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Luca Oliverio | altri suoi testi nel blog

Sono calabrese. Ovviamente del mezzogiorno d'Italia.
Mi dareste del mafioso?

Vero, potrei esserlo, almeno quanto potrebbe esserlo un rimenense.

Sono anche un webber, abitante della rete, non solo un cittadino della rete, ma un abitante, residente e domiciliato in vari siti e blog dell'internet: per esempio mybloglog testimonia i miei diversi domicili contemporanei; ma si sa che il velo dell'ubiquità è uno dei pilastri del web.

Sono anche un ventottenne, maschio, di razza bianca, terribilmente ateo praticante e credente in un dio che ha fiducia in me; ma lontano da Sacra Romana Chiesa.

Sono un italiano, non suono il mandolino, ma amo la pizza, meno gli spaghetti: gli preferisco le pappardelle o i paccheri dell'Antonio Amato.

Amo il mare, ma preferisco le montagne, magari quelle della mia Sila.

Non mi offendo se una donna additandomi dice: voi uomini siete tutti uguali, ma se è il caso, cerco di spiegarle che si sbaglia. Così come molte mie amiche melo fanno notare: io non sono tutte le donne. Già, non sei tutte le donne.
Sei unica e irripetibile; straordinaria per la tua personale anima, per il tuo cuore, per la tua creatività.

Sei un essere unico anche tu. Hai le tue peculiarità e le tue creatività. Hai certamente le tue appartenenze, ma sei unico.

Ho provato a parlare di me per evidenziare le differenze tra me e te. E questo fatto a noi che ci occupiamo di comunicazione è abbastanza chiaro.

Allora perché abbiamo deciso che i rumeni son cattivi?

Giustamente i rumeni si ribellano, e rivendicano le proprie specificità: non tutti sono uguali, anche loro.

Ma la tendenza a massificare che i mezzi di comunicazione tradizionale ancora tentano di fare è allarmante, scioccante: rivendicano un ruolo che è ormai fallito: la massificazione.

Ancora i giornali e le tv tendono a macrocategorizzare l'essere umano; questo può essere utile e pratico in alcune circostanze, molto scomodo e poco utile in tante altre. Come nel caso dei rumeni; o dei napoletani; o dei calabresi.

I media di massa devono demassificare il proprio modo di parlare se vogliono continuare a vivere, altrimenti ci passerà la voglia anche di dedicargli del tempo e dei soldi.

I webber sanno benissimo che ogni essere vivente è unico e irripetibile, e non incastonabile in un target da colpire.

Solo adesso dobbiamo dare un nuovo paradigma ai giornalisti e ai copioni; un paradigma che gli consenta di utilizzare degli agettivi in modo più sano e calzante.
Ad esempio, sul caso della donna uccisa a Roma anziché rumeno si poteva usare: assassino; o ancora disadattato, delinquente...
Basterebbe, come al solito, tornare all'origine delle parole.

Ma siccome loro non son contenti abbiamo bisogno di trovare un paradigma nuovo che sostituisca la concezione di un pubblico target e di masse indistinte.

La sfida è aperta.


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Luca Oliverio - pubblicato il 03/11/2007 - permalink
comunicazione di massa nuovi paradigmi


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