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marco marozzi | altri suoi testi nel blog
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marco marozzi - pubblicato il 04/05/2010 - permalink
credito protezione identità furto identità reputazione creditizia


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Fabio Fiori | altri suoi testi nel blog
Per questo occorre venire incontro con urgenza al problema finanziario delle piccole e medie imprese, valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria e del sistema dei Confidi,

Nella pratica, le modalità con cui sono stati introdotti i criteri di Basilea 2 hanno reso più difficoltoso e oneroso l'accesso al credito per le imprese minori, l'ossatura del sistema imprenditoriale italiano. Per questo occorre venire incontro con urgenza al problema finanziario delle piccole e medie imprese, valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria e del sistema dei Confidi, modificando «i requisiti patrimoniali delle banche e rendendoli più flessibili, per impedire che il credito, per le aziende che lo meritano, si riduca proprio nei momenti più difficili.

Sono queste alcune delle proposte congiunte avanzate da CNA, Confcommercio-Imprese per l'Italia, Confartigianato, Confesercenti e Casartigiani, le associazioni del cosiddetto Patto del Capranica (costituito nel 2006), nel corso di un'audizione alla VI Commissione finanze della Camera.

Basilea 2 ha come riferimento un sistema di imprese strutturate e di medio-grande dimensione, quali quelle che prevalentemente operano nei sistemi economici di matrice anglosassone. Il sistema imprenditoriale italiano, viceversa, presenta caratteristiche completamente diverse che male si adattano a sistemi standardizzati di valutazione del merito di credito. Questa specificità è facilmente desumibile dalla distribuzione delle imprese per forma giuridica. Le imprese individuali sono oltre 2,8 milioni e rappresentano il 64,7% del totale, mentre il 18,8%, pari a oltre 822 mila imprese, è costituito da società di persone.

Secondo le cinque associazioni, l'imprenditoria di tipo personale costituisce l’'83,50% delle imprese italiane. Per questi soggetti non c'è distinzione tra patrimonio personale dei soci e patrimonio dell'impresa, per cui risulta strutturalmente difficile individuare criteri oggettivi/quantitativi di valutazione del merito del credito. Ciò implica un approccio diverso di valutazione del merito di credito rispetto alle società di capitali, diversamente strutturate. In sostanza, per CNA, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti e Casartigiani, le attuali regole premiano i valori di bilancio, dal fatturato al cash flow e questo penalizza le aziende che, pur avendo chiuso il 2009 con i conti in rosso, continuano ad avere prospettive di crescita. In quest'ottica è necessario valorizzare il ruolo delle associazioni di categoria e del sistema dei Confidi che, condividendo il rischio di credito delle imprese da loro garantite, sono in grado di contribuire a una corretta valutazione da parte delle banche del merito creditizio dell'impresa.

Una delle proposte avanzate dalle associazioni riguarda il Mezzogiorno, dove difficoltà di accesso al credito, fragilità patrimoniale dei Confidi, elevato costo del denaro, forte incidenza del fenomeno dell'usura, che penalizza la piccola e media imprenditorialità, sono ancora più accentuati che nel resto d'Italia.  (Fonte: Cna)


VIA: IM-IMPRESAMIA.COM



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Fabio Fiori - pubblicato il 23/02/2010 - permalink
CREDITO Basilea2 l'opinione del Patto di Capranica


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Fabio Fiori | altri suoi testi nel blog
"Il credito d'imposta per le imprese che investono all'estero è un passo ineludibile per la crescita del comparto agroalimentare e della sua competitività

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il provvedimento con cui si mette a disposizione delle imprese un credito d'imposta per i loro investimenti all'estero. Il credito d'imposta, previsto dal decreto 24 luglio 2009 per gli anni 2008 e 2009, è fissato nella misura del 50% del valore degli investimenti effettuati in eccedenza rispetto alla media degli analoghi investimenti realizzati nei tre periodi d'imposta precedenti.

"Il credito d'imposta per le imprese che investono all'estero è un passo ineludibile per la crescita del comparto agroalimentare e della sua competitività - ha commentato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia - e per sostenere, insieme ai nostri grandi prodotti, una cultura del fare impresa che affonda le radici nella storia e nell'identità secolari dei territori".

La norma si riferisce ad investimenti quali attività promozionali, partecipazione a fiere e organizzazioni di eventi riguardanti il Made in Italy e prevede un limite di spesa annua a carico dello Stato pari a 40 milioni di euro per l'anno 2008 e 41 milioni per l'anno 2009.

Potranno accedere alla misura tutte le imprese agricole, zootecniche e della pesca e i Consorzi di tutela sulle denominazioni protette e sulle attestazioni di specificità. Entro il 5 febbraio prossimo, il Ministero renderà disponibile il modulo per presentare le richieste di accesso all'agevolazione. Il decreto è disponibile sul sito del Ministero www.politicheagricole.it, nelle sezioni "Normativa" e "Prodotti di qualità".


VIA: IM-IMPRESAMIA.COM



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Fabio Fiori - pubblicato il 27/01/2010 - permalink
imprese estero zaia credito imposta ue gazzetta ufficiale investimenti


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Fabio Fiori | altri suoi testi nel blog
La risoluzione, di cui Giovanni Fava è primo firmatario, è stata presentata dai daputati leghisti, particolarmente attenti al fenomeno dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali

Nella seduta di venerdì 22 gennaio, le Commissioni II e X hanno votato una risoluzione che impegna il Governo ad adottare, quanto prima, iniziative normative di modifica dell'attuale disciplina sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, che puntino al miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia degli strumenti di ricorso contro tali ritardi con il conseguente inasprimento delle sanzioni nei confronti dei trasgressori, anche tenendo conto delle positive esperienze raggiunte in altri Paesi dell'Unione europea come ad esempio la Francia.

La risoluzione, di cui Giovanni Fava è primo firmatario, è stata presentata dai daputati leghisti, particolarmente attenti al fenomeno dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, tema tornato d'attualità in quanto rappresenta un vero ostacolo alla crescita competitiva delle imprese commerciali e specialmente delle piccole e medie imprese, già fortemente provate dalle difficoltà di accesso al credito bancario. Sono, infatti, le Pmi ad accusare i ritardi più marcati nei pagamenti che possono provocare addirittura il fallimento, con conseguenze dannose per l'intera filiera produttiva.

Nella risoluzione si cita un rapporto del Sole 24 Ore che ha evidenziato una correlazione inversa tra fatturato e puntualità nei pagamenti, nonché una maggiore propensione delle imprese più piccole a saldare nei tempi stabiliti i pagamenti. I numeri confermano che, dal 2007 ad oggi, la percentuale delle società puntuali nel pagare i fornitori è scesa di circa il 10 per cento, mentre sempre nell'ultimo biennio il 54 per cento delle aziende ha peggiorato la propria prestazione. Infatti, a fronte di un 32 per cento che ha mantenuto invariate le proprie abitudini di pagamento, solo il 14 per cento le ha migliorate. Le società meno puntuali nel saldare i pagamenti appartengono alla grande distribuzione, al commercio al dettaglio ed infine alla Pubblica amministrazione.

Per arginare il fenomeno, che interessa la maggior parte dei Paesi della Ue, la Commissione europea ha recentemente avviato una revisione della direttiva 2000/35/CE, finalizzata a migliorare l'efficienza e l'efficacia degli strumenti di ricorso contro i ritardi di pagamento, con particolare riferimento a quelli dovuti dalle pubbliche amministrazioni, data la rilevanza economica dei contratti da queste stipulati. L'Unione, proseguendo lungo il cammino tracciato dallo "Small Business Act", intende garantire alle imprese creditrici gli strumenti per esercitare pienamente ed efficacemente i loro diritti quando sono pagate in ritardo, mettendo le autorità pubbliche di fronte a misure che le dissuadano dal pagare in ritardo i propri fornitori. La proposta, in particolare, intende accorciare i termini di pagamento alle imprese, che vengono fissati in 30 giorni con un risarcimento forfetario a partire dal primo giorno di ritardo pari al 5% dell'importo fatturato.

Nella Ue i pagamenti in ritardo ammontano a circa 1,9 miliardi di euro all'anno, mentre dal punto di vista temporale in media occorrono 65 giorni per il pagamento di una fattura. I tempi contrattuali nella Pubblica amministrazione sono di circa 95 giorni, mentre quelli effettivi superano i 135 giorni.

Il perpetrarsi del fenomeno dei ritardi di pagamento sopratutto nei settori della grande distribuzione e della pubblica amministrazione rischia di generare danni irreparabili al nostro tessuto imprenditoriale. L'allungamento dei tempi di pagamento per il settore della grande distribuzione organizzata, ad esempio, è passato da una media contrattuale di 70 giorni agli attuali 103, colpendo il 90% dei fornitori. Le imprese in questo modo verrebbero gravate di costi eccessivi che ostacolano la realizzazione degli investimenti programmati, a danno dell'economia italiana.


VIA: IM-IMPRESAMIA.COM



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Fabio Fiori - pubblicato il 26/01/2010 - permalink
pmi transazioni commerciali pubblica amministrazione accesso al credito pagamenti


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