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Depositphotos | altri suoi testi nel blog
Arriva il primo riconoscimento internazionale come

L’applicazione CLASHOT, disponibile per iOS e Android, sviluppata dall’agenzia di microstock DEPOSITPHOTOS, è stata premiata durante il Microstock Expo 2013 di Berlino con il premio “BEST MOBILE APP AWARD”. Il 16 e 17 Novembre I teams di DEPOSITPHOTOS e CLASHOT hanno partecipato al Microstock Expo a Berlino. Il Microstock Expo è un evento che riunisce tutti i maggiori players del mercato della fotografia di stock, dando loro l’opportunità di presentare i loro ultimi successi e di confrontarsi in merito alle tendenze del mercato della fotografia di stock a livello internazionale. L’evento MEXPO AWARD è la cerimonia conclusiva che celebra le eccellenze del mercato microstock. I vincitori vengono scelti con un processo a votazione che si tiene prima dell’inizio dell’evento. Dopo aver gareggiato con le applicazioni sviluppate da Shutterstock, 123RF e Scoopshot, CLASHOT di DEPOSITPHOTOS è stata riconosciuta dai professionisti del settore come la Migliore Applicazione per la Fotografia Mobile. Il settore del microstock, in generale, si sta muovendo verso la fruibilità su dispositivo mobile: diversi dei principali players del mercato hanno recentemente lanciato la loro applicazione mobile. Ma, secondo le opinioni degli specialisti del mercato, CLASHOT di DEPOSITPHOTOS è la Migliore Applicazione Mobile attualmente presente sul mercato. Il progetto CLASHOT di DEPOSITPHOTOS, con la sua applicazione disponibile per iOS e Android, rappresenta un concetto totalmente nuovo del microstock - una “mobile photobank” in tasca! DEPOSITPHOTOS ha lanciato la sua innovative applicazione all’inizio del 2013, come risposta alla rapida crescita nelle tecnologie mobile ed il crescente interesse del settore e degli utenti verso la fotografia mobile. CLASHOT è la banca immagini di nuova generazione, che da ai fruitori di fotografia di stock un accesso immediate ad un flusso ininterrotto di immagini originali e creative, provenienti da tutto il mondo ed è fonte aggiuntiva di ispirazione e reddito per tutti i fotografi. “Il Premio MEXPO AWARD come BEST MOBILE APP è il riconoscimento che tutti i fornitori di microstock sono tremendamente orgogliosi di ricevere. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine ai colleghi del settore per aver riconosciuto l’elevato potenziale della nostra Mobile Application CLASHOT e per averci conferito il premio. Ma, ancora di più, vogliamo ringraziare il Team che lavora al progetto di CLASHOT per la creatività, il grande spirito di squadra e la loro ispirazione. Abbiamo una squadra meravigliosa che lavora duramente e che guida il cambiamento del settore in meglio, e sono certa che molto presto avremo ancora di più da offrire” commenta Elena Flanagan-Eister, CEO di Depositphotos.


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Depositphotos - pubblicato il 07/02/2014 - permalink
fotografia clashot depositphotos mobile photography smartphoneography iphoneography editoria immagini


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cristina skarabot | altri suoi testi nel blog
5 CONSIGLI PER MIGLIORARE UNA GIORNATA COMINCIATA MALE.

Nel fare coaching incontro spesso manager che non sono assolutamente pronti ad iniziare la sessione della giornata. Il motivo? Hanno un diavolo per capello – e non sono calvi – già alle 9 del mattino: appoggiano nervosamente i telefonini (almeno 2 o 3) sul tavolo e qualcuno anche il suo iPad e mi guardano con il volto teso, e lo sguardo che saetta nervosamente da un punto all’altro. Non si può non tenere conto di questi segnali prima di iniziare una sessione di coaching, che dovrebbe essere un momento di serenità e di crescita e non certo un ulteroiore obbligo da aggiungere ai già mille problemi quotidiani. Prima di iniziare comunico al mio interlocutore che il suo è lo stato d’animo di una persona la cui giornata è iniziata in salita (o come dicono alcuni, col piede storto). C’è qualcosa che posso fare per lui? Naturalmente. Con un approccio sereno e ascoltando attivamente come solo il coach sa fare, induco il manager a raccontarmi come mai da la giornata è “cominciata male” e condivido con lui alcune idee da sperimentare. Ecco quali sono: 1. Evitare (con garbo) di stare vicino o parlare con persone che, vedendovi in questo stato dicono:“Ma come mai sei così nervoso questa mattina? Cosa ti è successo?” Oppure, in seguito di una vostra risposta un pò brusca: “Ma ce l’hai con me stamattina?” 2. Prendere consapevolezza del vostro stato di nervosismo e che si tratta di uno stato alterato. Fermatevi e cercate un po’ di tranquillità, poi respirate lentamente, meglio se a occhi chiusi. 3. Produrre pensieri positivi e rivivere i momenti in cui avete sperimentato un senso di energetica motivazione e realizzazione. Ricordate che voi potete indirizzare i pensieri e quindi è sollo vostro il compito di scegliere quelli migliori per la giornata appena cominciata. 4. Ascoltare un brano musicale che vi piace e abbandonarsi a qualche minuto di distrazione e serenità. Decidete di sentirvi meglio e ricordare i bei momenti in cui quella musica vi ha accompagnato. 5. Solo ora cominciare a pensare alla soluzione per ognuno dei problemi, che vi hanno fatto fatto iniziare la giornata in salita. Non tutti insieme, ma uno alla volta, scrivendo per ciascuno la soluzione e visualizzandola come già realizzata nella vostra mente. Come potete vedere sono suggerimenti pratici e semplici, ma richiedono disciplina per diventare parte della vostra quotidianità.


VIA: The Next Step



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cristina skarabot - pubblicato il 11/07/2012 - permalink
positivo comunicazione ascolto giornata business manager imprenditori nervoso stato d'animo coaching


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Davide Acerbi | altri suoi testi nel blog
10 ore di webclass gratuite sul nuovo sito di InSide Training

Un pieno di risorse per creativi, designer e programmatori. Per chi si registra sul nuovo sito di InSide training www.inside-training.it ci sono oltre 10 ore di webclass gratuite visibili online. Dalla grafica al video, dal web design al digital publishing, dalle applicazioni per iPhone e iPad alla progettazione e rendering 3D, un utile riferimento per chi vuole aggiornare le proprie competenze o lanciarsi in settori emergenti della creatività digitale. Su InSide Srl si trovano anche corsi, novità e una ricca sezione con corsi che vanno da html5 e Javascript fino alla programmazione nativa Apple. Un'occasione da non perdere! Davide Acerbi


VIA: Blog InSide



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Davide Acerbi - pubblicato il 06/04/2012 - permalink
risorse tutorial grafica design html5 programmazione photoshop illustrator digital publishing app


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Massimiliano Hangler | altri suoi testi nel blog
Il caso dello Yogurt Fattoria Scaldasole

Il packaging come leva di marketing – il caso dello Yogurt Fattoria Scaldasole

Come sempre le mie visite nei supermercati di Bergamo mi danno lo spunto per un’analisi di marketing.

Negli elenchi aggiornati delle mitiche “P” del marketing compare ormai a ragion veduta il Packaging. L’imballo primario è infatti il media ultimo che parla al consumatore nel momento di acquisto (e anche dopo, come nel caso di una bottiglia di vino che troneggia a tavola).

Nel food questo è ancora più vero: la comunicazione di prodotto si concretizza in pochi centimetri quadrati, entro i quali le persone cercano avidamente l’informazione ultima per convincerli ad afferrare il prodotto che stanno valutando. Il prodotto dal canto suo ha pochi secondi per essere convincente ed entrare in sintonia con l’utilizzatore.

In assenza di altri moventi d’acquisto come le promozioni, il packaging è il nostro vessillo primario per vendere a prezzo pieno. Ma come progettare un packaging che funziona?

1 Entrare in risonanza con le persone

Dando per scontata la qualità del prodotto (in rapporto al prezzo ovviamente) che comunque non è testabile al momento dell’acquisto, rimane la confezione! In questo ambito sono 2 gli elementi principali da dosare per una comunicazione efficace:

- La grafica (iconografia, colori, font, simboli, ecc.)

- I materiali

Per mostrare come ciò si concretizza utilizzerò l’esempio dello Yogurt che acquisto di solito, lo Yogurt Naturale Biologico della Fattoria Scaldasole.

Il suddetto prodotto utilizza per colpire l’attenzione di chi come me è naturofilo, molti simboli unuversalmente associati alla genuinità:

- Arcobaleno, farfalline e coccinelle che volano per tutto il facing di prodotto

- Classicissimo contenitore per il latte contadino

- Indicazione della dicitura Bio e Biodinamica

- Lo stesso termine “Fattoria”

Fronte packaging

… e nel retro della confezione:

- bicicletta (usata dai naturofili anche nell’insidioso traffico cittadino)

- simbolo UE del Biologico

- testo descrittivo in merito all’agricoltura Biodinamica

Retro del Packaging

In più la grafica è stampata su di un involucro di carta (plastificata), che dona al prodotto un aspetto molto più naturale rispetto ai concorrenti che riportano la grafica direttamente sulla plastica del packaging.

2 Essere coerenti con i valori del marchio

Se la sera avete bisogno di suoni new age for free, o se volete dare un’occhiata a come questo brand comunica on-line, vi consiglio un tour sul sito www.fattoriascaldasole.it , per “respirare” l’origine dei valori espressi dal marchio. Il packaging in questione fa di più: educa e conduce il suo consumatore (che presumibilmente è già attento a questi aspetti), al riciclo e alla scomposizione del packaging in carta e plastica (anticipando un aspetto sempre più importante e pubblicizzato).

Tramite una linguetta rossa incuriosisce con la scritta “Apri, leggi e… ricicla!”

Linguetta pro-riciclo

La scelta del doppio materiale (carta + plastica) e il forte invito al riciclo sono unici di questo packaging nell’ambito degli Yogurt in GDO, ma il bello deve ancora venire.

3 Comunicare fino all’ultimo

Il bello del mezzo di comunicazione packaging è che inserire 1 informazione o inserirne 100 costa uguale (avviamente purché tutte rilevanti)!

In particolare stampando nel retro di etichette o sugli imballi secondari possiamo ottenere ancora un effetto “sorpresa” per comunicare ulteriori informazioni. In questo caso il brand fornisce ulteriore valore alla comunicazione, suggerendo una ricetta per preparare un “Eco-ghiacciolo” con lo Jogurt… ma non solo:

Eco-ghiacciolo

- i testi sono tratti dal sito GreenMe.it, testata giornalistica legata all’ambito Green

- E’ presente un recall al sostegno sociale di Fattoria Scaldasole verso il Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato

Conclusione

Senza nulla togliere ai packaging minimalisti e dalle corte liste di ingredienti della concorrenza, questo esempio mi sembra utile per capire come in definitiva il packaging possa e debba sintetizzare tutta la strategia aziendale in un unico potentissimo strumento di marketing.

L’unica nota dolente, a parer mio, è la mancanza dell’indicazione della provenienza del latte… mi piace immaginare che i muu uditi sul sito internet dell’azienda provengano da italiche stalle, ma non esageriamo!


VIA: Marketing Bergamo



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Massimiliano Hangler - pubblicato il 18/01/2012 - permalink
packaging comunicazione di prodotto


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Massimiliano Hangler | altri suoi testi nel blog
Caso del Teatro Donizetti a Bergamo

Avendo da poco ritrovato la passione per il teatro, mi sono recato in questi giorni per ben due volte al teatro Donizetti di Bergamo.

Trattavasi di operetta, forma espressiva valida tanto quanto un’attualissima etnografica per scrutare in disparte le vicissitudini umane. Insomma utile per esplorare ridendo gli anfratti dell’umana vita.

E’ stato anche uno spunto per dire la mia in questo blog, in merito alla gestione del cliente dal punto di vista del marketing, sperando che ciò possa essere utile agli imprenditori lombardi all’ascolto.

 

Poco prima dell'Acqua Cheta al Donizzetti

 

REGOLA N.1 – Conosci i tuoi spettatori

In generale nel tatro della vita, e in particolare nel teatro del business, è bene sapere chi ti compra. Questo aspetto si chiama segmentazione del mercato: di solito nei testi teorici di marketing c’è scritto che va fatta a priori, che bisogna scegliere ecc. ecc.

Nella realtà aziendale spesso accade che si immette un prodotto nel mercato senza aver scelto prima (è un errore, ma sia per la fretta che per i costi accade molto spesso); allora è bene sapere questa massima:

“Conosci chi ti ha comprato perché è molto simile a chi ti comprerà”

Ed ecco che abbiamo ancora la possibilità di segmentare il mercato, ma dobbiamo sapere con chi abbiamo a che fare.

Nel caso specifico, pur avendo acquistato per due persone (in due soli giorni) una somma indiscutibilmente rilevante tra biglietti, carnet e singole operette, nessuno ha cercato di scoprire chi fossimo e perché siamo tornati a frequentare il teatro Donizetti!

REGOLA N.2 – L’acquisto è solo l’inizio

Mesto mesto e con la carta di credito fumante mi sono allontanato dalla biglietteria; i miseri pezzi di carta e lo scontrino a testimonianza dell’acquisto, e il freddo vento di gennaio che sferza il volto all’uscita del teatro. Questa è stata l’esperienza di acquisto (senza nulla togliere all’elevata esperienza di utilizzo che mi godrò nei prossimi mesi, s’intende!).

Il punto chiave è che il teatro non ha fornito a noi clienti nessuna piccola gratificazione per l’acquisto ripetuto, e non ha arricchito in nessun modo la nostra esperienza.

REGOLA N.3 – Rimani in contatto con chi ha dimostrato interesse

Ho manifestato apertamente il desiderio di abbonarmi per la prossima stagione, scopredo che esiste una pletora di abbonati radicati e radicali (liberi) che automaticamente rinnovano il loro privilegio tutti gli anni. Chiedendo meglio ho scoperto che sono quasi tutti abitué over 70, i quali si sono incagliati negli stessi seggiolini da ormai 15 anni.

Ai più ciò potrebbe apparire come la miglior clientela possibile, ma non va dimenticato che anche i clienti, come i prodotti, hanno un ciclo di vita (e in questo caso lo hanno letteralmente quasi finito :-) ).

In poche parole il teatro non ha aperto nessun canale di comunicazione con il sottoscritto (nuovo e giovane cliente); potrò in futuro non essere nemmeno a conoscenza delle attività del Donizetti, e potrò decidere di andarmene a zonzo per tanti altri divertimenti alternativi snobbando la bella arte…

Un po’ di idee per il marketing del Donizetti derivate dalle 3 sacre regole di cui sopra:

In questo blog voglio essere propositivo, e senza nessuna pretesa traccio alcune soluzioni che ogni attività ludica simile dovrebbe avere già implementato da tempo.

1) Dopo aver speso 15 minuti in biglietteria ne avrei spesi ancora 2 per dire al front office: nome e cognome, professione, quali spettacoli mi piacciono, dove abito, se ho famiglia e quanto frequento il teatro. Questo sarebbe bastato poi al management del teatro, raccogliendo nel tempo centinaia di dati di eprsone simili a me, per fare un’analisi discriminante per campagne di direct marketing mirato invece dei soliti tabellari che nessuno più guarda (esclusi ovviamente i totem in zona teatro che rimangono validi).

2) In molti casi il cliente si sente gratificato veramente con poco. Alcuni esempi calati nella mia esperienza di acquisto avrebbero fatto la differenza, come ad esempio: ricevere i carnet di biglietti in un piccolo astuccino personalizzato con lo stemma del teatro che desse lo status di “abitué”; o ancora ricevere una o due locandine in A3 dei principiali spettacoli scelti; o un invito per un piccolo aperitivo a fine stagione dedicato a chi ha acquistato i carnet, ma non è abbonato… o che dire di una economicissima lettera di ringraziamento perché sosteniamo il Donizzetti, che è uno dei soli 5 teatri che programmano l’operetta in Italia!?!

Tutte queste considerazioni non sono casuali: sarebbe stato l’inizio della costruzione da parte del teatro di un percorso di avvicinamento ad un mercato nuovo, giovane, e che progressivamente potrebbe sostituire gli abbonati che dipartono (per varie ragioni), facendo crescere la clientela nuova dallo status di frequentatore saltuario a quello di abbonato.

3) Infine, per l’ultimo punto sollevato: tra la tanta spam che mi arriva via mail, sarei invece felice di ricevere notizie, curiosità, informazioni qualche giorno prima in merito agli spettacoli che vedrò. Vorrebbe dire coinvolgere, formare e gratificare chi ti ha acquistato… Ma prima dovrebbero avermi chiesto almeno l’indirizzo e-mail :-) , no?


VIA: Marketing Bergamo



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Massimiliano Hangler - pubblicato il 03/01/2012 - permalink
Marketing degli eventi ciclo di vita del cliente


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Massimiliano Hangler | altri suoi testi nel blog
esempi di posizionamento

Marketing dei prodotti tipici – esempi di posizionamento

Durante una session serrata di shopping natalizio, ho trovato in Bergamo un bel punto vendita dove fare visita per comprendere le dinamiche odierne del marketing dei prodotti tipici. Si tratta di un negozio molto carino gestito da giovani ragazzi appassionati del buon cibo. Se siete pigri o non siete di Bergamo, potete supplire con il loro sito internet: Schiaccianoci

Tornando a noi: il marketing dei prodotti tipici ha subito negli ultimi 5 anni dei cambiamenti vorticosi. Nell’epoca dei gourmands e dei cosidetti “foodies” (persone giovani, con un livello alto di istruzione e con buona volontà di spesa nel cibo di qualità) si moltiplicano di giorno in giorno le piccole casscine che vogliono portare sul mercato una delle migliaia di specialità tipiche regionali (e a volte comunali) delle quali l’Italia è ricca.

Partendo per comodità dall’assortimento del citato negozio Schiaccianoci, ti mostrerò il mio punto di vista sulle varie possibilità diverse di posizionare il tuo prodotto. Ma prima un passo indietro.

COSA E’ TIPICO

Se non te ne sei accorto il tuo primo e temibile concorrente sta progressivamente diventando il supermercato. Non cullarti nell’idilliaca convinzione che “no, il mio prodotto è diverso, costa di più ed è più buono”. Se questo dolce pensiero può salvarti nel caso tu decida di vendere a profondi conoscitori gastronomici, non è così per il cliente medio.

Il proliferare sugli scaffali di prodotti IGP, DOP, DOC e così via è un segnale positivo per te (il tuo mercato cresce), ma anche un campanello di allarme.

Infatti molti marchi che vendono nella grande distribuzione usano codici visivi legati alla naturalità e al tipico, imitando i prodotti con valenze locali, posizionandosi in una zona grigia della tipicità, che spesso confonde il consumatore.

Non dare mai per scontato che il tuo consumatore sarà in grado di comprenderne la differenza: la tipicità va spiegata, raccontata, ma soprattutto provata per essere compresa.

Ma torniamo a noi e alle nostre questioni di marketing. Ti propongo come spunto di riflessione una mappa di posizionamento per decidere come presentarti al mercato:

Mappa di posizionamento nel marketing territoriale

Quelli indicati sugli assi sono secondo me gli elementi principali da valutare nel caso di prodotti tipici: il grado di ampiezza territoriale della notorietà del tuo prodotto (da notorietà “comunale” a notorietà “nazionale”) e il tipo di comunicazione che viene adottata (stile “fattoria” o stile “design moderno”).

Torniamo al famoso negozio Schiaccianoci per comprendere meglio si cosa si stia parlando… Facciamo l’esemprio del torrone. Nel negozio possiamo trovare dello squisito torrone della Torroneria e Cioccolateria Barbero: Packaging con indicazione delle medaglie vinte in passato, stile retrò, confezione metallica. Si rifà al codice comunicativo degli anni ’20 in Piemonte. Richiama una tradizione già affermata del territorio, perché può vantare un passato gastronomico legato ad un prodotto tipico comunque noto e diffuso a livello nazionale e internazionale:

Torrone Barbero

In un mercato simile, con un prodotto tipico conosciuto quindi, la storicità dell’azienda artigiana e la provenienza geografica “vera” (sul pack sono indicati via e città della premiata fabbrica) aiutano a difendersi dai prodotti presenti in GDO (Sperlari & co.), che a volte comunque sono imitiativi di questo stile; un esempio di codice visivo di questo tipo (senza nulla togliere al prodotto e alla storicità dell’azienda) è quello delle Sorelle Nurzia:

Packaging Sorelle Nurzia

Come ben si vede la comunicazione è molto simile, ma viene meno la forte caratterizzazione territoriale.

In alternativa, pur possedendo una vocazione territoriale, è possbile innovare nel codice linguistico, per colpire visivamente i gourmands che cercano un prodotto tipico, ed emergere dallo scaffale (ebbene sì, seppur aiutato dalla competenza del gestore anche lo scaffale di un negozio tipico tale rimane). Un esempio? Il Torrone Relanghe:

Torrone Relanghe

Look minimal, parla il prodotto, e mantiene un tocco artigianale. Distribuzione esclusiva in ho.re.ca. selezionata e ventata di nuovo nel look.

Un imitatore di questo stile, con gradazione più mass market? Riporto il pack del mitico Sperlari da GDO:

Torrone Sperlari

Brand a sostegno del prodotto, indicazione della materia prima a supporto di consumatori anche esteri che non conoscono la ricetta del prodotto, e bimbetto felice richiamo dell’ADV degli anni che furono. Per un consumatore estero questo è un prodotto tipico, anzi tipicissimo.

Per riassumere la mappa empirica del mercato del prodotto tipico torrone è così:

Mappa mercato torrone

Ceramente è una versione semplificata e ridotta del mercato, ma propedeutica per ragionare su come posizionare un prodotto tipico.

CONCLUSIONI

Per posizionare un prodotto tipico, le leve principali sono:

- Valutare la definizione territoriale: nel caso del torrone stiamo parlando di un prodotto che ha diverse varianti regionali e imitazioni.

- Comunicazione: si può puntare o su di uno stile casereccio retrò, o su di uno stile moderno/ricercato. Entrambi possono attirare lo stesso tipo di target, perché l’aspetto fondamentale rimane sempre e comunque la valenza intrinseca del prodotto e la sua qualità; se l’azienda ha una storia da raccontare nel segmento di mercato vale la pena di tentare questa strada (es. Torrone Barbero), altrimenti meglio distinguersi con un look accattivante e ricercato (vedi Relanghe).

Ora puoi esercitarti nel tuo mercato per comprendere dove e come posizionarti. Volutamente non si è parlato del prezzo come leva competitiva, dando per assodato che i gourmands non valutino l’acquisto principalmente su questo aspetto del posizionamento.


VIA: Marketing Bergamo



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Massimiliano Hangler - pubblicato il 23/12/2011 - permalink
Marketing prodotti tipici mappa di posizionamento


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Silvia Boldrini | altri suoi testi nel blog

“HUMAN RIGHTS?” è l’evento artistico internazionale che parla dei diritti umani e della loro violazione. L’evento è inserito nella Settimana Europea delle Democrazie Locali voluta dal Consiglio d’Europa, nel contesto della Campana della Pace di Rovereto (Trento). L’evento, patrocinato dal Consiglio d’Europa e da Amnesty International, è tra gli eventi della Settimana Europea delle Democrazie Locali quale segnale forte per parlare di questo difficile argomento. “HUMAN RIGHTS?” aderisce alla 7^ Giornata del Contemporaneo AMACI 8 ottobre 2011. Vernissage: 17.settembre.2011 alle ore 18:00, presso la Fondazione Opera Campana dei caduti, con la performance del soprano Caterina Orioli con Habanera, aria tratta dall’opera lirica Carmen di Bizet. Pittura, scultura, fotografia, grafica, digital art, videoart, interactive art, performances e musiche di Sasà Mendoza. Visitabile dal 17 settembre al 16 ottobre 2011. Curatore: Roberto Ronca IL CONCEPT Il 10 dicembre 1948, viene proclamata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: per la prima volta nella storia dell’umanità, era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo. Ognuno di noi, per il solo fatto di essere nato, gode dei diritti sanciti nella Dichiarazione. Ognuno di noi, indipendentemente dal luogo nel quale è nato e vive, gode di questi diritti. Ognuno di noi ha diritti civili, politici, sociali, economici, culturali. Ognuno di noi è uguale agli altri. È sempre così? Opere di A. BEN, Elio ALFANO, Gennaro ANGELINO, Marco ANZANI, Donato ARCELLA, Giuseppe AUTIERO, Alfredo AVAGLIANO, Claudio BANDINI, Massimo BARBERIO, Elena BARS, Sandy BELLANTONI, Andrea Mario BERT, Nicoletta BERTACCHI, Luisa BIFULCO, Kika BOHR, Silvia BOLDRINI, Marilena BORDIN, Antonella BOTTICELLI, Stefano BUCCIERO, Irene CAESAR, Rinaldo CAPALDI, Massimo CAPPELLANI, Francesco CARBONE, Anna CARLEO, Alessandra CARLONI, Cosimo CAROLA, Carlotta CASTELLETTI, Viviana CAZZATO, Bruna CHERSONI, Luciano CIVETTINI, Giovanni COLANERI, Alfonso COMETTI, Francesco CONTARINI, Ugo CORDASCO, Mariana CORNEA, Fabio CORUZZI, Rodolfo CRISAFULLI, Andrea CUCCHI, Mercedes CUMAN, Elena DALL’OCA, Massimo DE ANGELIS, Dario DE CRISTOFARO, Antonio DE SUMMA, Alessandro DE TURRIS, Cristina DI CRISTINA, Sara DORIGO, Marzia DOTTARELLI, Paolo FACCHINETTI, Ornella ALAVIGNA, Enrico FIORE, Christian FOGAROLLI, Giacinto FRANCO, Giuliano GALEOTTI, Anna GALLO, Luisella GANDINI, Lucio GRECO, Gruppo SINESTETICO, Theo HUES, Giuliana IANNOTTI, Vincenzo IODICE, Gerardo IORIO, LIO, Josef LEITNER, Odilia LIUZZI, Sofia MAGLIONE, Alessandra MAI, Maria MALAPONTE, Maria Rosaria MARCHI, Ilaria MARCHIONE, Claudia MAZZITELLI, Francesco MESTRIA, Enza MIGLIETTA, Marcello MINNIA, Piero MOTTA, Mariangela NEVE, Patrizia NICOLINI, Franca Valeria OLIVERI, Giulio ORIOLI, Lidia PALUMBI, Diego PAVA WULFERT, Nadia PERROTTA, Francesca PETTINATO, Azzurra PICCARDI, Luca PICCINI, Oscar PIOVOSI, Gualtiero REDIVO, Alessandro RIETTI, Flavio RISI, Emilio RIZZO, Rossella ROLI, Maria Pia SACCONE, Sergio SANSEVRINO, Enrica SANSONE, Giuseppe SASSONE, Angela SCAPPATICCI, Alessandro SEVERIN, He SIEN, Antonella SORIA, Germana TAMBARA, Camilla TESTORI, Roberto TESTORI, Nina TODOROVIC, Ivan TONINATO, Mario VAROTTO, Paolo VITALE, Caterina VITELLOZZI, Nora YANEVA, Iaia ZANELLA, Erwina ZIOMKOWSKA, Alessandro ZIVERI. SITO UFFICIALE www.humanrightsart.com


VIA:



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Silvia Boldrini - pubblicato il 17/09/2011 - permalink
human rights diritti umani amnesty silviab silvia boldrini roberto ronca


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Chiara Puglia | altri suoi testi nel blog
Carta Enjoy e PerMicro, anche per i nuovi italiani

UBI Banca ha recentemente lanciato una innovativa campagna di comunicazione rivolta agli stranieri in Italia e partita con una serie di azioni sul territorio di Bologna, città italiana che accoglie diverse comunità di immigrati. In collaborazione con la redazione multiculturale di Crossing TV, webTV delle cross-generation, UBI Banca ha realizzato una serie di video (http://vimeo.com/20233895 - http://vimeo.com/20857842 - http://vimeo.com/21090740) dedicati ad alcuni momenti di vita delle comunità filippine, romene e bengalesi che vivono in Italia. Grazie anche alla collaborazione con Crossing TV, UBI Banca è riuscita ad instaurare un contatto più approfondito con le comunità immigrate e ha tentato di individuare le loro abitudini nella fruizione delle informazioni nel tentativo di progettare una campagna di comunicazione che fosse sentita e vicina ai pubblici cui si rivolge. La campagna vuole promuovere due servizi particolarmente vantaggiosi, in grado di favorire l’esigenza di integrazione degli stranieri sul piano economico e finanziario: Carta Enjoy e PerMicro. - PerMicro http://www.permicro.it/ è la forma di microcredito che garantisce sostegno e una reale opportunità per l’erogazione di prestiti di piccola entità a persone che vorrebbero accedere a questo strumento finanziario e che molte volte trovano difficoltà nell’ottenerlo. - Carta Enjoy http://www.ubibanca.com/nuovi-italiani è invece la carta contro corrente di UBI Banca che permette di avere un enorme risparmio rispetto alle normali carte di pagamento. Oltre a consentire di prelevare gratuitamente da qualsiasi sportello ATM in Italia, può essere usata in tutto il Mondo perché fa parte del circuito MasterCard, ti permette di usufruire di sconti con la compagnia Ryanair e costa solo 1 euro al mese. 12 euro all’anno! I nuovi servizi sono aperti a tutti.


VIA: Viralbeat



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Chiara Puglia - pubblicato il 15/04/2011 - permalink
ubi banca campagna di comunicazione carta enjoy permicro giovani stranieri studenti


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Silvia Boldrini | altri suoi testi nel blog
metamorfosi fantastiche

Da un'idea dell'artista Ferruccio Lipari (alias Quaz) scaturisce  www.Quaz-art.it , il nuovo portale dedicato all'arte sperimentale.

Quaz-Art è dedicato alla ricerca artistica d’avanguardia, pazientemente votato alla sollecitazione e alla sensibilizzazione del più vasto pubblico possibile nei confronti dell’arte digitale e più in generale dell’arte sperimentale.

Quando si parla di creatività non ci si può solo riferire alla passione della carica innovativa ma anche e soprattutto alla ricerca e allo studio del suo significato intrinseco - il cosiddetto sperimentalismo.

Le Categorie attualmente previste su Quaz-Art spaziano dalla computer grafica al fumetto, passando obbligatoriamente da illustrazione e fotografia sperimentale.

Nella mappa delle “metamorfosi fantastiche” attualmente sono presenti su Quaz-Art le opere di:

Matteo Arfanotti, Federico Bebber, Silvia Boldrini aka SilviaB, Anna Caruso, Alessandro Della Pietra, Maurizio Di Feo, Bruno Di Maio, Irene Dose, Chiara Fersini, Paola Fumagalli, Andrea Gatti, Alessandra Guglielmetti, Ferruccio Lipari alias Quaz, Francesco Mai, Danilo Martinis, Monica Migliorini, Paul Redfern, Dorian Rex, Roberta Sacchi, Francesco Sambo, Giacomo Saviozzi, Fabio Selvatici, Henry Triplette, Roberta Ubaldi, Luca Valenti


>>  www.Quaz-art.it


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Silvia Boldrini - pubblicato il 04/03/2011 - permalink
comunicazione artistica digital art painting grafica fotografia


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Manuele Moro | altri suoi testi nel blog
L’indagine promossa dal Public Relations Global Network analizza le notizie più rilevanti a livello mediatico

Milano, 13 gennaio 2011 – Lo sversamento di petrolio nel Golfo del Messico tra aprile e agosto e il salvataggio dei 33 minatori cileni in ottobre sono stati gli eventi mediatici di maggiore impatto in tutto il 2010. A rivelarlo è un’indagine condotta tra i propri membri dal Public Relations Global Network (PRGN), organizzazione internazionale di primarie agenzie di relazioni pubbliche indipendenti, rappresentata in Italia da Sound Public Relations. Tutti gli intervistati hanno individuato nella drammaticità dei due eventi il fattore decisivo di tanto clamore dal punto di vista mediatico, ma per quanto riguarda la gestione della crisi a livello comunicativo i due casi si collocano agli antipodi: “Il disastro petrolifero della BP ha monopolizzato l’attenzione del grande pubblico in tutto il mondo perché molteplici erano le sfaccettature della notizia: catastrofe ambientale, impatto negativo per l’economia della zona di New Orleans, crisi diplomatica tra i paesi coinvolti, responsabilità sociale”, osserva John Echeveste, partner di VPE Public Relations, Los Angeles. “Anche per l’enorme eco dal punto di vista mediatico, il disastro ambientale nel Golfo del Messico costituisce un perfetto esempio di cattiva gestione di una crisi internazionale”. Secondo gli esperti di comunicazione coinvolti nell’indagine è stato invece il bisogno di un evento positivo a determinare la grande partecipazione con cui la comunità mondiale si è appassionata al dramma dei 33 minatori cileni, rimasti intrappolati per oltre due mesi a 700 metri di profondità. Il lieto fine, inoltre, ha ulteriormente amplificato l’interesse nella storia: tutto il mondo ha accolto come una liberazione le immagini che ritraevano i minatori emergere dal sottosuolo, finalmente salvi. “È stato in un certo senso un dramma ‘vecchio stile’, monitorato però in tempo reale e 24 ore al giorno, secondo le regole dei media moderni”, commenta Frank Cullen, Chief Executive di Cullen Communications, Dublino. È della stessa opinione Uwe Schmidt di Industrie-Contact, agenzia di comunicazione con sede ad Amburgo: “Il coinvolgimento emotivo dell’intera comunità mediatica è stato enorme. L’immagine del Cile come paese ne è uscita enormemente rafforzata a livello internazionale”. Il disastro petrolifero nel Golfo del Messico e il salvataggio dei minatori cileni hanno fornito un’ulteriore dimostrazione di come una copertura mediatica approfondita ed estesa possa elevare una notizia locale al rango di evento mediatico internazionale. Nel primo caso, i responsabili della BP si sono sottratti alle domande dei giornalisti e hanno concesso un limitato accesso alle informazioni, mentre nel secondo il coinvolgimento e l’aiuto della comunità internazionale non è stato solo ben accolto, ma addirittura caldeggiato. L’immagine della BP e del Cile sarà per anni influenzata in modo decisivo dal diverso modo in cui i due soggetti coinvolti hanno gestito la crisi. Tra le altre news nella top ten dei maggiori eventi mediatici del 2010 figurano anche il terremoto di Haiti, il perdurare della crisi economica mondiale e l’eruzione del vulcano Eyjafjallajkull in Islanda, che ha bloccato il traffico aereo europeo per diversi giorni.


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Manuele Moro - pubblicato il 17/01/2011 - permalink
PRGN Public Relations Global Network eventi mediatici 2010


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