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Ultrauffici e ultracorpi: una questione di identità

Intervista a Fabrizio Bellavista in occasione della tre giorni “All Around Work” (Fiera di Bologna) a Milano

Parla Fabrizio Bellavista all'evento "Ultrauffici per Ultracorpi. Smart office e smart working saranno i futuri ecosistemi che permetteranno di gestire le crescenti complessità?"

D. L’identità ai tempi nostri

R. Per iniziare, una sintetica carrellata su qualche punto di riferimento che la crisi sanitaria ci ha tolto nel periodo di massima virulenza, nella prima metà del 2020: fare una riunione, prendere il caffè, andare in ufficio, correre all’estero in moto, incontrarsi con la forza vendita, con un cliente, con un fornitore, andare in ospedale per normali controlli, andare in chiesa, andare a un funerale, a un matrimonio, a una Cresima. E poi: pizza fuori con gli amici, portare il cane oltre il quartiere, incontrare il proprio/a amante, la palestra e i pesi, la biciclettata fuori porta, l’aperitivo, l’apericena, andare all’Aprica a sciare, in piscina... E così via. Se fosse stato ancora in vita il filosofo e antropologo Ernesto De Martino avrebbe senz’altro avuto ottimo materiale per scrivere un altro saggio di riferimento, dopo i due capolavori Il Mondo Magico e La fine del mondo.

Ora – a ottobre 2020 – ci ritroviamo storditi, con molte meno certezze, con molte insicurezze in più e dunque con il nostro sistema identitario in allarme.

D. L’ufficio come punto di riferimento identitario?

R. Identità, punti di riferimento, sicurezze: secondo il pensiero di Edward De Bono si tratta di “rock logic”. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: la problematica vera non è assolutamente insita nell’emergenza sanitaria, bensì nel cambiamento di paradigma smarcato da essa; esiste cioè un nuovo modo di lavorare che, entrando nel circuito vitale in tempi ravvicinati, ha già portato e porterà ulteriori importanti conseguenze sull’attuale assetto sociale ed identitario. Certe professioni spariranno, altre si indeboliranno, altre emergeranno: si tratta, in sintesi, dell’ufficio moderno targato 2020, di ultra uffici e ultracorpi. Questi ultimi, da tempo tra noi, anche per un fatto di economicità e logistica, prenderanno sempre più spazio.

D. Siamo nel pieno della “Office Revolution”?

R. In quella che è ormai definibile come la “Office Revolution” l’ufficio sarà on demand; il lavoro, quando ci sarà, sarà liquido e delocalizzato. Oggi, al tempo del Cloud computing, delle reti globali, della mobilità digitale, la quasi totalità dei processi ospitati in un ufficio possono essere svolti con un cellulare: la presenza da remoto nello smart working si espande ora senza più alcun ostacolo e attraverso la robotizzazione, l’Intelligenza Artificiale, la realtà mixata, aumentata e virtuale, la disintermediazione permessa dalle blockchain; ci domandiamo quindi: abbiamo ancora bisogno di uffici?

D. A quando l’incontro con l’Ultraufficio e gli Ultracorpi?

R. L’ultraufficio è già tra noi, pronto ad affermarsi appena l’emergenza scemerà: remote receptionist, remote working, doors with sensors, smart locker, virtual room (unitamente al ripensamento degli spazi non occupati) si connetteranno nei prossimi anni con corpi e ultra corpi (avatar di tutti i generi, corpi umani con protesi, sensori e/o con interfaccia neuroni-elettronica) e, infine, robot veri e propri. Parliamo di corpi e di menti in una condizione di ambiguità tra fisico e digitale, tra intelligenze artificiali e naturali, tra cibernetico e biologico che non ha esempi nella nostra storia passata e che ci porta a riconsiderare completamente la nostra integrità e unicità - la nostra umanità ed anche il nostro “soma” - alla luce di un’evoluzione culturale e tecnologica che ci sta portando di fatto su strade inesplorate.

D. Definire l'identità: si può, si riesce, soprattutto serve?

R. Essere fuori di noi non è più patrimonio di santi o pazzi, è la normale condizione della modernità digitale. Non solo abbiamo identità multiple che dialogano con un gran numero di persone (i nostri profili social, le mail, ecc.) ma siamo quotidianamente in relazione con algoritmi che ci profilano, ci accompagnano nelle nostre scelte, condizionano la nostra quotidianità e interdialogano con noi in una narrazione del tutto nuova, in cui cose e persone si confronteranno da pari a pari. In un asimmetrico “gioco a zona”, i conti, alla fine della partita, tornano. Ça va sans dire che la molteplicità dei corpi è anche molteplicità delle intelligenze: artificiali, naturali, ibride.

D. Tutto in una video call: può bastare?

R. Da quando l’emergenza sanitaria ha stravolto la nostra vita, le tecnologie di call conference che giacevano dormienti e inutilizzate ci hanno portato a sposare la rete come spazio, luogo, ambiente entro il quale rappresentarci e muoverci. Ma ci potrà bastare il nostro corpo che agisce, progetta e decide, racchiuso nella finestrella della nostra individuale tile della call conference? Saranno le tappezzerie di faccine a condurci in uno spazio vivibile e condivisibile?

D. Cyberspace e Meatspace debbono per forza farsi la guerra?

R. La risposta è semplice: siamo in un mondo ONLIFE, non c’è differenza alcuna tra ambiente e ambiente; proprio ora che la tendenza delle grandi compagnie con molto personale (e molti uffici) è quella di attrezzarsi per rendere lo smart working qualcosa di permanente – e dunque far diventare centrale la piatta comunicazione delle piattaforme di video conference -, proprio ora la possibilità di cambiare ambiente e proiettarsi, avatar muniti, in un Virtual Reality Office, diventa concreta, soprattutto per dare una partecipazione e una identificazione diversa al proprio io lavorativo. Chiedetelo a vostro figlio che passa in media 6 ore al giorno con il gaming avatar. Un esempio? All’interno di una delle mille call conference della nostra giornata, programmare uno sbarco su Sansar per recarsi all’angolo caffè svolge un ruolo terapeutico: agire attraverso un avatar permette lo sviluppo di sensazioni e visioni diverse dalla identità piatta. Altre suggestioni sviluppabili? Il luogo dell’incontro informale (camera caffè, spazi collettivi), come abbiamo già detto, il luogo della discussione e della cooperazione (briefing rapido, ring di confronto), il luogo della concentrazione (immersività studiosa, individuale), il luogo dell’archivio (immersività “esploratrice”).

D. E’ necessario riconnettersi con le origini per capire l’ufficio di domani

R. L’abitare è uno spazio mentale e una narrazione, anche l’abitare semplicemente un vano, una sedia, una scrivania. Con l’arrivo del desk informatico il segnale era già molto chiaro: lavoravamo su un desk appoggiato su un altro desk. Dunque, a breve, uno dei due sarebbe sparito. Ma non dobbiamo farci distrarre dalla partita “desk virtuale vs desk fisico”, pur sempre molto avvincente: la posta sembrerebbe un pezzo di cielo più in alto.

L'azienda è un corpo perfettamente organico e collettivo che, con l'introduzione delle tecnologie, ha visto mutare profondamente la sua organizzazione. Queste sono le domande a cui dovremo dare risposta a breve termine: ‘Quali sono i confini tra corpi, ultra corpi e robot?’; ‘Come cambieranno le organizzazioni interagenti con essi?’; ‘Quali sono i confini dell'identità delle organizzazioni se si modifica l'identità dei suoi appartenenti?’. L'architettura diventa liquida, gli spazi di lavoro si diversificano e diventeranno anche disseminati sul territorio: si parla dunque di "uffici on demand". Ci stiamo già muovendo per rifondare gli spazi in funzione degli umani, degli umani aumentati e dei robot e si cercheranno nuove soluzioni rivolte a un ufficio sostenibile non solo dal punto di vista ecologico ma soprattutto da quello finanziario. Il remote working è diventato insostituibile specialmente per il conto economico che presenta: a breve lo saranno anche gli ultra umani e i robot. Stiamo vivendo un vero e proprio rivolgimento antropologico, contemporaneamente alla grande apocalisse culturale targata 2020: la consapevolezza della posta in gioco è essenziale.

https://www.digitalguys.it/ultrauffici-per-ultracorpi/

Nota. “ULTRAUFFICI PER ULTRACORPI” è un progetto DigitalGuys. Multidisciplinary Techno Creative Team.

Nella foto: incontro durante la prima edizione di All Around Work.

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