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Le mie impressioni dal Google Cloud Next 2018 di Londra

La settimana scorsa ho avuto il piacere di partecipare al Google Cloud Next di Londra, il più grande evento europeo del gigante di Mountain View.

Una due giorni molto intensa, di cui voglio condividere alcune impressioni e spunti.

CONTAMINAZIONE IN CORSO

Si è trattato di un evento di grandi dimensioni, 8.000 persone registrate, con molta componente di pubblico di estrazione tecnica ma anche una forte presenza di manager, gente di marketing, consulenti, agenzie.

Questo mondo si sta contaminando, per quanto a mio avviso ancora non abbastanza.

D’altra parte in casa Google stanno puntando in modo molto pesante sul mercato enterprise, sia come soluzioni sia come creazione di veri e propri verticali di competenza per industrie di riferimento.

Inoltre, anche se danno il cloud come lo standard di fatto del presente hanno l’intelligenza di costruire logiche che vadano incontro anche alle aziende e alle loro metodologie tradizionali (ad esempio, i container e le altre cose che si possono installare on premise).

Insomma, mi sembra di intravedere finalmente un maggiore dialogo e permeabilità tra i mondi tecnologici digitali e tradizionali, e non a caso ci sono integrazioni bidirezionali con SAP, Cisco e in parte anche con Office, al fine di non trovare una barriera nel rapporto con la tecnologia già presente in azienda.

LA TECNOLOGIA VA SEMPRE PIÙ NELLA DIREZIONE DI ESSERE UN SERVIZIO

In Google hanno delle capacità di investimento enormi (30.9 billion spesi in infrastrutture negli ultimi 3 anni) e sfruttano le loro stesse tecnologie per l’offerta ai clienti.

il keynote di apertura del primo giorno

Dato che il cloud è praticamente assodato (almeno per loro), il vero punto di sfida ora è l’intelligenza artificiale.

Su questo l’offerta comprende moltissimi servizi, oltre ad avere incorporato queste funzioni nativamente in G-Suite e in diverse altre applicazioni.

Alcuni servizi più recenti, come autoML, sono pensati addirittura per creare modelli di machine learning (per immagini, linguaggio, etc.) solo da interfaccia grafica, senza o quasi programmare.

La considerazione è quindi che stiamo andando verso una tecnologia as a service dove viene richiesta sempre meno competenza tecnica per creare le cose, a favore di un maggiore sfruttamento dei servizi su cui costruire.

La sfida diventa dunque non l’accesso all tecnologia ma il fatto di avere delle idee su come usarla e le capacità per farla funzionare al meglio.

Da questo punto di vista secondo me c’è il maggiore punto di scollamento tra le aziende e questo genere di soluzioni, che oggi stanno andando avanti molto più velocemente di quanto le organizzazioni siano in grado di capire.

Portare le organizzazioni a conoscenza di questo potenziale è una grande sfida sia per chi ci lavora all’interno sia per Google e i suoi partner.

COLLABORAZIONE È ANCHE CULTURA AZIENDALE

Le soluzioni di collaborazione di G-Suite sono in continua evoluzione e l’accento che in Google stanno mettendo sul fatto che la suite è powered dall’intelligenza artificiale non è solo un fattore di marketing.

La differenza rispetto ai competitor diventa infatti marcata nel momento in cui si passa ad una reale collaborazione real time e l’effetto di trasformazione che viene portato è molto più evidente e impattante.

L’ecosistema di partner che ci gira attorno è notevole e ci sono soluzioni che fanno leva sulla suite estendendo le sue potenzialità, con un livello di apertura/interconnessione non comune ed un livello di qualità di tipo enterprise.

Il tema resta quindi solo e sempre quello culturale nel passare dal lavoro individuale ad una nuova modalità, quello che mi sembra offrire Google è una maggiore spinta intrinseca che viene data a chi usa questi prodotti.

Sembra banale, ma anche questo della collaborazione veloce, smart e sicura (per citare Google) è un elemento dal rilievo critico in un percorso di Business Transformation.

MARKETING, LA NEXT BIG THINK

Nelle due giornate si è ripetutamente annunciata la Google Cloud Marketing, un insieme di tool che si propongono di gestire end to end il ciclo del dato dall’advertising fino a tutti i sistemi interni all’azienda.

Qui la competizione con il resto del mercato si fa tosta, ci sono però alcuni elementi di sicuro interesse nella suite:

  1. l’interconnessione nativa con tutti gli strumenti di advertising di Google
  2. la capacità di processare grandi moli di dati in tempi ristretti e as a service
  3. lo sfruttamento del machine learning

Non a caso un leader della martech come Salesforce ha sposato una partnership con Google per sfruttare queste capacità che vanno oltre quelle che essa stessa possiede.

un video dall'edizione di luglio a San Francisco

Lo stesso vale per SAP, con il chiaro messaggio che andiamo verso un mondo dove i big si complementano per trarre vantaggio reciproco.

Ancora una volta la sfida quindi non diventa tanto e solo la tecnologia ma la capacità di usarla in modo strategico (solo il 13% delle organizzazioni pensa di usare al meglio i propri dati, fonte Forbes 2018), con la voglia di abbattere i silos.

IN CONCLUSIONE

Tutti i grandi big della tecnologia, e Google non fa eccezione, ripetono come un mantra il fatto che non c’è mai stato un momento più eccitante e ricco di opportunità.

Come frequentatore di lunga dati dei mondi al confine tra strategia, organizzazione e tecnologia, sono assolutamente d’accordo sul piano degli strumenti e delle potenzialità.

Sono altrettanto convinto che lo sia anche sui temi della strategia e dell’organizzazione ma qui è richiesto uno sforzo di evoluzione e cambiamento culturale che oggi ancora non riesce a correre veloce come le opportunità (e i rischi) che sono all’ordine del giorno nella agenda della Business Transformation.

Sono fiducioso, ma c’è molto ancora da lottare.

Gianluigi Zarantonello via https://internetmanagerblog.com