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Lorenzo Marini: la parola diventa immagine, in ultima analisi anche brand

15/06/2022 4700 lettori
3 minuti

Un percorso tra lettere liberate e installazioni immersive

La type art è il più recente passaggio all’interno di un percorso che Lorenzo Marini ha iniziato alla Accademia di Belle Arti di Venezia con il Maestro Emilio Vedova per passare poi, dopo la laurea in Architettura, ad un altro maestro, quell’Armando Testa che tanta visionarietà ha portato nella comunicazione italiana. E’ questa l’introduzione per comprendere il tragitto nel pensiero creativo di Marini, founder della Lorenzo Marini Associati e attualmente sull’onda come artista trasversale. E per comprendere qualcosa di più riguardo la “liquidità moderna”, il progetto e le performance del Marini cadono a pennello. La contaminazione continua coinvolge pittura, serigrafia, installazione ambientale e fotografia, in una ricerca che spazia dalla grafica all’industrial design, dai linguaggi pubblicitari ai cartoon, fino ad arrivare alla rilettura delle sperimentazioni all’interno delle Avanguardie Storiche.

Un concetto di extended creativity

La comunicazione ha bisogno di “valore” di “narrazione”, di “emozione” in ultima analisi. Un settore vede prosperare le proprie azioni partendo dal suo valore intrinseco coniugato con la capacità di narrarsi ed espandersi contaminandosi: ne sono una case history mondiale i successi territoriali della Design Week a Milano (alleanza tra la Brianza manuale e la Milano creativa) come anche la Silicon Valley (alleanza tra la Flower Culture di San Francisco con i laboriosi sobborghi al silicio). Dunque la creazione di “valore” sta al centro del progetto di Marini, un valore alimentato a corrente continua da declinazioni sempre nuovo sulle sponde infinite della creatività: pubblicità, performance, pittura, design, libri, digital wall …

Giugno 2022: il “triplete”  

Nel 2017 crea il “Manifesto per la liberazione delle lettere” varando una nuova visione: quella di dedicare ad ogni singola lettera dell’alfabeto uno spazio proprio, liberando così le lettere dall’obbligo della funzione, per celebrarne la pura bellezza intrinseca. Ma il suo percorso sinestetico non si ferma lì, la parola diventa immagine e viceversa: la liquidità del passaggio continuo – qui si rivela appieno la vasta cultura orientale che caratterizza il pensiero di Lorenzo – tra orale e scritto trova ambiente ospitale in una sua installazione, in una sua foto riprogrammata, in una tela di sintesi visuale. “In questa personale ricombino in ordine casuale le opere delle singole lettere, come un visual dove non c’è nulla da leggere ma solo da guardare”. Così commenta la mostra ALPHATYPE 2022 in un palazzo dell’ottocento milanese, in contemporanea con MIRRORTYPE, sempre a Milano, subito dopo la fine di “OLIVETTYPE” a Ivrea, in un contesto UNESCO. Un “triplete” in gergo calcistico.

Questo sopra era il menu principale degli eventi ma ogni voce ha avuto declinazioni ulteriori che vivevano al di là del contenitore, durante la #designweek22: ALPHATYPE 2022 conteneva al suo interno l’installazione Raintype, 1200 lettere riprodotte su materiale trasparente e appese in un gioco di colori e apparenze; la poltrona di cristallo “Seat or Read?”, invece, trasmetteva l’esatto invito contenuto nel titolo: “O la leggi, o ti siedi”. “Mirrortype” invece, una stanza immersiva con sette lettere sospese al “Certosa Initiative”, era arricchito all’accompagnamento musicale di Mariella Nava.

La cultura esiste come cura – sia per il corpo sia per l’anima

Nei nostri giorni ci cibiamo di emoticon, video e gaming mentre siano ancora convinti di vivere una realtà ad una dimensione in cui la parola scritta la fa da padrone: Marini salta nei molti universi paralleli grazie al tocco creativo, grazie alla potenza rigeneratrice del gesto artistico. Il gesto: proprio questo ricorda con forza dell’insegnamento del grande Vedova da lui frequentato a Venezia, il gesto che diventa segno, in ultima analisi brand.

Il segno torna ad essere un’esperienza psichica non solo un tratto di matita o un ampio gesto delle mani

Ecco una breve intervista al termine della design week. E’un’intervista con poche domande, Marini parla a flusso:

D. Un 2022 intenso.

R. La mostra “Olivettype” presso l’ex sede della Olivetti, oggi patrimonio Unesco a Ivrea, aveva un forte significato, in uno dei centri della grandezza italiana del millenovecento: ricordare è importante ma amo farlo non seguendo un filo logico/conseguenziale bensì con un lavoro di ‘destrutturazione’ per ridare centralità alla metacomunicazione di una singola lettera: in sintesi, scavare i giacimenti che abbiamo nella nostra psiche per portare in superficie valore – materiale e immateriale. E riguardo la destrutturazione delle parole, se non sbaglio il capo lassù di noi creativi - che si chiama creatore – ci ha detto, attraverso le Sacre Scritture, che tutto parte dalla parola, il verbo, addirittura che la parola non narra ma crea la realtà. Dunque prima di usare le parole usiamo – lo impariamo sin da piccoli – le lettere, che sono mattoni di una parete più ampia. La mia scrittura è fatta di emoji, di immagini, di sensazioni immersive; è calligrafia dinamica in cui il senso non è dato dalla sequenza di lettere e significati perché si rifà più alla fluida poetica orientale piuttosto che alla logica ferrea di una frase compiuta”.

D. “Sedi a Milano, New York, Los Angeles: come mai tanti posti così lontani?”

R. “Amo gli Stati Uniti, soprattutto i due suoi centri vitali e creativi, New York e Los Angeles; ma interiormente frequento l’oriente, risuono con esso e faccio meditazione giornalmente”.

Laura Podda
Laura Podda
Blogger | Mobile Application Developer