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Gli architetti europei e la sfida tecnologica

Cinisello Balsamo 14 maggio 2012Secondo un sondaggio commissionato dallo specialista della stampa e delle tecnologie dell’immagine Epson, la tecnologia in uso nel 59% degli studi di architettura italiani è, nel migliore dei casi, appena sufficiente a gestire le necessità imprenditoriali.

Il sondaggio Epson 20|20 Vision[i], basato su interviste telefoniche approfondite a 500 studi di architettura di piccole, medie e grandi dimensioni in Italia, Germania, Spagna, Francia e Regno Unito, ha analizzato il ruolo e l’importanza dell’hardware e del software di progettazione, BIM, stampa e presentazione, nonché le innovazioni tecnologiche in programma entro il 2020 per assicurare il successo dell’attività.

 

L’indagine rivela che, nonostante gli architetti concordino sulla necessità di investire nelle più recenti tecnologie per promuovere la crescita, il livello di hardware e software attualmente utilizzato in molti studi è inadeguato. In Italia, il 7% degli architetti ritiene che la propria tecnologia sia all’avanguardia, il 39% la considera appena sufficiente e il 20% la definisce obsoleta o inesistente. In un’epoca in cui la tecnologia è fondamentale per aumentare la produttività e la qualità riducendo al contempo i costi, gli architetti rischiano di restare indietro nella corsa all’aggiornamento.

Guardando al futuro, comunque, più di un terzo degli architetti in tutta Europa vede la tecnologia come importante volano di innovazione in grado di fornire un vantaggio sulla concorrenza. A livello nazionale la situazione si presenta piuttosto disomogenea: in Italia, Germania e Spagna gli studi che riconoscono i vantaggi della tecnologia come motore di innovazione per la loro impresa sono il 20% circa, mentre in Francia e nel Regno Unito sono più del 60%.

 

In particolare, molti studi riconoscono i vantaggi del Building Information Modelling (BIM) ma non dispongono della tecnologia e del know-how necessari per servirsene. Il 40% degli architetti europei sostiene che il BIM rappresenta una spesa considerevole, pur nella convinzione che chi non investirà in BIM resterà indietro.

 

L’atteggiamento nei confronti del BIM varia notevolmente da Paese a Paese: il 30% degli studi italiani, tedeschi e spagnoli ne riconosce i vantaggi contro il 75% nel Regno Unito e in Francia. In Italia il 48% degli architetti afferma di avere introdotto tecnologie BIM (a fronte dell’82% nel Regno Unito, del 71% in Francia e del 36% in Germania e Spagna).

 

Gli architetti italiani intendono inoltre incrementare l’uso di stampanti, proiettori e tablet. Si prevede un’accelerazione dell’investimento in stampanti versatili multiformato, in grado di stampare qualsiasi cosa, dai progetti CAD in bianco e nero ai rendering a colori di qualità fotografica. Se oggi il 35% degli architetti italiani affida a fornitori esterni la realizzazione delle presentazioni più complesse, entro il 2020 tale percentuale è destinata a calare al 19% in seguito all’introduzione della stampa a colori interna grazie a soluzioni economiche, pratiche e veloci.

 

Renato Sangalli, Business Manager Prographics Epson Italia commenta: “Se negli ultimi anni le condizioni economiche hanno senza dubbio ostacolato i programmi di aggiornamento tecnologico, molti architetti oggi conoscono i vantaggi di un investimento prudente in nuove tecnologie in grado di migliorare la qualità di processi interni e prodotti”.



[i] L’Epson 2020 Vision Architect Report si basa su 500 interviste telefoniche approfondite a titolari e AD di studi di architettura, equamente distribuiti in 5 Paesi – Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna. L’indagine è stata controllata per garantire una suddivisione rappresentativa delle aziende in base alle loro dimensioni, dimodoché tutti dati riportati risultano indicativi dell’universo degli studi di architettura di ciascun paese. In tale documento, per piccole-medie imprese si intendono aziende che contano da 1 a 20 dipendenti, per grandi imprese quelle con almeno 21 dipendenti. Tutte le interviste condotte sono state gestite da Coleman Parkes Research – la società di ricerca indipendente incaricata di attuare il progetto – e portate a termine tra settembre e ottobre 2011. Tali interviste sono state realizzate nel pieno rispetto delle norme e linee guida stilate da ESOMAR e dalla Market Research Society. Gli intervistati non sapevano che il programma di ricerca era sponsorizzato da Epson.