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Massimiliano Hangler | altri suoi testi nel blog
Il caso dello Yogurt Fattoria Scaldasole

Il packaging come leva di marketing – il caso dello Yogurt Fattoria Scaldasole

Come sempre le mie visite nei supermercati di Bergamo mi danno lo spunto per un’analisi di marketing.

Negli elenchi aggiornati delle mitiche “P” del marketing compare ormai a ragion veduta il Packaging. L’imballo primario è infatti il media ultimo che parla al consumatore nel momento di acquisto (e anche dopo, come nel caso di una bottiglia di vino che troneggia a tavola).

Nel food questo è ancora più vero: la comunicazione di prodotto si concretizza in pochi centimetri quadrati, entro i quali le persone cercano avidamente l’informazione ultima per convincerli ad afferrare il prodotto che stanno valutando. Il prodotto dal canto suo ha pochi secondi per essere convincente ed entrare in sintonia con l’utilizzatore.

In assenza di altri moventi d’acquisto come le promozioni, il packaging è il nostro vessillo primario per vendere a prezzo pieno. Ma come progettare un packaging che funziona?

1 Entrare in risonanza con le persone

Dando per scontata la qualità del prodotto (in rapporto al prezzo ovviamente) che comunque non è testabile al momento dell’acquisto, rimane la confezione! In questo ambito sono 2 gli elementi principali da dosare per una comunicazione efficace:

- La grafica (iconografia, colori, font, simboli, ecc.)

- I materiali

Per mostrare come ciò si concretizza utilizzerò l’esempio dello Yogurt che acquisto di solito, lo Yogurt Naturale Biologico della Fattoria Scaldasole.

Il suddetto prodotto utilizza per colpire l’attenzione di chi come me è naturofilo, molti simboli unuversalmente associati alla genuinità:

- Arcobaleno, farfalline e coccinelle che volano per tutto il facing di prodotto

- Classicissimo contenitore per il latte contadino

- Indicazione della dicitura Bio e Biodinamica

- Lo stesso termine “Fattoria”

Fronte packaging

… e nel retro della confezione:

- bicicletta (usata dai naturofili anche nell’insidioso traffico cittadino)

- simbolo UE del Biologico

- testo descrittivo in merito all’agricoltura Biodinamica

Retro del Packaging

In più la grafica è stampata su di un involucro di carta (plastificata), che dona al prodotto un aspetto molto più naturale rispetto ai concorrenti che riportano la grafica direttamente sulla plastica del packaging.

2 Essere coerenti con i valori del marchio

Se la sera avete bisogno di suoni new age for free, o se volete dare un’occhiata a come questo brand comunica on-line, vi consiglio un tour sul sito www.fattoriascaldasole.it , per “respirare” l’origine dei valori espressi dal marchio. Il packaging in questione fa di più: educa e conduce il suo consumatore (che presumibilmente è già attento a questi aspetti), al riciclo e alla scomposizione del packaging in carta e plastica (anticipando un aspetto sempre più importante e pubblicizzato).

Tramite una linguetta rossa incuriosisce con la scritta “Apri, leggi e… ricicla!”

Linguetta pro-riciclo

La scelta del doppio materiale (carta + plastica) e il forte invito al riciclo sono unici di questo packaging nell’ambito degli Yogurt in GDO, ma il bello deve ancora venire.

3 Comunicare fino all’ultimo

Il bello del mezzo di comunicazione packaging è che inserire 1 informazione o inserirne 100 costa uguale (avviamente purché tutte rilevanti)!

In particolare stampando nel retro di etichette o sugli imballi secondari possiamo ottenere ancora un effetto “sorpresa” per comunicare ulteriori informazioni. In questo caso il brand fornisce ulteriore valore alla comunicazione, suggerendo una ricetta per preparare un “Eco-ghiacciolo” con lo Jogurt… ma non solo:

Eco-ghiacciolo

- i testi sono tratti dal sito GreenMe.it, testata giornalistica legata all’ambito Green

- E’ presente un recall al sostegno sociale di Fattoria Scaldasole verso il Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato

Conclusione

Senza nulla togliere ai packaging minimalisti e dalle corte liste di ingredienti della concorrenza, questo esempio mi sembra utile per capire come in definitiva il packaging possa e debba sintetizzare tutta la strategia aziendale in un unico potentissimo strumento di marketing.

L’unica nota dolente, a parer mio, è la mancanza dell’indicazione della provenienza del latte… mi piace immaginare che i muu uditi sul sito internet dell’azienda provengano da italiche stalle, ma non esageriamo!


VIA: Marketing Bergamo



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Massimiliano Hangler - pubblicato il 18/01/2012 - permalink
packaging comunicazione di prodotto


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Massimiliano Hangler | altri suoi testi nel blog
Caso del Teatro Donizetti a Bergamo

Avendo da poco ritrovato la passione per il teatro, mi sono recato in questi giorni per ben due volte al teatro Donizetti di Bergamo.

Trattavasi di operetta, forma espressiva valida tanto quanto un’attualissima etnografica per scrutare in disparte le vicissitudini umane. Insomma utile per esplorare ridendo gli anfratti dell’umana vita.

E’ stato anche uno spunto per dire la mia in questo blog, in merito alla gestione del cliente dal punto di vista del marketing, sperando che ciò possa essere utile agli imprenditori lombardi all’ascolto.

 

Poco prima dell'Acqua Cheta al Donizzetti

 

REGOLA N.1 – Conosci i tuoi spettatori

In generale nel tatro della vita, e in particolare nel teatro del business, è bene sapere chi ti compra. Questo aspetto si chiama segmentazione del mercato: di solito nei testi teorici di marketing c’è scritto che va fatta a priori, che bisogna scegliere ecc. ecc.

Nella realtà aziendale spesso accade che si immette un prodotto nel mercato senza aver scelto prima (è un errore, ma sia per la fretta che per i costi accade molto spesso); allora è bene sapere questa massima:

“Conosci chi ti ha comprato perché è molto simile a chi ti comprerà”

Ed ecco che abbiamo ancora la possibilità di segmentare il mercato, ma dobbiamo sapere con chi abbiamo a che fare.

Nel caso specifico, pur avendo acquistato per due persone (in due soli giorni) una somma indiscutibilmente rilevante tra biglietti, carnet e singole operette, nessuno ha cercato di scoprire chi fossimo e perché siamo tornati a frequentare il teatro Donizetti!

REGOLA N.2 – L’acquisto è solo l’inizio

Mesto mesto e con la carta di credito fumante mi sono allontanato dalla biglietteria; i miseri pezzi di carta e lo scontrino a testimonianza dell’acquisto, e il freddo vento di gennaio che sferza il volto all’uscita del teatro. Questa è stata l’esperienza di acquisto (senza nulla togliere all’elevata esperienza di utilizzo che mi godrò nei prossimi mesi, s’intende!).

Il punto chiave è che il teatro non ha fornito a noi clienti nessuna piccola gratificazione per l’acquisto ripetuto, e non ha arricchito in nessun modo la nostra esperienza.

REGOLA N.3 – Rimani in contatto con chi ha dimostrato interesse

Ho manifestato apertamente il desiderio di abbonarmi per la prossima stagione, scopredo che esiste una pletora di abbonati radicati e radicali (liberi) che automaticamente rinnovano il loro privilegio tutti gli anni. Chiedendo meglio ho scoperto che sono quasi tutti abitué over 70, i quali si sono incagliati negli stessi seggiolini da ormai 15 anni.

Ai più ciò potrebbe apparire come la miglior clientela possibile, ma non va dimenticato che anche i clienti, come i prodotti, hanno un ciclo di vita (e in questo caso lo hanno letteralmente quasi finito :-) ).

In poche parole il teatro non ha aperto nessun canale di comunicazione con il sottoscritto (nuovo e giovane cliente); potrò in futuro non essere nemmeno a conoscenza delle attività del Donizetti, e potrò decidere di andarmene a zonzo per tanti altri divertimenti alternativi snobbando la bella arte…

Un po’ di idee per il marketing del Donizetti derivate dalle 3 sacre regole di cui sopra:

In questo blog voglio essere propositivo, e senza nessuna pretesa traccio alcune soluzioni che ogni attività ludica simile dovrebbe avere già implementato da tempo.

1) Dopo aver speso 15 minuti in biglietteria ne avrei spesi ancora 2 per dire al front office: nome e cognome, professione, quali spettacoli mi piacciono, dove abito, se ho famiglia e quanto frequento il teatro. Questo sarebbe bastato poi al management del teatro, raccogliendo nel tempo centinaia di dati di eprsone simili a me, per fare un’analisi discriminante per campagne di direct marketing mirato invece dei soliti tabellari che nessuno più guarda (esclusi ovviamente i totem in zona teatro che rimangono validi).

2) In molti casi il cliente si sente gratificato veramente con poco. Alcuni esempi calati nella mia esperienza di acquisto avrebbero fatto la differenza, come ad esempio: ricevere i carnet di biglietti in un piccolo astuccino personalizzato con lo stemma del teatro che desse lo status di “abitué”; o ancora ricevere una o due locandine in A3 dei principiali spettacoli scelti; o un invito per un piccolo aperitivo a fine stagione dedicato a chi ha acquistato i carnet, ma non è abbonato… o che dire di una economicissima lettera di ringraziamento perché sosteniamo il Donizzetti, che è uno dei soli 5 teatri che programmano l’operetta in Italia!?!

Tutte queste considerazioni non sono casuali: sarebbe stato l’inizio della costruzione da parte del teatro di un percorso di avvicinamento ad un mercato nuovo, giovane, e che progressivamente potrebbe sostituire gli abbonati che dipartono (per varie ragioni), facendo crescere la clientela nuova dallo status di frequentatore saltuario a quello di abbonato.

3) Infine, per l’ultimo punto sollevato: tra la tanta spam che mi arriva via mail, sarei invece felice di ricevere notizie, curiosità, informazioni qualche giorno prima in merito agli spettacoli che vedrò. Vorrebbe dire coinvolgere, formare e gratificare chi ti ha acquistato… Ma prima dovrebbero avermi chiesto almeno l’indirizzo e-mail :-) , no?


VIA: Marketing Bergamo



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Massimiliano Hangler - pubblicato il 03/01/2012 - permalink
Marketing degli eventi ciclo di vita del cliente


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Massimiliano Hangler | altri suoi testi nel blog
esempi di posizionamento

Marketing dei prodotti tipici – esempi di posizionamento

Durante una session serrata di shopping natalizio, ho trovato in Bergamo un bel punto vendita dove fare visita per comprendere le dinamiche odierne del marketing dei prodotti tipici. Si tratta di un negozio molto carino gestito da giovani ragazzi appassionati del buon cibo. Se siete pigri o non siete di Bergamo, potete supplire con il loro sito internet: Schiaccianoci

Tornando a noi: il marketing dei prodotti tipici ha subito negli ultimi 5 anni dei cambiamenti vorticosi. Nell’epoca dei gourmands e dei cosidetti “foodies” (persone giovani, con un livello alto di istruzione e con buona volontà di spesa nel cibo di qualità) si moltiplicano di giorno in giorno le piccole casscine che vogliono portare sul mercato una delle migliaia di specialità tipiche regionali (e a volte comunali) delle quali l’Italia è ricca.

Partendo per comodità dall’assortimento del citato negozio Schiaccianoci, ti mostrerò il mio punto di vista sulle varie possibilità diverse di posizionare il tuo prodotto. Ma prima un passo indietro.

COSA E’ TIPICO

Se non te ne sei accorto il tuo primo e temibile concorrente sta progressivamente diventando il supermercato. Non cullarti nell’idilliaca convinzione che “no, il mio prodotto è diverso, costa di più ed è più buono”. Se questo dolce pensiero può salvarti nel caso tu decida di vendere a profondi conoscitori gastronomici, non è così per il cliente medio.

Il proliferare sugli scaffali di prodotti IGP, DOP, DOC e così via è un segnale positivo per te (il tuo mercato cresce), ma anche un campanello di allarme.

Infatti molti marchi che vendono nella grande distribuzione usano codici visivi legati alla naturalità e al tipico, imitando i prodotti con valenze locali, posizionandosi in una zona grigia della tipicità, che spesso confonde il consumatore.

Non dare mai per scontato che il tuo consumatore sarà in grado di comprenderne la differenza: la tipicità va spiegata, raccontata, ma soprattutto provata per essere compresa.

Ma torniamo a noi e alle nostre questioni di marketing. Ti propongo come spunto di riflessione una mappa di posizionamento per decidere come presentarti al mercato:

Mappa di posizionamento nel marketing territoriale

Quelli indicati sugli assi sono secondo me gli elementi principali da valutare nel caso di prodotti tipici: il grado di ampiezza territoriale della notorietà del tuo prodotto (da notorietà “comunale” a notorietà “nazionale”) e il tipo di comunicazione che viene adottata (stile “fattoria” o stile “design moderno”).

Torniamo al famoso negozio Schiaccianoci per comprendere meglio si cosa si stia parlando… Facciamo l’esemprio del torrone. Nel negozio possiamo trovare dello squisito torrone della Torroneria e Cioccolateria Barbero: Packaging con indicazione delle medaglie vinte in passato, stile retrò, confezione metallica. Si rifà al codice comunicativo degli anni ’20 in Piemonte. Richiama una tradizione già affermata del territorio, perché può vantare un passato gastronomico legato ad un prodotto tipico comunque noto e diffuso a livello nazionale e internazionale:

Torrone Barbero

In un mercato simile, con un prodotto tipico conosciuto quindi, la storicità dell’azienda artigiana e la provenienza geografica “vera” (sul pack sono indicati via e città della premiata fabbrica) aiutano a difendersi dai prodotti presenti in GDO (Sperlari & co.), che a volte comunque sono imitiativi di questo stile; un esempio di codice visivo di questo tipo (senza nulla togliere al prodotto e alla storicità dell’azienda) è quello delle Sorelle Nurzia:

Packaging Sorelle Nurzia

Come ben si vede la comunicazione è molto simile, ma viene meno la forte caratterizzazione territoriale.

In alternativa, pur possedendo una vocazione territoriale, è possbile innovare nel codice linguistico, per colpire visivamente i gourmands che cercano un prodotto tipico, ed emergere dallo scaffale (ebbene sì, seppur aiutato dalla competenza del gestore anche lo scaffale di un negozio tipico tale rimane). Un esempio? Il Torrone Relanghe:

Torrone Relanghe

Look minimal, parla il prodotto, e mantiene un tocco artigianale. Distribuzione esclusiva in ho.re.ca. selezionata e ventata di nuovo nel look.

Un imitatore di questo stile, con gradazione più mass market? Riporto il pack del mitico Sperlari da GDO:

Torrone Sperlari

Brand a sostegno del prodotto, indicazione della materia prima a supporto di consumatori anche esteri che non conoscono la ricetta del prodotto, e bimbetto felice richiamo dell’ADV degli anni che furono. Per un consumatore estero questo è un prodotto tipico, anzi tipicissimo.

Per riassumere la mappa empirica del mercato del prodotto tipico torrone è così:

Mappa mercato torrone

Ceramente è una versione semplificata e ridotta del mercato, ma propedeutica per ragionare su come posizionare un prodotto tipico.

CONCLUSIONI

Per posizionare un prodotto tipico, le leve principali sono:

- Valutare la definizione territoriale: nel caso del torrone stiamo parlando di un prodotto che ha diverse varianti regionali e imitazioni.

- Comunicazione: si può puntare o su di uno stile casereccio retrò, o su di uno stile moderno/ricercato. Entrambi possono attirare lo stesso tipo di target, perché l’aspetto fondamentale rimane sempre e comunque la valenza intrinseca del prodotto e la sua qualità; se l’azienda ha una storia da raccontare nel segmento di mercato vale la pena di tentare questa strada (es. Torrone Barbero), altrimenti meglio distinguersi con un look accattivante e ricercato (vedi Relanghe).

Ora puoi esercitarti nel tuo mercato per comprendere dove e come posizionarti. Volutamente non si è parlato del prezzo come leva competitiva, dando per assodato che i gourmands non valutino l’acquisto principalmente su questo aspetto del posizionamento.


VIA: Marketing Bergamo



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Massimiliano Hangler - pubblicato il 23/12/2011 - permalink
Marketing prodotti tipici mappa di posizionamento


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Paola Canepa | altri suoi testi nel blog
Dal 9 al 25 Dicembre torna l’appuntamento con la solidarietà

Dal 9 al 25 Dicembre torna l’appuntamento con la solidarietà firmato Almo Nature: è la Love-Food, l’operazione solidale che raccoglie pasti per aiutare tutti i gatti e i cani poveri in Italia, Svizzera, Germania, Francia, Belgio e Olanda. La Love-Food si rinnova e in questa terza edizione si propone con una meccanica ancora più semplice ed efficace: per ogni iscritto al sito, Almo Nature donerà un pasto che andrà ad aumentare il fondo virtuale cui le associazioni potranno attingere. Grazie a tutti coloro che si iscrivono al sito, Almo Nature avrà la possibilità di intervenire con un aiuto concreto in tutte le situazioni di emergenza che si verificano sul territorio. Con il patrocinio di OIPA Italia, Lega Nazionale per la Difesa del Cane e Gaia Italia Onlus, si rafforza la collaborazione che dura ormai da tempo e che consente una presenza capillare sul territorio, così da raggiungere anche le associazioni più piccole e spesso più bisognose. Nel 2011 la Love-Food ha raccolto più di 1 milione di pasti e per il 2012 l’obiettivo è ancora più ambizioso, ecco perché Almo Nature – da sempre schierata in prima linea per aiutare gli animali – slega l’operazione dalle vendite: 1 Registrazione = 1 Pasto per un animale povero.  


Almo Nature, la marca che ama gli animali continua il suo percorso Dal Loro Punto di Vista anche con la Love-Food per distribuire ogni anno almeno 1 milione di pasti solidali. Pier Giovanni Capellino Almo Nature - Fondata nel 2000 grazie all’esperienza e all’intuito di Pier Giovanni Capellino, Almo Nature è stata la prima azienda al mondo a introdurre nel mercato l’alimento naturale per cani e gatti. Oggi, Almo Nature significa Qualità, grazie all'utilizzo di ingredienti di prima scelta e idonei al consumo umano ma non destinati allo stesso per motivi commerciali, il controllo meticoloso svolto ad ogni stadio del processo produttivo, l'attenzione dedicata a soddisfare i bisogni dell'animale ad un livello sempre più elevato; Trasparenza, con l’introduzione del Concept: quattro Label e quattro colori per spiegare e rendere trasparente la qualità di ciò che si acquista consentendo, in maniera semplice e intuitiva, di classificare i prodotti Almo Nature in base alla qualità degli ingredienti e alla tipologia di ricetta; Solidarietà, scegliere Almo Nature per il proprio animale non significa solo avere la garanzia di nutrirlo con un alimento di qualità, ma spingersi oltre. Almo Nature è la marca che ama gli animali, è pet food + almore: una dottrina nutrizionale fatta di trasparenza e innovazione, unita alla solidarietà verso gli animali e alla comunicazione attraverso l’arte. Un impegno vero dal loro punto di vista. www.almonature.eu

 


VIA: Almo Nature SpA



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Paola Canepa - pubblicato il 19/12/2011 - permalink
almo nature solidarietà love-food donare pasto cane gatto


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annalisa pisano | altri suoi testi nel blog
La Business School C Management inserisce il laboratorio “Grafica pubblicitaria”, a supporto dell’offerta formativa del Master in Comunicazione e Marketing.

Secondo Platone, l’idea è dentro di noi anche se non abbiamo incontrato nella nostra vita qualcosa che ce la rappresenti. Qualcun altro sostiene che non avevamo di certo l’Idea dell’ipod prima che Apple lo inventasse. Molti altri poi aggiungono che senza conoscere le caratteristiche tecniche dell’ipod non sarebbero mai nate tutte le successive applicazioni o le strategie pubblicitarie ad esso abbinate. Noi di CManagement pensiamo di risolvere la grande disputa offrendo ai nostri allievi del Master in Comunicazione e Marketing la possibilità di aggiungere all’offerta formativa standard un laboratorio tecnico che insegni ad usare gli strumenti di base di Adobe Illustratore e Photoshop. L’obiettivo non è diventare un grafico, web designer o foto ritoccatore, ma un traduttore simultaneo tra la lingua dell’azienda-cliente e l’ostrogoto del grafico, del web designer o del foto ritoccatore! Qual è la differenza tra un logo in jpg o in vettoriale? Dove posso trovare le immagini o i font più creativi per presentare delle bozze al mio capo o al mio cliente finale? E, dunque, quali idee posso permettermi di realizzare e quali, non avendo strumenti, devo lasciare nell’iperuranio platonico del mio subconscio?! Per rispondere a tutte queste domande, ISCRIVITI al Master in Comunicazione e Marketing - C Management www.cmanagement.it


VIA: C Management



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annalisa pisano - pubblicato il 05/10/2011 - permalink
master roma master comunicazione e marketing grafica pubblicitaria corso grafica pubblicitaria c management C Management master comunicazione master marketing business school roma


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Silvia Boldrini | altri suoi testi nel blog
Mostra

Più di 50 fotografie che ricercano la bellezza culturale e spirituale del mondo Il Museo Regionale di Scienze Naturali e l’associazione Triciclo di Torino presentano, dal 16 settembre al 16 ottobre 2011, la mostra CAMMINI TRA CIELO E TERRA. Sono esposte oltre 50 fotografie realizzate, con uno sguardo planetario, da Gianni Vecchiato (curatore), Cesare Gerolimetto, Enzo Dalla Pellegrina e Marino Cattelan. Gli autori, accomunati dallo spirito di ricerca e di scoperta, hanno coniugato l’espressione artistica della fotografia con l’attenzione alla bellezza culturale e spirituale del mondo. E’ una mostra in cui natura e spiritualità si richiamano lungo un percorso che illustra le seguenti tematiche: - elementi della vita: fuoco e acqua, terra, roccia, pietra, alberi, frutti e fiori; - preghiere, processioni, culti per gli antenati; - la via dell’arcobaleno e della pace. L’intento della mostra è quello di - valorizzare i cammini culturali e spirituali dei popoli sulla natura; - aver cura, con nuovi stili di vita, della terra, nostra casa comune; - nutrire la speranza che un’altra terra è possibile. L’esposizione riprende numerose tradizioni spirituali: Ebraismo, Hinduismo, Buddhismo, Cristianesimo, Islam, Animismo di tradizione africana e afrobrasiliana, Tradizione Maya, Espressioni spirituali del sud est asiatico. I Paesi documentati dai quattro fotografi sono: Italia, Spagna, Guatemala, Canada, Brasile, Bolivia, Israele, Grecia, India, Taiwan, Indonesia, Cambogia, Egitto, Marocco, Mali, Togo, Tanzania, Algeria, Mozambico, Sudan, Iran. Mostra: CAMMINI TRA CIELO E TERRA Sede: Museo Regionale Scienze Naturali, via Giolitti 36, Torino Periodo: dal 16 settembre al 16 ottobre 2011 Informazioni Museo tel. +39011.432.6354 http://www.piemonteoggi.it/dett_news.asp?titolo=CAMMINI_TRA_CIELO_E_TERRA_-_Pi%F9_di_50_fotografie_che_ricercano_la_bellezza_culturale_e_spirituale_del_mondo&titolo=CAMMINI_TRA_CIELO_E_TERRA_-_Pi%F9_di_50_fotografie_che_ricercano_la_bellezza_culturale_e_spirituale_del_mondo&id=24099


VIA: Gianni Vecchiato



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Silvia Boldrini - pubblicato il 17/09/2011 - permalink
Cielo terra Fotografia Vecchiato


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Silvia Boldrini | altri suoi testi nel blog

“HUMAN RIGHTS?” è l’evento artistico internazionale che parla dei diritti umani e della loro violazione. L’evento è inserito nella Settimana Europea delle Democrazie Locali voluta dal Consiglio d’Europa, nel contesto della Campana della Pace di Rovereto (Trento). L’evento, patrocinato dal Consiglio d’Europa e da Amnesty International, è tra gli eventi della Settimana Europea delle Democrazie Locali quale segnale forte per parlare di questo difficile argomento. “HUMAN RIGHTS?” aderisce alla 7^ Giornata del Contemporaneo AMACI 8 ottobre 2011. Vernissage: 17.settembre.2011 alle ore 18:00, presso la Fondazione Opera Campana dei caduti, con la performance del soprano Caterina Orioli con Habanera, aria tratta dall’opera lirica Carmen di Bizet. Pittura, scultura, fotografia, grafica, digital art, videoart, interactive art, performances e musiche di Sasà Mendoza. Visitabile dal 17 settembre al 16 ottobre 2011. Curatore: Roberto Ronca IL CONCEPT Il 10 dicembre 1948, viene proclamata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: per la prima volta nella storia dell’umanità, era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo. Ognuno di noi, per il solo fatto di essere nato, gode dei diritti sanciti nella Dichiarazione. Ognuno di noi, indipendentemente dal luogo nel quale è nato e vive, gode di questi diritti. Ognuno di noi ha diritti civili, politici, sociali, economici, culturali. Ognuno di noi è uguale agli altri. È sempre così? Opere di A. BEN, Elio ALFANO, Gennaro ANGELINO, Marco ANZANI, Donato ARCELLA, Giuseppe AUTIERO, Alfredo AVAGLIANO, Claudio BANDINI, Massimo BARBERIO, Elena BARS, Sandy BELLANTONI, Andrea Mario BERT, Nicoletta BERTACCHI, Luisa BIFULCO, Kika BOHR, Silvia BOLDRINI, Marilena BORDIN, Antonella BOTTICELLI, Stefano BUCCIERO, Irene CAESAR, Rinaldo CAPALDI, Massimo CAPPELLANI, Francesco CARBONE, Anna CARLEO, Alessandra CARLONI, Cosimo CAROLA, Carlotta CASTELLETTI, Viviana CAZZATO, Bruna CHERSONI, Luciano CIVETTINI, Giovanni COLANERI, Alfonso COMETTI, Francesco CONTARINI, Ugo CORDASCO, Mariana CORNEA, Fabio CORUZZI, Rodolfo CRISAFULLI, Andrea CUCCHI, Mercedes CUMAN, Elena DALL’OCA, Massimo DE ANGELIS, Dario DE CRISTOFARO, Antonio DE SUMMA, Alessandro DE TURRIS, Cristina DI CRISTINA, Sara DORIGO, Marzia DOTTARELLI, Paolo FACCHINETTI, Ornella ALAVIGNA, Enrico FIORE, Christian FOGAROLLI, Giacinto FRANCO, Giuliano GALEOTTI, Anna GALLO, Luisella GANDINI, Lucio GRECO, Gruppo SINESTETICO, Theo HUES, Giuliana IANNOTTI, Vincenzo IODICE, Gerardo IORIO, LIO, Josef LEITNER, Odilia LIUZZI, Sofia MAGLIONE, Alessandra MAI, Maria MALAPONTE, Maria Rosaria MARCHI, Ilaria MARCHIONE, Claudia MAZZITELLI, Francesco MESTRIA, Enza MIGLIETTA, Marcello MINNIA, Piero MOTTA, Mariangela NEVE, Patrizia NICOLINI, Franca Valeria OLIVERI, Giulio ORIOLI, Lidia PALUMBI, Diego PAVA WULFERT, Nadia PERROTTA, Francesca PETTINATO, Azzurra PICCARDI, Luca PICCINI, Oscar PIOVOSI, Gualtiero REDIVO, Alessandro RIETTI, Flavio RISI, Emilio RIZZO, Rossella ROLI, Maria Pia SACCONE, Sergio SANSEVRINO, Enrica SANSONE, Giuseppe SASSONE, Angela SCAPPATICCI, Alessandro SEVERIN, He SIEN, Antonella SORIA, Germana TAMBARA, Camilla TESTORI, Roberto TESTORI, Nina TODOROVIC, Ivan TONINATO, Mario VAROTTO, Paolo VITALE, Caterina VITELLOZZI, Nora YANEVA, Iaia ZANELLA, Erwina ZIOMKOWSKA, Alessandro ZIVERI. SITO UFFICIALE www.humanrightsart.com


VIA:



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Silvia Boldrini - pubblicato il 17/09/2011 - permalink
human rights diritti umani amnesty silviab silvia boldrini roberto ronca


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Andrea Mazzeo | altri suoi testi nel blog

I criteri per il search engine marketing partono spesso dagli stessi presupposti: locazione geografica, parametri demografici, eventuali interessi estraibili dalla piattaforma di destinazione.

E’ proprio il luogo in cui avviene la pubblicazione degli annunci a rappresentare il valore aggiunto. Pensiamo a Facebook, in particolare. Gli oltre seicento milioni utenti  iscritti al social network generano un continuo flusso di contenuto utile non solo all’analisi del mercato, ma anche alla targetizzazione diretta.

Facebook Ads utilizza inoltre un algoritmo in tempo reale che incrocia le conversazioni che avvengono sul social network con il parco di annunci disponibili tra quelli pubblicati dagli inserzionisti. Gli aggiornamenti di stato, comunemente chiamati status, in particolare costituiscono la materia prima di una nuova espressione, sempre più mirata, della pubblicità online.

Sebbene poco trattato ancora in ambito SEM, Facebook si inserisce pertanto a pieno regime in questo ambito di comunicazione consentendo di entrare in contatto con un pubblico variegato.

Come funziona?

Facebook Ads
Nelle sperimentazioni che abbiamo condotto abbiamo isolato alcuni pensieri nei nostri status di Facebook. Ecco che, subito dopo la pubblicazione, sono comparsi nella colonna laterale alcuni link interessanti. Si tratta di link sponsorizzati, decisamente pertinenti e, in alcuni casi, di pagine (le vecchie fan, per capirci). Le associazioni non solo sono di pertinenza esatta, ma anche di compensazione (ad. es il vino legato al cannolo). Inoltre gli annunci correlati vanno a coprire la più ampia gamma di collegamenti mentali possibili: esemplificativa è l’immagine relativa allo status che tratta mal di testa e birra.

L’algoritmo di Facebook rileva dunque le keyword contenute negli status collegandole in tempo reale alle pagine e alle inserzioni a pagamento più pertinenti. Un sistema di inserzioni correlate che rende simile il social network di Zuckerberg ai tradizionali motori di ricerca.

Il Search Engine Marketing ha successo perché va incontro alla richiesta dell’utente che, nella query digitata sul motore di ricerca, esprime la propria richiesta. L’automatismo di Facebook però fa un passo in più, esplicita la richiesta. Espressa sotto forma di un pensiero personale lo status condiviso in un social network esprime un desiderio sebbene non precisamente strutturato e talvolta non cosciente. Pone immediatamente chi scrive, ma anche chi legge, all’interno di un contesto mentale adatto a recepire stimoli commerciali e non collegati all’universo che contiene quel dato concetto. Un concetto che da semplice dialogo quotidiano diventa keyword rilevante per gli operatori del marketing.

Indagare le parole chiave
Dai nostri esperimenti risulta che è la componente conversazionale a generare i migliori risultati. Più uno status è commentato e frequentato – e dunque visibile da più persone dalla bacheca principale di Facebook -  più la selezione di annunci correlati si fa pertinente.

Naturalmente i suggerimenti di pagine e link sponsorizzati si basano anche sulle caratteristiche di utilizzo del mezzo: compilazione del profilo e dati ad esso legato (oltre a quelli demografici, anche gli interessi), storico delle attività e dei link pubblicati, estrazione sociale degli amici più attivi.

La pertinenza delle segnalazione è data, oltre che da questi fattori, anche dalla disponibilità degli annunci e delle pagine. E’ chiaro che il fisiologico incremento degli inserzionisti produrrà una maggior qualità nella capacità di incrociare necessità presunte con brand e tematiche sempre più inerenti.


VIA: Bancomail Blog



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Andrea Mazzeo - pubblicato il 04/07/2011 - permalink
bancomail email marketing web marketing seo sem facebook search ads advert online


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redazione di comunitàzione | altri suoi testi nel blog
Ecco un po' di chiarezza sul Crowdsourcing

da Wikipedia:

Il termine crowdsourcing (da crowd, gente comune, e outsourcing, esternalizzare una parte delle proprie attività[1]) è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in una comunità virtuale. Questo processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su internet.

 

 

 

per approfondimenti sui progetti di crowdsourcing vi rimandiamo al Crowdsourcing Network

  • La Wiki dedicata al crowdsourcing è un progetto di TheBlogTV
  • La Wiki, per definizione, è aperta ai contributi di tutti, purchè vengano rispettate le regole di impostazione delle voci, le voci non siano a carattere promozionale ed i progetti siano operativi ed effettivamente basati sul crowdsourcing
  • In questa wiki possono essere inserite quattro tipologie di voci, ovvero la voce "progetto", che fa riferimento ai progetti di crowdsourcing, la voce "organizzazione" che fa riferimento all'azienda che sviluppa il progetto. La terza voce invece è "protagonisti" e parla dei personaggi che sviluppano le idee ed i progetti, infine la quarta voce è "risorse" e riguarda il materiale più interessante presente in rete.
  • Le schede potranno essere inserite e modificate singolarmente da ogni utente, ma saranno vagliate ed ordinate dal team di Crowdsourcing Network.


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redazione di comunitàzione - pubblicato il 15/05/2011 - permalink
crowdsourcing crowdsourcing video TheBlogTV il futuro del business


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Silvia Boldrini | altri suoi testi nel blog
Everyday city life in your pictures

Ritorna il concorso URBAN: nuova veste internazionale, nuove sezioni, nuovi temi e tanti premi in palio.

Dal 1 aprile 2011 sarà possibile iscriversi al concorso fotografico e artistico internazionale “URBAN - Everyday city life in your pictures”, promosso dalla dinamicissima associazione culturale dotART.

Il concorso ha l'obiettivo di cogliere attraverso la fotografia artistica e l'arte visiva, scorci, persone, volti, strade, edifici, momenti di vita quotidiana ed altri elementi della città in generale, intesa come ambiente urbano.

URBAN si articola in due sezioni: Fotografia e, novità dell'edizione 2011, Computer Art, dedicata alle opere a tecnica mista (scansioni, rendering 3D, illustrazioni e fumetti, grafica, digital art, pittura digitale, sovrapposizioni di più immagini, …) per la realizzazione delle quali venga utilizzato il computer almeno in una delle fasi di elaborazione.

Le opere dovranno essere inviate entro e non oltre l'1 maggio 2011

Tutte le Info sul sito http://www.dotart.it

 

Link per il concorso:
http://www.dotart.it/index.php?option=com_content&view=article&id=40:ritorna-il-concorso-urban-nuova-veste-internazionale-nuove-sezioni-nuovi-temi-e-tanti-premi-in-palio&catid=3:bandi&Itemid=33



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Silvia Boldrini - pubblicato il 24/03/2011 - permalink
computer art fotografia concorso urban


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