

Per ora il mio manifesto elettorale preferito è questo. Così obamiano. Così moderno. Così americano. Così avanti.

Peccato che il manifesto vero non sia questo qui sopra, bensì quest'altro qui sotto. Decisamente più ordinario, più serioso e molto meno simpatico (nonostante il sorriso del protagonista).

Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e per la sua campagna elettorale si serve più che di un manifesto. Accanto alla versione grande, formato 6x3, c'è il cosiddetto santino, la figurina da distribuire. Poi c'è lo sfondo per il retropalco. C'è una serie di banner per i siti. Ma soprattutto c'è il manifesto tipo per i candidati. Avete presente quelle sagome di cartone senza testa, fatte apposta per infilarci la propria e farsi scattare una bella fotografia in cui, per una volta, Topolino ha la nostra faccia? Bene, il manifesto tipo per i candidati funziona allo stesso modo: è un manifesto tale e quale a quello del presidente, però con una sagoma al posto della fotografia, in modo che ogni candidato possa metterci la propria e il gioco è fatto. Naturalmente la stessa cosa vale per il nome del candidato.

Dal tipo di comunicazione è chiaro che De Luca si rivolge soprattutto alle famiglie e alle persone perbene. Infatti, se lo slogan principale è "Cambiare tutto", i messaggi aggiuntivi sono: "Al di là dei partiti. Le nostre famiglie contano di più" e "Con le persone perbene". E poi c'è lo slogan con richiamo apocalittico: "Cambiare tutto. E' l'ultima occasione". Lo stile complessivo è sobrio, fatto di tinte unite, caratteri leggibili e fotografie prive di sfondo. Rassicurante, col suo sorriso, il candidato. Soltanto la scelta dei colori fa pensare, a primo acchito, che si tratti di un uomo del Pdl, con tutto quel blu: tra manifesti, santini e prodotti elettorali in genere, tutto è blu. Anche la giacca del candidato è blu. Non sarà un po' troppo berlusconiano per un uomo ch'è espressione di partiti come il Pd, Italia dei valori, eccetera?

Consoliamoci con la rivisitazione obamiana del manifesto ch'è molto più moderna ed evocativa. Yes We Cienz.


VIA: Maria Francesca Calvano



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Maria Francesca Calvano - pubblicato il 15/03/2010 - permalink
manifesti elettorali


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Per ora il mio manifesto elettorale preferito è questo. Così obamiano. Così moderno. Così americano. Così avanti.

Peccato che il manifesto vero non sia questo qui sopra, bensì quest'altro qui sotto. Decisamente più ordinario, più serioso e molto meno simpatico (nonostante il sorriso del protagonista).

Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e per la sua campagna elettorale si serve più che di un manifesto. Accanto alla versione grande, formato 6x3, c'è il cosiddetto santino, la figurina da distribuire. Poi c'è lo sfondo per il retropalco. C'è una serie di banner per i siti. Ma soprattutto c'è il manifesto tipo per i candidati. Avete presente quelle sagome di cartone senza testa, fatte apposta per infilarci la propria e farsi scattare una bella fotografia in cui, per una volta, Topolino ha la nostra faccia? Bene, il manifesto tipo per i candidati funziona allo stesso modo: è un manifesto tale e quale a quello del presidente, però con una sagoma al posto della fotografia, in modo che ogni candidato possa metterci la propria e il gioco è fatto. Naturalmente la stessa cosa vale per il nome del candidato.

Dal tipo di comunicazione è chiaro che De Luca si rivolge soprattutto alle famiglie e alle persone perbene. Infatti, se lo slogan principale è "Cambiare tutto", i messaggi aggiuntivi sono: "Al di là dei partiti. Le nostre famiglie contano di più" e "Con le persone perbene". E poi c'è lo slogan con richiamo apocalittico: "Cambiare tutto. E' l'ultima occasione". Lo stile complessivo è sobrio, fatto di tinte unite, caratteri leggibili e fotografie prive di sfondo. Rassicurante, col suo sorriso, il candidato. Soltanto la scelta dei colori fa pensare, a primo acchito, che si tratti di un uomo del Pdl, con tutto quel blu: tra manifesti, santini e prodotti elettorali in genere, tutto è blu. Anche la giacca del candidato è blu. Non sarà un po' troppo berlusconiano per un uomo ch'è espressione di partiti come il Pd, Italia dei valori, eccetera?

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Dal tipo di comunicazione è chiaro che De Luca si rivolge soprattutto alle famiglie e alle persone perbene. Infatti, se lo slogan principale è "Cambiare tutto", i messaggi aggiuntivi sono: "Al di là dei partiti. Le nostre famiglie contano di più" e "Con le persone perbene". E poi c'è lo slogan con richiamo apocalittico: "Cambiare tutto. E' l'ultima occasione". Lo stile complessivo è sobrio, fatto di tinte unite, caratteri leggibili e fotografie prive di sfondo. Rassicurante, col suo sorriso, il candidato. Soltanto la scelta dei colori fa pensare, a primo acchito, che si tratti di un uomo del Pdl, con tutto quel blu: tra manifesti, santini e prodotti elettorali in genere, tutto è blu. Anche la giacca del candidato è blu. Non sarà un po' troppo berlusconiano per un uomo ch'è espressione di partiti come il Pd, Italia dei valori, eccetera?

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Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e per la sua campagna elettorale si serve più che di un manifesto. Accanto alla versione grande, formato 6x3, c'è il cosiddetto santino, la figurina da distribuire. Poi c'è lo sfondo per il retropalco. C'è una serie di banner per i siti. Ma soprattutto c'è il manifesto tipo per i candidati. Avete presente quelle sagome di cartone senza testa, fatte apposta per infilarci la propria e farsi scattare una bella fotografia in cui, per una volta, Topolino ha la nostra faccia? Bene, il manifesto tipo per i candidati funziona allo stesso modo: è un manifesto tale e quale a quello del presidente, però con una sagoma al posto della fotografia, in modo che ogni candidato possa metterci la propria e il gioco è fatto. Naturalmente la stessa cosa vale per il nome del candidato.

Dal tipo di comunicazione è chiaro che De Luca si rivolge soprattutto alle famiglie e alle persone perbene. Infatti, se lo slogan principale è "Cambiare tutto", i messaggi aggiuntivi sono: "Al di là dei partiti. Le nostre famiglie contano di più" e "Con le persone perbene". E poi c'è lo slogan con richiamo apocalittico: "Cambiare tutto. E' l'ultima occasione". Lo stile complessivo è sobrio, fatto di tinte unite, caratteri leggibili e fotografie prive di sfondo. Rassicurante, col suo sorriso, il candidato. Soltanto la scelta dei colori fa pensare, a primo acchito, che si tratti di un uomo del Pdl, con tutto quel blu: tra manifesti, santini e prodotti elettorali in genere, tutto è blu. Anche la giacca del candidato è blu. Non sarà un po' troppo berlusconiano per un uomo ch'è espressione di partiti come il Pd, Italia dei valori, eccetera?

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Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e per la sua campagna elettorale si serve più che di un manifesto. Accanto alla versione grande, formato 6x3, c'è il cosiddetto santino, la figurina da distribuire. Poi c'è lo sfondo per il retropalco. C'è una serie di banner per i siti. Ma soprattutto c'è il manifesto tipo per i candidati. Avete presente quelle sagome di cartone senza testa, fatte apposta per infilarci la propria e farsi scattare una bella fotografia in cui, per una volta, Topolino ha la nostra faccia? Bene, il manifesto tipo per i candidati funziona allo stesso modo: è un manifesto tale e quale a quello del presidente, però con una sagoma al posto della fotografia, in modo che ogni candidato possa metterci la propria e il gioco è fatto. Naturalmente la stessa cosa vale per il nome del candidato.

Dal tipo di comunicazione è chiaro che De Luca si rivolge soprattutto alle famiglie e alle persone perbene. Infatti, se lo slogan principale è "Cambiare tutto", i messaggi aggiuntivi sono: "Al di là dei partiti. Le nostre famiglie contano di più" e "Con le persone perbene". E poi c'è lo slogan con richiamo apocalittico: "Cambiare tutto. E' l'ultima occasione". Lo stile complessivo è sobrio, fatto di tinte unite, caratteri leggibili e fotografie prive di sfondo. Rassicurante, col suo sorriso, il candidato. Soltanto la scelta dei colori fa pensare, a primo acchito, che si tratti di un uomo del Pdl, con tutto quel blu: tra manifesti, santini e prodotti elettorali in genere, tutto è blu. Anche la giacca del candidato è blu. Non sarà un po' troppo berlusconiano per un uomo ch'è espressione di partiti come il Pd, Italia dei valori, eccetera?

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Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e per la sua campagna elettorale si serve più che di un manifesto. Accanto alla versione grande, formato 6x3, c'è il cosiddetto santino, la figurina da distribuire. Poi c'è lo sfondo per il retropalco. C'è una serie di banner per i siti. Ma soprattutto c'è il manifesto tipo per i candidati. Avete presente quelle sagome di cartone senza testa, fatte apposta per infilarci la propria e farsi scattare una bella fotografia in cui, per una volta, Topolino ha la nostra faccia? Bene, il manifesto tipo per i candidati funziona allo stesso modo: è un manifesto tale e quale a quello del presidente, però con una sagoma al posto della fotografia, in modo che ogni candidato possa metterci la propria e il gioco è fatto. Naturalmente la stessa cosa vale per il nome del candidato.

Dal tipo di comunicazione è chiaro che De Luca si rivolge soprattutto alle famiglie e alle persone perbene. Infatti, se lo slogan principale è "Cambiare tutto", i messaggi aggiuntivi sono: "Al di là dei partiti. Le nostre famiglie contano di più" e "Con le persone perbene". E poi c'è lo slogan con richiamo apocalittico: "Cambiare tutto. E' l'ultima occasione". Lo stile complessivo è sobrio, fatto di tinte unite, caratteri leggibili e fotografie prive di sfondo. Rassicurante, col suo sorriso, il candidato. Soltanto la scelta dei colori fa pensare, a primo acchito, che si tratti di un uomo del Pdl, con tutto quel blu: tra manifesti, santini e prodotti elettorali in genere, tutto è blu. Anche la giacca del candidato è blu. Non sarà un po' troppo berlusconiano per un uomo ch'è espressione di partiti come il Pd, Italia dei valori, eccetera?

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Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e per la sua campagna elettorale si serve più che di un manifesto. Accanto alla versione grande, formato 6x3, c'è il cosiddetto santino, la figurina da distribuire. Poi c'è lo sfondo per il retropalco. C'è una serie di banner per i siti. Ma soprattutto c'è il manifesto tipo per i candidati. Avete presente quelle sagome di cartone senza testa, fatte apposta per infilarci la propria e farsi scattare una bella fotografia in cui, per una volta, Topolino ha la nostra faccia? Bene, il manifesto tipo per i candidati funziona allo stesso modo: è un manifesto tale e quale a quello del presidente, però con una sagoma al posto della fotografia, in modo che ogni candidato possa metterci la propria e il gioco è fatto. Naturalmente la stessa cosa vale per il nome del candidato.

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Maria Francesca Calvano - pubblicato il 15/03/2010 - permalink
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Maria Francesca Calvano | altri suoi testi nel blog
(e per giunta in bianco e nero)

Non so voi ma io, appena ho visto questo manifesto, ho pensato ad altro. E l'altro in questione è una pubblicità andata in onda qualche tempo fa. Quella di Lactacyd, il sapone. Lo ricorderete per le statistiche tutte al femminile: 15 donne su 100 vivono da sole, 30 donne su 100... eccetera. Lo spot mi piace, si fa guardare. Almeno dalle donne, che per una volta sentono parlare un po' di se stesse, di come vivono, di ciò che pensano - e non importa se si tratti o meno di dati fittizi - piuttosto che fungere solamente da manichini nudi.

Sarà per l'accostamento cromatico rosa-bianco, ma il manifesto mi ricorda la pubblicità. Apprezzo il rosa e adoro il bianco, ma per il manifesto non li avrei utilizzati. Suppongo comunque che gli ideatori abbiano scelto le due tonalità per attirare l'attenzione delle donne, esattamente come fa lo spot Lactacyd. Comprensibile. Ma perché usare una foto in bianco e nero, che ha il suo fascino per carità, ma che per un manifesto elettorale non è il massimo? Immaginiamo la foto in versione extralarge: perde, e molto. Non mi convince neppure lo sfondo bucolico, tanto meno il foulard: mi fa pensare ad un'hostess, probabilmente anche per il riferimento all'aereo contenuto nello slogan.

Lo slogan, appunto: «Faresti pilotare un aereo ad un Marinaio?». Trovo ingiustificata la scelta del maiuscolo per «marinaio», ma - considerato che in questi giorni va molto più di moda la sostanza rispetto alla forma - concentriamoci sul significato dello slogan. Il messaggio punta sul voto consapevole, esortando l'elettore a preferire il candidato che possiede i titoli e la preparazione per amministrare. Giusto, giustissimo. Magari fosse prassi. «Investi sul futuro della Basilicata con una professionista dei finanziamenti europei e del marketing turistico» recita il sottoslogan. La Lucania a chi sa governarla, insomma. Con tanto di bandiera europea a suggellare il tutto. Non posso che essere d'accordo. L'impronta è buona. Peccato per l'impostazione grafica troppo femminil-style. Voto? 6. Sufficientemente originale. Ma meglio sarebbe se non fosse tutto rosa e fiori. Ps: Questa la mia fonte d'ispirazione. Grazie, Luca!


VIA: Maria Francesca Calvano



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Maria Francesca Calvano - pubblicato il 07/03/2010 - permalink
manifesti elettorali


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Maria Francesca Calvano | altri suoi testi nel blog
Melius deficere quam abundare

Non pensavo che qualcuno sarebbe mai riuscito a partorire un manifesto elettorale più confusionario di quello di cui parlavo in questo post. E infatti continuo a non pensarlo, dal momento che il manifesto che vedete qui sotto è sì confusionario, ma non tanto da strappare il titolo a questo.

Anche Pietro Giuseppe Maisto però non scherza, con tutti quei post-it. Dieci tutti insieme sono decisamente troppi. Finti, poi. Continuo a sostenere che l'oggetto reale ha sempre un impatto maggiore rispetto alle trovate grafiche. Ma tant'è.

Lo slogan "C'è ancora tanto da fare", ampiamente illustrato dall'abbondanza dei post-it, rimanda dritto all'ultima esperienza amministrativa del candidato. Sotto il suo nome si precisa infatti: "Consigliere regionale uscente". Che di cose da fare ne ha ancora parecchie: c'è da fare sul territorio, la casa, la sicurezza, la scuola, e chi più ne ha, più ne metta. Un argomento per bigliettino, mi raccomando. I post-it, alla fine, sono talmente tanti da far venire il dubbio se Maisto sia candidato alla consiliatura o alla presidenza. Una cosa è certa: con tutti quei recapiti telefonici (due fissi e un cellulare), quando troverà il tempo per tutto ciò che è rimasto da fare?

Per quanto riguarda i colori, non c'è che dire: è tutto perfettamente abbinato al simbolo: il verde del nome riprende quello del prato; l'arancione della linea in basso si ritrova nel fiore. Peccato per l'abbigliamento, per la camicia, la giacca, la cravatta. Quell'azzurrino sparso fa troppo Piddielle. Voto? 3. Manifesto stragiàvistissimo.


VIA: Maria Francesca Calvano



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Maria Francesca Calvano - pubblicato il 03/03/2010 - permalink
manifesti elettorali pietro giuseppe maisto


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Quando di chiaro c'è solo lo sfondo

Prediligo gli sfondi chiari: lasciano riposare gli occhi - che giustamente ringraziano - ed hanno il grande pregio di mettere in evidenza soltanto l'essenziale. Per questo apprezzo il manifesto elettorale della candidata alle regionali Rachele Grosso Ciponte che ho adocchiato ieri a Belvedere Marittimo. Purtroppo però questo è il primo dei soli due motivi d'elogio che - ahimé - mi sento d'esprimere. L'altro riguarda l'attenzione per il mondo dei social network. Per il resto, lo trovo confusionario. Troppi elementi tutti insieme. Stonato nei colori e tutt'altro che d'immediata comprensione.

La candidata, sguardo rivolto verso destra piuttosto che frontale, viene ritratta nell'atto di lanciare un dado. La posa però non è per niente naturale: eppure il movimento dovrebbe suggerire una certa dinamicità. La mano destra, quella che lancia, si fa notare più per lo smalto e l'anello che per l'atto che - per finzione, evidentemente - compie. La mano sinistra invece sostiene il viso con due dita, con l'esito che l'intera figura, anziché suggerire movimento, risulta ingessata, immobile, sostenuta.

L'artificiosità della posa è resa palese anche dal fatto che il dado lanciato è semplicemente disegnato: altro effetto avrebbero ottenuto i grafici se fosse stato reale. Tra l'altro, dal momento che è bianco, l'oggetto volante si confonde con lo sfondo. Così a primo acchito sembra che la candidata voglia stringermi la mano, più che lanciare un dado.

Troppi poi i contenuti scritti: sul dado stesso, nella parte alta del manifesto, in quella bassa. Come se non bastasse le informazioni sono disposte su più righe. Vada per i dati essenziali, come la tornata elettorale, il simbolo del partito, il nome della candidata. Ma di slogan forse ne sarebbe stato sufficiente uno.

"Il dado è tratto" - di cesariana memoria - mi pare abbastanza superfluo rispetto a "decidi tu vota Rachele Grosso Ciponte". Però, però... la scelta di separare i termini "decidi" e "tu", ponendoli su due righe diverse, non chiarisce se è corretto leggere "decidi tu, vota...", oppure "decidi, tu vota...". Sono finezze, ok. Ma la separazione disorienta. Lo slogan così spezzettato tutto fa meno che farsi ricordare. E poi ci tengo alla punteggiatura che non c'è.

Per quanto riguarda i significati, i due concetti "il dado è tratto" e "decidi tu" mi sembra si contraddicano invece di completarsi. Affermare che il dado è tratto significa dire che quel che è fatto e fatto e non si può tornare indietro. A questo punto su cosa dunque dovrebbe decidere l'elettore, che pure la campagna vorrebbe fosse protagonista?

Mi sembra superflua anche la serie di dadi che compongono la parola Calabria. Ok per la scelta di colorare in verde soltanto il trittico LAB, ma per spiegarsi davvero il senso dell'elemento grafico bisogna andare sul sito della candidata. È vero che al link si dà un certo risalto nel manifesto: ma non dovrebbe bastare la pubblicità murale per colpirmi?

Il dado, come s'è capito, rappresenta il tema principale della campagna. Sul sito della candidata torna più volte. Un dado è ciò che compare appena ci si collega al link. «Iniziamo la partita» è l'annuncio della presentazione della candidatura. A proposito di web: i loghi di Facebook e Youtube danno un tocco social al tutto e credo rappresentino una novità: non mi è capitato finora di vederne su altri manifesti.

Ora parliamo di colori. La paletta cromatica scelta comprende il nero e il verde. Ma cosa c'entrano con il blu, il rosso, il giallo e l'arancione che sono i colori del simbolo? Le uniche due cose a far pendant col simbolo sono la camicetta e lo smalto della candidata. Basteranno a soddisfare gli elettori esteti?

Voto? 5. Vorrei premiare anche in questo caso, come per Orsomarso, lo sforzo di fantasia. Ma l'agenzia che ha realizzato il lavoro a quanto pare aveva utilizzato l'idea del dado anche in altre occasioni:


VIA: Maria Francesca Calvano



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Maria Francesca Calvano - pubblicato il 27/02/2010 - permalink
comunicazione manifesti elettorali rachele grosso ciponte


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