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Un paio di idee su Matrix Revolutions

La trilogia di Matrix si è conclusa e in modo coerente e non banale. Revolutions avrà forse spiazzato o sorpreso qualcuno ma credo che finali trionfalistici o di altro tipo avrebbero snaturato lo spirito di un’idea comunque unica.

Il primo Matrix resta evidentemente il capolavoro che ha rivoluzionato l’ambiente, con intuizioni visive e creative senza pari. Pur partendo in sordina è diventato un cult e un topos (spesso anche uno stereotipo) da imitare o anche da prendere in giro, come nella divertente sequenza di Shrek con Fiona che si sistema i cappelli ferma in aria.

Reloaded ha invece portato spessore e riflessività, rallentando l’adrenalina e costruendo il trampolino perfetto per Revolutions. Ho trovato il terzo capitolo molto umano, più della potenza delle macchine l’epilogo è dato dai sentimenti e dalle passioni degli uomini: Neo stesso, per quanto Eletto, è e rimane un uomo.

Senza soffermarmi sulle scene da antologia, vorrei sottolineare la libertà di interpretazioni che Matrix ha lasciato ai suoi spettatori. Non solo il gran finale ma un po’ tutti gli eventi e i personaggi permettono diverse chiavi di lettura, fatto voluto e ben costruito. Personalmente apprezzo questa libertà di “fruizione” lasciata a chi guarda e, senza calarmi in considerazioni semiotiche, permettetemi solo di citare due artisti straordinari come Bosch e Borges.

Comunicativamente i Wachoskhy brothers & co. hanno saputo costruire un qualcosa che si potrebbe chiamare “osmosi mediatica”, un parolone per sintetizzare la serie di strettissime relazioni tra film, videogioco (Enter the matrix) e anime (Animatrix). Ciascun elemento crea e aggiunge comprensione e significato agli altri. Sarà una grandissima operazione di merchandising e brand extension ma con un certo criterio e, se vogliamo, buon gusto.

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