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Fabio Fiori | altri suoi testi nel blog
Il caso all'attenzione della Ue è quello di una centrale elettrica a carbone sulla costa orientale dell'Inghilterra che produce energia elettrica quasi completamente utilizzata in una fonderia di alluminio adiacente alla centrale stessa.

E’ concorrenza sleale non rispettare i valori previsti dalla direttiva europea sulla limitazione delle emissioni in atmosfera degli inquinanti originati da grandi impianti di combustione? Il caso all'attenzione della Ue è quello di una centrale elettrica a carbone sulla costa orientale dell'Inghilterra che produce energia elettrica quasi completamente utilizzata in una fonderia di alluminio adiacente alla centrale stessa.

I concorrenti europei dell'impianto britannico che produce alluminio ricevono la loro energia elettrica dalla rete generale e sopportano pertanto i costi per il rispetto dei valori limite nella produzione di energia elettrica mentre la centrale in questione, unica fornitrice di elettricità per l’impianto di produzione dell'alluminio non rispetta gli obblighi comunitari creando un privilegio ingiustificato a cui si aggiunge un altro privilegio, quello della centrale elettrica nei confronti di altri produttori di energia, poiché circa il 9% della produzione viene ceduto alla rete di approvvigionamento generale.

La vicenda ha avuto inizio nel 2006 e  l’anno successivo la Commissione Ue ha inviato alla Gran Bretagna una lettera di diffida per il mancato rispetto degli obbligi europei. Il parere dell'avvocato generale della Corte di Giustizia europea è che l'impiego di energia elettrica per produrre alluminio non costituisce un'utilizzazione diretta di prodotti di combustione in un procedimento di fabbricazione e dunque non rientra nelle eccezioni previste dal legislatore europeo poiché è sostanzialmente destinata ad una fonderia di alluminio limitrofa. Quindi, i valori limite dovranno essere rispettati e tali impianti non potranno essere esentati dal singolo Stato membro al rispetto dei valori limite di emissione europei.


VIA: IM-IMPRESAMIA.COM



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Fabio Fiori - pubblicato il 27/01/2010 - permalink
concorrenza ue energia impianti combustibili elittricità commissione


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Fabio Fiori | altri suoi testi nel blog
l’istruttoria aperta nei confronti della Lega Calcio per la commercializzazione dei diritti televisivi delle partite di serie A e B, accontentandosi di accettare gli impegni presentati dalla Lega

La decisione dell’Antitrust sui diritti televisivi delle partite di serie A e B non soddisfa i consumatori. Lo scrive l'Adiconsum in una nota. "L’Autorità garante della concorrenza e del mercato - ha dichiarato il segretario generale Paolo Landi - ha chiuso troppo rapidamente l’istruttoria aperta nei confronti della Lega Calcio per la commercializzazione dei diritti televisivi delle partite di serie A e B, accontentandosi di accettare gli impegni presentati dalla Lega.

L'Adiconsum, che è intervenuta nel procedimento al fine di garantire una maggiore concorrenza sulla piattaforma satellitare (che offrirebbe più scelta e di conseguenza una riduzione dei prezzi), mettendo fine al monopolio di fatto praticato da Sky, non è affatto soddisfatta della decisione presa, che non aggiunge nulla in termini di ampliamento dell’offerta di trasmissioni televisive sul satellite. "La decisione dell’Antitrust - ha aggiunto il segretario nazionale Pietro Giordano - che permetterà alle pay tv di acquistare per la serie A anche le sintesi della durata massima di 10 minuti per ciascun tempo di tutti gli eventi del Campionato, trasmissibili subito dopo la fine degli incontri, non modificherà il mercato, perché riteniamo che non esistano consumatori disposti a pagare per vedere una sintesi. Per la serie B, che fatica a trovare un mercato di consumatori interessato e che di conseguenza interessa meno a Sky, la Lega Calcio, invece, offre maggiori aperture mettendo in vendita alle pay tv ben tre pacchetti autonomi, dividendo le dirette delle partite e permettendo la vendita dei soli anticipi e posticipi".

Secondo l'Adiconsum, la decisione dell’Antitrust in merito è tutta apparenza. Gli utenti televisivi del calcio dovranno continuare a pagare gli abbonamenti all’unico prezzo imposto dal monopolista o a cambiare piattaforma trasmissiva.


VIA: IM-IMPRESAMIA.COM



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Fabio Fiori - pubblicato il 26/01/2010 - permalink
calcio campionato serie b c televisione lega calcio sky antitrust concorrenza


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