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cristina skarabot | altri suoi testi nel blog
Sfida calcistica o economica

Dopo Grecia-Germania della settimana scorsa, che ha portato in campo l’economia tedesca contro quella appesa a un filo della piccola Grecia, ecco che in semifinale  sfideranno la squadra tedesca ben tre paesi oggetto di forti speculazioni e vessazioni da parte di questo Paese e della comunità finanziaria internazionale: il Portogallo, la Spagna e l’Italia, il cui spread con i Bund tedeschi oggi è ritornato preoccupantemente sopra quota 450. Gli Europei 2012 ci propongono quindi numerose analogie tra mondo dello sport ed economia. La sfida Germania – Grecia sembrava ricalcare le gesta  dei 300 di Leonida alle Termopili: l’esercito e l’economia ordinata e forte dei tedeschi, con bassi tassi di interesse e un debito pubblico sotto controllo, contro un piccolo paese sull’orlo del default e con una spesa pubblica folle, con diversi parametri da rispettare per rimanere nell’Euro.Sappiamo come è finita la partita di calcio, staremo a vedere come finirà quella economica. Analogamente si ripropone questa volta l’ennesima sfida Italia – Germania, una battaglia infinita dove le vicende calcistiche ricalcano la tensione economica fra questi due stati e che vede l’Italia come nazione in maggiore difficoltà dal punto di vista economico. I parametri dettati dalla Merkel sono pressoché impossibili da rispettare in assenza di una politica fiscale comunitaria e in assenza di un trasferimento dei poteri legislativi da Berlino o di progetti di condivisione del debito dei Paesi dell’ Eurozona. Ma da questo punto di vista Frau Merkel sembra non sentirci. A livello di Coaching emerge in modo palese quanto lontani siamo dal “fare squadra” a livello europeo. C’è sempre il più forte, l’individualista, quello “più bravo” che non si vuole sacrificare per la squadra, per il team. C’è sempre chi vuole comandare in senso autoritario e basandosi sulla legge del più forte invece che su quella del leader. Per troppo tempo abbiamo vissuto (parlo di noi Europei in erba)  facendoci guerra e cercando di prevaricare gli uni sugli altri. Oggi che le armi  non si usano più (almeno in Europa) dovremmo fare emergere uno spirito di team in grado di valorizzare le  caratteristiche di ciascun Paese  valorizzate per favorire una crescita comune e una maggiore competitività internazionale. Il vero leader lavora a vantaggio del team, dove vantaggi e sacrifici sono condivisi. Ma chi oggi può rappresentare il Leader dell’Europa? Nessuno oggi è abbastanza forte da prendere le redini, nemmeno la Germania. Cosa ci aspettiamo dalla sfida calcistica di giovedì 28 in campo? Di sicuro troveremo  le rivalità di sempre, ma questa volta accresciute dalla crisi profonda che la moneta unica sta attraversando. Cogliamo questo spunto di vero Coaching “politico” e “sportivo” per abbandonare definitivamente i fantasmi del passato e per abbracciare tutti insieme uno spirito nuovo di cui si parla da 60 anni ma che non può e non deve rimanere appeso soltanto a una moneta senza padrone, ma deve dar vita ad uno Stato vero in grado di prosperare.  Se ciò sembra ancora prematuro, beh, cominciamo a lavorare in questa direzione. Il ritorno ai singoli stati e alle singole monete sarebbe la vittoria dei nostri avversari e una sconfitta senza eguali per tutti noi futuri cittadini d’Europa. Naturalmente che vinca il migliore in campo e da italiano non posso che concludere con: Forza Italia!


VIA: TheNextStep



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cristina skarabot - pubblicato il 27/06/2012 - permalink
calcio economia crisi Germania Italia coaching Milano business team leadership Merkel collaborazione euro


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Sergio Zicari | altri suoi testi nel blog
L'altra crisi che rischia di compromettere ancora più gravemente l'economia, la società e la politica

Crisi dell'Euro, crisi dei mercati, incontri bilaterali, summit e chi più ne ha più ne metta. La missione: salvare l'euro, la moneta unica, il futuro dell'Europa. Ma stiamo parlando davvero dell'unica crisi che rischia di mettere in ginocchio i popoli e le nazioni europee?

Mentre governi e banche si preparano a scenari apocalittici dovuti ad una potenziale uscita della Grecia dall'Euro, in questi giorni centinaia di organizzazioni, accademici ed esperti stanno discutendo a Madrid di come affrontare un'altra crisi, tanto pericolosa per le future generazioni, quanto passata inosservata. Mi riferisco alla crisi della famiglia, del matrimonio tradizionale e del conseguente crollo delle nascite che, oramai, ha superato la soglia di guardia. E che avrà inevitabili conseguenze sugli equilibri politici, economici e sociali di molti paesi nel mondo.

L'Italia non ne è esente e, purtroppo, rappresenta uno dei casi più gravi. (... segue)

Leggete l'intero articolo, a firma di Francesco Di Lillo, su http://opinione.it/politica/2012/05/29/di-lillo_politica-29-05.aspx, perchè non sono solo i grandi investitori internazionali o i gruppi di potere politici a minacciare il nostro mondo, ma lo siamo anche noi con le nostre scelte di vita e con i nostri comportamenti quotidiani. Possiamo cambiare.


VIA: L'Opinione



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Sergio Zicari - pubblicato il 29/05/2012 - permalink
crisi nascite crisi delle nascite Europa famiglie economia


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Fabio Fiori | altri suoi testi nel blog
E' quanto si legge nell'Indagine Congiunturale sulle Piccole e medie Imprese del Lazio (II° semestre2009) condotta dalla Federlazio che ha commentato il risultato con è

Fragile, incerta, discontinua. Così gli imprenditori del Lazio descrivono l'attuale fase di lenta uscita dalla crisi e, quindi, in molti, non senza una buona dose di pragmatismo, adottano un atteggiamento proprio di chi, incerto sul da farsi, rinvia a tempi migliori interventi più “aggressivi” e investimenti più decisi sul futuro. Infatti, se rispetto alle attese il 2009 si è concluso con una diminuzione del Pil nazionale nell’ordine del -4,7% (un po’ meglio rispetto al -5,1% previsto), le attuali stime sul 2010 indicano una lieve variazione positiva, intorno al +0,7%: un valore che se trovasse conferma ogni anno, ci farebbe impiegare 6-8 anni per recuperare il crollo registrato nel 2009.

E' quanto si legge nell'Indagine Congiunturale sulle Piccole e medie Imprese del Lazio (II° semestre2009) condotta dalla Federlazio che ha commentato il risultato con è "un po’ come dire che, di fronte allo tsunami della crisi, le imprese che sono riuscite a non farsi spazzare via hanno resistito mantenendo i motori al minimo, tanto da non spegnerli e farsi trovare pronte per quanto il vento si rialzerà.

Le previsioni indicano in ogni caso tempi di recupero medio-lunghi per ammortizzare le perdite subite nel 2009, anche in termini di costo sociale della crisi i cui effetti hanno avuto, e continueranno ad avere, un forte ma non contestuale impatto sul mercato del lavoro. Rispetto al quadro nazionale, il Lazio, dal canto suo, sembra aver sofferto meno, sebbene alcune fonti abbiano stimato il suo Pil nel 2009 in calo tra il -3% ed il -4%. Dall'indagine emerge che i tassi di crescita sebbene contenuti, sono ancora positivi e superiori al dato nazionale .

Sul fronte del commercio con l’estero, da gennaio ad ottobre del 2009 le esportazioni e le importazioni del Lazio sono, rispettivamente, diminuite del -19,6% e del -11,6%: la flessione maggiore dell’export è stata registrata sul mercato Extra Unione Europea con un -24,3%, rispetto al –15,9% rilevato per l’area Unione Europea. La quota di beni e servizi esportati dal Lazio sul totale nazionale, nel confronto con lo stesso periodo del 2008, è passata al 4,1% dal precedente 3,9%, segno evidente che in molte regioni l’export ha subito riduzioni molto più consistenti rispetto al Lazio. Nel secondo semestre 2009 il monte ore della cassa integrazione guadagni è aumentato in modo rilevante: la cig ordinaria è aumentata del 106,6% (anche se resta inferiore al 350,2% registrato a livello nazionale), mentre la CIG straordinaria è aumentata del 371,5%, superando il dato nazionale, pari al 314,8%. Questi dati ufficiali.

Dall'indagine svolta dalla Federlazio su un campione di 350 aziende associate emerge una ripresa degli ordinativi ( dal - 30% del primo semestre 2009 al -13 del secondo) con un arresto dell'andamento decrescente degli ultimi due anni e l'attenuazione è maggiore per i mercati extraUe. Sul versante degli investimenti la percentuale di imprese che ha dichiarato di aver investito nel secondo semestre 2009 è pari al 29,3%, in diminuzione dal 49,1%. L'indagine della Federlazio ha rilevato anche le previsioni a breve sui prossimi sei mesi, dalle quali emerge che le attese sugli ordinativi sono in calo generalizzato essendo il saldo ora pari a +12, dal precedente +15. Per area di provenienza geografica, sono invece stabili le attese espresse sugli ordinativi nazionali, il cui saldo è invariato a +14, mentre migliorano le previsioni sugli ordini attesi dall’estero, specie dal mercato extra europeo dove il saldo recupera a +13 dal precedente -3. Si attende una certa ripresa anche dal mercato europeo, sebbene il saldo resti negativo (-3 dal precedente -12). Resta sfavorevolee la previsione di ampliamento dell’organico nei prossimi sei mesi (valore negativo da +3 a -1).

Secondo il commento della Federlazio, l’immagine che forse meglio sintetizza l’attuale condizione del nostro tessuto imprenditoriale è quella di un tuffatore che, raggiunto il fondo della vasca, sfrutta l’effetto rimbalzo per provare molto lentamente a risalire. Gli indici economici presi in esame – ordini, fatturato, produzione – segnalano effettivamente un’attenuazione dei saldi negativi. Il che significa un lieve miglioramento della congiuntura rispetto ai due semestri precedenti. Ma dai dati emerge, accanto al lieve miglioramento tecnico degli indicatori economici, anche il peggioramento del saldo tra le imprese che nel corso del semestre hanno aumentato l’occupazione e quelle che invece l’hanno ridotta. Per quanto riguarda gli investimenti, l'indagine ha messo in luce che la percentuale di imprese che nel secondo semestre 2009 ha effettuato un qualche investimento al proprio interno è inferiore a quella rilevata nel primo semestre.

Ma è sul fronte delle attese per il futuro che si riesce a cogliere ancora meglio l’essenza del momento che stiamo attraversando e lo stato d’animo che muove le imprese. Quando queste ultime si esprimono sul prossimo semestre, il quadro che emerge non sembra in linea con la tendenza al sia pur relativo miglioramento che abbiamo appena visto.

Da sottolineare che mentre l'indagine del primo semestre 2009 si connotava per una valutazione negativa sul presente e una certa apertura ottimistica sul futuro, la situazione attuale si presenta esattamente capovolta, nel senso che essa appare in lieve miglioramento rispetto al passato, ma con aspettative di peggioramento per quanto concerne il futuro. E tale atteggiamento è riscontrabile tanto sul versante degli indici di performance aziendale, quanto sul versante occupazionale. Il saldo tra le aziende che prevedono di aumentare l’organico e quelle che prevedono invece di diminuirlo da positivo che era torna ad essere negativo. Questo significa che le imprese, che pure sembrano orientate ad effettuare un qualche investimento nel prossimo semestre (59,2% contro il 51,4% del semestre scorso), evidentemente intendono investimenti che non comportano ancora incrementi occupazionali.

Ciò del resto è, purtroppo, anche in linea con quanto affermano gli economisti del lavoro - ha sottolineato la Federlazio - i quali sostengono che, generalmente, il mercato del lavoro reagisce con circa 6 mesi di ritardo all’andamento dell’economia. Il che induce a prevedere che i prossimi mesi potranno essere ancora mesi difficili dal punto di vista dell’occupazione. In definitiva i dati ci restituiscono l’immagine di un sistema imprenditoriale in parte disorientato dai segnali, spesso contradditori, che provengono da esperti, commentatori, mass media, esponenti politici, che un giorno sanciscono definitivamente la fuoriuscita dalla crisi e un altro richiamano invece alla sua gravità e in parte preoccupato perché non riesce ancora a scorgere dagli andamenti del mercato, nonostante tutto, segnali di una decisa, univoca, misurabile inversione di tendenza.

Ma - viene sottolineato nell'indagine - per lasciarsi definitivamente alle spalle questo quadro di incertezza e ricominciare ad imboccare decisamente una traiettoria di crescita, devono anche verificarsi condizioni che non dipendono solo dal nostro tessuto di impresa. Una è legata alle dinamiche economiche internazionali, che il nostro Paese non è in grado di determinare direttamente ma alle quali esso può accodarsi con le caratteristiche di reattività e con le proprie specializzazioni produttive. L’altra è invece legata alla capacità dei sistemi istituzionali nazionale, e soprattutto regionale, di creare un habitat dove l’impresa possa svilupparsi al meglio e fare quello per cui essa è vocata: creare ricchezza e occupazione.

Nei prossimi giorni la Federlazio incontrerà i candidati alla presidenza della Regione e affiderà loro una piattaforma articolata di proposte che "ci piacerebbe trovassero posto, intanto nei rispettivi programmi elettorali, e poi - viene ribadito - nella concreta azione di governo di quello che sarà il futuro presidente della Giunta regionale". Diversi saranno i temi che troveranno posto in questa nostra piattaforma. Sicuramente non potrà mancare il richiamo a tutte le problematiche connesse con il credito, che Federlazio mette in cima alle richieste: la piena funzionalità di Bil, il posizionamento di Unionfidi, il ruolo di tutti gli altri enti strumentali della Regione, che in qualche misura si occupano di credito, e la razionale integrazione delle loro funzioni dovranno essere gli obiettivi “dei primi 100 giorni” della Giunta.

Gli imprenditori intervistati - fa notare la Federlazio - hanno manifestato aspettative, timide, nei confronti dei mercati esteri: quindi l'associazione si ripropone di richiedere alla nuova amministrazione regionale di sostenere con risorse finanziarie adeguate la legge regionale sull’internazionalizzazione e fare dell’accompagnamento delle Pmi del Lazio verso i mercati esteri un grande obiettivo di legislatura. A questo scopo potrebbe essere utile - ha suggerito la Federlazio - istituire un assessorato "dedicato" che riunifichi competenze e strategie attualmente frammentate tra diversi assessorati, al fine di rendere più efficaci le politiche in questa direzione. Così come sarebbe auspicabile - si legge ancora - riunificare gli assessorati al Lavoro e alla Formazione perché ormai " non c’è più un prima in cui ci si forma e un dopo in cui si entra nel mondo le lavoro". La formazione accompagna stabilmente lungo tutta la loro vita fasce sempre più estese di lavoratori. Altro fattore decisivo per la ripresa nel Lazio, l'avvio immediato delle opere cantierabili – dalle infrastrutture al settore ambientale al settore energetico – accelerando al massimo tutte le procedure necessarie a sbloccare immediatamente tutte quelle risorse già disponibili che possono essere immesse da subito nel circuito dell’economia. Infine, la Federlazio si auspica che la nuova amministrazione regionale voglia adottare un più generale approccio alle politiche di sviluppo e che per le imprese, vengano previsti meccanismi che favoriscano quelle che non licenziano, che creano occupazione, che creano ricchezza.


VIA: IM-IMPRESAMIA.COM



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Fabio Fiori - pubblicato il 26/01/2010 - permalink
impresa imprese imprenditori pmi finanze lavoro crisi economia federlazio


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daniele vinci | altri suoi testi nel blog
How to continue to sell during crisis time

How to be a purplecow



Stavo leggendo alcuni libri si Seth Godin... uno stile prettamente americano del

"Dai! Datti da fare che ce la puoi fare"...
Yes we can!


Godin non è sempre stimato dai suoi colleghi "marketer". Perchè? Forse perchè lui stesso è una mucca viola!?

Con ciò non significa che quello che scrive è sacrosanta verità, ma credo che lui voglia che i suoi libri vengano letti tra le righe e non letteralmente. Questo è quello che ho percepito.

Quello che mi piaceva condividere oggi è: Cosa è realmente una Mucca Viola?

Nel senso, possiamo avere degli esempi pratici di cosa significa saper essere unici per i consumatori. Non permettere ai nostri concorrenti di "rubarci" facilmente i nostri clienti?

Ieri ad esempio sono stato a Firenze ed ho avuto delle dimostrazioni pratiche.

Ho trovato essere una Mucca Viola una gelateria che vende solo "ghiaccioli" di tutti i gusti, ma la cosa straordinaria è che c'è un cartello a caratteri cubitali con scritto NON SIAMO GHIACCIOLI!

Devo essere sincero, nonostante il prezzo relativamente caro 2,50 cent l'uno, ho voluto comprare quel "ghiacciolo". Perchè? Perchè la loro idea mi era piaciuta!

Questo è quello che vuol insegnare Godin nel testo "La mucca viola".

E' giusto perseguire strategie di marketing dopo il prodotto? O bisogna lavorare dal principio con un'idea di marketing che diventi prodotto?

Beh! L'idea precedente conferma la seconda opzione. Quella gelateria non vende semplici ghiaccioli ma "l'esperienza" di assagghiare un ghiacciolo "fuori dal comune" per cui sei disposto a pagare 2,50 cent.


Pensate che se in quella gelateria vi fossero esposti dei semplici ghiaccioli a 2,50 cent sarebbe sempre così piena?

Ritengo che essere una mucca viola non significhi per forza essere estremi...l'importante è essere originali per un obiettivo da perseguire; ma il fattore realmente segreto, come anche Godin fa notare è la passione per il lavoro che facciamo. E' quello e solamente quello che ci fa diventare ed essere i migliori nel nostro campo.

Un altro esempio molto semplice può essere quello della mia amica Manolita.

Manolita ha un B&B in Calabria. Non gode di una posizione geografica eccezionale per il turismo.
Volete sapere perchè ritengo che lei sia una "Mucca Viola"( è anche il motivo per cui ne sono diventato amico) ? Bhè andate a trovarla e lo capirete?

Scherzo!

Ve lo svelo in anteprima....

Il motivo è semplice, siete mai stai in un B&B in Italia dove a qualsiasi ora del giorno trovate sempre torte calde appena sfornate mentre vi gustate un buon the o un caffè fatto sul momento mentre chiaccherate con la titolare di vari argomenti che vanno dalla politica alla storia?

Se trovate un altro B&B simile vuol dire che anche voi avete conosciuto una "mucca viola"


Godin? Credo che lui stesso sia marketing e prodotto stesso.Riesce a vendere i suoi libri con facilità. Non perchè è un genio del marketing ma perchè riesce a raccontare il marketing del quotidiano. Senza "strane" regole economiche da memorizzare, senza termini settoriali. Lui perla di esperienze reali, le confeziona, estrapola i veri punti di forza e li porge in maniera semplice e positiva. Non si può leggere un libro di Godin e dire: Questo non capisce niente di marketing!
Perchè lui stesso è la prova che il suo modo di fare è "la mucca viola"


VIA: studentefreelance



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daniele vinci - pubblicato il 04/05/2009 - permalink
marketing crisi economia libri


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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
Occhio Consumatori

Ad onta della stretta creditizia, il 2007 ha segnato il boom in Europa nello sviluppo dei centri commerciali. Nel biennio 2008-9, secondo l'ultimo European Shopping Centres Report pubblicato dal consulente immobiliare Cushman & Wakefield, sono previsti oltre 22 milioni di metri quadrati di nuovi progetti commerciali, di cui la meta' da realizzare entro la fine del 2008. In Italia nel 2007 sono stati aperti oltre 1.141.000 mq di centri commerciali.

Urca, si presenta un’occasione irripetibile: facciamo quattro conti.

+ centri commerciali, + offerta, prezzi più bassi.

1 a 0 per noi, palla al centro.

+ centri commerciali, domanda più rarefatta, prezzi più bassi

2 a 0, palla al centro.

+ centri commerciali però, sempre + acquisti da fare. Vogliono prenderci in contropiede?

2 a 1, palla al centro.

+ centri commerciali ribadiscono pure la centralità del nostro esercizio nella pratica economica. Altro che produzione.

+ forza al consumo insomma,  – alla produzione.

3 a 1, palla al centro.

Ei, ei, In questo scontro titanico, tra chi vende e chi acquista, possiamo vincere la partita.

Che occasione ragazzi!

Le vedete le officine del riscatto dei consumatori?

Là, dove i dilettanti recitano le liturgie del consumo, i Professional Consumers possono organizzare, cadenzare, offrire la Domanda per condizionare l’Offerta e avere un ristoro economico per l’obbligo di questo esercizio e con questo cipiglio, magari, vincere  lo scudetto del tornaconto.

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 17/06/2008 - permalink
economia professionalconsumer società consumatori


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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
e noi consumatori?

"Mi sembra che il Governo sia partito bene. Credo si debbano ascoltare le esigenze delle imprese perché sono le imprese a mandare avanti e ad essere un pezzo importante del Paese".
Lo ha affermato Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica, entrando al Convegno dei Giovani di Confindustria, precisando che "il Paese non vive senza le imprese" e "il Governo ha il dovere di ascoltarle".

E bravo Ministro, tuttodunfiato si coccolano gli imprenditori.

Già, sono essi a produrre Valore in forma di merce. Dio renda loro merito.

E noi, quelli della vita spesa a fare la spesa?

Noi che trasformiamo, mediante l’acquisto, quel Valore in Ricchezza per pagare profitti, salari, stipendi; con l’IVA sull’acquisto rimpinguiamo pure le casse pubbliche?

Noi che poi consumiamo e paghiamo con la TARSU lo smaltimento di quel consumato e poi, dulcis in fundo, diamo agio a una nuova produzione?

Noi che per compito d’ufficio spendiamo, con redditi insufficienti, risparmi allo stremo e debiti che rischiano di andare fuori controllo?

E che dire se nel 2007 in Italia sono stati costruiti 1.141.000 mq di centri commerciali: templi, magari empii, dove poter recitare le nostre liturgie di acquisto?

Bene, caro Ministro, vorremmo che rammentasse tutto questo quando incensa i ruoli, quando attribuisce centralità, quando si spende in riconoscimenti e attribuisce compensi.

 

Cordialmente La saluto

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 09/06/2008 - permalink
economia professionalconsumer società


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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
consumatori date un'occhiata

Prezzo della benzina alle stelle. C’è chi cerca alternative per non rimanere strozzato.

La soluzione?

Quella di Tom Dowdy, il geniale ingegnere della UPS, l’azienda di spedizioni americana,.

Un’idea semplicissima, che ha fatto risparmiare nel 2007 alla UPS 15 milioni di $.

Per risparmiare tempo, motori, gomme e benzina basta guidare girando solo a destra agli incroci.

Sono stati riprogettati gli itinerari delle spedizioni in tutti gli Stati USA.

Per il 2008 la UPS prevede un risparmio complessivo di 500 milioni di $ grazie alle mappe destrorse.

“Una svolta a destra – non ideologica – invece che nella direzione opposta, non solo prevede una traiettoria più corta, fa risparmiare il tempo di attesa agli incroci, quindi benzina, oltre a evitare tutti gli incidenti causati dal traffico in arrivo dalla direzione opposta”.

Certo, c’è bisogno di  navigatori satellitari programmati per favorire la svolta a destra: la UPS li ha installati.

Sembra che già svariati siti Internet si preparino ad offrire anche agli automobilisti mappe stradali con la stessa alternativa: TURN RIGHT.

Non centra la politica, centra la convenienza: Professional Consumer all’erta!

Eggià se la vita dei consumatori,  magari automobilisti, è spesa a fare la spesa che sia almeno conveniente farlo.

Con mappe che  individuano i percorsi migliori per arrivare a tutti i centri commerciali che espongono promozioni, con tutte le carte fedeltà in mio possesso  e  un software che selezioni per segmento le offerte migliori, si stila un percorso di spesa ottimale: BOOM !!!

Ottimizzo l’uso del tempo, con traiettorie corte riduco l’ usura  dell’auto, limito il consumo, abbasso il rischio di incidenti; con percorsi “ad hoc”intercetto i fidelizzatori  ad uno ad uno li fidelizzo acquisto al meglio.

Et voilà coniugare agire, spesa e convenienza si può.

Per farlo occorre sagacia professionale?

Tom ne sa una più del diavolo: non perdiamolo di vista.

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 15/05/2008 - permalink
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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
Stavolta vi interrogo. Senza se , senza ma

Quante ore, dedicate all’informazione pubblicitaria, avete sottratto al sonno-riposo?

Quanto tempo, dedicato allo shopping, viene sottratto all’andare a zonzo?

Quanto di quel tempo libero che ci resta viene utilizzato poi per consumare i servizi di “cura della Stavolta vi interrogo. Senza se , senza ma

persona”?

Quante emozioni ci vengono astutamente sollecitate per interessarci all’acquisto?

Quanto ragion pratica dobbiamo utilizzare per discernere le occasioni di acquisto?

Quanta attenzione possiamo dedicare ai casi nostri se preoccupati di consumare per PRODURRE la crescita economica?

Quanta fatica dobbiamo mettere in campo per smaltire gli acquisti fatti e poter riacquistare?

Quante crisi di identità dobbiamo sopportare per corrispondere ai volubili dettami delle mode?

Quanta circospezione dobbiamo mettere in campo visto l’assottigliarsi della capacità di risparmio?

Quanta preoccupazione dobbiamo tenere di riserva con l’aumentare del Debito da Consumo?

Bene, anzi  male. Forse !

Questo,  in soldoni, il tempo che ciascuno di noi, da solo o in gruppo, impiega quotidianamente a neg-oziare consumo.

Come pensare di chiamare questo non-ozio: lavoro?

Consumare, questo il nostro lavoro quotidiano.

Vista l’intensità del nostro ufficio, la responsabilità che grava sulle nostre azioni è lecito acquisire uno statuto professionale adeguato al compito: il Professional Consumer?

A questo punto il gioco è fatto.
E dal momento che non esistono pasti gratis, è lecito reclamare un Reddito da questo esercizio?

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 19/04/2008 - permalink
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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
sono ancora pochi ma in crescita

La spesa etica e comunitaria conquista sempre piu' consumatori: dal 2005 al 2008 i gruppi di acquisto solidale (gas) sono passati in Italia da 146 a 374 e a loro volta hanno creato sette reti. Sono almeno 25 mila le famiglie che fanno parte di un gas.
I dati sono stati diffusi dagli organizzatori della fiera dedicata al consumo critico "Fa' la cosa giusta!", che apre in questi giorni a Fieramilanocity. I gas sono iniziative spontanee di consumatori che mettono in pratica il concetto di 'filiera corta': decidono di fare la spesa insieme direttamente dal produttore, scegliendo aziende di qualità ma anche piu' sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.

Alla fiera del consumo critico sono 400 gli espositori suddivisi in 15 aree tematiche (ad esempio energie rinnovabili, bio-edilizia, cooperazione sociale, etc.) e accomunati da un' unica sfida: provare a vivere, produrre e consumare consapevolmente, unendo economia e solidarietà, qualità dei prodotti e tutela dell'ambiente, benessere privato e collettivo.

25 mila famiglie su 24 milioni: un fenomeno che si mostra in continua crescita.

Armati delle migliori intenzioni e con una proposizione vincente: riprendersi la DOMANDA; anzi produrla.

Per ottenere, a fronte di cotanto fervore, i vantaggi eco-socio-etici epperchennò economici dal consumare.

Li vedete i Professional Consumers in azione?

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 14/04/2008 - permalink
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mauro artibani | altri suoi testi nel blog
non mangiare ne pane ne pastasciutta, ne bere caffè

Sciopero dei Consumatori ?

Non  mangiare pane, né pastasciutta, né bere caffè ?

I prezzi di questi prodotti sono lievitati troppo: nella filiera della produzione c’è un affollamento ingovernabile. Ad ogni passaggio viene caricato un aumento di prezzo

Com’è potuto accadere tutto questo?

Cosa facevamo quando tutto questo si produceva?

Il sonno della ragione produce mostri, anzi, mostruosità. L’aumento del prezzo del grano, dall’85, è aumentato del 750%...e noi in tutt’ altre faccende affaccendati, a rincorrere le nostre idiosincrasie, distratti da sopori acquisitivi, accoccolati sulle nostre emozioni a sperperare esperienze oltre il lecito. Non ci siamo accorti di nulla.

E’ imperdonabile. Irretiti alle “asimmetrie informative” che affollano il mercato, sedotti spudoratamente dai fidelizzatori.

Ce n’era ben d’onde. L’eccesso di offerta sul mercato e, con il benessere, l’affrancamento dal bisogno, i nostri VANTAGGI. I nostri punti di FORZA, sono stati svenduti e noi giù a consumare oltre misura dando fondo ai risparmi, indebitandoci oltre il lecito.

Ed ora?

Si rende indispensabile recuperare le FORZE: quei nostri VANTAGGI, mettere a profitto le nostre ATTITUDINI, cadenzare la PRESENZA sul mercato, gestire efficacemente le nostre PREROGATIVE.

La prodigalità e l’avarizia sono nel DNA del consumatore: usiamole e, ad esempio, saremo in grado di controllare il rialzo del prezzo del grano che condiziona il costo di pane e pastasciutta. Usando strategicamente questi estremi, un Professional Consumer deve saper gestire le ATTESE di acquisto; opportunamente dosate esse costituiscono una RISORSA tutta nostra.

Insomma, riprendere nella nostra disponibilità la gestione della DOMANDA si può, si deve.

Dovranno darci il RESTO: altro che sciopero!

 

Mauro Artibani

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mauro artibani - pubblicato il 12/04/2008 - permalink
economia professionalconsumer consumatori società


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