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Pietro Marengo | altri suoi testi nel blog
"Me l’avete uccisa una seconda volta!"

 

 

 

Garlasco, paesino della provincia di Pavia.

13 agosto 2007.

In via Pascoli, all’interno di un’amena villetta, c’è una figura che s’allontana rapidamente entrando nella vicina caserma di carabinieri.

Di li a poco, arrivano a destinazione, la volante degli agenti che trovano una scena raccapricciante: una giovane morta, distesa a pancia in giù in un lago di sangue, il volto reclinato da una parte.

Non ci volle molto a realizzare d’essersi consumato un efferato omicidio!

Si chiamava Chiara Poggi, la vittima, di ventisei anni, neo-laureata in economia e impiegata in un’azienda d’informatica, fidanzata da quattro con uno studente della Bocconi di Milano, Alberto Stasi, ventiquattrenne.

Quest’ultimo, non avendo notizie sin dal mattino, si era preoccupato di raggiungerla alla villetta, scoprendone l’orribile delitto: non avendo il coraggio di avvicinarsi, era subito corso a denunziare il fatto ai carabinieri.

Il 14 agosto, Stasi viene interrogato per 14 ore dove afferma di aver trascorso l’intera mattinata seduto al pc ultimando la stesura della tesi di laurea.

Il 16, i RIS di Parma fanno il loro ingresso sulla scena del crimine concentrandosi su una presunta impronta di donna presente.

Il 18 i funerali: presenti Stasi vicino ai genitori di Chiara.

Lunedi 20 agosto, Alberto Stasi viene scritto nel registro degli indagati per omicidio volontario e gli vengono sequestrati, oltre alla bici, l’auto e il computer: oramai, l’alibi dello studente vacilla progressivamente non essendoci documenti creati durante la mattina dell’omicidio.

Il 23 agosto, le indagini si concentrano su un mucchio di capelli, 36 in tutto, uno biondo chiuso nel pugno di Chiara lungo circa sei centimetri insieme ad altri sei senza bulbo, e gli altri, più o meno dello stesso tipo, rinvenuto accanto al cadavere. Da sommare, anche le chiazze di sangue cosparse sia sul pavimento, sia sui muri, molto vistose quelle nei pressi del telefono.

Esclusa l’ipotesi che l’arma del delitto sia una mazzetta da muratore, rubata giorni prima da un’associazione di volontariato ove operavano le gemelle Stefania e Paola Cappa, cugine di Chiara: da un’analisi attenta fra la ferita e l’arnese, non esistono compatibilità d’alcun genere.

Il 29 agosto, invece sono state ritrovate tracce di sangue presenti su delle tubature del lavandino del bagno, e che le impronte rilevate sul pavimento, sia quella di una calzatura da uomo, misura approssimativamente 42-43.

L’idea che si fa luce, è che probabilmente l’assassino abbia avuto l’aiuto di un complice.

1 settembre: Stasi rimane ancora l’ultimo indagato, ma nonostante ciò Giuseppe e Rita Poggi vivono nella convinzione d’innocenza del fidanzato della propria figlia, e dopo avergli fatto visita, si sono recati insieme al cimitero di Pieve Albignola, dove riposa Chiara.

Il 12 settembre, i RIS di Parma ritornano per la quinta volta sulla scena del crimine dove confermano l’accusa di omicidio nei confronti di Alberto Stasi, che viene condotto nel carcere di Vigevano.

Il 29 settembre, Alberto, a causa di problemi di salute viene scarcerato ancora dichiarandosi innocente.

 

Sono trascorsi quindici mesi dal quel 13 agosto 2007, e il caso Garlasco ha diviso l’opinione pubblica così com’era accaduto con i fatti di Cogne: Alberto Stasi è innocente o colpevole?

Il 21 dicembre 2007, nel computer di questi vengono scoperte delle foto pedopornografiche, che erano state cancellate ma non dalla memoria dell’hard disk.

Ci sarebbe, tra l’altro, un software che rigira le foto per metterle a disposizioni sul web di altri.

Da qui, nasce l’accusa di “detenzione di materiale pedopornografico”, che i colpevolisti intravedono nel movente per l’omicidio: Chiara era venuta a conoscenza del vizietto del fidanzato e gli aveva minacciato di renderlo palese.

O forse, per Chiara, quel vizietto aveva il sapore di una rottura programmata da tempo, quando fino ad un mese prima del delitto, aveva confidato a Yaris, un cartomante della Magic Star di Varese, dei turbamenti sentimentali che viveva il suo rapporto con il fidanzato, unito alle tante incertezze e dubbi che l’angustiavano.

Tante telefonate con un unico denominatore comune.

O forse c’era qualcun altro nella vita di Chiara?

Tante domande senza chiare risposte, ma la tensione, già troppo alta, arriva ad un punto di rottura: l’avvocata Angelo Giarda, uno dei difensori di Stasi, in qualità d’invitato di un programma Iceberg trasmesso da Tele Lombardia, ha voluto respingere il movente preso in considerazione dai colpevolisti.

Dice così:

<<Da alcune testimonianze, sappiamo che Chiara era consapevole dell’esistenza di questi prodotti chiamati pornografici, e non credo che fosse un problema>>

I coniugi Poggi, inorriditi, realizzarono durante l’ascolto della trasmissione che Chiara fosse accondiscendente a questa ricerca di foto osè o film pedofili del fidanzato.

Rita Poggi ribatte:

<<Chiara era una ragazza onesta. Non avrebbe mai potuto scoprire queste immagini e rimanerne indifferenti. Me l’hanno uccisa una seconda volta!>>

A nulla è valso il chiarimento dello stesso Giarda, ovvero che le fotografie alle quali si riferiva erano quelle “legali”.

Il 24 febbraio 2009, Alberto Stasi comparirà davanti al giudice Stefano Vitelli del Tribunale di Vigevano per l’udienza preliminare.

Nonostante tutto, Alberto non ha perso l’aria da bravo ragazzo, da piccolo intellettuale che il prestigio dello frequentare la “Bocconi” gli regalava, perfino nella sua serietà e nella spensieratezza dei suoi passi fra le strade di Garlasco: una cittadina, per certuni un piccolo punto su una sbiadita cartina geografica, per cert’altri perfettamente sconosciuta prima di balzare come un oggetto spaziale dei videogiochi fra le colonne squadrate delle migliori testate di cronaca nera.

Ancora quella domanda risuona pari al suono delle campane delle cattedrali: è innocente o colpevole?

 

 

 

                                                                              Piero Marengo

 

 

Sangue sul telefono

 

Sangue per le scale

 

Sangue per le scale

 

 

T-shirt di Chiara


VIA: I genitori di Chiara Poggi: "Me l'hanno uccisa una seconda volta!"



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Pietro Marengo - pubblicato il 03/12/2008 - permalink
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