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La prossemica
Ad ognuno la sua “bolla”

La prossemica


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  Massimiliano Melis
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Tra le modalità di comunicazione, ve n’è una particolarmente interessante a cui spesso non prestiamo la dovuta attenzione: la gestione dello spazio fisico ed emotivo. La prossemica, si occupa di studiare la comunicazione attraverso le distante fisiche. Il termine è stato introdotto dall'antropologo E.T.Hall nel 1963 per indicare lo studio delle relazioni di vicinanza nella Comunicazione interpersonale.  Hall ha osservato che la distanza sociale è correlata con la distanza fisica ed ha definito e misurato quattro 'zone' interpersonali:

  1. La distanza intima (0-45 cm ) in cui ci si abbraccia, ci si tocca e si parla sottovoce.
  2. La distanza personale (45-120 cm) tra  amici.
  3. La distanza sociale (1,2-3,5 metri) tra conoscenti.
  4. La distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) per le pubbliche relazioni.

È bene precisare che lo studio di Hall è stato eseguito sulla popolazione nord americana, pertanto la quantificazione metrica è valida per quelle popolazioni, mentre la classificazione generale è estendibile a qualunque gruppo sociale. Ognuno di noi crea più o meno inconsapevolmente uno spazio intorno a se. L’ampiezza di questo spazio è moderata da molti fattori come la cultura, la razza, il sesso, l’età e il grado di intimità con l’altro. Lo spazio che creiamo tra noi e gli altri viene definito “bolla prossemica” perché ci avvolge e ci “protegge” dall’esterno e altro non è se non la distanza mentale e relazionale che desideriamo avere. Quando si incontra qualcuno ci si distanzia automaticamente sulla base in primis della relazione che abbiamo con l’altro ( amico, conoscente, partner, sconosciuto ) e in secondo luogo sulla base di fattori culturali. Un giapponese o un arabo tenderà a starvi molto più vicino di un americano o un europeo. Differenza di questo genere si riscontrano anche tra chi vive in città e chi in campagna. È interessante notare che diverse ricerche hanno evidenziato una maggior distanza interpersonale nelle diadi maschio-maschio rispetto a quella femmina-femmina e un distanza intermedia nelle miste. Avete mai notato che in ascensore ci si sente quasi infastiditi dalla presenza dell’altro? E avete notato di come si cerca di celare questo malessere prestando attenzione magari alla targhetta del peso massimo trasportabile? Questo perché in uno spazio limitato siamo costretti a cedere una parte della nostra “bolla” che recuperiamo creando uno spazio mentale, estraniandoci dagli altri. In altre parole, per la teoria dell’equilibrio, se ci troviamo troppo vicini a qualcuno con il quale non vogliamo condividere molta “intimità”, distogliamo lo sguardo per ridurre l’intimità indesiderata. Pensate anche a quel che accade al ristorante. Appena ci si siede si iniziano a spostare posate e a posizionare cellulari e quanto altro per delimitare uno spazio fisico sul tavolo. È interessante notare che poco prima di avvertire consapevolmente variazioni emotive, alle variazioni di distanza, in noi o negli altri, per le invasioni o abbandoni della bolla prossemica, il nostro corpo e/o quello degli altri, le comunica attraverso modificazioni non-verbali, come irrigidimenti muscolari, modificazioni di postura, variazione della respirazione e altre. Provate a sedervi ad un tavolino di un bar con un amico o un conoscente e spostate lentamente un vostro oggetto verso la “metà” del tavolino occupata dall’altro. Noterete un irrigidimento e una nota di fastidio inconsapevole. Questo perché avrete “invaso” la bolla altrui. Grazie a questo facile esperimento è possibile comprendere quanto è importante la distanza tra noi e gli altri. Un'altra manifestazione prossemica culturalmente specifica è l'angolazione con cui le persone preferiscono collocarsi nello spazio, l'una rispetto all'altra. Gli italiani, come gli arabi, preferiscono un'orientazione diretta, mettendosi di solito di fronte all'interlocutore. Al contrario, gli inglesi e i francesi preferiscono sedersi fianco a fianco. Prendere coscienza dell’importanza dello spazio prossemico è un ottimo punto di partenza per comunicare correttamente. Imparare a gestire le distanze permette di evitare quei fraintendimenti che talvolta rovinano le relazioni in partenza. Impariamo allora ad osservare le reazioni del nostro interlocutore per evitare di “rompere le bolle prossemiche” altrui.

 
 

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